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	<title>Dicoseunpo &#187; Libri</title>
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	<description>Riflessioni su un po&#039; di cose</description>
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		<title>LA CHIMERA, di Sebastiano Vassalli (1990)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2015 21:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il senso dell’opera Vassalli lo rende noto alla fine, in una specie di Appendice dal titolo “Perché il Seicento”. Infatti si tratta di un romanzo ambientato in quel secolo; un romanzo storico, si potrebbe definire, nel quale viene narrata la storia e la breve vita di Antonia, una bambina nata illegittima, ed esposta sulla ruota, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/vassalli.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/vassalli-150x150.jpg" alt="vassalli" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1816" /></a></p>
<p>Il senso dell’opera Vassalli lo rende noto alla fine, in una specie di Appendice dal titolo “Perché il Seicento”. Infatti si tratta di un romanzo ambientato in quel secolo; un romanzo storico, si potrebbe definire, nel quale viene narrata la storia e la breve vita di Antonia, una bambina nata illegittima, ed esposta sulla ruota, e alla fine morta sul rogo come strega. La sua storia, e soprattutto la sua fine, ci aiutano a penetrare il modo di vivere della gente comune, per la quale la violenza era un importante strumento di sopravvivenza. E soprattutto ci aiutano a comprendere, secondo quanto direbbe il Manzoni, come si è formata e sviluppata la cultura che poi è diventata il comune modo di vivere degli Italiani in quanto popolo di uno Stato unitario.<br />
<span id="more-1815"></span><br />
Come Manzoni, Vassalli è convinto che il carattere nazionale degli italiani si sia formato proprio nel Seicento, fortemente influenzato da due fattori dominanti: la Controriforma della Chiesa Cattolica e la dominazione spagnola a Milano e a Napoli. La critica che svolge nei confronti del modo in cui Manzoni ha affrontato il problema nei Promessi Sposi riguarda una certa attenuazione di quella che sembra essere stata la violenza che ha dominato i comportamenti della persone. Per dimostrarlo, ne sottolinea gli aspetti più evidenti, che riguardano Don Abbondio, il Cardinale Federigo Borromeo, lo stesso Don Rodrigo; mentre più aderente allo spirito secentesco dei comportamenti viene giudicata la descrizione della rivolta del pane e soprattutto la reazione della popolazione all’epidemia di peste.</p>
<p>Il racconto di Vassalli ci porta nella pianura della bassa novarese. I campi sono per lo più invasi dalle acque, e la coltivazione principale e più redditizia è quella del riso. Da una parte ci sono i signori, che dal riso traggono i profitti; dall’altra i contadini, e ancora più in basso i <em>risaroli</em>, quei poveracci che, privi di qualsiasi forma di sostentamento, per sopravvivere vengono forzatamente reclutati a lavorare nelle piantagioni in un lavoro massacrante e insano, che ne porta molti a morte precoce. In questo ambiente si sviluppa la lotta, tutta interna alla chiesa, fra comportamenti ecclesiastici tradizionali e comportamenti dei sacerdoti aderenti alla Controriforma e al Concilio di Trento. Da una parte una Chiesa dedita a una vita dispendiosa e gaudente, dall’altra una Chiesa moralmente ripulita che richiama sacerdoti e fedeli al sacrificio. Un prelato particolarmente attivo nel richiamo dei fedeli a una fede più moralmente esercitata, è stato il vescovo di Novara, Monsignor Bescapè, allievo e ammiratore dell’intransigenza di Carlo Borromeo.<br />
Questa sua intransigenza lo mise in forte contrasto con il papa Aldobrandini, Clemente VIII, notoriamente portatore di una concezione che si richiama alla chiesa preconciliare. La beffa delle reliquie fatta a danno di Bescapè fu uno dei momenti più acuti di questo scontro.<br />
Anche nel comune in cui si svolge la vicenda, il comune di Zardino, a poca distanza da Novara,<br />
si manifesta lo scontro fra le due concezioni della Chiesa Cattolica. Nel periodo preconciliare il prete che avrebbe dovuto gestire le anime, Don Michele, di fatto non era affatto ordinato sacerdote, e viveva sfruttando chiesa e commercio delle indulgenze per guadagnarsi e magari godersi vita. Questi preti, chiamati <em>quistoni</em>, erano tollerati. Il Concilio di Trento e la Controriforma portarono a Novara, e quindi anche a Zardino, la nuova concezione religiosa della Controriforma, e, a sostituzione del quistone Don Michele, un parroco vero sacerdote, don Teresio. </p>
<p>In questi anni, comincia la storia di Antonia, un’esposta, affidata nel gennaio del 1990, al torno, come veniva chiamata la ruota della Casa di Carità di San Michele, appena fuori della città di Novara. Su questa ruota venivano “esposti” i figli nati illegittimi, assai numerosi in una terra dove signori, soldati spagnoli e preti non avevano scrupoli a mettere incinte le giovani contadine e dove le prostitute, spontanee o indotte, abbondavano.<br />
