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	<title>Commenti a: ACCIAIO di Silvia Avallone</title>
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	<description>Riflessioni su un po&#039; di cose</description>
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		<title>Di: umberto</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-97666</link>
		<dc:creator>umberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2012 14:37:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un capolavoro che mette in ombra la tanto osannata NATALIA GINZBURG,soppiantandola nella sua qualita&#039; di scrittrice emblematica di una generazione,come emblema di questa.La critica di Grossman è ingiusta e sballata.Il libro è testimonianza viva e terribile di una gioventu&#039; perduta,una gioventu&#039;bruciata.Questa testimonianza distacca di un miglio il BONJOUR TRISTESSE della Sagan nel testimoniare un male di vivere di ragazzi e ragazze senza speranza,un&#039; angoscia sorda di giovani abbandonati da una societa&#039; criminalmente indifferente ai loro problemi,se non come soggetti-oggetti di consumo,e ridotti ad una vita senza etica e moralita&#039;.Un libro che parla a tutto il mondo,che dice di un Italia sconosciuta e dolorosa:non a caso lo stanno traducendo in una miriade di lingue.Tutti coloro che lo leggeranno vivranno il  dramma della propria epoca: quello di una generazione disgraziata,senza futuro,senza gioa di vivere.Grazie  di esistere,Silvia.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un capolavoro che mette in ombra la tanto osannata NATALIA GINZBURG,soppiantandola nella sua qualita&#8217; di scrittrice emblematica di una generazione,come emblema di questa.La critica di Grossman è ingiusta e sballata.Il libro è testimonianza viva e terribile di una gioventu&#8217; perduta,una gioventu&#8217;bruciata.Questa testimonianza distacca di un miglio il BONJOUR TRISTESSE della Sagan nel testimoniare un male di vivere di ragazzi e ragazze senza speranza,un&#8217; angoscia sorda di giovani abbandonati da una societa&#8217; criminalmente indifferente ai loro problemi,se non come soggetti-oggetti di consumo,e ridotti ad una vita senza etica e moralita&#8217;.Un libro che parla a tutto il mondo,che dice di un Italia sconosciuta e dolorosa:non a caso lo stanno traducendo in una miriade di lingue.Tutti coloro che lo leggeranno vivranno il  dramma della propria epoca: quello di una generazione disgraziata,senza futuro,senza gioa di vivere.Grazie  di esistere,Silvia.</p>
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		<title>Di: Rudy</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-64610</link>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 08:48:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grazie, grazie, grazie ancora per il tuo commento che entra in modo molto dettagliato e approfondito in un romanzo che ha fatto molto discutere. I numerosi commenti che hanno ricevuto le mie considerazioni (a fronte del deserto dal quale sono circondate le mie considerazioni su diversi altri romanzi) ne sono un po&#039; la prova. Non ho riletto il romanzo e il tuo commento mi ha fatto venire voglia di farlo. Esaurita la lunga coda di letture che ho in programma, lo farò. Una cosa del tuo commento mi piace sottolineare, perché da me molto condivisa: “Si può criticare la trama, pur tendendo conto che in quella banalità Silvia ha visto qualcosa di reale, qualcosa che a volte vediamo tutti, anche se nella vita vera la banalità viene contorta, annebbiata, arricchita dal fatto di essere vissuta. Viene anche dimenticata,” Ecco, forse quello che la tua frase mi suggerisce è che la banalità sta proprio in quella condizione in cui la banalità come tale viene nascosta. Si potrebbe affermare che non c&#039;è niente di più banale che il credere di non esserlo :-)).  Ciao e grazie ancora.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, grazie, grazie ancora per il tuo commento che entra in modo molto dettagliato e approfondito in un romanzo che ha fatto molto discutere. I numerosi commenti che hanno ricevuto le mie considerazioni (a fronte del deserto dal quale sono circondate le mie considerazioni su diversi altri romanzi) ne sono un po&#8217; la prova. Non ho riletto il romanzo e il tuo commento mi ha fatto venire voglia di farlo. Esaurita la lunga coda di letture che ho in programma, lo farò. Una cosa del tuo commento mi piace sottolineare, perché da me molto condivisa: “Si può criticare la trama, pur tendendo conto che in quella banalità Silvia ha visto qualcosa di reale, qualcosa che a volte vediamo tutti, anche se nella vita vera la banalità viene contorta, annebbiata, arricchita dal fatto di essere vissuta. Viene anche dimenticata,” Ecco, forse quello che la tua frase mi suggerisce è che la banalità sta proprio in quella condizione in cui la banalità come tale viene nascosta. Si potrebbe affermare che non c&#8217;è niente di più banale che il credere di non esserlo <img src='https://www.dicoseunpo.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ).  Ciao e grazie ancora.</p>
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		<title>Di: Reiroshu (Erica)</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-64569</link>
		<dc:creator>Reiroshu (Erica)</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 23:06:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Saluto Rudy e tutti quelli che hanno commentato.

