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	<title>Dicoseunpo &#187; Film</title>
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	<description>Riflessioni su un po&#039; di cose</description>
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		<title>PAISÀ, di Roberto Rossellini (1946)</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 09:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film è in sei episodi, tutti collegati da un unico tema: la liberazione dell’Italia da parte delle armate alleate e dei partigiani negli anni dal 1943 al 1945 da sud a nord. Il primo episodio si riferisce alla sbarco in Sicilia, nel luglio del ’43. È notte. Un gruppo di sei soldati americani procede [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/10/Paisà-episodio2.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/10/Paisà-episodio2-150x150.jpg" alt="Paisà-episodio2" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2005" /></a></p>
<p>Il film è in sei episodi, tutti collegati da un unico tema: la liberazione dell’Italia da parte delle armate alleate e dei partigiani negli anni dal 1943 al 1945 da sud a nord.<br />
<span id="more-2004"></span></p>
<p>Il primo episodio si riferisce alla sbarco in Sicilia, nel luglio del ’43. È notte. Un gruppo di sei soldati americani procede lungo strade a loro sconosciute, finché arrivano a un villaggio. Sono accolti dalla popolazione con diffidenza. Si raggruppano nella chiesa. Cercano informazioni. Sanno che i tedeschi hanno minato il suolo. Vogliono sapere dove passare. L’unica via sembra essere la strada di lava, che si dirige a nord, molto pericolosa a percorrersi di notte. Li accompagna una ragazza, Carmela. Giungono a un castello, diroccato, di cui prendono possesso. Decidono di esplorare il territorio e lasciano la ragazza nel castello assieme a Joe, che accende un fiammifero e mette in guardia un gruppo di tre tedeschi accampato poco distante. L’episodio termina con la morte di Joe, l’uccisione della ragazza da parte dei tedeschi che se ne vanno, e gli americani che, sentendo la sparatoria, rientrano nel castello e incolpano Carmela della morte del commilitone.</p>
<p>Il secondo episodio del settembre 1943: sbarco a Salerno e liberazione di Napoli. Il porto della città è diventato un centro logistico per la distribuzione di materiale militare. Le strade sono piene di saltimbanchi, acrobati, giocolieri che, con i loro spettacoli, attirano l’attenzione dei soldati; e sono piene anche di bambini, privi di genitori, che rubacchiano qua e là, e soprattutto si comprano e si vendono fra loro i soldati americani, soprattutto quelli ubriachi, per estorcere un po’ di soldi. Pasquale compra un soldato afro-americano ubriaco, e con lui se ne va in giro per le strade della città, dove ai lati si ammassano macerie. Vanno a vedere uno spettacolo di Pupi, e Joe, prendendo sul serio la lotta fra i pupazzi, sale sul palco e si mette a tirar pugni. I due chiacchierano, uno in inglese e l’altro in napoletano, ovviamente senza capirsi, finché Pasquale, quando Joe a causa dell’ubriacatura si addormenta, gli ruba le scarpe. Joe, che è un milite della Polizia Militare, lo cerca, lo rintraccia, e lo costringe a restituire il mal tolto. Ma le scarpe non ci sono. Occorre andare nel quartiere dov’è l’abitazione dello scugnizzo: un quartiere di estrema miseria, con casa fatiscenti, molte distrutte dalla guerra o non si sa da che cosa. Pasquale non ha più i genitori, morti sotto le bombe. Joe rinuncia al recupero delle scarpe.</p>
<p>Col terzo episodio siamo a Roma. Dopo la lunga battaglia di Cassino, il 22 febbraio 1944 c’è lo sbarco alleato ad Anzio. Il 4 giugno gli alleati entrano nella città accolti dalla folla con grande entusiasmo. Nei mesi successivi i soldati americani fraternizzano con la popolazione e soprattutto con le ragazze. Frequentazione di prostitute. Una di loro sfugge a una retata della polizia, e incontra un giovane soldato, di bell’aspetto, alquanto ubriaco. Lo porta in camera, e parlando, scopre che quel soldato, proprio il giorno dell’arrivo a Roma degli alleati, è stato quello che sceso da un carro armato, aveva avuto un simpatico rapporto con lei, che ancora non si era data alla prostituzione. Anche il soldato si ricordava di quell’episodio, ma non aveva identificato la donna lì presente con quella di quel primo incontro. Il soldato si addormenta, e la ragazza gli lascia un biglietto col suo indirizzo di casa, sperando di poterlo reincontrare in un&#8217;altra condizione. Ma il soldato, il mattino dopo, parte.</p>
<p>Quarto episodio.  Inizio di agosto. Le truppe alleate arrivano a Firenze. Nella zona a sud c’è un ospedale militare americano dove vengono accolti partigiani feriti. Fra le infermiere c’è Harriet, che è stata fidanzata di un certo Guido, ora più noto come capopartigiano col nome di Lupo. Viene a sapere che l’uomo, col suo gruppo, combatte a Nord dell’Arno, parte di Firenze ancora in mano ai nazifascisti, e che forse è stato ferito. Assieme a Massimo, altro giovane la cui famiglia è rimasta intrappolata a nord del fiume, decidono di attraversare l’Arno. La cosa è molto difficile, perché l’Arno rappresenta il fronte, dove le sparatorie si susseguono, e tutti i ponti sono stati fatti saltare. L’unica via percorribile è la galleria degli Uffizi, che i tedeschi ignorano. I due la percorrono, arrivano in una zona che i Partigiani sono riusciti a liberare, e qui Harriet viene a sapere che Guido è stato ucciso in combattimento.</p>
<p>Quinto episodio. La linea gotica. Il convento di Savignano di Romagna è stato liberato. I frati ricevono tre militari americani che sono anche cappellani di tre religioni differenti: uno è cattolico, uno protestante e uno di religione ebraica. Quando i frati vengono a sapere che due dei cappellani non sono cattolici, si dimostrano molto preoccupati, per le loro anime, dicono. Si rivolgono al cappellano cattolico per sapere quanto si sia impegnato a riportare le due anime sulle retta strada. Il cappellano cattolico all’inizio reagisce, spiegando che non fa parte delle sua coscienza l’intromettersi nelle convinzioni religiose altrui. Poi capisce che il modo giusto è quello non di entrare in conflitto, ma di ammirare la devozione dei frati che li ospitano, accettando, se non altro, il clima di pace e meditazione che essi hanno loro offerto.</p>
<p>Sesto episodio. Il Po, alle foci. Siamo nell’inverno del 1944. I tedeschi sono schierati su una riva. Hanno ucciso un partigiano e lo hanno legato a un galleggiante con una scritta ingiuriosa e lo affidano alla corrente in modo che tutti vedano. Un partigiano, nascosto fra i canneti sale su una barca e va a ricuperare il corpo, sfidando la reazione nemica. Si apre una battaglia fluviale fra i partigiani, rinforzati da un gruppo di paracadutisti americani, e i tedeschi. Questi non esitano a massacrare la popolazione civile che vive in povere case lungo il fiume. Alla fine comunque hanno la meglio. Partigiani e americani fatti prigionieri saranno uccisi, buttandoli in acqua con le mani legate.<br />
Sono gli ultimi episodi di una guerra crudele. Con la primavera del ’45 la guerra ha fine con la sconfitta dei nazifascisti.</p>
<p>Il film, più che soffermarsi sulla retorica militarista e sugli scontri dai quali truppe alleate e partigiani escono vittoriosi, si sofferma soprattutto sui rapporti fra le truppe alleate liberatrici e la popolazione locale di liberati. Ogni episodio ci mostra diversi modi di rapportarsi, sottolineando la miseria e la povertà della popolazione, e il comportamento civile delle truppe dell’esercito dei liberatori. Il tutto descritto con realismo.</p>
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		<title>ROMA CITTÀ APERTA, di Roberto Rossellini (1945)</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2016 15:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo nel 1944, Roma è occupata dalle truppe naziste, che percorrono le vie dalla città accompagnati da canti militari. Le SS sono alla ricerca di esponenti della lotta partigiana. Un gruppo bussa alla porta di un’abitazione. Cercano l’ingegner Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), il quale tuttavia, avendo osservato l’arrivo della camionetta, fugge attraverso i tetti. Mentre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/Roma_città_aperta_corsaPina.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/Roma_città_aperta_corsaPina-150x150.jpg" alt="Roma_città_aperta_corsaPina" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1972" /></a></p>
<p>Siamo nel 1944, Roma è occupata dalle truppe naziste, che percorrono le vie dalla città accompagnati da canti militari. Le SS sono alla ricerca di esponenti della lotta partigiana. Un gruppo bussa alla porta di un’abitazione. Cercano l’ingegner Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), il quale tuttavia, avendo osservato l’arrivo della camionetta, fugge attraverso i tetti.<br />
<span id="more-1959"></span><br />
Mentre il gruppo di SS esamina la casa, una telefonata dell’amante dell’ingegnere, Marina Mari (Maria Michi), viene intercettata, ma senza esito. Un colloquio fra il maggiore Fritz Bergman (Harry Feist) e il questore rivela la vera natura dell’ingegnere fuggiasco, militante comunista e uno dei capi della giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale. Il suo nome è Luigi Ferrari.<br />
A Roma c’è la fame. La gente affamata assalta i forni. Fra la gente che assalta i forni c’è anche Pina (Anna Magnani), una popolana che tornando a casa trova sul pianerottolo proprio Giorgio Manfredi che cerca Francesco (Francesco Grandjacquet), il tipografo che stampa il giornale clandestino della resistenza. Si scoprono così alcuni rapporti personali che saranno determinanti per lo sviluppo della storia. Francesco è il fidanzato di Pina, e a sua volta Lauretta (Carla Rovere), sorella di Pina che fa la ballerina a teatro, è amica fraterna di Marina, l’amante di Giorgio.<br />