Antonia era una bellissima bambina, dai capelli e dagli occhi nerissimi. E la sua bellezza aumentava col passar degli anni. Come spesso accadeva, famiglie del contado, erano interessate ad adottare qualche esposto, al fine di farne un servo per i lavori più faticosi. Un adozione che fece discutere fu proprio quella di Antonia, all’età di circa 5 anni. Ella fu adottata da Bertolo e Francesca Nidasio, una coppia privi di figli, che non ne fecero una serva, ma la trattarono come una della famiglia. Tuttavia questo non fu sufficiente per dare ad Antonia un rango nella comunità. Esposta era e come esposta veniva trattata dalla comunità del paese.<br />
I Nidasio subirono critiche, e in alcuni casi si acuirono inimicizie nei loro confronti.<br />
Antonia cresce in quell’ambiente: poche amiche, una vita caotica, fra processioni, mercati, lavoro nei campi, impara a conoscere il mondo e a capirne il funzionamento.<br />
Fra i discorsi della gente, soprattutto quando ci si ritrova a sera nelle stalle, l’argomento che più viene discusso, soprattutto dopo l’arrivo del nuovo parroco, don Teresio e le sue costrizioni a seguire la fede in modo esasperato, è la religione: come adempiere ai comandamenti, come sconfiggere il diavolo, e come riconoscere le persone che col diavolo hanno rapporti, come salvare la propria anima etc. Un luogo temuto, in quel di Zardino, è una coppia di dossi a poca distanza dal centro abitato, indicato come luogo in cui si radunavano le streghe e dove di notte alloggiava il diavolo.<br />
Un altro argomento di conversazione erano le imprese del Caccetta. Questi era un nobile che aveva dilapidato tutto il suo patrimonio e che in seguito, arruolato un ferocissimo gruppo di bravi, rapinava e uccideva. Le sue imprese erano molto temute ed erano argomento privilegiato di discussione e di racconti fra la gente. Le autorità si dovettero assoggettare al loro ruolo di tutela della legge, e finirono per catturare, processare e giustiziare il bandito. Ciò avvenne nel 1609 nella piazza di Novara, dove fu decapitato.<br />
Antonia intanto aveva raggiunto l’età dell’adolescenza, ed era sempre più bella. Molti uomini si erano invaghiti e la chiedevano in matrimonio, ma ella tendeva sempre a respingerli. E riusciva a respingere anche veri e propri tentativi di stupro. Cosa che fece molto scalpore fu il fatto che respinse anche le proposte di una persona appartenente a un ceto elevato, imparentata con la nobiltà. Questo suo ripudio fece mormorare molto la gente: un’esposta (ancora quel titolo del quale Antonia non si sarebbe mai liberata), quindi un’appartenente a un rango umilissimo, come poteva respingere un matrimonio del genere? La sua bellezza, i numerosi pretendenti da lei rifiutati, finirono per far pensare che Antonia fosse provvista di strani poteri, e di qui, cominciò a formarsi l’ipotesi che potesse trattarsi di stregoneria.<br />
Ma Antonia, per carattere, per educazione, per orgoglio, non accetta le imposizioni di una società che l’avrebbe voluto sottomessa, umile e disposta a subire ogni forma di prevaricazione, come appunto si conviene a una “esposta”. Vuole vivere la sua vita. All’età di 18-19 anni (siamo nel 1609) si innamora di un camminante, cioè di una di quelle persone libere, senza un’abitazione, senza un lavoro fisso, che hanno come sistema di vita quello di fare mille lavori a propria scelta e di interrompere quando il lavoro smette di suscitare interesse. Il camminante di cui Antonia si innamora si chiama Gasparo. È capitato dalle parti di Zardino in quanto arruolatore dei risaroli. Quella di Antonia è una passione. Scappa da casa nelle ore notturne per incontrarsi col suo amore, sperando di non essere vista. E il loro luogo di incontro spesso è sul dosso dell’“albera dei ricordi”, proprio quello presso il quale la credenza popolare pensava che avvenisse il sabba delle streghe.<br />
Le dicerie sui suoi poteri di strega crescono, e vengono collegate anche a qualche fatto giudicato insolito, come ad esempio l’ammalarsi di un bambino in una casa dove lei aveva in precedenza fatto visita, oppure la nascita di un vitello deforme, o la morte di un cane.<br />
In sostanza queste dicerie trovano una certa credibilità a Novara, non tanto presso il vescovo Bescapè, quanto presso l’inquisitore Manini. Ancora una volta si manifesta lo scontro fra chiesa pre-conciliare, quella inquisitoria dei frati domenicani, e la chiesa conciliare, il vescovado. E Antonia e le accuse di stregoneria che la riguardano sarà un ennesimo, crudele strumento di scontro.<br />