é passato qualche mese dall’ultimo commento, ma mi accodo volentieri, soprattuttto perché condivido in pieno i punti espressi da Rudy. Vorrei, quindi, dire umilmente “la mia”, cercando di essere obiettiva.

Ho letto “Acciaio” nell’estate del 2010, ripromettendomi di rileggerlo più avanti per poter esprimere meglio la mia opinione a riguardo. Questo è ciò che sto facendo ora, approfondendo anche le idee dell’autrice, leggendo articoli , guardando interviste etc. Premetto anche che, riferendomi a lei, dirò “Silvia” e non “la Avallone”, sia perché mi viene spontaneo, essendo sua coetanea, sia perché il binomio “articolo più cognome” mi è antipatico e mi ricorda tanto la scuola media, dove ai ragazzini che non facevano parte della propria cerchia di amici ci si riferiva esattamente così.

Ammetto che la mia prima tentazione, parlando di “Acciaio” è quella di distruggerlo.

Io leggo di un padre il cui occhio “bruca” i particolari del corpo della figlia tredicenne in bikini con un binocolo e ho voglia di tirare il tomo dritto in faccia a Silvia. E la voglia ritorna quando ogni pulsione istintiva, ogni odore, ogni frammento di pelle dei giovani protagonisti vengono descritti come “animali”, quando ogni volta che il personaggio di Rosa riappare sulla scena si sottolinea un nuovo dettaglio che la fa sembrare ancora più misera e grigia, quando paroloni dalle pretese poetiche vengono sbattuti appositamente nel mezzo delle descrizioni del “degrado” teatro della vicenda narrata.

é bruciante, quasi, il desiderio di domandarle chi vuol prendere in giro, imbellettando con una scrittura (sì) capace, frutto di anni di studio e tentativi, una trama già vista, i cui protagonisti non si scostano un attimo da cliché pescati un po’ qui un po’ lì.
Il disperato tentativo di far immedesimare il lettore medio in giovani operai come Alessio, coi suoi muscoli giovani e innocenti, la sua arroganza che nasconde la disperazione del vuoto che lo circonda, fallisce. Fallisce miseramente, perché più Silvia sottolinea certe cose, più aumenta la sensazione di distacco che si percepisce nella lettura.
Non c’è redenzione, in Acciaio, o almeno, non c’è che una flebile speranza di redenzione. Ma è esattamente quello che Silvia vuole: per lei, l’epilogo con la gita all’Elba di Anna e Francesca non avrebbe dovuto esserci. Avrebbe più volentieri concluso col colpo di scena (piuttosto ben riuscito, secondo me, sebbene non così imprevedibile, a pensarci col senno di poi) della morte di Alessio. Lei vorrebbe dirti: “guarda, guarda, questo è reale”. Ma più calca i toni, più chi legge si allontana da ciò che lei descrive con tanta passione. E quando va bene, il pensiero è: “Forse sarà reale, ma di certo non mi riguarda”. Quando invece va male, non si può che domandarsi se Acciaio, più che un romanzo “realista”, nel senso letterario del termine, non sia che una furbata ben scritta.
E nel “ben scritta” resta comunque qualche riserva, pur specificando che Silvia, a parer mio, si difende bene. La si può confrontare con molti scrittori più maturi, sebbene le reminescenze liceali e universitarie da “studentessa talentuosa” siano più che palesi e, credo, esibite con la giusta dose di orgoglio, data la sua giovane età. 

Di positivo, a livello stilistico, c’è molto. Silvia sa essere molto poetica e dolce, quando vuole. Peccato che usi la poesia di cui è capace al mero scopo di far scalpore, affiancandola al turpiloquio spesso fine a se stesso, immergendola volutamente in una fanghiglia di contesto della quale va fiera, perché ritiene che proprio questa sia il fulcro della sua “missione artistica”.
