Le notti bianche di Luchino Visconti

Di questo film mi ha colpito subito l’incipit: una città che sul calar della notte si spegne. Si spengono le luci delle insegne, le vetrine chiudono, la gente intabarrata per il freddo si affretta verso casa dove l’aspetta la cena calda e la luce e l’allegria della famiglia, le finestre delle case si illuminano e si spengono. Chi rimane per strada avverte un profondo senso di solitudine. Sente il calore che si può immaginare dietro le finestre dei palazzi, ma sente anche di esserne escluso. E questo fa sentire un lieve ma ben distinto senso di malinconia.

Il film prosegue sull’onda di questa malinconia. Mastroianni, gironzolando per la città ormai spenta, nella quale solo un cane alla ricerca di cibo fra la spazzatura, si fa vivo, sente il pianto di una donna. È l’inizio di una relazione fantasma nella quale due solitudini si cercano senza trovarsi. La fanciulla, Maria Schell, aspetta da un anno un amante, del quale è perdutamente innamorata, ma del quale non sa nulla, che si è dovuto allontanare da lei e che tuttavia le ha promesso di tornare. Lui, Mastroianni è un impiegato, giunto da poco nella città, che vive in una pensione, dove la padrona gli fa un po’ da mamma.
La città è una Venezia fatta di canali, di ponti, di ruderi, di facciate di palazzi, di vetrine, sempre vista di notte, fredda, umida, piuttosto squallida, con sporadici acquazzoni e alla fine una candida nevicata, tutta costruita a Cinecittà.
Il contatto fra lui e la fanciulla apre fra i due, dopo le prime diffidenze, una forma di attrazione che in lui si manifesta come amore, e in lei come una specie di rifugio per la crescente delusione dovuta al mancato ritorno dell’amante. Ovviamente le cose non sono così lisce. L’attesa da parte di lei si barcamena fra momenti di euforia e momenti di angoscia. C’è persino il tentativo di scrivergli una lettera, tentativo che ricorda una scena del Barbiere di Siviglia, opera che rappresenta un ricordo importante nella relazione fra lei e il suo amante. Da parte di lui, si alternano momenti di felicità in cui crede di riuscire ad aver ragione dell’amore sconsiderato della fanciulla per questo fantomatico sconosciuto, e momenti di sconforto, o anche di rabbia, in cui si rende conto di essere sempre e solo un approdo temporaneo alle angosce di lei. Non manca neppure un approccio, subito abortito, di lui con una prostituta.
Molto bello il viso dolce di lei, e l’ingenuo comportamento di lui: due interpretazioni straordinarie.
Il finale riporta tutto allo stato di partenza. L’amante ignoto ritorna, Maria Schell gli corre incontro, cerca di scusarsi con Mastroianni, ma l’amore, per tanto tempo coltivato e coccolato, la spinge verso un destino forse di felicità. Per lui, riprende la via della solitudine, il solitario cammino per le vie della città, mentre si rifà vivo il cane che abbiamo visto all’inizio.

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