Si apre così un’istruttoria contro Antonia. In un primo momento a piede libero: vengono sentiti testimoni, fra cui proprio i Fratelli Cristiani, che hanno visto più volte Antonia uscire di notte, e in un’occasione è stata vista, assieme a una figura non identificata, proprio sul dosso dell’“albera dei ricordi”. Altre testimonianze riguardano singoli episodi, come, per esempio il fatto che un pittore di strada l’abbia utilizzata come modelle per dipingere in una edicola il volto della Madonna, oppure, peggio ancora, il fatto di averla vista ridere durante una visita nella chiesa di Zardino del Vescovo di Novara. Tutti questi episodi, di evidente nessuna importanza, tuttavia danno l’estro all’Inquisitore di imbastire un processo, dimostrando così il suo potere in alternativa a quello del vescovo. Nonostante molte testimonianze in grado di chiarire che i fenomeni strani elencati dai testimoni a carico non avessero nulla a che fare con la natura di strega di Antonia, ma fossero fatti assolutamente naturali, il processo ha luogo. Antonia viene imprigionata, interrogata, torturata finché, sotto la sofferenza e spinta da una giustificata ribellione, ammette di essere una strega e di avere avuto rapporti carnali con diavolo. Alla fine viene condannata e consegnata al braccio secolare per essere abbruciata sul rogo.<br />
In questi ultimi capitoli Vassalli ci fa sentire i pensieri della giovane, che nel giro di pochi mesi vede la propria vita massacrata: dapprima lo stupore, poi la sofferenza, la ribellione e infine una rassegnazione che scivola nella morte fra le fiamme della catasta di legna ammucchiata sul famoso dosso dell’“albera dei ricordi”, il luogo dei supposti sabba cui avrebbe partecipato.<br />
Le conclusioni del racconto, riguardano proprio i comportamenti della gente comune, delle “brava gente”: dapprima il disprezzo per l’esposta, poi le maldicenze per la sua vita indipendente e orgogliosa, poi le dicerie per la sua bellezza e per il fatto di essere corteggiata da molti uomini; poi la convinzione che stregasse gli uomini e che quindi fosse una strega; e le testimonianze sui fatti insoliti, tutti negativi di cui la sua presenza fosse causa; e alla fine gli insulti, gli aizzamenti, le grida di “C’è la strega! Arriva la strega! A morte! Al rogo! Al rogo!” mentre Antonia, sul carretto viene portata al luogo dell’esecuzione. Tutto questo è manifestazione di una violenza che albergava proprio all’interno del modo di essere e di pensare della gente. Della gente comune, ci avverte il Vassalli. Si trattava di gente comune, dice, “erano tutti brava gente: la stessa gente laboriosa che nel nostro secolo ventesimo affolla gli stadi, guarda la televisione, va a votare quando ci sono le elezioni, e, se c’è da fare giustizia sommaria di qualcuno, la fa senza bruciarlo, ma la fa; perché quel rito è antico come il mondo e durerà finché ci sarà il mondo.”<br />
Fra gli eventi quotidiani che portano questo segno, uno in particolare, mi viene alla mente, ora, dato che si è svolto proprio in questi giorni: il linciaggio, anche mediatico, del preside della scuola di Rozzano, accusato, a torto, di avere vietato i festeggiamenti del Natale nella scuola, cosa che ben presto si è dimostrata non vera. </p>
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		<title>LA BALLATA DI ADAM HENRY (The Children Act), di Ian McEwan, 2014</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2015 21:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel romanzo, sulla falsa riga dello sviluppo di una crisi coniugale fra Fiona Maye, giudice della Suprema Corte, e suo marito Frank, crisi che ne rappresenta il tema principale, Ian McEwan affronta alcune situazioni che riguardano lo stato e il diritto di famiglia. Ne fa testo l’aforisma introduttivo tratto dal Codice dei minori del 1989, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/Ian-McEwan-014.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/Ian-McEwan-014-150x150.jpg" alt="Ian-McEwan-014" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1804" /></a></p>
<p>Nel romanzo, sulla falsa riga dello sviluppo di una crisi coniugale fra Fiona Maye, giudice della Suprema Corte, e suo marito Frank, crisi che ne rappresenta il tema principale, Ian McEwan affronta alcune situazioni che riguardano lo stato e il diritto di famiglia. Ne fa testo l’aforisma introduttivo tratto dal Codice dei minori del 1989, Sezione I(a): “In tutte le questioni inerenti… l’educazione e lo sviluppo di un minore… la corte orienterà le proprie delibere assumendo come parametro decisivo il <em>benessere</em> del minore stesso“.<br />
<span id="more-1801"></span><br />
Fiona, in quanto magistrato, si occupa principalmente di diritto di famiglia ed è questa l’occasione per introdurre nel romanzo alcune situazioni, ovviamente di fantasia, ma tali da poter essere considerate come emblematiche e comunque di possibile accadimento nella vita privata. Apparentemente queste situazioni vengono introdotte senza una specifico legame con la trama, ma nel complesso hanno la funzione di descrivere coinvolgere il lettore sul rapporto fra l’ambiente in cui si svolge e la vicenda principale.<br />