Silvia non ama “l’arte per l’arte”, quindi “la letteratura per la letteratura”. Sostiene che occorra sporcarsi le mani per assicurare un posto nella memoria collettiva a certi spaccati di vita che, probabilmente, per essere ricordati hanno bisogno di essere gridati, scritti in grassetto, sottolineati da una voce che scuota, che dia fastidio apposta.
E, diciamecelo, Acciaio, di fastidio, ne dà parecchio. Silvia è stata accusata di esagerare, di calunniare, di speculare su una miseria forse neanche così reale come lei dice essere. E ha risposto sostenendo che, purtroppo, vera, quella miseria, lo sia. Ha scritto contro una società, contro dei media come quelli italiani che sembrano (o sembravano, negli anni ‘90 di cui lei tratta) voler crescere tante Francesca preadolescenti a colpi di “musica tunz” e “tette e culi” sbattuti in faccia a tutti quanti, adulti e non, appena si accendeva la tv. 

Che,poi, anche scrivere contro la società non sia così originale, lo sappiamo tutti. Ma,di solito, qui in Italia si scrive contro la Mafia, si scrive contro la corruzione, contro la Casta, contro la Chiesa. Acciaio vuol essere un romanzo “su” e “contro” la mercificazione del corpo e della sessualità e contro l’indifferenza verso una certa classe sociale, quella operaia, spesso vista e pensata a stereotipi. Questo non è buono, è ottimo.
Purtroppo, non penso che ci riesca. Perché Sivia stessa ricade in quegli stereotipi, seppur meglio indagati del solito, seppur rivestiti di poesia, seppur giustificati, in qualche modo, a volte con originalità, ma spesso facendo uso di altri stereotipi,altri topos,altri schemi predefiniti che ricorrono in Acciaio come (sì, è vero) in molti vissuti umani.

E la caduta nello stereotipo, nella solita storia, nei soliti elementi, viene peggiorata dal fatto che tutto è gettato nello stesso calderone. Si può anche ammettere che certe persone vivano una vita così deprimente e ripetitiva nella sua meschinità e che sia questo il tipo di persone che popolano il romanzo. Ma ad un certo punto ci si domanda come sia possibile che nella maledetta via Stalingrado ci sia tutto, ma proprio tutto, quello “schifo”. Anche se si sa che, per fare un esempio, la droga è una realtà, persino una realtà evidente in certi ambienti, ma davvero vedere qualcuno che si buca così, davanti a chiunque passi, è all’ordine del giorno per coloro che vivono in quartieri degradati? Sì, è vero che spesso ragazze appena adolescenti restano incinte, ma doveva proprio mettercela, la sedicenne col pancione, in questo libro? Non poteva proprio resistere alla tentazione di buttare anche la sua carne al fuoco?

Silvia non si limita. Non lo fa perché non vuole limitarsi. Quindi, sì, esagera. Esagera con lo schifo e con la poesia infilata proprio dove non la si dovrebbe trovare. Spara sfilze di aggettivi, come se alla mano avesse un dizionario dei sinonimi e non sapesse bene quale scegliere. Non le basta un aggettivo solo, non le basta una sfortuna sola, non le bastano una sola perversione, una sola allusione, una sola riga per sottolineare qualcosa. Lei ce ne mette dieci. E ci mette anche il grassetto e anche il corsivo. Ci mette il punto esclamativo e anche l’occhio di bue.
Una trovata per vendere? Può darsi. Un’espressione del suo carattere? Di certo. Ricordiamo il tatuaggio che ha sulla spalla, raffigurante un Ariete, suo segno zodiacale. Un risultato della sua volontà di gridare qualcosa che era certa dovesse essere detto? Anche questo è certo. 

Si può criticare il suo stile, infuriato e giovane, a volte difettoso, a volte troppo ambizioso. Spesso ingenuamente teatrale, come può essere lo stile di una ventiquattrenne quale era quando ha scritto il libro.

Si può criticare la trama, pur tendendo conto che in quella banalità Silvia ha visto qualcosa di reale, qualcosa che a volte vediamo tutti, anche se nella vita vera la banalità viene contorta, annebbiata, arricchita dal fatto di essere vissuta. Viene anche dimenticata, però, e questo Silvia non vuole permetterlo: vuole ripetere tutto con forza, renderlo visibile, persino ridondante, piuttosto che farlo passare inosservato. L’intento è nobile e questo è evidente quando la si sente parlare. Ci crede davvero, lei. Ha creduto in Acciaio perché ha sentito di avere qualcosa da dire.