L’ingegnere, sfuggito alle SS, si fermerà per qualche tempo in casa di Francesco. Ha un impegno importante da compiere: deve trovare il modo di far arrivare a una banda di partigiani schierati sui monti attorno a Roma un ingente finanziamento da parte delle truppe alleate. Per questo si serve del parroco di San Clemente, Don Pietro Pellegrini (Aldo Fabrizi), prete sempre disposto a dare una mano ai combattenti della Resistenza. Così Don Pietro si reca alla tipografia nella quale lavora Francesco, riceve la somma sotto l’aspetto di libri le cui pagine sono formate dalle banconote, e si fa spiegare come venire a contatto con il gruppo di partigiani cui la somma è destinata. Lo farà nelle ore serali, quando è in atto il coprifuoco. Prima di recarsi al luogo dell’appuntamento, passa da casa e incontra Pina che, prima del matrimonio programmato per il giorno dopo, vuole confessarsi. Inoltre, nella stessa circostanza, viene a chiedere protezione un soldato austriaco che, contrario alla guerra e all’ideologia nazista, intende disertare.<br />
La serata passa così: Don Pietro si reca al posto dell’appuntamento e consegna i libri-danaro; Francesco rientra a casa; la famiglia si riunisce per la cena, ma manca il piccolo Marcello, figlio di Pina. I diversi bambini del caseggiato si sono riuniti e sotto la guida di un loro piccolo capo, Romoletto, e hanno fatto esplodere una bomba sotto un vagone ferroviario. Dopo il botto tutti rientrano di corsa, ma vengono puniti dai loro genitori. Pina e Lauretta litigano; Lauretta vuole andarsene di casa; Pina e Francesco in intimità parlano del loro matrimonio che ci sarà il giorno dopo, e pensano a un futuro di libertà dopo aver sconfitto il nazifascismo.<br />
La scena si sposta nel camerino di Marina nel teatro dove la donna lavora. Ella è drogata. Prima di entrare in scena è molto nervosa, sull’orlo della disperazione. La droga è finita. Per fortuna nel camerino entra una elegantissima signora, Ingrid (Giovanna Galletti), che le è grande amica e che le procura la droga. Tutto sembra così risolversi, ma la dipendenza dalla droga, e quindi da Ingrid, rimane. Ingrid è una spia delle SS, agli ordini del maggiore Bergman. Proprio in quelle ore si viene a sapere che l’ingegnere Giorgio Manfredi, in realtà è Luigi Ferrari, un comunista molto note alle questure, più volte condannato e più volte fuggito. Sulla base delle nuove informazioni, si può organizzare la sua cattura. Il maggiore sa, sulla base di una documentazione fotografica, che Martina è la sua amante. Così incarica Ingrid di lavorarsi Martina per riuscire a mettere le mani sull’uomo.</p>
<p>Il mattino dopo, mentre ci sono i preparativi per il matrimonio di Francesco e Pina, la casa, in seguito all’esplosione della notte, viene circondata da un rastrellamento delle SS. Tutte le donne vengono allineate sulla strada mentre la polizia cerca gli uomini che vengono arrestati e caricati su un camion che li porterà in Germania, fra pianti di disperazione di mogli e madri.  Il problema è rappresentato da Romoletto che, barricato in una stanza vorrebbe compiere un atto di resistenza, e in tal modo provocare una strage. Don Pietro viene avvertito dai ragazzi e con una scusa plausibile sale nella casa e neutralizza la minaccia, bloccando le intenzioni dell’incosciente ragazzino. Anche Francesco viene catturato, proprio sotto gli occhi di Pina. Ella è sconvolta, e insegue, chiamandolo in preda alla disperazione, il camion dove è stato caricato il fidanzato. Ciò le costa la vita: colpita da una fucilata di un soldato SS, cade nel mezzo della strada. Questa è la scena emblematica del film e il culmine dell’interpretazione di Anna Magnani.<br />
I camion con i prigionieri però vanno poco lontano. Lungo la strada un gruppo partigiano tende un’imboscata, uccide i nazifascisti e libera i giovani arrestati.<br />
Alla sera Giorgio e Francesco incontrano Marina che li invita a passare la notte a casa sua. Francesco sta male, ha la febbre, necessita di aspirina. Giorgio la trova in camera di Marina, dove tuttavia scopre che la fanciulla è drogata. I due litigano. Marina confessa di avere avuto altri amanti e di poter condurre la vita che conduce grazie a questa sua libertà di costumi. Giorgio capisce con chi ha a che fare e decide di porre fine al loro rapporto. Marina allora contatta ancora Ingrid, e le rivela che Giorgio e Francesco il giorno dopo si recheranno alla chiesa parrocchiale per poi, accompagnati da Don Pietro, nascondersi in un convento.<br />
A causa delle informazioni di Marina, il mattino successivo Don Pietro e i tre fuggiaschi vengono intercettati e arrestati. L’unico che si salva è Francesco, attardato a salutare Marcello, il figlio di Pina, al quale egli ha deciso di fare da padre.</p>
<p>Il prete, Giorgio e l’austriaco disertore vengono condotti davanti al maggiore delle SS. Lì, comincia l’interrogatorio. Giorgio, alias Luigi Ferrari, non parla e quindi viene sottoposto a tortura. Visto che Giorgio tace, si prova con Don Pietro. Per lui la tortura non è fisica , è psicologia, e gli vengono mostrate le torture fisiche esercitate su Giorgio. Ma anche Don Pietro non parla.<br />
Marina è premiata per aver fatto la spia e da Ingrid ottiene la droga e anche una costosa pelliccia. Ma, costretta a guardare quello che sta succedendo ai due uomini traditi, sviene. Ingrid le riprende la pelliccia.<br />
Alla fine, a causa delle torture, Giorgio muore senza avere parlato, e Don Pietro viene fucilato nel cortile della caserma mentre i suoi bambini, quelli che giocavano nel cortile della parrocchia, guardano sgomenti al di là della rete. Sarà questa la generazione che risolleverà le sorti del Paese dopo la sconfitta del nazifascismo.<br />
Il film è condotto con grande realismo. Addirittura i tedeschi parlano fra di loro nella loro lingua, senza alcun sottotitolo. Ma non ce ne è bisogno, si capisce benissimo tutto.</p>
<p>Da questo film prende vita quello stile che per diversi anni prenderà piede nella cinematografia italiana, il neo-realismo, di cui Rossellini sarà considerato un po’ il fondatore, e al quale aderiranno diversi grandi registi attivi in Italia attorno agli anni Cinquanta e Sessanta. In questo film si è inoltre rivelata la grandezza di Anna Magnani come attrice.</p>
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		<title>MOOLAADÉ di Ousmane Sembène (2004)</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 10:32:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film del regista senegalese ha vinto al festival di Cannes del 2004 Cannes la palma d’oro per Un certain regard. Il racconto si svolge in un villaggio del Burkina Fasu di nome Djerisso. Il villaggio è governato da un gruppo di anziani guidati da un capo-villaggio. Il loro compito è quello di far osservare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/MoolaadeÃÅ2.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/MoolaadeÃÅ2.jpg" alt="MoolaadeÃÅ2" width="150" height="212" class="alignnone size-full wp-image-1969" /></a></p>
<p>Il film del regista senegalese ha vinto al festival di Cannes del 2004 Cannes la palma d’oro per <em>Un certain regard</em>.<br />
Il racconto si svolge in un villaggio del Burkina Fasu di nome Djerisso. Il villaggio è governato da un gruppo di anziani guidati da un capo-villaggio. Il loro compito è quello di far osservare le antiche tradizioni agli abitanti. In diverse capanne collocate attorno a uno spiazzo e a una Moschea centrale, vivono le famiglie, tutte da tempo convertite alla fede islamica. In molte delle famiglie gli uomini possiedono più di una moglie. La vita scorre tranquilla, le donne si adoperano nelle faccende domestiche, e alla custodia dei piccoli.<br />
<span id="more-1943"></span></p>
<p>La tranquillità viene improvvisamente interrotta da quattro bambine che, terrorizzate, si raggruppano attorno a una delle donne, una certa Collè Gallo Ardo Sy. È la seconda moglie di Ciré Bathily, fratello minore di uno degli anziani. Cosa è successo? Le quattro bambine più altre due, sono scappate rifiutandosi di sottostare al rito iniziatico della infibulazione. Questo rifiuto non è ammissibile, è una violazione di una antica tradizione alla quale tutti gli abitanti del villaggio devono sottostare. Le madri della bambine, accompagnate dalle <em>salindane</em>, si presentano davanti a Collè e chiedono che le bambine vengano riconsegnate per essere sottoposte al rito. Collè rifiuta. Ella ha una figlia, Amsatou. A suo tempo ha rifiutato di sottoporla all’infibulazione, dato che due figlie precedenti erano morte a cause del sanguinoso rito. Per impedire il riaffidamento delle bambine alle <em>salindane</em>, Collé invoca un’antica tradizione, il <em>moolaadé</em>, cioè una specie di diritto di asilo che non può essere violato, pena terribili sciagure per chi lo facesse.<br />
Si scontrano così due diverse tradizioni alle quali sono soggetti gli abitanti del villaggio, e che sono considerate inviolabili. Da una parte l’infibulazione, che dovrebbe rendere le donne purificate e tali quindi da poter contrarre matrimonio. Le donne non sottoposte all’infibulazione vengono considerate impure, definite <em>bilakoro</em> e nessun uomo, per nessun motivo, si azzarderebbe mai a sposarle. Dall’altra parte il <em>moolaadé</em>, una parola che, quando pronunciata, ha un’efficacia insormontabile, rappresentata in modo visibile da una corda tesa davanti all’ingresso dell’abitazione. Solo chi ha pronunciato il <em>moolaadé</em> può pronunciare la parola che vi mette termine.<br />
