partenza. Forme geometriche, collage di documenti ritrovati tra le carte di famiglia, parole a margine, accenni figurativi e altri inserti costituiscono tutti “segni” o “tracce” che riportano al mondo della rappresentazione, e quindi della pittura, ma riescono a trascenderla. I “segni” si fanno infatti “simboli”, elementi di una simbologia che è radicata nella tradizione, ma che si apre anche a ipotesi tematiche di nuova invenzione, che scaturiscono cioè dalla sintonia con l’arte e il pensiero contemporaneo. Xerra ha agito da artista che si appropria del linguaggio dell’arte, come in ogni epoca è accaduto, per riuscire a dare nuova dignità e vitalità ai motivi di partenza
, vissuti intimamente e non semplicemente usati per ragioni formali. La Via Crucis che ha fatto “sua” permette così di meditare sulla possibile qualificazione in termini attuali di un motivo iconografico riscattato dal rischio della ripetizione per tornare a essere fonte di letture che dall’immagine provengono, ma che ad essa non si arrestano. Così facendo, il racconto aspira a una dimensione universale, dove la Croce è posta al centro delle infinite possibilità di scomposizione, astrazione, reinvenzione di una simbologia che non smette di essere attuale, fino a essere clessidra, segno di negazione, costruzione di spazio, legame con l’infinito.