Chi lavora nel Distretto delle macchine utensili oggi lo considera quasi come un padre. Carlo Conti, indimenticato patron della Secmu (Società emiliana costruzione macchine utensili), è stato il pioniere della meccanica a Piacenza. Gira e rigira, dalla grande azienda lanciata sui mercati internazionali sino all’officina a conduzione familiare, tutte le strade riportano alla formidabile esperienza di Pontedellolio.
«Dopo i primi passi in via San Bartolomeo, a Piacenza, Conti era ritornato a casa con la Secmu – rammenta Gabriele Gasperini, presidente della Mcm – Io entrai negli anni Settanta e lui era già un “personaggio”: affabile ma esplosivo (specie quando sentiva parlare di sindacati), sanguigno e tecnicamente preparatissimo.
«Se una persona gli andava a genio, il giorno dopo era già assunta. Sapeva farsi voler bene e ha fatto molto per Pontedellolio: ricordo ad esempio, l’impegno a favore del coro Montenero. Ha insegnato un sacco di cose ai suoi collaboratori, dalle sue lezioni sono nate le aziente metal meccaniche della zona. Se a Piacenza abbiamo il distretto delle macchine utensili è soprattutto grazie a lui».
Il fratello Gabriele Gazzola ascolta e condivide: «Anche le ditte artigiane sorte qui attorno sono legate a doppio filo con la storia della Secmu. Conti ha lasciato una tale eredità di conoscenza e sapere da alimentare l’intero distretto delle macchine da Pontedellolio giù fino a Piacenza.»
Gabriele Carini, dipendente dell’Anca, era stato tra gli ultimi assunti alla Secmu: «Avevo 16 anni e ricordo benissimo io mio numero di matricola: il 359. È stato Conti il primo a scommettere sulle macchine utensili, lui ha dato vita al Distretto piacentino in anticipo rispetto agli altri. Ricordo che esportavamo in Brasile e qualcuno chiedeva di poter andare là».
Carlo Conti era nato a Pontedellolio il 26 maggio del 1922; si è spento a Lione il 28 maggio 1980, a 58 anni, debilitato da una malattia di cuore.
Durante la cerimonia per ricordare lui e la sua impresa è stata scoperta la scultura di William Xerra, collocata in via San Bono, di fronte al fabbricato costruito dalla Secmu. La raffigurazione artistica di Xerra è ispirata a una delle macchine operatrici che portarono il nome di Pontedellolio nel mondo; è completata da un assemblaggio concepito da alcuni degli ex-dipendenti di Carlo Conti.