Come poi l’abbia detto e sviluppato, beh, è un’altra questione.

Quello che mi trattiene dal distruggere il libro di Silvia Avallone è, in definitiva, Silvia Avallone. E non per spirito di solidarietà verso una coscritta. Ma per il sorriso sincero che mi ispira quando la sento parlare- e parla bene-, quando la sento esprimere quel che aveva dentro mentre scriveva. Silvia Avallone è meglio del suo Acciaio. Meglio di questo romanzo che, anche secondo me, non meritava tutta la valanga di premi che ha ricevuto. E attendo con grande curiosità di vedere come si evolverà nei prossimi anni.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Saluto Rudy e tutti quelli che hanno commentato.</p>
<p>é passato qualche mese dall’ultimo commento, ma mi accodo volentieri, soprattuttto perché condivido in pieno i punti espressi da Rudy. Vorrei, quindi, dire umilmente “la mia”, cercando di essere obiettiva.</p>
<p>Ho letto “Acciaio” nell’estate del 2010, ripromettendomi di rileggerlo più avanti per poter esprimere meglio la mia opinione a riguardo. Questo è ciò che sto facendo ora, approfondendo anche le idee dell’autrice, leggendo articoli , guardando interviste etc. Premetto anche che, riferendomi a lei, dirò “Silvia” e non “la Avallone”, sia perché mi viene spontaneo, essendo sua coetanea, sia perché il binomio “articolo più cognome” mi è antipatico e mi ricorda tanto la scuola media, dove ai ragazzini che non facevano parte della propria cerchia di amici ci si riferiva esattamente così.</p>
<p>Ammetto che la mia prima tentazione, parlando di “Acciaio” è quella di distruggerlo.</p>
<p>Io leggo di un padre il cui occhio “bruca” i particolari del corpo della figlia tredicenne in bikini con un binocolo e ho voglia di tirare il tomo dritto in faccia a Silvia. E la voglia ritorna quando ogni pulsione istintiva, ogni odore, ogni frammento di pelle dei giovani protagonisti vengono descritti come “animali”, quando ogni volta che il personaggio di Rosa riappare sulla scena si sottolinea un nuovo dettaglio che la fa sembrare ancora più misera e grigia, quando paroloni dalle pretese poetiche vengono sbattuti appositamente nel mezzo delle descrizioni del “degrado” teatro della vicenda narrata.</p>
<p>é bruciante, quasi, il desiderio di domandarle chi vuol prendere in giro, imbellettando con una scrittura (sì) capace, frutto di anni di studio e tentativi, una trama già vista, i cui protagonisti non si scostano un attimo da cliché pescati un po’ qui un po’ lì.<br />
Il disperato tentativo di far immedesimare il lettore medio in giovani operai come Alessio, coi suoi muscoli giovani e innocenti, la sua arroganza che nasconde la disperazione del vuoto che lo circonda, fallisce. Fallisce miseramente, perché più Silvia sottolinea certe cose, più aumenta la sensazione di distacco che si percepisce nella lettura.<br />
Non c’è redenzione, in Acciaio, o almeno, non c’è che una flebile speranza di redenzione. Ma è esattamente quello che Silvia vuole: per lei, l’epilogo con la gita all’Elba di Anna e Francesca non avrebbe dovuto esserci. Avrebbe più volentieri concluso col colpo di scena (piuttosto ben riuscito, secondo me, sebbene non così imprevedibile, a pensarci col senno di poi) della morte di Alessio. Lei vorrebbe dirti: “guarda, guarda, questo è reale”. Ma più calca i toni, più chi legge si allontana da ciò che lei descrive con tanta passione. E quando va bene, il pensiero è: “Forse sarà reale, ma di certo non mi riguarda”. Quando invece va male, non si può che domandarsi se Acciaio, più che un romanzo “realista”, nel senso letterario del termine, non sia che una furbata ben scritta.<br />
E nel “ben scritta” resta comunque qualche riserva, pur specificando che Silvia, a parer mio, si difende bene. La si può confrontare con molti scrittori più maturi, sebbene le reminescenze liceali e universitarie da “studentessa talentuosa” siano più che palesi e, credo, esibite con la giusta dose di orgoglio, data la sua giovane età. </p>