Uno dei casi riguarda la crisi fra una coppia di ebrei: il marito appartiene alla comunità haredi, di osservanza ultraortodossa, le cui regole molto rigide ammettono per la donna compiti dedicati esclusivamente alla gestione della famiglia, negandole la possibilità di accedere a un’occupazione lavorativa; la moglie, pur di religione ebraica, non è disposta ad accettare queste regole; si separa dal marito e si dedica a un’attività professionale. In questa situazione sorge il problema per le loro due figlie. La madre vuole che le figlie frequentino una scuola normale che impartisca l’istruzione necessaria a vivere in un ambiente “normale” e dove il rapporto fra i sessi è dettato da una convivenza senza remore particolari. Il marito al contrario vuole che le figlie vivano all’interno delle rigide regole della comunità haredi, e che quindi frequentino una scuola della comunità. Ian McEwan si diffonde in ragionamenti che intrecciano il carattere giuridico con l’interpretazione del principio dell’ottenimento del benessere e il rispetto per l’appartenenza a una religione, e conduce alla conclusione, assunta nella sentenza, che le figlie siano affidate alle forme educative volute dalla madre.<br />
Un altro caso riguarda il destino della piccola figlia di una coppia di genitori divorziata. Il padre, marocchino, aveva, contro le decisioni precedenti di un tribunale, sottratto la minore alla madre e l’aveva portata in Marocco per farla educare secondo le usanze musulmane. Qui il problema riguarda soprattutto i rapporti giuridici fra i due paesi, tali da poter richiedere il rimpatrio della piccola in ottemperanza a una sentenza adottata in un tribunale inglese. E a questo aspetto si conforma la sentenza di Fiona.<br />
Un terzo caso riguarda due gemelli siamesi. Ma non sono uguali. Uno si presenta integro, l’altro è carente, tale da non poter sopravvivere se distaccato: polmoni insufficienti, cuore non funzionante, cervello non sviluppato, etc. La separazione quindi potrebbe configurarsi come un vero e proprio omicidio, ma la non separazione condurrebbe in tempi brevi alla morte di entrambi. I genitori, e le stesse gerarchie ecclesiastiche sono contrarie, alla separazione. La situazione, e quindi anche la morte naturale di entrambi i gemelli, viene interpretata come volontà di Dio, e quindi non contrastabile. Fiona, nella sentenza prende la decisione di accedere alla separazione chirurgica, sulla base di ragionamenti di tipo giuridico, che discendono dall’assunto preliminare che il giudice non deve dare una risposta morale, ma applicare la legge. Si rifà quindi allo stato di necessità e alla ricerca del <em>benessere</em> nei confronti del minore. Tutto dipende dal fatto che Il gemello debole, dotato di un cervello non adeguatamente sviluppato, non può vantare interessi.<br />
Questi tre casi sono serviti al narratore per offrire un terreno di discussione nel quale fare entrare un quarto caso, quello che poi finisce per essere il portatore della trama del romanzo e che si intreccia con la crisi familiare di Fiona.<br />
Un giovane di 17 anni e 9 mesi, quindi in prossimità di diventare maggiorenne, cade ammalato di una forma di leucemia altamente rischiosa. Le cure sono possibili, ma comportano trasfusioni di sangue. Il giovane, insieme alla famiglia, appartiene alla comunità dei testimoni di Geova, che rifiutano le trasfusioni considerate contrarie alla volontà di Dio.<br />
Il problema è serio: riguarda la possibilità di sopravvivenza, e il tempo per risolverlo è brevissimo.<br />
Per autorizzare l’ospedale a fare le trasfusioni contro la volontà del paziente, e quindi salvagli la vita, occorre una sentenza. Le testimonianze, sia quelle che sostengono la necessità di intervento terapeutico, sia quelle che si appellano alla volontà di Dio, portano tutte argomenti convincenti. La sentenza dovrà tener conto della volontà del paziente, che, pur minorenne, in un caso come questo, secondo la giurisprudenza, ha un peso determinante. Il problema è quello di asserire che la sua volontà sia libera e frutto di una cultura autonomamente costruita, e non semplicemente indotta da pressioni della comunità o della famiglia.<br />
Questo aspetto fa decidere a Fiona di avere un colloquio personale col paziente.<br />
La visita conferma a Fiona di trovarsi davanti a un ragazzo molto intelligente, determinato, colto. Fra i due nasce una specie di amicizia: lui le fa leggere delle sue poesie, poi imbraccia il violino, cantano assieme, etc. Comunque la sua posizione, in merito alla trasfusione, sembra irremovibile: intende rifiutarla, pur sapendo che, per adempiere alla volontà di Dio, dovrà pagare un prezzo altissimo: la sua stessa vita.<br />
La sentenza di Fiona, pur tenendo conto dell’intelligenza e della cultura autonoma del ragazzo, va in direzione opposta. L’ospedale dovrà mettere in atto tutte le forme terapeutiche che gli oncologi ritengono necessario per salvargli la vita, compresa la trasfusione di sangue. La motivazione addotta da Fiona si riferisce alla intuizione della esistenza di una contraddizione fra la sviluppatissima cultura del ragazzo e l’accettazione con motivazioni rigide e non sufficientemente o approfonditamente dimostrate (cosa che la sua cultura gli permetterebbe di fare) delle indicazioni della comunità.<br />