Il contrasto è un grave problema e si rende necessario il raduno degli anziani, sollecitato dalle <em>salindane</em>, che sono impegnate a sottoporre le quattro fuggitive al rito della purificazione. La discussione è accanita; si passano in rassegna le antiche tradizioni, si capisce che il ricorso al <em>moolaadé</em> in questa circostanza mette a repentaglio l’equilibrio del villaggio, basato sull’osservanza della fede islamica arricchita dalle tradizioni millenarie. L’oggetto delle rimostranze è, ovviamente, Collè che è ricorsa al <em>moolaadè</em>, e le si chiede ripetutamente di togliere la parola maledetta. Ma alla fine le <em>salindane</em> sono costrette ad abbandonare il campo. Dato che le ragazze fuggite sono sei e quelle protette dal <em>moolaadè</em> sono quattro, non resta loro che trovare le altre due, che tuttavia sono scomparse.<br />
Collé viene isolata. Gli uomini, e soprattutto gli anziani, la allontanano. Ma le donne, all’inizio scettiche, gradualmente, a cominciare dalla prima moglie di Ciré e poi anche dalla terza, guardano a Collè con interesse. In questo sembra avere una certa influenza anche l’ascolto della radio. Gli uomini cominciano a temere che si stia realizzando fra le donne l’esigenza di una maggior libertà. Da una parte la resistenza di Collè, dall’altra l’ascolto della radio che trasmette musica, canti ma anche notizie dal resto del mondo. Quasi tutte le donne ne hanno una. Ebbene, gli anziani decidono che le radio vengano tutte sequestrate e accumulate nello spiazzo davanti alla moschea, dove, nonostante le proteste delle donne, verranno date alle fiamme.<br />
Nel villaggio vi sono due uomini che hanno perso la mentalità del luogo: uno viene chiamato “mercenario”. È un ex militare, che ha un banchetto dove vende diversa merce: dal pane a vestiti, caramelle, dolcetti e altro. Ha fama di essere un donnaiolo. Verremo a sapere che non è un vero mercenario, ma un ex-militare che, per essersi ribellato a soprusi dei suoi superiori è stato radiato dall’esercito e ridotto allo stato borghese.<br />
L’altro uomo che si è allontanato dalla mentalità del luogo è Ibrahima Doukouré, figlio del capo del villaggio. Egli torna da un lungo soggiorno in Francia dove è venuto a contatto, e in parte ha anche appreso, con il modo di vita occidentale. Vuole portare il progresso nel villaggio e ha con sé un apparecchio televisivo, simbolo e strumento del progresso. Ibrahima era stato considerato il promesso sposo di Amsatou, la figlia di Collè, e lui l’avrebbe molto volentieri sposata, dato che è una bella ragazza di almeno 18 anni. Ma la vicenda delle sei fuggiasche ha reso le cose più complicate. Amsatou è una <em>bilakoro</em> e il capo del villaggio vieta al figlio di sposarla. Gli procura lui una moglie adatta, una nipote di appena 11 anni. Ibrahima si assoggetta, ma il mercenario accusa di pedofilia lui e il padre. Il Mercenario, che fino a quel momento non aveva preso posizione nella diatriba, comincia a schierarsi con Collé.<br />
La situazione precipita.<br />
Le due bambine fuggite all’infibulazione assieme alle altre quattro, ma non protette dal <em>moolaadé</em>, si sono suicidate buttandosi nel pozzo.<br />
Il marito di Collé si vede costretto, dal fratello maggiore e dagli anziani, a esercitare la sua autorità sulla moglie, costringendola a pronunciare la famosa parola che libererebbe le bambine dal <em>moolaadé</em>, e permettendone così l’infibulazione. La costrizione verrà portata all’estremo, mediante frustate date in pubblico. Collé sviene. Gli uomini guardano indifferenti, quasi compiaciuti, ma le donne del villaggio, già arrabbiate per la questione delle radio, si schierano attorno a lei, mentre il mercenario, che ha assistito alla fustigazione, preso da grande rabbia, blocca la mano di Ciré. Questo gli costerà la vita.<br />
Intanto, approfittando della confusione, la madre di una della quattro bambine, Diatou, riesce a convincere la piccola a scavalcare la corda del <em>moolaadé</em>. Irriguardosa dai suoi pianti, la porta alle <em>salindane</em> per l’infibulazione. Diatou muore durante il rito.<br />
La morte di Diatou sconvolge Collé che decide di pronunciare la parola che scioglie il <em>moolaadé</em>.<br />
Ora la lotta delle donne contro l’infibulazione diventa aperta. La madre di Diatou si dispera, e le madri delle altre tre bambine, assieme alle altre donne del villagio, capiscono il dramma che è scaturito da un rito che si dimostra barbaro, e si schierano tutte contro l’infibulazione. Tutte assieme si recano dalla <em>salindane</em> e le costringono a cedere i coltelli con i quali tagliano i genitali delle fanciulle. Mai più infibulazione! E lo gridano davanti agli anziani schierati e agli uomini che li circondano. Ciré è pentito di aver frustato la moglie e insulta il fratello che l’aveva costretto. Gli uomini sono paurosi: bruciano le radio, uccidono il mercenario, ma le donne, gridano, sono più valorose degli uomini. È questa una loro vittoria, che celebrano con grande allegria, canti e danze. Ibrahima, finalmente trova il coraggio, si ribella al padre, si alza e va verso Amsatou, che, pur essendo <em>bilakoro</em>, sarà comunque sua sposa.<br />
Il messaggio importante del film, a mio avviso, è che la liberazione delle donne, non può e non deve essere frutto di “esportazione” della cultura e del femminismo occidentale, ma deve nascere dalla consapevolezza delle donne dei loro problemi e della possibilità, partendo da questi di imporre all’altro sesso il rispetto dovuto a loro come esseri umani.</p>
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		<title>LA TERRA TREMA, di Luchino Visconti (1948)</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2016 22:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il secondo film di Luchino Visconti. Come in Ossessione, anche in La terra trema, l’ambientazione è veristica. Siamo in un paese della costa ionica della Sicilia, Aci Trezza, in provincia di Catania. È un paese di pescatori, di povera gente che vive per l’attività quotidiana della pesca. La pesca è la fonte della loro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/1342913693_7.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/1342913693_7-150x150.jpg" alt="1342913693_7" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1877" /></a></p>
<p>È il secondo film di Luchino Visconti. Come in <em>Ossessione</em>, anche in <em>La terra trema</em>, l’ambientazione è veristica. Siamo in un paese della costa ionica della Sicilia, Aci Trezza, in provincia di Catania. È un paese di pescatori, di povera gente che vive per l’attività quotidiana della pesca. La pesca è la fonte della loro vita, ma si tratta di una vita grama. Sulla costa i pescatori, che approdano con le loro barche all’alba, dopo una notte di intenso e affaticante lavoro, sono attesi dai grossisti, ai quali sono costretti a vendere il pesce appena pescato. Il ricavo è misero. I grossisti approfittano, lo comprano a prezzi miserabili per rivenderlo sul mercato e così arricchirsi a spese dei pescatori.<br />
<span id="more-1858"></span><br />
Visconti costruisce il film in bianco e nero, facendolo interpretare da veri pescatori; il linguaggio parlato è un dialetto siciliano a volte anche molto stretto e di non facile comprensione.<br />
Il modello del film è il romanzo di Verga <em>I Malavoglia</em>. Nella trama ci sono molti aspetti in comune, e in entrambi i casi i protagonisti sono una famiglia patriarcale di pescatori: la famiglia dei Toscano, detti i Malavoglia, nel romanzo; la famiglia Valastro nel film. Le famiglie si trovano ad affrontare gravi avversità e la disgregazione dell’unità familiare che ne consegue a causa della perdita della loro barca distrutta nel corso di una tempesta marina.<br />
La differenza fra il romanzo e il film è soprattutto nell’impostazione: nei <em>Malavoglia</em> lo sviluppo della trama trova motivazione nei conflitti che l’irruzione del mondo moderno provoca nell’ambito del mondo rurale siciliano; in <em>La terra trema</em> l’impostazione è soprattutto politica: lo sfruttamento del lavoro umano e la ribellione; la lotta degli sfruttati, lotta nella quale gli sfruttati sono costretti a pagare un prezzo altissimo.</p>
<p>Il film ha come ambientazione il piccolo paese di Aci Trezza, la sua costa, i faraglioni che la fronteggiano, la riva del mare dove approdano le barche dei pescatori, le piccole e strette straduzze che percorrono il borgo, le colate laviche che col loro percorso interrompono il paesaggio, e poi gli abitanti, in massima parte pescatori, con i loro abiti sdruciti, il berretto in testa, gli stivali ai piedi, le reti da pesca arrotolate sulla schiena mentre rientrano, oppure seduti per terra a ricucirne gli strappi.<br />
In questo ambiente, splendidamente descritto, vero, vivo, incontriamo la famiglia dei Valastro. Come tutti, gli uomini hanno passato la notte in mare a pescare, a tirare le reti e a riempire la barca di pesce. C’è il nonno, c’è ‘Ntoni, un po’ il capofamiglia da quando il padre è morto in mare, ci sono i fratelli più giovani. Al ritorno, assieme agli altri pescatori, devono contrattare con i grossisti. Il prezzo offerto è basso, appena sufficiente a vivere una giornata, ma ogni tentativo di ottenere un aumento si spegne davanti all’intransigenza dei compratori. I pescatori più anziani sopportano, ma i giovani si sentono umiliati e cercano di ribellarsi, si rifiutano di cedere, si viene alla mani, ma alla fine non c’è nulla da fare. ‘Ntoni, fra tutti è il più determinato, in una delle risse di cui è protagonista, viene denunciato dai grossisti, viene arrestato e condannato al carcere. La prigionia, fortunatamente dura poco: la denuncia viene ritirata e ‘Ntoni torna a casa.<br />
