Il rapporto tra politica e giustizia. Editoriale di Emanuele Macaluso su “Il nuovo Riformista” del 22/7/2011

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Emanuele Macaluso termina il suo editoriale  con queste parole, riferendosi in particolare all’inchiesta della magistratura su Penati: “Nel PD certi fenomeni, già sanzionati dalla magistratura, certi comportamenti politico-elettorali-scorretti da parte di esponenti del partito, che origine e spiegazione hanno? Quali sono le regole che vigono nella vita interna e nel rapporto con la società? La reazione di Penati è formalmente corretta, ma politicamente reticente. Insomma, se il PD non guarda a questi fenomeni con le lenti della politica, sbaglia. Ci sono fatti giudiziari che hanno una rilevanza politica, solo politica. Se non si interviene in questa direzione, ancora una volta il rapporto tra politica e giustizia si deforma. Ma, come negli anni Novanta, per responsabilità primaria della politica.”

 Mi pare che quello che dice Macaluso debba essere letto in questo modo: fermo restando che il giudizio su Penati dal punto di vista giudiziario è quello che si deve ad ogni indagato, cioè “innocente” fino ad emissione di una condanna definitiva, gli eventi che gli girano attorno (corruzione, concussione, finanziamento illecito in concomitanza con cariche pubbliche coperte da uomini del PD, etc.) devono essere indagati, chiariti, portati a conoscenza dell’opinione pubblica dagli stessi organi dirigenti del partito. Schierarsi dietro “passi indietro” o garantismi indirizzati alle responsabilità di singole persone è sbagliato, non è ammissibile. Il Partito chiarisca, e porti alla luce, e se emergono illegalità, esprima condanna senza mezzi termini, se non alla persona indagata, almeno ai fatti e all’eventuale coinvolgimento di dirigenti del partito. Questo anche per rispetto agli elettori e ai militanti.

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