LA SEDUZIONE DELL’INVERNO, di Lidia Ravera

ravera_03.jpg

Stefano lavora in una casa editrice: seleziona romanzi, alcuni li promuove, molti li rispedisce al mittente. Ha sposato per soldi (?), o per qualche ragione che non ha nulla a che fare con l’amore, Sara, la ricca figlia di un ricco imprenditore edile. Alla fine, stufo di lei, si separa. Lo conosciamo come un uomo freddo, disinteressato, in certo qual modo deluso (aveva cercato senza successo di fondare una casa editrice). Le donne, per lui sono una specie di diversivo. Dopo la separazione, prende come amante per un qualche tempo una fanciulla di cui non ricorda neppure il nome, la chiama O.P. (Opera Prima), una giovane scrittrice che gli ha presentato il suo primo romanzo ed egli, con molta larghezza, per incoraggiamento l’ha accettato.

La vicenda inizia col suo incontro con una donna, Sophie, che gli viene inviata in casa come cameriera dalla ex-moglie. Si tratta di una donna non bellissima, e neppure giovanissima, ma di comportamento affascinante: colta, elegante nelle sue mansioni di domestica, raffinata nei gusti (ascolta sempre musica classica, legge libri impegnati); insomma una cameriera del tutto improbabile. Ma il nostro Stefano, arido, deluso, privo di fantasia nei rapporti muliebri, dapprima si incuriosisce e poi (anziché cercare di capire chi sia realmente questa donna) se ne innamora.
Fra i due nasce una storia in cui egli sente sgelare il suo cuore “invernale” e si illude che il sentimento venga ricambiato. Per la prima volta nella sua vita si rende conto di che cosa sia la felicità: presenta la donna ai suoi amici, ne esalta le virtù, ne anticipa il ruolo che egli intende farle svolgere nella sua vita etc., anche se, tutto sommato, i suoi amici giudicano l’avventura il classico amore ancillare (Ma perché Stefano sente il bisogno di presentarla? Se ne vuole fare una moglie, la sua sposa, non è un po’ masochista sbandierarne le origini di serva? La scrittrice evidentemente ignora quel senso di orgoglio tipicamente maschile che vorrebbe celare eventuali origini eccessivamente umili della donna di cui si è innamorato)
Ma questo favoloso rapporto dura poco. Un paio di mesi, e la donna, senza avvertire, se ne va. Stefano è sconvolto dal vuoto che improvvisamente si sente dentro. L’amore abbandonato a se stesso lo brucia, egli cade nell’insonnia, si chiude in una solitudine macerante, finché in preda a una insopportabile sofferenza, si decide. E un po’ cercando e un po’ per caso, rintraccia la moglie, e viene così a sapere che Sophie non è altro che Annamaria, una sua collega di “gioco”, che in una sera ha perso una forte cifra. Sara, intuendo la possibilità di un giuoco perverso, le abbuona il debito di gioco a condizione che lei riesca a fare innamorare il marito, e vincere la freddezza del suo cuore “invernale”. Annamaria, contrariamente alle aspettative, riesce nell’intento, scatenando in Sara la gelosia. Il finale, ambiguo, ci mostra il ricongiungimento di Stefano con Sophie-Annamaria, Boh?

Il libro racconta una storia del tutto improbabile. I personaggi sono a una sola dimensione. Gli eventi accadono in successione senza una premessa che li renda necessari, così, quasi per caso, descritti dall’esterno, senza alcuna partecipazione emotiva reale (e non retorica) dello scrittore e ancor meno del lettore. La psicologia dei personaggi è inesistente. L’innamoramento di Stefano, anche se plausibile (l’esperienza dice che l’innamoramento non ha bisogno di una causa definita: può essere scatenato da piccoli particolari), avviene all’improvviso, descritto in modo molto esteriore.
In conclusione mi sembra che siamo molto lontani da una vera storia d’amore. E anche la parte misteriosa, la ricerca di Sophie e la rivelazione finale, non creano una vera e propria suspance, tanto la vicenda sembra improbabile e artificiosa.

Scrivi un commento