La vita riprende. ‘Ntoni è innamorato, ricambiato da una fanciulla, Nadia, e dopo la pesca corre a salutarla e a passare con lei la mattinata. La sorella Mara è anch’essa innamorata, di un muratore, Vanni, col quale parla stando alla finestra. L’altra sorella, Lucia, è ancora giovanissima, molto bella e attira le attenzioni del maresciallo dei carabinieri che cerca, inutilmente, di farle la corte. Gli altri, i giovincelli e i bambini più piccoli sono accuditi dalla madre e dalle due ragazze.<br />
Si riprende a lavorare, ma nella mente di ‘Ntoni nasce un’idea. Se i grossisti si arricchiscono col loro lavoro, perché invece di lavorare per i grossisti non si comincia a lavorare per se stessi? L’idea fa strada. Se ne parla in giro. Se ne parla soprattutto all’interno della famiglia: ‘Ntoni ne discute col nonno, con i fratelli, Cola, Alfio e gli altri, ma anche con la madre, Maria, e con le due sorelle più giovani. La decisione è presa. Il capitale necessario lo si otterrà mettendo un’ipoteca sulla vecchia casa di famiglia. Ci si veste in modo dignitoso, si prende la corriera e si fa un viaggio fino al capoluogo. Si spera che anche altri trovino il coraggio di fare la stessa scelta, ma purtroppo gli altri pescatori, timorosi, non lo seguono. Non importa, andranno da soli. È una giornata storica. Il giorno successivo sarà il primo della nuova attività. I grossisti vedono di malocchio questa iniziativa. Sanno che ‘Ntoni è un bravissimo pescatore, e le sue pesche sono sempre abbondanti e hanno procurato loro ingenti guadagni. La sua uscita di scena li danneggerà, e augurano a ‘Ntoni di non farcela.<br />
L’impresa di ‘Ntoni nasce sotto buoni auspici. Proprio il primo giorno di pesca ci si imbatte in grossissimo passaggio di acciughe. La pesca è ricchissima. Si riempiono bidoni e bidoni. Si acquista il sale per la conservazione, cominciano le spese, comunque le cose vanno avanti. Non ci si può fermare. Una notte il tempo è minaccioso, ma la situazione economica non consente tregue. Si va in mare ugualmente. Si scatena la tempesta. Al mattino la barca dei Valastro non fa ritorno.<br />
C’è disperazione nei volti delle donne Valastro e anche nei colleghi. Si teme il peggio. Fortunatamente ‘Ntoni e gli altri riescono a tornare ad Aci Trezza, rimorchiati, ma la tempesta ha distrutto la barca, con tutto quello che conteneva. Tutto il lavoro, le prospettive, le possibilità se ne vanno in fumo. È la miseria.<br />
Per ‘Ntoni è dura. È costretto a cercare lavoro come lavorante a giornata, lui che era padrone della sua barca. Ma nessuno lo vuole assumere. I grossisti lo beffeggiano, e lo isolano. ‘Ntoni si sente abbandonato. Anche la fidanzata non si fa più vedere. La sorella Mara è costretta a lasciarsi con Vanni. Lucia non troverà certo marito in quelle condizioni, mentre il maresciallo dei carabinieri si fa più pressante con regali di vario genere. Sappiamo che cederà.<br />
La fame comincia a farsi sentire. Vengono venduti a prezzi stracciati tutti i bidoni di acciughe, ma anche questo non basta a sfamare la famiglia, e soprattutto non ci sono i soldi per riscattare l’ipoteca. La banca è inesorabile. La vecchia casa di famiglia, quella che è stata loro per generazioni viene sequestrata e passerà ad altri proprietari. Ormai tutto è finito. Il nonno, totalmente invalido è portato all’ospizio; ‘Ntoni passa le serate a ubriacarsi assieme ad altri cialtroni; Cola si guarda attorno senza prospettive; incontra uno straniero, e si fa arruolare assieme a un altro gruppo di giovani. Il suo destino sarà di entrare nella malavita organizzata. Lucia se ne andrà di casa e farà la prostituta nel capoluogo. Mara riuscirà a mantenere un po’ di orgoglio e si dedicherà a quello che rimane della famiglia. Per ‘Ntoni e i bambini l’unica possibilità di sopravvivenza è quella di accettare la vergogna di passare al servizio di grossisti.<br />
Visconti ha prodotto un capolavoro. Il tema principale della storia è quello di una rivolta individuale che si arresta davanti a una società classista. Il discorso polito-sociale si innesta in un ambiente che più veristico non potrebbe essere. Gli attori, pur non essedo professionisti, riescono a vivere e far vivere quella società di persone sfruttate, sempre in lotta con la miseria, e con gli sfruttatori. Il linguaggio parlato, il siciliano, non è facile da comprendere, ma lo sviluppo degli eventi è talmente chiaro che il film è perfettamente comprensibile.</p>
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		<title>OSSESSIONE, di Luchino Visconti (1943)</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 15:19:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il primo film di Luchino Visconti. L’ha girato durante la guerra. Forse per questo motivo il film è intensamente intriso di un sentimento doloroso che lo percorre dall’inizio alla fine. Il rapporto fra i due amanti non lascia mai trasparire quella felicità che il loro incontro, all’inizio, sembrava presagire. Le immagini del film sono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/01/visconti31_g.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/01/visconti31_g-150x150.jpg" alt="visconti31_g" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1853" /></a></p>
<p>È il primo film di Luchino Visconti. L’ha girato durante la guerra. Forse per questo motivo il film è intensamente intriso di un sentimento doloroso che lo percorre dall’inizio alla fine. Il rapporto fra i due amanti non lascia mai trasparire quella felicità che il loro incontro, all’inizio, sembrava presagire. Le immagini del film sono terribilmente veritiere, sia quando mostrano le espressioni e gli atteggiamenti dei due amanti, sia quando ci offrono la visione dell’ambiente in cui le vicende del film si svolgono.<br />
<span id="more-1847"></span><br />
All’inizio del film siamo lungo una strada quasi deserta sulle rive del Po, provincia di Ferrara. Si vede una grande casolare dove c’è una rozza trattoria, e al di fuori un distributore di benzina, di quelli classici che, si vedevano negli anni Quaranta. Le immagini sono grigie, scarsamente in rilievo, quasi piatte, e trasmettono una sensazione di freddo, più psicologico che fisico, pur essendo estate. Il film è, ovviamente, in bianco e nero.<br />
Un camion si ferma a fare rifornimento. Accorre il proprietario della trattoria, un omone di mezza età piuttosto corpulento, Giuseppe Bragana. Mentre, assieme al conducente, introduce nel serbatoio del camion la spina del carburante, scopre che, sdraiato sul rimorchio dell’automezzo c’è un clandestino che sta dormendo. Viene fatto scendere in malo modo. Questi si sveglia, e si reca verso la trattoria. Entra nel locale deserto, vede la porta che dà sulla cucina. Spinto dalla fame, l’attraversa e, seduta a un tavolo, vede una bella giovane donna: Giovanna, interpretata da Clara Calamai. L’uomo ne è immediatamente attratto. Vuole mangiare, ma anche l’attrazione della donna è molto forte. Si avvicina ai fornelli dove c’è cibo in cottura, e si toglie la giacca rimanendo in canottiera. È un bell’uomo, di giovane età e offre allo sguardo un torace scultoreo e virile. La donna, che in primo tempo si era ribellata all’ingresso dell’uomo, lo guarda con ammirazione. Appare evidente, dagli sguardi, dai modi di fare, che fra i due è scattata un’attrazione che troverà nell’amore il suo destino.<br />
Il rientro del marito apre inevitabilmente un problema: chi è quell’uomo, che cosa ci fa, perché è lì. L’uomo, che si chiama Gino (interpretato da Massimo Girotti), è un disoccupato che ama viaggiare. Insomma, un vagabondo. Ha conoscenze di diverse cose, ed è anche un meccanico. Il marito ha nel garage della locanda un camion rotto. È in grado il vagabondo di aggiustarlo? Sì, certamente, ma per farlo funzionare è necessario un pezzo che si può trovare solo nel paese vicino. Occorre andare a prenderlo. Il marito, decide di andarvi. E ci va in compagnia del prete, che pure si sta recando al paese. In bicicletta i due si allontanano, e Gino ha tutto il tempo e la possibilità di contrarre finalmente un rapporto con la moglie. Il rapporto che si sviluppa è forte. La donna odia il marito, al quale si è sposata solo per evitare la miseria. Gino si innamora. Ne scaturisce la decisione di fuggire insieme.<br />
Questo avverrà dopo qualche giorno, ma lungo la strada della fuga, la donna non resiste. La vita con Gino le si apre come un periodo di miseria, proprio quella da cui era fuggita col matrimonio. Gino se ne va da solo.<br />
Lungo la strada incontra un girovago che si mantiene facendo spettacoli e giochetti di prestigio in mezzo alla gente, lo Spagnolo. Questi lo invita a mettersi in società con lui. Ad Ancona fanno alcuni di questi spettacoli, con la gente che accorre. Siamo a ferragosto. Nella città si è organizzato un concorso per cantanti lirici dilettanti.<br />
Si dà il Caso che Giuseppe Bragana sia un dilettante lirico e questo lo induce a partecipare al concorso. Si reca così, assieme alla moglie, nella città marchigiana. E qui, incontra Gino. Dopo alcune ovvie esitazioni si riaccende la passione fra Gino e Giovanna, e si rinnova il loro desiderio di vivere insieme. Questa volta non sarà una fuga, come quella fallita in precedenza. Questa volta i due organizzano l’omicidio del marito, che avverrà con la provocazione di un incidente stradale. Ci sarà un’inchiesta della polizia. Emerge qualche dubbio, ma le testimonianze raccolte finiscono per scagionare i due amanti.<br />