<p>Di positivo, a livello stilistico, c’è molto. Silvia sa essere molto poetica e dolce, quando vuole. Peccato che usi la poesia di cui è capace al mero scopo di far scalpore, affiancandola al turpiloquio spesso fine a se stesso, immergendola volutamente in una fanghiglia di contesto della quale va fiera, perché ritiene che proprio questa sia il fulcro della sua “missione artistica”.<br />
Silvia non ama “l’arte per l’arte”, quindi “la letteratura per la letteratura”. Sostiene che occorra sporcarsi le mani per assicurare un posto nella memoria collettiva a certi spaccati di vita che, probabilmente, per essere ricordati hanno bisogno di essere gridati, scritti in grassetto, sottolineati da una voce che scuota, che dia fastidio apposta.<br />
E, diciamecelo, Acciaio, di fastidio, ne dà parecchio. Silvia è stata accusata di esagerare, di calunniare, di speculare su una miseria forse neanche così reale come lei dice essere. E ha risposto sostenendo che, purtroppo, vera, quella miseria, lo sia. Ha scritto contro una società, contro dei media come quelli italiani che sembrano (o sembravano, negli anni ‘90 di cui lei tratta) voler crescere tante Francesca preadolescenti a colpi di “musica tunz” e “tette e culi” sbattuti in faccia a tutti quanti, adulti e non, appena si accendeva la tv. </p>
<p>Che,poi, anche scrivere contro la società non sia così originale, lo sappiamo tutti. Ma,di solito, qui in Italia si scrive contro la Mafia, si scrive contro la corruzione, contro la Casta, contro la Chiesa. Acciaio vuol essere un romanzo “su” e “contro” la mercificazione del corpo e della sessualità e contro l’indifferenza verso una certa classe sociale, quella operaia, spesso vista e pensata a stereotipi. Questo non è buono, è ottimo.<br />
Purtroppo, non penso che ci riesca. Perché Sivia stessa ricade in quegli stereotipi, seppur meglio indagati del solito, seppur rivestiti di poesia, seppur giustificati, in qualche modo, a volte con originalità, ma spesso facendo uso di altri stereotipi,altri topos,altri schemi predefiniti che ricorrono in Acciaio come (sì, è vero) in molti vissuti umani.</p>
<p>E la caduta nello stereotipo, nella solita storia, nei soliti elementi, viene peggiorata dal fatto che tutto è gettato nello stesso calderone. Si può anche ammettere che certe persone vivano una vita così deprimente e ripetitiva nella sua meschinità e che sia questo il tipo di persone che popolano il romanzo. Ma ad un certo punto ci si domanda come sia possibile che nella maledetta via Stalingrado ci sia tutto, ma proprio tutto, quello “schifo”. Anche se si sa che, per fare un esempio, la droga è una realtà, persino una realtà evidente in certi ambienti, ma davvero vedere qualcuno che si buca così, davanti a chiunque passi, è all’ordine del giorno per coloro che vivono in quartieri degradati? Sì, è vero che spesso ragazze appena adolescenti restano incinte, ma doveva proprio mettercela, la sedicenne col pancione, in questo libro? Non poteva proprio resistere alla tentazione di buttare anche la sua carne al fuoco?</p>
<p>Silvia non si limita. Non lo fa perché non vuole limitarsi. Quindi, sì, esagera. Esagera con lo schifo e con la poesia infilata proprio dove non la si dovrebbe trovare. Spara sfilze di aggettivi, come se alla mano avesse un dizionario dei sinonimi e non sapesse bene quale scegliere. Non le basta un aggettivo solo, non le basta una sfortuna sola, non le bastano una sola perversione, una sola allusione, una sola riga per sottolineare qualcosa. Lei ce ne mette dieci. E ci mette anche il grassetto e anche il corsivo. Ci mette il punto esclamativo e anche l’occhio di bue.<br />
Una trovata per vendere? Può darsi. Un’espressione del suo carattere? Di certo. Ricordiamo il tatuaggio che ha sulla spalla, raffigurante un Ariete, suo segno zodiacale. Un risultato della sua volontà di gridare qualcosa che era certa dovesse essere detto? Anche questo è certo. </p>
<p>Si può criticare il suo stile, infuriato e giovane, a volte difettoso, a volte troppo ambizioso. Spesso ingenuamente teatrale, come può essere lo stile di una ventiquattrenne quale era quando ha scritto il libro.</p>