Il tempo necessario per affrontare questo problema ha pesantemente interferito con la sua crisi coniugale. Il marito di fatto se ne è andato di casa per stare con la propria amante e Fiona si è sentita tragicamente sola. Solo alcune lettere del ragazzo leucemico, alle quali non risponde affatto, le hanno dato un minimo di orgoglio, vedendo che la sua sentenza ha avuto esito positivo. Il ragazzo è stato curato ed è sopravvissuto alla malattia.<br />
Il lavoro comunque la chiama in giro per il paese a risolvere problemi in tribunali di piccole città. In una di queste città, Newcastle, mentre trascorre le serate con i colleghi nell’appartamento a lei riservato, si vede raggiungere dal ragazzo guarito dalla leucemia. È in buona forma. Confessa a Fiona che la sua ostinazione al rifiuto non era dovuta alla convinzione religiosa, ma a una forma di orgoglio che lo faceva in qualche modo sentire una specie di martire. Questo orgoglio, una volta venuto alla luce, gli ha fatto capire quanto le appartenenze possano influenzare le convinzioni. Uscire dalle appartenenze è il modo per dare alla propria vita un senso legato alla propria cultura. Per questi motivi ha abbandonato la comunità dei Testimoni e nel contempo la stessa fede, per assumere un ruolo indipendente nel decidere del proprio destino.<br />
Il ragazzo confessa di sentirsi molto vicino a Fiona (innamorato?) e le chiede di poter andare a vivere con lei. Fiona lo congeda, ma nell’abbracciarlo, si lascia sfuggire un bacio: casto, certamente, ma forse, almeno nel profondo, non troppo. Il ragazzo vorrebbe trattenersi, ma l’atteggiamento di Fiona, impaurita dal bacio che le è sfuggito, diventa improvvisamente freddo, e il ragazzo, con un evidente fondo di delusione, se ne va.<br />
Quando Fiona rientra, la crisi col marito ha superato il culmine e sembra avviarsi verso una soluzione. Il marito è tornato a casa, pentito per tutto quello che ha provocato, chiede perdono. È l’inizio di un riavvicinamento fra i due, e alla rinascita di un’attrazione reciproca che tende a ritornare fisica.<br />
I contatti di Fiona con il ragazzo sono ora interrotti, anche se nello stato d’animo di Fiona quel bacio scambiato a suo tempo, resta nel profondo come una contrastante sensazione di rimorso e di paura. Davanti alla piena confessione del marito, in lei rimane quel lato oscuro. Lato oscuro che riemerge quando le viene recapitata una lettera proveniente dal ragazzo che contiene solo una poesia, dal titolo La ballata di Adam Henry. La poesia è incompiuta e sembra una forma di addio, che per Fiona è straziante.<br />
E di fatto è un addio. Il ragazzo è ricaduto nella leucemia. Questa volta, maggiorenne, ha rifiutato le terapie senza possibilità di impedirglielo, non per ragioni religiose, ma come scelta culturale: ha deciso che quello è il suo futuro, lontano dalla donna che lo ha ammaliato.<br />
Il romanzo termina con Fiona che, spinta al riavvicinamento al marito, si decide a raccontargli queste ultime vicende e gli stati d’animo che in lei hanno comportato, mettendosi così sullo stesso piano.</p>
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		<title>ESPIAZIONE (Atonement) di Ian McEwan, 2002</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 21:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Una famiglia dell’alta borghesie inglese, la famiglia Tallis. La storia è ambientata nel 1935 e successivamente nel 1940, con un epilogo nel 1999. Il padre è una persona importante del Ministero e passa gran parte delle sue giornate a Londra dove, per inciso, frequenta anche qualche giovane fanciulla. La madre, Emily, e i tre figli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/04/ian+mcewan.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/04/ian+mcewan-150x150.jpg" alt="ian+mcewan" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1756" /></a></p>
<p>Una famiglia dell’alta borghesie inglese, la famiglia Tallis. La storia è ambientata nel 1935 e successivamente nel 1940, con un epilogo nel 1999. Il padre è una persona importante del Ministero e passa gran parte delle sue giornate a Londra dove, per inciso, frequenta anche qualche giovane fanciulla. La madre, Emily, e i tre figli (due femmine, Cecily e  Briony, e un maschio, Leon) vivono fuori città, in una villa di sapore vittoriano, che prende il nome dalla famiglia, circondata da un grande parco ricco di alberi (grandi platani e querce), con una fontana che è la riproduzione della fontana del Tritone di Bernini e un laghetto con un isolotto al centro.<br />
<span id="more-1755"></span><br />
La descrizione dell’ambiente è indispensabile perché è proprio l’ambiente a essere lo strumento che ha reso possibile la tragedia.<br />
