Me ne restavo muto al tavolo osservando
le buste bianche e le monete, la dicitura
“Caro Pane”. Aspettavo
la fine del gioco del sabato, mentre lui
era lì pronto, nero nella sua veste, come neri
erano i suoi bei capelli e gli occhi.
Aspettavo i residui, quei pochi avanzi
per qualche figurina. E poi nei prati,
Masciadri, il fisarmonicista, l‘amico
che oggi vorrei tanto avere, dietro lo sguardo
franco sul testone e gli occhialini
apriva il borsellino sorridendomi e diceva
«Potrei comprarmi il mondo intero»