«Un invito per riflettere sul nostro sguardo, sulla luce che riconosciamo in noi stessi e al tempo stesso gettiamo sulle narrazioni del modo». Così Andrea Dall’Asta – curatore insieme a Gigliola Foschi, della mostra che si inaugura domani alle ore 18:30 alla Galleria San Fedele di Milano – sintetizza il motivo di un’esposizione che accosta le fotografie di un’esperienza teatrale con i detenuti di San Vittore a dieci opere dell’artista piacentino William Xerra nell’ultimo trentennio.
Il vernissage dell’Illuminazione dello sguardo sarà seguito alla 21 dal reading Ritrovare l’agorà. Dallo sguardo frammentato allo sguardo condiviso, conversazione di Dall’Asta con Foschi e Xerra, sui rapporti tra arte e vita. L’esposizione, accompagnata dal catalogo con testi di Guido Chiaretti, Dall’Asta, Foschi, Gloria Manzelli e Francesco Tedeschi, resterà visitabile fino al 30 aprile, dalle 16 alle 19, dal martedì al sabato, chiuso i festivi. La realizzazione è stata resa possibile dalla collaborazione della casa circondariale, della quale in particolare gli organizzatori hanno ringraziato la direttrice Gloria Manzelli, Giovanni Zanoletti e Giovanna Longo, dell’area pedagogica, l’ispettore Angiolino Candreva, il commissario di polizia penitenziaria Mario Piramide, il vicecommissario Manuela Federico, oltre a tutti i volontari dell’Opera San Fedele. Le immagini che si vedranno in mostra sono frutto di un corso di fotografia tenuto nell’autunno del 2009 a San Vittore da Dall’Asta, padre gesuita e direttore della Galleria San Fedele, Foschi e Donatello Occhibianco. I detenuti hanno inscenato drammatizzazioni, ispirate a episodi biblici, come Caino e Abele o il cieco di Gerico. Momenti che cono stati ripresi dall’obiettivo per essere successivamente rielaborati al computer.
«Attraverso una narrazione vissuta in prima persona, hanno attualizzato il racconto – evidenzia Dall’Asta – e, appropriandosene, hanno gettato un nuovo sguardo sulla loro esistenza. Per converso anche il racconto ha ricevuto una nuova luce: è stato a sua volta attualizzato, ha acquisito una nuova dimensione di senso. Si è incarnato nella vita di persone di oggi.
Percorso che viene messo in dialogo con le opere di Xerra, che rielaborano il ruolo del “frammento” all’interno della superficie in cui è confinato il quadro, dove per l’artista l’assenza ha un peso altrettanto determinante della presenza, un po’ come la musica arriva ad esprimersi attraverso l’armonia delle note, ma anche le pause in cui predomina il silenzio. I frammenti sono spesso trattati da soggetti religiosi, legati soprattutto alla Passione e alla morte di Cristo. «Ma sono convinto che qualsiasi opera d’arte, in quanto tale, esprima comunque la religiosità» precisa Xerra. Tra le tonalità piuttosto scure che avvolgono le fotografie e le tele, sono dunque questi frammenti ad affiorare una risposta al bisogno di illuminazione. «Sia nelle foto dei detenuti che nelle opere di Xerra, frammenti di vita, brani di storia sono – conclude Dall’Asta – reinterpretati, riattualizzati e rivissuti. Antiche narrazioni diventano racconti dell’uomo di oggi, si ripresentano ai nostri sguardi e ci interrogano dal passato. (…) È la luce che scaturisce dal rapporto tra arte e vita, oggi troppo spesso dimenticato. Da questa luce nascono le loro immagini».
 
Anna Anselmi
LIBERTÀ, 21 marzo 2010.
 
XERRA IN DIALOGO CON I DETENUTI DI SAN VITTORE:
ESPOSIZIONE ALLA GALLERIA SAN FEDELE DI MILANO
Da domani la mostra associata alle foto di un’esperienza teatrale dei carcerati