<p>Si può criticare la trama, pur tendendo conto che in quella banalità Silvia ha visto qualcosa di reale, qualcosa che a volte vediamo tutti, anche se nella vita vera la banalità viene contorta, annebbiata, arricchita dal fatto di essere vissuta. Viene anche dimenticata, però, e questo Silvia non vuole permetterlo: vuole ripetere tutto con forza, renderlo visibile, persino ridondante, piuttosto che farlo passare inosservato. L’intento è nobile e questo è evidente quando la si sente parlare. Ci crede davvero, lei. Ha creduto in Acciaio perché ha sentito di avere qualcosa da dire.<br />
Come poi l’abbia detto e sviluppato, beh, è un’altra questione.</p>
<p>Quello che mi trattiene dal distruggere il libro di Silvia Avallone è, in definitiva, Silvia Avallone. E non per spirito di solidarietà verso una coscritta. Ma per il sorriso sincero che mi ispira quando la sento parlare- e parla bene-, quando la sento esprimere quel che aveva dentro mentre scriveva. Silvia Avallone è meglio del suo Acciaio. Meglio di questo romanzo che, anche secondo me, non meritava tutta la valanga di premi che ha ricevuto. E attendo con grande curiosità di vedere come si evolverà nei prossimi anni.</p>
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		<title>Di: Reiroshu (Erica)</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-64568</link>
		<dc:creator>Reiroshu (Erica)</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 22:58:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ps: non fa parte del commento, ma mi scuso per aver scritto male &quot;rudy&quot;. è tardi, ho lavorato tutto il giorno..e mio zio usa lo stesso nick, solo scritto con la &quot;i&quot;.. è stato un errore ingenuo, ma a me avrebbe dato fastidio, perciò scusami tanto, rudy.
erica]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ps: non fa parte del commento, ma mi scuso per aver scritto male &#8220;rudy&#8221;. è tardi, ho lavorato tutto il giorno..e mio zio usa lo stesso nick, solo scritto con la &#8220;i&#8221;.. è stato un errore ingenuo, ma a me avrebbe dato fastidio, perciò scusami tanto, rudy.<br />
erica</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Rudy</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-39691</link>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 23:38:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=768#comment-39691</guid>
		<description><![CDATA[Nn sono né un critico né tantomeno un esperto. Leggo un libro, cerco di capirne il contenuto e l&#039;impatto che esso può avere sulla mia sensibilità. Su questa base esprimo un parere, e cerco di motivarlo. Questo non toglie che altri possano essere di parere differente e che il loro parere sia rispettabilissimo, come lo è certamente il tuo e quello di tanti che lo hanno letto e apprezzato. Anzi, riguardo a questo libro mi sembra che il mio punto di vista sia minoritario.
Ciao e grazie per il commento.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nn sono né un critico né tantomeno un esperto. Leggo un libro, cerco di capirne il contenuto e l&#8217;impatto che esso può avere sulla mia sensibilità. Su questa base esprimo un parere, e cerco di motivarlo. Questo non toglie che altri possano essere di parere differente e che il loro parere sia rispettabilissimo, come lo è certamente il tuo e quello di tanti che lo hanno letto e apprezzato. Anzi, riguardo a questo libro mi sembra che il mio punto di vista sia minoritario.<br />
Ciao e grazie per il commento.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gabriele</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-39683</link>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 21:15:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=768#comment-39683</guid>
		<description><![CDATA[Sarà come dici tu Rudy, ma come primo punto posso dirti che le emozioni sono ignoranti, ciò che non fa emozionare te magari fa emozionare qaulcun&#039;altro, invece come secondo argomento trovo lo scrivere grezzo di questa scrittrice efficace e la sua ridondanza musicale; non sarò un critico e magari nemmeno un esperto di scrittura ma ho trovato questo libro interessante, se poi tu da esperto trovi lo trovi noioso e banale amen, queste tue parole non cambiano la mia idea.

Ciao.

