Nelle ultime serigrafie (S.t. 1967), inoltre, Xerra attua un’accorta riflessione sullo statuto della visione che incontra l’esperienza condotta in ambito minimal da Sol Lewitt, dimostrando, peraltro, un’attenta lettura della nuova grammatica del vedere. L’artista piacentino, infatti, del fondamentale contributo di Arnheim12 nel campo dell’interpretazione psicologica delle arti, approfondisce le note che riguardano il rapporto figura/sfondo, determinante nella percezione dello spazio. Comprende appieno che il rilevo in profondità della sagoma è rappresentato in superficie dai confini bidimensionali concavi o convessi, dai contorni ritagliati, che sono sì linee di demarcazione tra pieno e vuoto, ma in quanto componenti dell’articolazione dello spazio; tuttavia ancor più applica la teoria del rapporto figura/sfondo ai volumi tridimensionali, in particolare nelle sculture, improntate al principio di concavità e convessità. È un momento importante, di sintesi, un punto e a capo dell’esperienza di Xerra. A capo, infatti è il titolo del libro edito nel 1968 dalle edizioni “Geiger” con testo di Scalise, dove sono pubblicate alcune serigrafie. Alla fine degli anni Sessanta, tuttavia, è nelle sculture, esempio d’opera totale nell’accezione sostenuta da Spatola, che il gesto e il comportamento di Xerra, incluse l’installazione e la performance, divengono elementi essenziali del processo artistico, come bene evidenziano gli elementi mobili in serie presentati alla mostra Spazio negato del 1968 e le strutture modulari esposte a Valmanera nel 197013. Queste sculture si giustificano come presenza ambientale, palesano, infatti l’esigenza di trovare altri mezzi da quelli tradizionali del fare pittorico e la necessità di uscire dalla superficie bidimensionale, avvertite da Xerra in un confronto serrato con l’arte povera (in tale direzione va la scelta dei materiali) e con le proposte di un’arte di comportamento che sconfina nell’azione e coinvolge lo spettatore. Dopo le sculture, infatti, la ricerca si svolge da un lato alla progettazione d’ambienti e spazi abitabili, dall’altro alla decostruzione del linguaggio,
un percorso che conduce da un lato al Labirinto e all’altro agli Innesti. Il Labirinto è lo spazio di un’esperienza temporale, che prende le mosse da un’immagine antropomorfa, tale è la sagoma in materiale riflettente, che costituisce l’unità frazionata dell’ambiente abitabile. Per Vassalli14 Xerra è una “personalità spaziale” il cui punto di riferimento è Fontana. Se lo spazio di Piero è idealizzazione di uno spazio tridimensionale su misura per l’uomo, dopo la terza dimensione effettiva delle esperienze di Fontana si può procedere solo verso il recupero della quarta dimensione, e Xerra intende, proprio, fare rientrare il tempo in uno spazio suddiviso in moduli spaziali.
in cartone bianco fustellato, realizzato mediante la combinazione di una serie di tagli attuati sulle pagine a formare sagome in modo tale che non vi sia alcun angolo retto. Il libro-oggetto e le tavole di Uno spazio dopo sono rigorosamente bianchi, una scelta che si inquadra
bene nella linea che dal Quadrato bianco su bianco di Malevič giunge al Libro bianco d’artista di Fontana. Nei testi poetici è interrogata la durezza del taglio che incide le pagine bianche di rigido cartone: lo spazio è “a misura di campo – per Albertazzi – bianco del bianco (…) in tagli-incastri che ruotano di 90 gradi in tutte le direzioni (…) combinazioni in una serie di tagli-sagome”. Celli nel bisturi che taglia al margine dei campi scorge l’uomo che taglia ricuce la natura a sua immagine, ma sa che “non è facile chiudere il profilo del (…) viso in un’iperbole”. La durezza del taglio conduce, dunque, ricorda Arrigo Lora Totino, all’altra estremità del campo, un campo aperto, come quello de La Rose, “summa poetica” di Porta che sonda i limiti del fare lirico16. Il taglio di Xerra, al di là degli evincenti nessi con le ricerche di Fontana, è, altresì, segno di una linea di confine fluttuante su cui indugia, borderline della pagina bianca nel libro-oggetto17. Il concetto di campo, infatti, che insistito ritorna in quest’ultima espressione della “personalità spaziale” di Xerra, deve essere inteso nelle molteplici accezioni che assume nei diversi ambiti, dalle teorie di Faraday e Maxwell al principio di relatività generale, dalla teoria del campo nella psicologia della forma di Lewin al campo semantico in linguistica. Il campo di Xerra è un luogo fisico e metaforico che sollecita la partecipazione dello spettatore, al quale l’artista affida la possibilità di orientarsi nella geometria topologica di un campo visivo e di consapevolezza.