Gino e Giovanna ora abitano la locanda, finalmente libera dal vecchio. Ma, mentre Giovanna è felice e si immagina una vita quale l’ha sempre desiderata a fianco a un uomo di cui è innamorata, Gino non lo è. Certamente è innamorato di Giovanna, ma l’assassinio del marito lo tormenta. La casa continua a ricordarglielo; nel sonno gli si presenta la sua immagine. Insiste con la donna per vendere la locanda e cercare di costruirsi una vita altrove. Ma Giovanna è contraria. La locanda è un’ottima fonte di reddito. Riprende l’attività, la gente accorre, si fanno feste e Giovanna lavora intensamente, mentre Gino partecipa poco. I giorni passano, ma gradualmente in giro sorgono chiacchiere. Il fatto che Giovanna stia insieme a un uomo a poca distanza dalla morte del marito, mette la gente in qualche sospetto. La morte di Giuseppe sembra essere venuta a proposito. Anche la polizia non è del tutto convinta, e un agente si reca di quando in quando alla locanda, come per osservare i comportamenti di Giovanna e soprattutto di Gino.<br />
In una giornata di festa, si rifà vivo lo Spagnolo. Anche lo Spagnolo ha dei dubbi; ha sentito parlare della vicenda e vuole incontrare Guido, quasi per una verifica delle sue condizioni. E, parlando con lui, gli sembra che il carattere dell’uomo, quale lui l’aveva conosciuto, sia molto cambiato. Gino, non sopporta le perplessità dell’amico, si arrabbia, lo picchia. Lo Spagnolo se ne va.<br />
Tutte queste vicende sembrano introdurci in una situazione di tensione crescente, nella quale Gino si allontana sempre di più da Giovanna, che avverte il cambiamento e ne soffre.<br />
Giovanna e Gino sono chiamati a Ferrara. Mentre Giovanna è occupata presso gli uffici assicurativi che le stanno notificando l’esistenza di una assicurazione sulla vita del marito a sua favore, Gino, passeggiando per la città, incontra una puttana di aspetto attraente, con la quale scambia qualche parola. Intanto Giovanna ha finito le procedure per il ritiro dei soldi dell’assicurazione, e informa Gino di questa novità. Ora i due hanno molti soldi, e potranno vivere senza problemi. Gino non accetta. Anzi si arrabbia moltissimo, e accusa Giovanna di essersi servita di lui al fine di ammazzare il marito e intascare l’assicurazione. La percuote e l’abbandona. Giovanna, distrutta, torna alla locanda. Gino va a casa della puttana conosciuta in precedenza e intende riprendere la vita del vagabondo.<br />
Ma le cose si complicano ulteriormente. Alla polizia arrivano due testimoni, in precedenza non sentiti, che rimettono in discussione la natura puramente accidentale della morte di Giuseppe. Ormai si fa strada l’ipotesi dell’omicidio, e di conseguenza la necessità di arrestare Guido e sottoporlo a un nuovo interrogatorio.<br />
Si apre la caccia all’uomo che, rendendosene conto, scappa. Sfuggendo alla polizia, raggiunge la locanda, dove la moglie nel frattempo si era ritirata, fa pace con lei e assieme decidono di fuggire. Salgono in macchina e partono di tutta fretta.<br />
Il finale è drammatico. Guido e Giovanna corrono con l’automobile lungo la strada che costeggia il Po. Sale la nebbia, la visibilità cala rapidamente, e in un momento critico la macchina va a sbattere contro un grosso camion. L’urto è gravissimo, la macchina esce si strada e rotola nel fiume. Guido esce incolume, ma Giovanna muore. Gino, disperato, la porta sulla strada dove la depone, mentre arriva la macchina della polizia che li stava inseguendo, e Gino viene arrestato.<br />
Il film è bellissimo. L’intrigo si sviluppa destando grande interesse da parte dello spettatore. I sentimenti contrastanti di Gino e di Giovanna vengono magnificamente espressi sia dalla recitazione che dagli eventi che si susseguono. L’ambientazione è stupenda. Non solo, come si è visto all’inizio, viene rievocato un luogo aspro, triste, solitario come il margine del Po, e la rozzezza di una locanda di campagna, ma anche nelle città, di Ancona prima, e poi di Ferrara, l’ambientazione è straordinariamente “vera”:  stradine strette fiancheggiate da poveri negozi, rozzi portoni di ingresso; scalinate, che arrampicano con pavimenti in acciottolato; venditori ambulanti, gente che passa indaffarata,  tutto molto realistico, ma anche tale da aiutare lo spettatore a sentirsi all’interno delle vicende dolorose narrate dal film.</p>
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		<title>LOURDES, di Jessica Hausner, 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2015 21:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Christine è una giovane donna affetta da sclerosi a placche. Si tratta di una malattia del sistema nervoso centrale che colpisce in modo casuale, ma sempre più esteso, collegamenti nervosi fra i vari centri. Il risultato è la perdita graduale di funzioni corporee. Gli effetti delle sclerosi a placche hanno la caratteristica di poter temporaneamente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/Jessica_Hausner_venice_cropped1.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/Jessica_Hausner_venice_cropped1-150x150.jpg" alt="Jessica_Hausner_venice_(cropped)" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1836" /></a></p>
<p>Christine è una giovane donna affetta da sclerosi a placche. Si tratta di una malattia del sistema nervoso centrale che colpisce in modo casuale, ma sempre più esteso, collegamenti nervosi fra i vari centri. Il risultato è la perdita graduale di funzioni corporee. Gli effetti delle sclerosi a placche hanno la caratteristica di poter temporaneamente regredire, per poi successivamente riprendere. In Christine la perdita ha coinvolto la funzionalità degli arti. Può parlare, mangiare, ma ha gli arti completamente paralizzati: non può camminare né muovere le braccia. Ha bisogno in permanenza di una persona che la assista, che le spinga la carrozzella, che la imbocchi, etc.<br />
<span id="more-1833"></span><br />
Lourdes, per i fedeli è luogo dell’apparizione della madonna, ma è soprattutto, nella comune credenza, il luogo dove avvengono miracoli di guarigione da malattie, anche le più gravi. Ci sono organizzazioni che raccolgono i pellegrini e periodicamente organizzano viaggi a Lourdes dove, nel corso della settimana di soggiorno, si fa la visita alla Basilica, si va alla grotta dell’apparizione, si viene immersi nella fonte miracolosa, si ascoltano messe, si partecipa alle benedizioni. Tutto questo avviene in uno spirito di preghiera, ma anche di attesa, con l’assistenza di un’organizzazione studiata appositamente, che provvede l’alloggio alberghiero, i pasti un ristorante attrezzato, e gli spostamenti per le vie della cittadina, facilitato dalla presenza di vigili che hanno il compito di indirizzare per i giusti itinerari i cortei dei pellegrini.<br />
Christine fa parte di uno di questi gruppi. Il film ci fa entrare nella vita che questi pellegrini trascorrono dal giorno del loro arrivo, per tutta la durata della settimana: il ristorante, le camere dell’hotel, i cortei attraverso la cittadina, la visita ai principali luoghi. E soprattutto veniamo a contatto con rapporti reciproci, la nascita di provvisorie amicizie, la descrizione delle loro sofferenze, le loro malattie, le loro speranze e, quelli che già in passato avevano fatto l’esperienza, i loro ricordi. Il gruppo è assistito da diverse fanciulle dell’Ordine di Malta tutte rigorosamente in divisa comandate da una superiora, Cécile, e da un gruppo di vigilanti, anch’essi dell’Ordine di Malta, che si occupano di eliminare eventuali ostacoli al fluire ordinario della visita. Christine, immobilizzata ha un’assistente, Maria, tutta dedicata alle sue esigenze: le spinge la carrozzella, la imbocca, la mette a letto nella camera dell’hotel. L’impotenza di Christine è totale. Per esempio, alla visita della grotta, tutti accarezzano la roccia in segno di fede, e molti anche la baciano. Christine non può farlo spontaneamente, e l’accompagnatrice le guida lei la mano.<br />
Nel corso del film sorgono piccole vicende che ci fanno vivere l’esperienza di una piccola collettività: le assistenti guardano con interesse i vigilanti, giovani ragazzi di allegro carattere, e alcune, come l’accompagnatrice di Christine, non fanno mistero di essere attratte da qualcuno di loro. Maria è attratta da Kuno, e accade abbastanza spesso che ella abbandoni Christine per inseguire l’uomo. A lei spesso, nell’assistenza a Christine, si sostituisce l’anziana signorina Hartl che spera sempre di imbattersi in un miracolo, e che ha trovato in Christine la persona che potrebbe esserle d’aiuto. Fra i pellegrini del gruppo ci sono diverse signore, e una, in particolare, madre di una ragazza in carrozzella priva di qualsiasi capacità di comunicazione, da tempo viene ogni anno a Lourdes nella speranza, fino a quel momento vana, di ottenere il miracolo della guarigione della propria figlia. Altre, in grado di gestirsi, si ritrovano nel corso delle cerimonie, e discutono fra loro. L’argomento, ovviamente, è la possibilità del miracolo, e alcune ricordano miracoli avvenuti davanti a testimoni, e in alcuni casi poi, a causa di ricadute nella malattia, rifiutati poi come tali dalla chiesa ufficiale. La proiezione di un filmato in cui un miracolato ufficialmente riconosciuto racconta la sua esperienza, lascia molte perplessità in alcuni. Nel filmato, notano, il miracolato non si alza mai dalla poltrona in cui è seduto.<br />
Vi sarà un miracolo anche fra i partecipanti di questo gruppo? Dalle discussioni pare evidente che la devozione, la frequente ripetizione dei simboli religiosi ad ogni occasione, come il segno della croce, più che manifestazioni di fede, sono evidenti espressioni di una messianica attesa del miracolo: il fatto che si verifichi, il perché si verifichi, a chi si verifichi, e se le guarigioni cui a volte si assiste siano veramente dei miracoli.<br />
