IL SUPERSTIZIOSO, di Francesco Recami
Camillo è un negoziante, venditore di scarpe, che vive a Milano. È una persona quale se ne conoscono tutti i giorni un po’ dappertutto: una vita relativamente tranquilla, senza particolari slanci, senza passioni; permanentemente coinvolto da una certa ansia per il futuro, un po’ come tutti quelli che vivono alla giornata e non manifestano ambizioni che li coinvolgano in progetti di lungo periodo. Il suo tenore di vita è di buon livello: bell’appartamento, villa in Sardegna, automobile costosa. Non è un grandissimo lavoratore, spesso si assenta dal negozio lasciando le incombenze alle due commesse, di cui una giovane e carina con la quale, probabilmente, in passato ha avuto anche una breve e squallida storiella.
È sposato con Teresa, moglie intensamente impegnata nel volontariato, in parrocchia e fuori, che frequenta un centro di fitness per mantenere in forma la propria persona, che frequenta mostre di artisti pittori in varie città riportando a casa costosi cataloghi, che si ritrova con le solite amiche per i soliti pettegolezzi, che si reca a Roma periodicamente per fare assistenza a una zia invalida; insomma una moglie molto attiva, con la quale i rapporti più intensi sono nello scambio di qualche chiacchiera durante i pranzi e magari qualche volta anche alla sera prima di addormentarsi.
Come tutte le persone ansiose per il proprio futuro, è superstizioso, vede in varie circostanze segnali che potrebbero rivelare fasti o nefasti in arrivo, riguardanti il negozio o la vita privata; ma naturalmente, come tutti gli appartenenti a quel genere di persone, è pronto a negare valore alla superstizione, e magari dichiarare di dedicarvisi solo per gioco: così afferma categoricamente di non essere preoccupato dai gatti neri, dal sale che si rovescia sul tavolo, dal passare sotto una scala, etc. Ma poi, si scopre, finisce per dare importanza (si intende, come in un gioco, ci fa intendere) a coincidenze che ritiene strane e, sotto sotto, tali da significare un presagio; diciamo che, respingendo quelli che sono considerati i segni più comunemente identificati come superstizioni, si rivolge ad altri, suoi, che si costruisce nelle evenienze quotidiane e ai quali attribuisce significati di presagio.
Uno di questi, ad esempio, è l’osservazione del passaggio di treni sotto un cavalcavia che egli deve attraversare a piedi ogni giorno recandosi in negozio. Se mentre lo attraversa passa un treno, questo porta con sé un significato augurale. La cosa è complessa. L’augurio è più o meno buono se il treno è un treno merci o un treno di lusso, se va veloce o lentamente, se va in una direzione o nell’altra, se è uno solo o sono due, e in questo caso se vanno entrambi nello stesso senso o in senso inverso. Inutile dire che il rapporto fra osservazione dei treni, ed eventi più o meno fortunati, trova frequentemente quelle che al nostro Camillo sembrano essere delle verifiche. Così su queste basi egli si immagina un futuro da temere, o da sperare, cerca di individuare a quali circostanze del giorno si riferisca il presagio, e magari compie anche qualche azione, più o meno scaramantica, in previsione dell’attesa. Accanto a questo, buoni o cattivi presagi vengono cercati anche in altri segnali, come ad esempio l’oscillare di un pendolo, oppure il risultato di un solitario che ha l’abitudine di consultare frequentemente.
Proprio in seguito a un segno straordinario nel passaggio dei treni (un giorno, recandosi al lavoro dal sovrappasso ne ha visti transitare tre, tutti contemporaneamente e tutti diretti nello stesso senso, cosa più unica che rara) al nostro Camillo si apre quello che ritiene essere un importante interrogativo, per il quale si sente costretto a cercare una risposta.
Con questo episodio comincia il racconto vero e proprio: l’evento dei tre treni ha sicuramente il significato di un presagio altamente positivo. Camillo, alla ricerca di un possibile segnale, anziché recarsi al lavoro, torna a casa inopinatamente. Entrando dalla porta sente sospiri e gemiti provenire dalla camera da letto. Vi si precipita, inciampa nel gatto, cade, batte la testa e perde i sensi.
Si sveglierà all’ospedale. Il primo pensiero è quello di sentirsi vittima di un imbroglio: al passaggio contemporaneo dei tre treni avrebbe dovuto seguire un evento fausto, e invece… Ma il pensiero successivo è l’affiorare alla memoria dei gemiti che gli parevano provenire dalla camera da letto.