Oltre ai tre figli, nella casa è accolto, quasi come uno di loro, il figlio della serva, Robbie, ragazzo molto intelligente e studioso, al quale il padre paga gli studi e dà sostegno economico.<br />
La figlia minore Briony, tredicenne, ha una mente sveglia, stimolata da una grande fantasia che ella cerca di riversare nelle novelle che si diverte a scrivere. È convinta di poter diventare una scrittrice. All’inizio del romanzo sta scrivendo il suo primo lavoro teatrale, <em>Le disavventure di Arabella</em>, che intende rappresentare la sera, in occasione della festa per l’arrivo del fratello Leon. Proprio in quei giorni la famiglia ha anche l’incombenza di ospitare i figli della sorella della madre, Hermione, che sta divorziando dal marito e convive a Parigi con il suo amante, un presentatore radiofonico. Anche i figli di Hermione sono tre: due gemelli di nove anni, Jackson e Pierrot, e una figlia, Lola, di quindici.<br />
Briony è felice. Il suo lavoro teatrale in casa è piaciuto, e verrà rappresentato in onore del fratello, la sera stessa dell’arrivo subito dopo la grande cena di benvenuto. Durante il giorno si dovranno fare le prove, e i personaggi che daranno vita al lavoro saranno Lola e i due gemelli. Ma le cose non vanno come previsto. I due gemelli sono distratti e hanno un solo desiderio: quello di tornare a casa. Lola si applica con sufficienza, e le prove vengono interrotte. Briony scopre il significato e soprattutto la potenza delle parole. Sono le parole, più che l’azione, a dar senso a situazioni e stati d’animo. Ella pensa che forse un racconto, per festeggiare l’arrivo del fratello, avrebbe avuto più fortuna. Qui si manifesta la psicologia di questa ragazzina. Nella sua mente emerge l’incrocio fra fantasia e situazioni reali che la parola è in grado di mediare.<br />
Intanto, Cecily e Robbie hanno una discussione aspra. Nel cercare di strapparsi reciprocamente un vaso antico che ha un valore intrinseco, ma anche un valore storico per la famiglia, il vaso viene spezzato e alcuni dei pezzi cadono nella fontana presso la quale i due giovani sono capitati. Cecily si spoglia in presenza di Robbie e si immerge per ricuperare i frammenti. Quindi prende il tutto e se ne va arrabbiatissima verso la casa. Briony vede la scena e rimane scossa dal vedere la sorella discinta in presenza dell’uomo. Non sa cosa pensare e scende in giardino per prendersela con le ortiche.<br />
Nel frattempo arriva Leon con un amico di studi, Paul Marshal. Il suo arrivo è festeggiatissimo da tutti, vengono presi aperitivi e viene approntata la tavola per la cena di benvenuto. Leon è un personaggio di scarso interesse. Fa una bella vita ed è poco interessato alle vicende di casa. Paul è un personaggio scialbo, la cui famiglia ha un’impresa per la produzione di cioccolato. Si tratta di persone ricche che, come tali, sono sempre alla ricerca di soldi. La grande speranza di Paul è che scoppi la guerra (la grande tensione internazionale provocata da Hitler lo fa ben sperare), in modo da poter vendere allo stato barrette di cioccolato da inserire nella razione quotidiana dell’esercito. Sono pertanto in vista favolosi guadagni.<br />
Robbie a casa, in attesa di recarsi alla cena dei Tallis, si rende conto che Cecily è molto arrabbiata con lui, e che, d’altra parte egli ne è innamorato. Cerca di scriverle una lettera per chiedere perdono. La prima che ne sortisce è una lettera con un contenuto audace, passionale, e più che una richiesta di perdono è l’espressione delle immagini erotiche che il suo corpo, discinto ai margini della fontana gli ha trasmesso, e per significarlo usa senza scrupoli il termine “figa” (cunt, in inglese) e le confessa di sentire un intenso desiderio.<br />
Naturalmente la lettera viene scartata e sostituita da una di scuse più formali. Tutta la tragedia successiva inizia in seguito all’errore che viene commesso del ragazzo il quale inavvertitamente scambia le due lettere. Robie chiede a Briony di portare la lettera (sbagliata) alla sorella. Un tentativo di rimediare all’errore va a vuoto.<br />
La ragazzina è già corsa in casa, e ha già letto la parola fatata “figa” (“cunt”) che non può non lasciare un segno profondo nel suo spirito. Subito, ricorrendo anche alle immagini viste al bordo della fontana, si apre alla sua mente una situazione scabrosa, di pensieri e intenzioni oscene che mettono in pericolo la sorella, che va quindi protetta. La cosa si aggrava ulteriormente, quando, poco dopo, entrando in biblioteca, scorge in un angolo buio Robbie che abbraccia la sorella in modo da sembrarle che stia avvenendo una specie di violenza.<br />
In realtà le cose sono andate in modo molto diverso. Cecily ricevuta la lettera dalla sorella, rimane colpita e si accorge che il suo odio non è altro che una manifestazione di amore, e che le frasi audaci della lettera hanno acceso in lei, quasi all’improvviso, il desiderio fisico di Robbie. I due in biblioteca si scambiano intense effusioni e giungono fino a fare l’amore. Un momento di totale felicità scambiato dalla fantasia di Briony in un atto di violenza, proprio a causa di quella parola fatata che l’ha sconvolta e che finisce per disegnare nella sua mente una situazione di allarme. L’occasione per reagire in difesa della sorella si presenterà a breve.<br />