Christine partecipa anch’essa di questa atmosfera generale. Forse in lei si nota più che in altri la speranza di un miracolo: riprendere la motilità degli arti, e ritrovare un futuro che in queste condizioni di cui soffre le viene negato. In una confessione davanti al prete si lascia andare a una manifestazione di rabbia. Perché proprio a me doveva capitare una malattia così invalidante? A me, che sono giovane, che ho ancora tutta la vita davanti, ma che non posso viverla. Il prete ovviamente le risponde che la volontà di Dio è misteriosa, ma che comunque dobbiamo accettarla, perché Dio, nel suo amore, ha a cuore il destino di ognuno.<br />
Tutti i discorsi sui possibili miracoli finiscono per fare emergere la domanda chiave, che poi è l’inverso della rabbiosa domanda di Christine: perché il miracolo si verifica in alcuni, e non in tutti gli altri? Una risposta che viene data riguarda proprio Dio: Dio è infinitamente buono oppure Dio è infinitamente potente, ma non può essere entrambe le cose, altrimenti guarirebbe tutti.<br />
Nel corso della settimana, il miracolo di cui tutti parlano e che tutti aspettano sembra, questa volta, verificarsi. E proprio in Christine. La fanciulla comincia a muovere le mani, poi le braccia, in fine, anche le gambe riprendono a obbedirgli e Christine si può alzare. La cosa genera stupore. Tutti vogliono sapere, da una parte sentono la meraviglia del fatto giudicato soprannaturale, dall’altra si chiedono perché proprio lei e non per esempio, altri del loro gruppo considerati in condizioni peggiori. Sarà un miracolo vero? Non succederà che nel giro di poche ore o qualche giorno si ripristini la paralisi? È andata farsi vedere all’infermeria, dove solo può essere definita la guarigione come un fatto miracoloso? Si sa che la sclerosi a placche può avere temporanee remissioni.<br />
La visita viene fatta, il medico è del parere che si tratti di un miracolo, ma rimanda il giudizio definivo, come di norma, a una commissione medica. Christine ritorna nel gruppo dove riceve tiepidi applausi. La felicità che può creare la constatazione di una guarigione miracolosa è soffocata da un senso di invidia e di frustrazione che invade tutte le altre. A questo si aggiunge che Christine, più che un atteggiamento di devozione, di meraviglia, di aumento della fede, di sincero ringraziamento, assume l’atteggiamento di chi, finalmente, può riprendere una vita normale, può riappropriarsi del futuro, e non esita ad accompagnare il gruppo dei pellegrini più sani in una lunga e difficile escursione in montagna. Non solo ma la sua gioia la avvicina a Kuno, col quale non esita a intraprendere una relazione, portandolo via quindi a Maria, che da quel momento si apparta, evidentemente odiandola.<br />
La festa finale, prima della partenza, è fatta di allegria. Si balla si beve, si mangia, si ride. Anche Christine vuole ballare, e lo fa naturalmente con Kuno. Ma proprio mentre balla, le forze le cedono e Christine casca per terra. La gente le accorre attorno, sembra preoccupata, ma un sottile stato d’animo, quasi di soddisfazione, serpeggia fra i pellegrini: allora questa guarigione non è propriamente un miracolo!<br />
Il film termina lasciando in sospeso un interrogativo la cui risposta, tutto sommato, non è sembrato avere a che fare col sentimento di fede che la presenza, attuale o passata della Madre di Dio, dovrebbe suscitare in un fedele.</p>
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		<title>SOFFIO (Soom), di Kim Ki-duk, 2007</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 16:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>

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		<description><![CDATA[Una coppia in crisi. Il marito ha un’amante. La moglie, Yeon, ne è a conoscenza, e questo l’allontana da lui. Si sente sola, depressa. Lavora come scultrice, e trascorre il tempo davanti alla televisione. Una notizia attira particolarmente la sua attenzione: un uomo condannato a morte per avere ucciso moglie e figlia, ha tentato il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/KimKi-Duk4.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/KimKi-Duk4-150x150.jpg" alt="KimKi-Duk4" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1831" /></a></p>
<p>Una coppia in crisi. Il marito ha un’amante. La moglie, Yeon, ne è a conoscenza, e questo l’allontana da lui. Si sente sola, depressa. Lavora come scultrice, e trascorre il tempo davanti alla televisione. Una notizia attira particolarmente la sua attenzione: un uomo condannato a morte per avere ucciso moglie e figlia, ha tentato il suicidio nella cella situata nel braccio della morte. Il suo nome è Jin Jang.<br />
<span id="more-1827"></span><br />
Egli, nella cella, vive con altri detenuti. Fra di loro vi sono rapporti di strana natura: amicizia, ma non solo. Con uno in particolare il rapporto ha aspetti quasi di tipo amoroso. Il contatto fisico, soprattutto durante il sonno, ne è un’evidenza. È stato proprio il rapporto con gli altri detenuti che ha salvato la vita al condannato, il loro tempestivo richiamo e il pronto ricovero in ospedale. Jin, a seguito del taglio alla gola che si è inferto, ha perso la parola.<br />
Yeon è perplessa. Sente nel suicida una disperazione, e pensa alla propria. Vorrebbe conoscere quell’uomo, ne immagina le sofferenze, il bisogno di aiuto, che è poi lo stesso suo bisogno. Il marito capisce lo stato d’animo della moglie, e lo vuole contrastare impedendole di guardare oltre il servizio televisivo. Ma Yeon prende una decisione. Esce durante la notte, si reca al carcere e chiede di parlare col detenuto. Dopo un iniziale rifiuto oppostogli dai sorveglianti, il direttore del carcere, che vede la giovane su uno schermo televisivo mediante una fotocamera, forse capisce le sue intenzioni, e dà ordine di lasciarla passare e di lasciarla incontrare con Jin.<br />
Jin non conosce la donna, ma ella stabilisce subito un contatto con lui raccontando una sua disavventura in tempi remoti. L’approccio che ne risulta è il silenzioso incontro di due disperazioni. Un capello che egli le strappa e tiene fra le dita è il filo conduttore che le unisce.<br />
Nella cella comune i suoi amici-colleghi capiscono che Jin non è più solo, che la loro presenza come suoi salvatori sta per essere sostituita da qualche cosa di estraneo. Gli strappano dalle mani il capello.<br />
Yeon torna a casa. Il marito finge di essere preoccupato per il comportamento della donna, ma una telefonata dell’amante lo riporta alla realtà, alla sua realtà.<br />
Yeon torna al carcere. È primavera. Yeon ricostruisce, con fiori e tappezzerie fotografiche che incolla alle pareti, l’ambiente primaverile esterno. C’è gioia e allegria quando il detenuto arriva. Yeon, accompagnata da una radiolina canta una canzone allegra: è arrivata la primavera. È l’allegria con la quale una disperazione cerca di attrarre l’altra, fare in modo che le due disperazioni si incontrino e si vincano reciprocamente. Le due facce si avvicinano fin quasi a baciarsi. Ma il bacio non ci sarà. Il direttore del carcere vede tutto attraverso la telecamera, e fa interrompere il colloquio. Yeon fa appena tempo a donare a Jin la fotografia di lei bambina.<br />
Ancora una volta il ritorno di Jin in cella provoca la reazione dei compagni. La fotografia è la prova che egli sta sfuggendo al loro aiuto, e si ribellano. Sono loro che gli hanno salvato la vita, sono loro che lo amano veramente.<br />
Yeon prosegue. Fa una nuova visita a Jin. Siamo ormai in estate. E come la prima volta, anche ora si attrezza per trasformare la stanza del colloquio in un ambiente esterno. L’ambiente è il mare, una spiaggia, e la canzone è un richiamo alle vacanze estive. Anche in questa occasione la sensibilità di Yeon la porta fuori di sé, in ricordi tristi che si raffigurano come sofferenza presente. Come in precedenza, la vicinanza dei due si conclude con un bacio, che questa volta va a segno. Ma dura poco. Anche in questa occasione il campanello suonato dal direttore che continua a osservare, pone fine al colloquio. Anche in questa occasione c’è l’episodio della fotografia, che la donna dà a Jin, e che i suoi compagni di cella gli strappano e addirittura ingoiano.<br />
Il marito si sente sempre più sotto pressione. Capisce che i viaggi della moglie hanno ha che fare con il carcerato.  Quando per la terza volta Yeon si reca alla prigione, questa volta con i colori e i paesaggi dell’autunno, il marito la segue di nascosto. Come nelle volte precedenti, dopo la canzone, i due si lasciano trasportare dall’attrazione reciproca, e questa volta il bacio è prolungato e pieno di passione da entrambe le parti. Il marito si fa ricevere dal direttore, il quale non esita a mostrargli la scena che si sta svolgendo fra i due.<br />
Quando la moglie esce, il marito le si avvicina e le strappa la fotografia che Yeon intendeva dare a Jin.<br />
Ora il rapporto gli è chiaro. Il marito si rende conto che la moglie ha bisogno di un’alternativa che egli non è stato in grado di offrirle. Si sente umiliato. Interrompe la relazione con l’amante e fa capire alla moglie che intende ricuperare con lei il rapporto che per lungo tempo li ha resi felici. Impone alla moglie di non vedere più il carcerato. Per completare l’opera, questa volta si reca lui dal carcerato e lo avverte: la moglie non verrà più a trovarlo. Gli passa la fotografia che non gli era stata consegnata nell’ultima visita. C’è il ritratto di lei nuda.<br />
Ancora una volta nella cella si scatena il fin di mondo, e Jin, davanti alla prospettiva di non vedere più la donna tenta un’ennesima volta il suicidio.<br />