Gabriele]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà come dici tu Rudy, ma come primo punto posso dirti che le emozioni sono ignoranti, ciò che non fa emozionare te magari fa emozionare qaulcun&#8217;altro, invece come secondo argomento trovo lo scrivere grezzo di questa scrittrice efficace e la sua ridondanza musicale; non sarò un critico e magari nemmeno un esperto di scrittura ma ho trovato questo libro interessante, se poi tu da esperto trovi lo trovi noioso e banale amen, queste tue parole non cambiano la mia idea.</p>
<p>Ciao.</p>
<p>Gabriele</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Rudy</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-25440</link>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 11:33:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=768#comment-25440</guid>
		<description><![CDATA[Ti ringrazio dell&#039;accurato e approfondito commento. Faccio solo un&#039;osservazione: personalmente il libro non mi ha fatto innamorare, ma neppure scandalizzare. Come ho scritto nelle mie considerazioni (non ho la presunzione di fare recensioni, ma solo di esprimere una reazione personale alla lettura) ho trovato il libro infarcito di luoghi comuni. E, per quanto mi riguarda, i luoghi comuni non fanno né innamorare né scandalizzare. Sono solo motivo di disinteresse.
Ciao e grazie, comunque.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio dell&#8217;accurato e approfondito commento. Faccio solo un&#8217;osservazione: personalmente il libro non mi ha fatto innamorare, ma neppure scandalizzare. Come ho scritto nelle mie considerazioni (non ho la presunzione di fare recensioni, ma solo di esprimere una reazione personale alla lettura) ho trovato il libro infarcito di luoghi comuni. E, per quanto mi riguarda, i luoghi comuni non fanno né innamorare né scandalizzare. Sono solo motivo di disinteresse.<br />
Ciao e grazie, comunque.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Davide</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-25436</link>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 10:59:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=768#comment-25436</guid>
		<description><![CDATA[Ma la critica è tutt&#039;altra cosa. Acciaio è un libro che può far innamorare il lettore quanto farlo scandalizzare, dipende esclusivamente da chi lo legge. Viene infranta la barriera del buonsenso, certo, insieme a quella moralistica. Ma ricordo che la Avallone si è laureata in filosofia, il libro è carico di riferimenti e significati che vanno oltre la semplice narrazione. Le ripetute descrizioni della fabbrica, dei cortili, degli stessi personaggi sono sì dettagliate, ma non creano mai un&#039;immagine fissa e materiale nella fantasia del lettore, nonostante i particolari più minuziosi e i termini tecnici dell&#039;ambiente metallurgico, il lettore rimane con la consapevolezza che non riesce a riportare fedelmente quegli elementi nella sua immaginazione, e tutto ciò ha uno scopo, quello di rendere spazio e tempo (le ellissi applicate e i conseguenti flashback) evanescenti, impossibili da far rientrare entro gli schemi percettivi e materiali.
Ciò è riconducibile al russo Dostoevskij, letterato molto caro all&#039;Autrice, dal quale è stata assorbita anche la tendenza e la capacità di rendere tutti i personaggi dinamici, a tutto tondo: di ognuno di questi, seppur in quantità differenti per ciascuno, viene offerta una focalizzazione interna, a volte interi capitoli (quelli in cui i verbi vengono coniugati al presente). Tra questi l&#039;unica eccezione, l&#039;unico personaggio &quot;piano&quot; è Enrico, non a caso motivo di dolore e strazio per la famiglia; la mancanza di umanità, di saper &quot;pensare&quot;, essere pensatori, oltre che lavoratori, porta indirettamente ad un&#039;esistenza chiusa, inutile, per quanto possa esserlo.