Durante la cena, alla quale partecipano tutti i personaggi principale, ci si accorge che i due gemelli non sono presenti. In realtà si scopre che sono fuggiti, inseguendo il loro desiderio di tornare a casa.<br />
Subito si organizzano le ricerche. È notte, e i diversi personaggi presenti alla cena girano per il parco armati di pile elettriche. Anche Briony si aggira nel bosco, e a un certo momento vede Lola stesa a terra piangente, mentre un’ombra si allontana furtiva scomparendo fra gli alberi. Per Brioni, che pure non ha certo potuto vedere in faccia l’aggressore dato il buio, non possono sussistere dubbi. Tutto il castello costruito nella sua mente che le indica Robbie un maniaco sessuale trova qui la sua chiave di lettura: l’episodio ai bordi della fontana, la parola scritta nella lettera, l’aggressione in biblioteca, non possono suggerire altro che il suo nome, come responsabile dell’aggressione a Lola. Briony è certa di aver scoperto un maniaco sessuale e si sente obbligata a denunciarlo agli altri, corsi in soccorso di Lola, e poi alla polizia, come tale. Non ha alcuna importanza se Robbie, prima della fine della serata ritorna alla casa con i bambini da lui ritrovati. Tutti i presenti ad eccezione di Cecily, sentito il racconto di Briony, sono convinti che la bambina dica il vero, e così farà la polizia e poi la magistratura che condannerà Robbie a 5 anni di galera. L’addio di Robbie e Cecily conclude la prima parte del romanzo.</p>
<p>Nella seconda parte siamo all’inizio della II guerra mondiale. I Tedeschi hanno invaso la Francia. Siamo nel maggio del 1940. Il corpo di spedizione inglese è stretto d’assedio e si sta ritirando per raggiungere la spiaggia di Dunkerque ed essere imbarcato per essere trasportato sulla costa inglese. Robbie è uscito di galera perché ha accettato di arruolarsi nel corpo di spedizione. Lo scrittore ce lo descrive mentre assieme a due caporali, percorre a piedi strade e campagne affollate di fuggiaschi. Gli aerei tedeschi, gli Stukas, in picchiata sganciano bombe e mitragliano la gente provocando dovunque morti e feriti. La situazione è sempre più grave. Finalmente i tre giungono alla spiaggia. C’è il mare, ma non ci sono imbarcazioni. La costa pullula di soldati in attesa. Si tratta solo di aspettare, mentre l’esercito tedesco è sempre più dappresso. Fame e sete dominano la situazione. Robbie continua intensamente i suoi rapporti epistolari con Cecily, che si è allontanata dalla famiglia con la quale non ha più rapporti. Ella vive in un piccolo appartamento in affitto, e lavora come infermiera all’ospedale. L’amore fra i due è tenuto desto dalle frasi con cui terminano le lettere di lei: Ti aspetterò. Torna da me. I ricordi comunque sono amari. Nessun incontro nei lunghi anni passati in carcere. Una breve fugace visita nel periodo dell’addestramento, culminata solo in disperati baci di addio. Licenze interrotte e inseguimenti senza frutto nel tentativo di incontrarsi. E poi la ricomparsa all’orizzonte di Briony, che vuole parlare con la sorella e le scrive lettere. Evidentemente anche in Briony, ormai cresciuta, si sta facendo strada la consapevolezza del dolore che le sue menzogne hanno provocato. Ma Cecily non le risponde. La seconda parte si conclude con la notizia che l’attesa è finita. È giunta l’imbarcazione per portarli in patria.</p>
<p>La terza parte ha per protagonista Briony. La ragazza, ormai diciottenne, si è iscritta alla scuola infermieri e sta facendo tirocinio. Umiliazione, fatica le sembrano un prezzo che sta pagando per la menzogna che ha distrutto la vita della sorella e di Robie. Il lavoro è duro, ma Briony si impegna al massimo.<br />
Nel frattempo la sua fantasia lavora, e nei periodi liberi scrive racconti che invia a case editrici. Fra questi lavori ce n’è uno in particolare che, se pur respinto, desta interesse in un editore, il quale, con una lettera, invita la ragazza a persistere. Il significativo titolo del racconto è <em>Due figure vicino a una fontana</em>. È facile capire quale sia l’argomento di cui tratta.<br />
Verso la fine di maggio del 1940, mentre cominciano ad arrivare i gravi feriti della ritirata di Dunkerque, viene a sapere che la cugina Lola si sta per sposare con Paul Marshall, il giovane che si accompagnava al fratello Leon la fatidica notte dell’incidente per il quale Robie era stato condannato. La notizia crea nella ragazza una sgradevole sensazione di colpevolezza. Proprio lei è stata alla base di questo rapporto. Oggi, a distanza di tempo, si rende conto che la persona che vide perpetrare violenza su Lola per la quale aveva incolpato Robie, era proprio Paul.<br />