Viene salvato in extremis, e, a scanso di ulteriori tentativi, viene deciso di anticipare l’esecuzione al giorno successivo. Yeon apprende la notizia per televisione, e si reca per l’ultima volta a trovare il detenuto. È inverno. Inutilmente il marito cerca di convincerla a desistere. Allora, assieme alla figlioletta, le segue con la macchina. Marito e figlia aspetteranno Yeon fuori dal carcere facendo pupazzi di neve. I pupazzi son tre e sembrano stringersi gli uni accanto agli altri: una evidente allegoria. Questa volta l’incontro di Yeon e Jin è spinto al massimo. I due fanno all’amore. È il culmine, l’incontro e nello stesso tempo l’annullamento delle due disperazioni. Jin torna in cella, dove i compagni lo attorniano in un’atmosfera di amore e dolcezza, e sembrano soffocarlo.<br />
Yeon esce, corre incontro al marito e alla figlioletta e, davanti ai tre pupazzi, giocano a tirarsi palle di neve, ridono e, quando risalgono in macchina per tornare a casa, cantano una canzone: la canzone dell’amore ricuperato.<br />
In sostanza tutto il film si svolge nella ricerca di riuscire a offrire felicità o, meglio ancora, una speranza a una persona che, se lasciata a sé avrebbe atteso la morte nella più terribile atmosfera della disperazione. Ottenere questo sembra sia stato possibile con l’offrire a questa persona la propria disperazione, che a sua volta, l’incontro sembra essere in grado di far superare.<br />
Una donna e un amico, con percorsi diversi ci provano donandosi reciprocamente le proprie disperazioni, e, forse, ci riescono.<br />
Da notare come in questo film il regista richiami il filo conduttore delle quattro stagioni, come è avvenuto già in <em>Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera</em>.</p>
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		<title>LA PROMESSE, di Luc &amp; Jean-Pierre Dardenne, 1995</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2015 00:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>

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		<description><![CDATA[Roger è un personaggio che vive sull’immigrazione clandestina e lo sfruttamento degli immigrati, che vengono alloggiati con esosi affitti in scadenti camere ammobiliate di sua proprietà, e che lavorano in condizioni disumane in una sua impresa edilizia. In questa attività illegale è coadiuvato dal figlio Igor, giovane ragazzino che, per mantenere un’apparenza legale, ha un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/Unknown.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/Unknown-150x150.jpg" alt="Unknown" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1821" /></a></p>
<p>Roger è un personaggio che vive sull’immigrazione clandestina e lo sfruttamento degli immigrati, che vengono alloggiati con esosi affitti in scadenti camere ammobiliate di sua proprietà, e che lavorano in condizioni disumane in una sua impresa edilizia. In questa attività illegale è coadiuvato dal figlio Igor, giovane ragazzino che, per mantenere un’apparenza legale, ha un contratto di apprendistato in un’officina di riparazione automobili.<br />
<span id="more-1818"></span><br />
Con l’ultimo arrivo di clandestini c’è Assida col piccolo figlioletto, moglie e figlio di Hamidou, precedentemente immigrato dal Burkina Faso. I vari immigrati, di varie nazionalità, soprattutto rumeni discutono e pagano le loro quote, con la consapevolezza che non vi sono alternative. Hamidou, invece si trova in difficoltà: ha il vizio del gioco e perde cifre importanti, ed è sempre in debito.<br />
Nel normale corso delle cose, c’è la visita di agenti del lavoro, che devono verificare la regolarità delle assunzioni. Tutti i lavoratori clandestini fuggono e si nascondono. Hamidou non ci riesce. Cade dall’impalcatura e si ferisce molto gravemente.  Roger vieta al figlio di portare l’uomo all’ospedale per evitare inchieste. Igor assiste l’uomo e gli promette di accudire moglie e figlio. Alla morte Hamidou viene sepolto nel cemento della palazzina in costruzione.<br />
Ovviamente la moglie è tenuta allo scuro: vorrebbe sapere dov’è il marito. Le si fa credere che sia fuggito per evitare i creditori dei suoi debiti di gioco.<br />
Igor ha molta pena per la donna, che vede come una vittima di una scelta che lui non ha condiviso, cioè quella di lasciar morire il marito dopo la caduta dall’impalcatura e di tacerne la morte. E poi ha nel cuore la promessa fatta al moribondo. Fa di tutto per alleviare le difficoltà della donna. Roger si rende conto che fra il figlio e la donna intercorre un sottile rapporto che egli giudica pericoloso per l’impresa, e vieta al figlio di frequentarla.<br />
Assida che, man mano che passa il tempo, è sempre più preoccupata per l’assenza del marito, lascia capire che intende mettersi alla sua ricerca. Se non dovesse riuscire a trovarlo, manifesta l’intenzione di rivolgersi alla polizia.<br />
A questo punto Roger capisce che occorre liberarsene, essendo diventata un pericolo. In un primo momento le propone di tornare nel Burkina Faso, ma la donna rifiuta. Senza marito non intende muoversi. Allora Roger le fa pervenire un falso telegramma a nome del marito che le fa sapere di essere a Colonia, e la prega di raggiungerlo.<br />
A questo punto Assida decide di trasferirsi, e si prepara alla partenza. Roger si offre di accompagnarla col furgone, ma Igor capisce il trucco. Il padre intende portarla a Colonia dove la venderà come prostituta. Mentre Roger fa gli ultimi preparativi, Igor salta sul furgone dove la donna è già alloggiata e parte. Inutilmente il padre cerca di inseguirlo e di fermarlo. Igor intende mantenere la promessa fatta a Hamidou in punto di morte.<br />
Fra Igor e la donna ignara scoppia una discussione. Igor le rivela la trappola che il padre intendeva farle.<br />
La donna riprende a cercare il marito. Si reca alla polizia senza ottenere alcun risultato. Sfugge a un tentativo di stupro. Alloggia sotto i ponti, dove trascorre la notte. Igor cerca di convincerla a smettere la ricerca del marito e a partire per l’Italia, dove la donna ha alcuni parenti a Carrara. Ma questa volta Assida non si fida più neppure di Igor e fugge.<br />
Il bambino si ammala, febbre alta. Igor riesce a vincerne la diffidenza e ad accompagnarla in ospedale pagando le cure. Qui viene aiutata anche da un’infermiera del suo stesso paese, che la convince a recarsi da uno stregone guaritore. Il risultato di questa visita è la rivelazione che nel corpo del bambino c’è l’anima di un antenato molto irritato, che continuerà a provocare la febbre finché non verrà fatta giustizia nei suoi riguardi. Alla domanda se Hamidou è ancora vivo, il guaritore non sa rispondere.<br />
A questo punto sembra che ad Assida non resti altro che recarsi a Carrara, presso i proprio parenti. Igor riesce a procurarle il biglietto per il treno ricorrendo a un deposito che aveva nella casa del padre. Qui Roger lo sorprende e cerca di trattenerlo, anche con promesse. Ma Igor non si fida. Riesce a immobilizzare il padre e ad accompagnare Assida alla stazione. Proprio qui, Igor, non si sente più di tacere alla donna la sorte del marito e le rivela l’episodio della sua morte. La donna ascolta in silenzio, poi, invece di proseguire lungo il marciapiede per prendere il treno per l’Italia, si incammina lungo un corridoio col bambino in braccio, seguita da Igor.</p>
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		<title>L’ARCO (Hwal) di Kim Ki-duk, 2005</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2015 15:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>

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		<description><![CDATA[Una grossa barca in mezzo al mare. Il proprietario è un vecchio sud-coreano che vi vive con una ragazzina, che ha trovato, dispersa, in tenera età. L’ha salvata, la portata a bordo e la fa crescere in modo che, quando avrà raggiunto l’età opportuna, potrà sposarsela. Quando il film inizia, la ragazzina ha l’apparente età [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/Kim_Ki-duc.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/Kim_Ki-duc-150x150.jpg" alt="Kim_Ki-duc" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1799" /></a></p>
<p>Una grossa barca in mezzo al mare. Il proprietario è un vecchio sud-coreano che vi vive con una ragazzina, che ha trovato, dispersa, in tenera età. L’ha salvata, la portata a bordo e la fa crescere in modo che, quando avrà raggiunto l’età opportuna, potrà sposarsela.<br />
<span id="more-1796"></span><br />
Quando il film inizia, la ragazzina ha l’apparente età di 15-16 anni. È molto graziosa, e sulla barca si dà da fare in aiuto al vecchio.<br />
La barca è immobile, il suo motore è irreparabile, e viene usata come una specie di isola artificiale per pescatori che il vecchio, dietro pagamento, trasporta dalla costa con un motoscafo.<br />
La fanciulla è occupata a preparare tutto il necessario, compresi i pasti per gli avventori.<br />
Mentre i pescatori sono intenti al loro sport, il vecchio mette a punto una strumento a corda, e con l’archetto suona delle melodie orientali. Questa musica, un po’ lamentosa, accompagna lo svolgimento del film.<br />
Può accadere che qualcuno dei pescatori, attirato dall’avvenenza della fanciulla, la chiami vicino a sé e finisca per allungare le mani o assumere atteggiamenti che suscitano la disapprovazione del vecchio. Questi allora imbraccia la sua arma, un arco, e, con mira perfetta, scaglia delle frecce in stretta vicinanza al disturbatore, spaventandolo.<br />
Episodi di questo genere si ripetono: ne nasce l’immagine di una fanciulla indifesa e di un vecchio ardito, con un carattere che non si lascia sorprendere. Il vecchio, oltre a suonare e imbracciare l’arco per difendere la virtù della fanciulla, sa anche predire il futuro. Ed è proprio l’arco che glielo consente.<br />
