QUADRI

 
 
 

Nasce attorno al 1240 a Firenze. Siamo nella seconda metà del secolo XIII, l’Europa esce dal medio-evo. Una grande rivoluzione culturale porta al potere la borghesia produttiva al posto della nobiltà di cappa e spada. Le arti figurative, ne rispecchiano la natura.

Cimabue è considerato uno dei primi pittori che, abbandonato il modo bizantino, medioevale, di esprimersi, decisamente piatto e incolore, abbia aperto alla pittura la nuova strada. Alla piattezza del disegno bizantino si sostituisce l’espressione dei sentimenti e il colore che li ravviva.

Dante, nell’XI canto del Purgatorio, il canto dei superbi, richiama questa evoluzione, citando alcuni degli artisti suoi contemporanei che ne hanno dato vita: i miniaturisti Oderisi e Franco Bolognese, e i pittori, appunto, Cimabue e Giotto, e, per quanto riguarda la letteratura, Guido Guinizelli e Guido Cavalcanti.

Per tornare a Cimabue, il cui nome anagrafico è Giovanni di Pepo, basti citare il Vasari che lo considera la “quasi prima cagione della rinnovazione della pittura”.

Dante stesso, prima dell’esilio, vide alcune sue opere, in particolare la Maestà della Santa Trinità e il Crocifisso di Santa Croce, e ne rimase profondamente colpito.

Di opere di Cimabue ne sono rimaste molto poche. Qui vengono riprodotte quelle la cui attribuzione è considerata attendibile.

Cimabue muore nel 1302, e viene sepolto in Santa Maria del Fiore. Sulla sua tomba si legge il seguente epitaffio: «Credidit ut Cimabus picturae castra tenere / sic tenuit, vivens, nunc tenet astra poli».

CIMABUE