«Un invito per riflettere sul nostro sguardo, sulla luce che riconosciamo in noi stessi e al tempo stesso gettiamo sulle narrazioni del modo». Così Andrea Dall’Asta – curatore insieme a Gigliola Foschi, della mostra che si inaugura domani alle ore 18:30 alla Galleria San Fedele di Milano – sintetizza il motivo di un’esposizione che accosta le fotografie di un’esperienza teatrale con i detenuti di San Vittore a dieci opere dell’artista piacentino William Xerra nell’ultimo trentennio.
Percorso che viene messo in dialogo con le opere di Xerra, che rielaborano il ruolo del “frammento” all’interno della superficie in cui è confinato il quadro, dove per l’artista l’assenza ha un peso altrettanto determinante della presenza, un po’ come la musica arriva ad esprimersi attraverso l’armonia delle note, ma anche le pause in cui predomina il silenzio. I frammenti sono spesso trattati da soggetti religiosi, legati soprattutto alla Passione e alla morte di Cristo. «Ma sono convinto che qualsiasi opera d’arte, in quanto tale, esprima comunque la religiosità» precisa Xerra. Tra le tonalità piuttosto scure che avvolgono le fotografie e le tele, sono dunque questi frammenti ad affiorare una risposta al bisogno di illuminazione. «Sia nelle foto dei detenuti che nelle opere di Xerra, frammenti di vita, brani di storia sono – conclude Dall’Asta – reinterpretati, riattualizzati e rivissuti. Antiche narrazioni diventano racconti dell’uomo di oggi, si ripresentano ai nostri sguardi e ci interrogano dal passato. (…) È la luce che scaturisce dal rapporto tra arte e vita, oggi troppo spesso dimenticato. Da questa luce nascono le loro immagini».
Anna Anselmi
LIBERTÀ, 21 marzo 2010.