In un occasione, alcuni pescatori, hanno capito che la fanciulla di per sé è intoccabile. Per riuscire a possederla, decidono di rendere inoffensivo il vecchio aggredendolo e legandolo con robuste funi. Assalire e violentare la ragazza, quindi, dovrebbe essere un gioco da ragazzi. Ma non hanno fatto i conti con il fatto che ella, avendo vissuto per anni assieme al vecchio, ne ha imparato le astuzie e le capacità di difesa. Sfugge agli assalitori disperdendoli attraverso cunicoli interni di cui la barca è ricca, e alla fine compare davanti a loro con l’arco testo e la freccia incoccata. Li ferisce e quindi va a liberare il vecchio che rispedisce a casa i due mancati stupratori sconfitti e umiliati.<br />
Il racconto subisce una svolta. Un bel giorno arriva sulla barca un pescatore giovane e di bell’aspetto, dal dolce sorriso e dai modi gentili. Fra il ragazzo e la ragazza nasce subito una simpatia e quindi una forma di attrazione. Il ragazzo si rende conto che la fanciulla, avendo sempre vissuto sul mare, nulla conosce del mondo esterno. Questo è un torto che il vecchio le ha fatto, e il ragazzo glielo rinfaccia.<br />
La ragazza non accetta più di stare al servizio del vecchio. Si rende conto che può uscire da una vita di reclusa. Si apre un conflitto. Il vecchio addirittura arriva a minacciare il ragazzo con l’arco, ma la fanciulla si infrappone. La frattura ormai è irreversibile. Poiché il vecchio si vanta di poter predire il futuro con l’arco, il giovane gli chiede di farlo. La domanda cui rispondere è: chi dei due sposerà la fanciulla? La risposta viene sussurrata all’orecchio.<br />
Dopo di che, i due giovani salgono sul motoscafo di trasbordo e si dirigono verso la costa. Il vecchio decide di suicidarsi: si lega la gomena al collo in modo da morire soffocato. Ma il tentativo di suicidio non funziona. Per la fanciulla il vecchio rimane come un padre, e l’amore che il vecchio le porta è stata la costante di tutta la sua vita. Decide così di accettare di sposarlo. Il matrimonio verrà celebrato con tutta la sontuosità del caso. Vengono indossati i lussuosi vestiti acquistati proprio per quella cerimonia. La musica suonata sullo strumento a corda accompagna il rito. Ma il matrimonio è solo formale. La fanciulla non si dà al vecchio, il quale imbraccia l’arco e scaglia una freccia in alto, verso il cielo, e poi si getta nel mare scomparendo fra le onde. La freccia, dopo un po’ di tempo tornerà sulla terra, e si depositerà fra le gambe della fanciulla, dalle quali sgorgherà sangue: il vecchio, il suo spirito almeno, in tal modo la possiede e realizza il sogno di una vita. Ora, il giovane e la fanciulla possono unirsi. Sul motoscafo di trasbordo se ne vanno verso la costa, mentre la grande barca, che è sempre stata immobile, riesce a muoversi poco poco, li segue un attimo e poi affonda, e con lei lo spirito del vecchio.<br />
Dal punto di vista della regia c’è da osservare che né il vecchio, né la fanciulla pronunciano una parola per tutta la durata del film. E, sempre per tutta la durata del film, l’ambiente in cui si svolge la vicenda è il mare. Questi due aspetti sono quelli che danno al film il valore di un simbolismo che coinvolge il rapporto a tre, e si conclude con la ricca cerimonia nuziale e la sopravvivenza oltre la morte del vecchio e del suo arco.</p>
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		<title>IL PIACERE E L’AMORE (Iklimler) di Nuri Bilge Ceylan, 2006</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 16:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film non ha una trama vera e propria. Il tema principale è rappresentato dagli sviluppi di una crisi matrimoniale e del suo incrociarsi con sentimenti ancora presenti. All’inizio facciamo la conoscenza con la coppia di sposi protagonisti. Lei, Bahar, è giovane, molto bella; fa filmati per la televisione come direttore artistico. Lui, Isa, un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/Nuribilgeceylan.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/Nuribilgeceylan-150x150.jpg" alt="Nuribilgeceylan" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1789" /></a></p>
<p>Il film non ha una trama vera e propria. Il tema principale è rappresentato dagli sviluppi di una crisi matrimoniale e del suo incrociarsi con sentimenti ancora presenti.<br />
All’inizio facciamo la conoscenza con la coppia di sposi protagonisti. Lei, Bahar, è giovane, molto bella; fa filmati per la televisione come direttore artistico. Lui, Isa, un po’ più avanti negli anni, è professore universitario e sta lavorando a una tesi sui resti architettonici dell’Impero Romano. È evidente che fra i due vi è un contrasto di sentimenti: da una parte il reciproco amore è ancora presente; ma dall’altra la felicità che il rapporto amoroso dovrebbe elargire, sembra smarrirsi del tutto.<br />
<span id="more-1783"></span></p>
<p>I due sono in vacanza. Lui fotografa delle rovine di un’antica città romana, lei lo osserva da lontano, annoiandosi. Fra i due il rapporto si limita a poche parole: a volte dette con dolcezza, ma più spesso con irritazione. Questo avviene anche quando sono a cena da un amico (che evidentemente si accorge della crisi) e sulla spiaggia, mentre fanno il bagno o prendono il sole.<br />
A un certo momento, mentre sono sulla spiaggia, lui propone di separarsi per consentire una riflessione. Ma la proposta è timida, lascia adito a diverse interpretazioni. La risposta di lei è più categorica. Quando, in motocicletta, tornano alla loro casa di Istanbul, Bahar provoca un incidente coprendo con le mani gli occhi di lui mentre è alla guida. La rottura è definitiva. Le strade divergono. Lei se ne va nell’est del paese, in Anatolia, dove sta girando un film e manifesta l’intenzione di non ritornare alla vita in comune; lui riprende l’attività universitaria.<br />
Ma Isa, rimasto solo, non riesce a raggiungere alcuna serenità. Cerca rapporti con gli amici, fa un po’ di sport, incontra una sua ex con la quale fa all’amore, si propone di fare un lungo viaggio da solo, confessando agli amici che questa sia stata da sempre la sua più grande aspirazione. Ma vediamo che non è così. L’autunno sta avanzando. Il cielo è oscurato da pesanti nuvole, episodi di intensa pioggia costellano le giornate. Il freddo si fa sentire e preannuncia l’inverno. Tutti quelli che hanno qualche giorno di ferie desiderano andare in luoghi più caldi. Anche Isa sembra desiderare la stessa cosa, ma poi prende l’aereo e si reca nella gelida Anatolia dove la moglie sta girando il film. La solitudine ha stimolato in Isa una ripresa intensa dell’amore per la moglie, forse anche più di quando stavano assieme. Egli si aggira per i desolati e innevati paesaggi dell’Anatolia, fa fotografie di antichi palazzi e alla fine, identificato il luogo dove si sta girando il film, vi si reca per incontrare Bahar. Le si avvicina con precauzione, le ha portato delle fotografie della loro vita in comune, le ha fatto un piccolo regalo. All’inizio è incoraggiato: la moglie piange, non sa trattenere le lacrime. Ma la possibilità di una ripresa del rapporto sembra sospesa. Isa si rende conto che la barriera che li divide è alta e forte, ma pensa di avere ancora possibilità di abbatterla. Altrimenti, perché quelle lacrime? Torna a incontrarla: ammette tutti i suoi torti nella vita comune, professa un cambiamento che lo dovrebbe rendere più attento ai problemi di lei e soprattutto alla ricerca della sua felicità. Le propone di abbandonare il film che sta girando e di tornare a Istanbul con lui. Ma anche questo tentativo sembra destinato al fallimento. Bahar ascolta, capisce, torna a piangere, ma conclude che tutto questo rinnovamento che le viene proposto arriva troppo tardi; non se la sente di riprendere la vita in comune.<br />
Isa se ne va. Decide così di tornare a Istanbul: compra un solo biglietto aereo. Alla sera, in hotel, al momento di coricarsi, Bahar bussa alla porta, entra senza parlare, e si sdraia nel letto. L’amore in lei ha avuto il sopravvento. Questa volta, tuttavia, i ruoli si invertono. Dopo aver passato la notte assieme, Isa partirà per Istanbul senza di lei.<br />
Il tema non presenta delle originalità particolari. Il suo pregio maggiore secondo me sta nella regia. Da una parte vi è il rapporto fra il clima e i sentimenti dei due componenti la coppia: il clima dell’ambiente in cui si svolgono le vicende del film va dall’estate, ad un autunno con pesanti nubi nel cielo o intensa pioggia, fino all’inverno inoltrato con abbondanti nevicate nelle ultime scene quelle del gelo completo subentrato fra i due protagonisti. Bellissime le scene dell’Anatolia invernale. Non a caso il titolo del film è proprio la parola turca <em>Iklimler</em> che significa “Climi”, e questa è la traduzione del titolo del film nelle edizioni francese (<em>Les Climats</em>) e inglese (<em>Climates</em>). Il titolo nella versione italiana, <em>Il piacere e l’amore</em> è incomprensibile e, oltre a essere banale, come spesso accade nelle edizioni di capolavori stranieri in edizione italiana, e secondo me anche brutto, ha ben poco a vedere con le vicende del film. Anche dal punto di vista delle riprese fotografiche la regia mi pare molto bella: spesso negli scambi verbali le espressioni dei volti vengono accentuate dalle riprese solo di alcune parti del viso: li occhi, il naso la bocca, dando immagini di maggior profondità ai concetti espressi.<br />
Da osservare il particolare interessante che l’attore che interpreta Isa è lo stesso Nuri Bilge, mentre l’attrice che interpreta la moglie, Bahar, è Ebru Ceylan, cioè la moglie del regista nella vita.</p>
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