SCULTURE

 
 
 

Nato a Milano nel 1868 da una famiglia di origine svizzera molto povera, Wildt è costretto a lasciare la scuola a 9 anni e lavorare come garzone da un orafo. A 11 anni entra nella bottega di Giuseppe Grandi, dove impara a scolpire, e poi si iscrive all'Accademia di Brera. In questo periodo conosce un ricco collezionista prussiano, Franz Rose, che diventerà suo amico e mecenate, finanziando le sue opere fino al 1912. Dal 1913 e per tutta la durata del regime fascista, fino al 1931, anno della sua morte, si aggiudica diversi riconoscimenti e premi fra cui, nel 1929, l’ingresso all’Accademia d’Italia, voluto personalmente da Mussolini.

Tra i suoi allievi più famosi sono Lucio Fontana, Fausto Melotti e Luigi Broggini. Il suo stile è influenzato dalla Secessione e dall'Art Nouveau.

Sulla sua opera vi sono state già nel corso della vita, critiche positive ma anche negative (Ardengo Soffici parlò di “apoteosi del pessimo gusto”..

Caduto il fascismo, Wild viene criticato soprattutto per la sua vicinanza al regime e la sua opera viene sepellita nel dimenticatoio. Nel 1923 fece un busto di Mussolini, che fu collocato all’ingresso della Casa del Fascio di Milano. Proprio questo busto venne distrutto dai partigiani il giorno della caduta del fascismo.

Oggi credo che valga la pena di riproporlo. Il suo stile, pur non essendo legato a scuole di pensiero artistico dell’epoca, mi pare che sia molto originale. Nelle sue opere Wildt esalta il senso del silenzio, della malinconia, della sofferenza, ma anche della gioia e della delicatezza, deformando i suoi personaggi in modo simile ai pittori espressionisti. L’espressione più evidente è la maschera del dolore, un suo autoritratto del 1909.

Oltre al busto di Mussolini, fece ritratti di personaggi fra cui quello di Nicola Bonservizi, che fece parte della fondazione del primo fascio di combattimento e che fu ucciso a Parigi da un anarchico; quello di Fulcieri Paulucci de’ Calboli, che ferito e reso invalido nella battaglia di Caporetto, costretto su una carrozzina, si mobilitò nel Paese per stimolarne la riscossa; quello di Margherita Sarfatti, l’amante di Mussolini dal 1918 al 1936. Ella ruppe con il dittatore non approvandone le politiche colonialistiche, l’alleanza con Hitler, e le leggi razziali, lei che, oltretutto, era ebrea. Wildt fece anche ritratti di personaggi famosi, come Arturo Toscanini, Vittore Grubicy de Dragon (pittore) Aroldo Bonzagni (pittore) e Franz Rose (magnate che lo sostenne economicamente nei primi anni di attività). Collaborò in oltre alla realizzazione del Monumento alla Vittoria di Bolzano, opera voluta dal fascismo di notevole bruttezza retorica.

ADOLFO WILDT