Inoltre il linguaggio è semplice, volgare, talvolta scandaloso. Tuttavia non mancano descrizioni pervase di poesia, flussi di coscienza delle due ragazze apparentemente futili, istantanei, ma carichi di emozioni, come se volessero portare le stesse ansie e esitazioni nel lettore. Dunque vengono impiegati termini dialettali, neologismi, locuzioni tipiche del parlato: ciò, purtroppo, ha come conseguenza un interessamento maggiore per la fascia adolescente e minore per gli adulti, portati ad essere più conservatori, tradizionali. Ma il tutto viene fatto per imprimere ancora più realismo ad un libro che ne ha sin troppo, che può far scandalizzare, sì, ma anche innamorare.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma la critica è tutt&#8217;altra cosa. Acciaio è un libro che può far innamorare il lettore quanto farlo scandalizzare, dipende esclusivamente da chi lo legge. Viene infranta la barriera del buonsenso, certo, insieme a quella moralistica. Ma ricordo che la Avallone si è laureata in filosofia, il libro è carico di riferimenti e significati che vanno oltre la semplice narrazione. Le ripetute descrizioni della fabbrica, dei cortili, degli stessi personaggi sono sì dettagliate, ma non creano mai un&#8217;immagine fissa e materiale nella fantasia del lettore, nonostante i particolari più minuziosi e i termini tecnici dell&#8217;ambiente metallurgico, il lettore rimane con la consapevolezza che non riesce a riportare fedelmente quegli elementi nella sua immaginazione, e tutto ciò ha uno scopo, quello di rendere spazio e tempo (le ellissi applicate e i conseguenti flashback) evanescenti, impossibili da far rientrare entro gli schemi percettivi e materiali.<br />
Ciò è riconducibile al russo Dostoevskij, letterato molto caro all&#8217;Autrice, dal quale è stata assorbita anche la tendenza e la capacità di rendere tutti i personaggi dinamici, a tutto tondo: di ognuno di questi, seppur in quantità differenti per ciascuno, viene offerta una focalizzazione interna, a volte interi capitoli (quelli in cui i verbi vengono coniugati al presente). Tra questi l&#8217;unica eccezione, l&#8217;unico personaggio &#8220;piano&#8221; è Enrico, non a caso motivo di dolore e strazio per la famiglia; la mancanza di umanità, di saper &#8220;pensare&#8221;, essere pensatori, oltre che lavoratori, porta indirettamente ad un&#8217;esistenza chiusa, inutile, per quanto possa esserlo.<br />
Inoltre il linguaggio è semplice, volgare, talvolta scandaloso. Tuttavia non mancano descrizioni pervase di poesia, flussi di coscienza delle due ragazze apparentemente futili, istantanei, ma carichi di emozioni, come se volessero portare le stesse ansie e esitazioni nel lettore. Dunque vengono impiegati termini dialettali, neologismi, locuzioni tipiche del parlato: ciò, purtroppo, ha come conseguenza un interessamento maggiore per la fascia adolescente e minore per gli adulti, portati ad essere più conservatori, tradizionali. Ma il tutto viene fatto per imprimere ancora più realismo ad un libro che ne ha sin troppo, che può far scandalizzare, sì, ma anche innamorare.</p>
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		<title>Di: Rudy</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-12899</link>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 14:03:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=768#comment-12899</guid>
		<description><![CDATA[Grazie per il commento. Ovviamente non sono d&#039;accordo con te. Certamente nel libro c&#039;è tutto, ma, secondo me, espresso secondo luoghi comuni. In sostanza il romanzo non mi ha coinvolto. Comunque, ovviamente, ognuno ha il suo modo di vedere le cose, e penso che ogni modo, quando è offerto onestamente, sia legittimo. Ciao. Rudy]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per il commento. Ovviamente non sono d&#8217;accordo con te. Certamente nel libro c&#8217;è tutto, ma, secondo me, espresso secondo luoghi comuni. In sostanza il romanzo non mi ha coinvolto. Comunque, ovviamente, ognuno ha il suo modo di vedere le cose, e penso che ogni modo, quando è offerto onestamente, sia legittimo. Ciao. Rudy</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Debora</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2010/07/19/acciaio-di-silvia-avallone/#comment-12895</link>
		<dc:creator>Debora</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 13:45:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ciao,
cosa posso dirti? Personalmente, ho trovato tutto fuorché elementare la trama...
C&#039;è tutto: la crisi generazionale, l&#039;adolescenza, l&#039;omosessualità, il dolore, il lutto...
Silvia Avvallone non descrive, ma lascia intendere.
Ho trovato epico il passaggio in cui Alessio - forse, il personaggio più eroico del libro- muore.
Dal punto di vista narrativo, è interessate la scrittura 2parallela&quot; usata dall&#039;autrice.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao,<br />
cosa posso dirti? Personalmente, ho trovato tutto fuorché elementare la trama&#8230;<br />
C&#8217;è tutto: la crisi generazionale, l&#8217;adolescenza, l&#8217;omosessualità, il dolore, il lutto&#8230;<br />
Silvia Avvallone non descrive, ma lascia intendere.<br />
Ho trovato epico il passaggio in cui Alessio &#8211; forse, il personaggio più eroico del libro- muore.<br />
Dal punto di vista narrativo, è interessate la scrittura 2parallela&#8221; usata dall&#8217;autrice.</p>
]]></content:encoded>
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