Forse la moglie lo tradisce? Nasce così un sospetto attorno al quale ruotano gli eventi del racconto. Camillo non si dà pace. Occorre sciogliere il dubbio. E cerca di farlo nei vari modi per lui possibili, frugando nelle pieghe delle multiformi attività della moglie. Anzitutto il modo più semplice, il telefonino: eventuali messaggi, numeri telefonici, etc. Poi perquisizioni varie, approfittando delle sue assenze. Un altro indirizzo nel quale cercare è la palestra di fitness, luogo notoriamente classico per incontri erotico-amorosi. Davanti all’esito negativo di questi semplici metodi, il sospetto anziché calmarsi si ingigantisce, fino a livello di una vera e propria paranoia. Camillo si impegna a progettare trappole nella speranza che la moglie ci caschi. Ma i suoi piani sono ingenui, la moglie non solo non casca, ma addirittura si rivela essere perfettamente pulita. Questi insuccessi tuttavia non lo tranquillizzano. Solo chi è veramente colpevole ha pronta ogni prova che ne dimostri l’innocenza.
L’indagine e i piani si intensificano e si complicano. Camillo ricorre anche alle varie manzie alla quali è solito cercare aiuto: pendolo, e soprattutto i solitari delle carte, con esiti, naturalmente, ambigui. Poi, convinto che la moglie, accortasi delle sue indagini, abbia ecceduto in prudenza, fa conto sul fatto che il supposto amante sia meno prudente e faccia qualche errore, e lancia messaggi che dovrebbero convincere la moglie che l’amante vorrebbe qualche segno positivo che da troppo tempo gli manca.
Quest’ultimo trucco sembra aprire uno spiraglio. A un certo momento, inaspettatamente, in rapporto alle sue abitudini, Teresa annuncia al marito che la zia si è improvvisamente aggravata e quindi deve partire urgentemente per Roma. Inoltre si concretizzano indizi meno ambigui. Una telefonata a Roma sembrerebbe dimostrare che la moglie non è affatto dalla zia; e in un’ennesima perquisizione, salta fuori un biglietto d’amore di pugno di Teresa indirizzato a un ignoto.
Camillo si rivolge all’avvocato, un suo amico di lunga data, col quale si è sempre confidato in merito a tutti i suoi problemi, finanziari e non, e gli manifesta l’intenzione di chiedere la separazione e il divorzio della moglie, per colpa di lei, per provata infedeltà coniugale. L’avvocato, come amico e come professionista lo sconsiglia, e lo invita a cercare un confronto semplice e chiaro. Anche lui, Camillo, – gli ricorda, – ha nel passato fatto errori di questo genere, e in un confronto a muso duro in tribunale, questi errori potrebbero venire alla luce e aggravare la sua posizione. Poi gli errori, anche se si sono fatti, possono essere sempre riparati e magari perdonati. Ma Camillo non è una persona intelligente, razionale, realmente innamorata della moglie. Non cede, e va dritto per la sua strada, che è quella non solo di separarsi, ma anche di vendicarsi. Lo farà, dando così luogo ad un finale inatteso.
Il libro è bello. L’ho letto con interesse e con piacere. La figura di Camillo è molto ben disegnata nel corso di tutti i suoi tentativi di organizzare trappole nelle quali la moglie sistematicamente non cade. La sua ossessione si annoda alla sua superstizione. La mentalità che ne risulta è facile da riconoscere come diffusa in modi di fare che molti lettori possono riconoscere in se stessi. Chi, sulla base di un piccolo, stupido indizio, non ha mai avuto un velato sospetto, magari subito represso, di una qualche infedeltà della moglie, vergognandosene immediatamente dopo? Chi non ha mai legato vicende fortunate o sfortunate che gli sono capitate nella vita a un qualche segnale del tutto irrilevante, ma al quale sotto sotto si è dato un potere mantico? Per esempio io ricordo che quando davo qualche esame all’Università, indossavo un vestito che, dicevo scherzando (ma forse neanche troppo), mi portava fortuna. Il libro, costruendo questa vicenda di gelosia, ci offre in tono ironicamente amaro il ritratto che potrebbe essere quello di ognuno di noi, o addirittura quello dello stesso scrittore, ovviamente depurato dalle ossessioni più patologiche.
Su queste ossessioni, oltre che sulle superstizioni del protagonista, è costruito il racconto. I fatti sono rappresentati dalla ossessiva ricerca, alimentata dai vari insuccessi, che tiene alta l’attenzione del lettore che si aspetta pagina dopo pagina, che qualche cosa debba accadere: magari nulla, ma anche questa potrebbe essere la conclusione di un’attesa. Insomma, non posso negare che tutto ciò mi ha preso e mi fa dire di aver scoperto un autore capace di raccontare e di avvincere.