Va quindi ad assistere al matrimonio e subito dopo si reca alla casa dove vive Cecily. Visto che, non ostante le sue ripetute richieste, Cecily non le ha mai risposto, decide di rivelarle di persona il suo dolore, il suo pentimento e la sua disponibilità a cercare di rimediare, anche se è consapevole che non otterrà mai il suo perdono. A casa di Cecyl c’è anche Robie, in uno dei pochi momenti in cui, durante brevi licenze, i due si possono vedere. L’incontro è burrascoso. Briony è disposta a tutto pur di riuscire a scaricare l’enorme senso di colpa che la sta avvincendo. Robie e Cecyl le imporranno alcune condizioni. La prima è quella di andare dai genitori e rivelare tutta la verità, ai quali finora è stata taciuta. La seconda cosa è quella di andare da un avvocato e alla presenza di testimoni, di firmare una dichiarazione in cui ammette di avere sbagliato nella testimonianza, e di ritirare ogni accusa. E come terza condizione, scrivere una lettera a Robie nella quale rivelare tutto quello di cui è stata a conoscenza e tutti i suoi pensieri e le sue considerazioni durante la notte fatale e il successivo procedimento giudiziario.</p>
<p>L’Epilogo. Siamo a Londra, nel 1999. Briony è un’affermata scrittrice che ha scritto e pubblicato numerosi romanzi. È il giorno del suo compleanno. Compirà i 77 anni e tutti i familiari e le loro discendenze si sono riuniti per festeggiarla, facendo la rappresentazione del suo primo lavoro, quello famoso che si sarebbe dovuto rappresentare la fatidica notte del 1935, <em>Le disavventure di Arabella</em>. Briony ne è commossa, e ci informa che quello appena uscito è il suo ultimo romanzo. Non scriverà più. Si tratta del romanzo verità, quello che ha impiegato tutta la vita a scrivere per pagare un debito che non verrà mai riscosso. Infatti Robie morrà di setticemia il 1 giugno del 1940, mentre Cecyl morirà nel settembre dello stesso anno per il crollo della stazione metropolitana nella quale si era rifugiata per sfuggire al bombardamento tedesco.</p>
<p>Sulle vicende narrate dal romanzo nel 2007 è stato girato un film, <em>Espiazione</em> appunto, diretto da Joe Wright e interpretato da Keira Knightley, James McAvoy e Saoirse Ronan, che le riproduce abbastanza fedelmente. Naturalmente il film si affida soprattutto alle immagini, mentre nel romanzo l’aspetto più penetrante sono le riflessioni di Briony, sia nella fatidica sera della cena per l’arrivo di Leon, sia nei lunghi anni nei quali ha cercato l’espiazione lavorando come tirocinante in un ospedale prima e come scrittrice poi.  E, ci dice Ian McEwan, il tutto fa perno all’impatto che le parole hanno nell’animo di chi le riceve. E in pericolare la chiave di lettura è proprio una parola, figa (cunt), che crea nella ragazzina e nella sua tendenza a essere scrittrice e a raccontare uno stato d’animo nuovo, dal quale tutto sembra iniziare e scatenarsi. Del film si potrebbe proprio dire quello che è la tesi sostenuta nel libro: che le immagini sono statiche, legate alle cose che ci appaiono, mentre le parole vivono e così danno vita all’ambiente e ai personaggi che lo abitano. Non è un caso che, nel momento in cui Robie scrive la lettera di scuse per Cecily, la parola che appare ripetutamente, trascurando tutte le altre è proprio “cunt”, cioè la parola che è la chiave di lettura dell’animo di Briony e quindi delle successive vicende.</p>
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		<title>UMILIATI E OFFESI (Unižennye i oskorblënnye), di Fëdor Dostoevskij (1861)</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2015 13:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tratta del primo romanzo di ampio respiro scritto dopo le Memorie da una casa morta. Il protagonista, Ivan Petrovič, è anche la voce narrante. Il romanzo inizia con Ivan (Vanja), scrittore ai primordi, con alle spalle un romanzo già recensito positivamente dalla critica (una immagine autobiografica dello stesso Dostoevskij), che decide di cambiar casa. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/04/self-portrait-gustave-courbet144939.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/04/self-portrait-gustave-courbet144939-150x150.jpg" alt="self-portrait-gustave-courbet144939" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1748" /></a></p>
<p>Si tratta del primo romanzo di ampio respiro scritto dopo le <em>Memorie da una casa morta</em>. Il protagonista, Ivan Petrovič, è anche la voce narrante.<br />
<span id="more-1749"></span><br />
Il romanzo inizia con Ivan (Vanja), scrittore ai primordi, con alle spalle un romanzo già recensito positivamente dalla critica (una immagine autobiografica dello stesso Dostoevskij), che decide di cambiar casa. Egli fa un incontro casuale che darà poi il tono a tutto il romanzo: un uomo vecchio, poverissimo, macilento, accompagnato da un cane. Il cane prima, e il vecchio dopo, muoiono e Vanja, che assiste alla squallida morte del vecchio che si adagia sul marciapiede di una strada, dalle sue ultime parole ne ricava profonda emozione e un indirizzo. Decide di prendere casa proprio in quella che era stata l’abitazione del vecchio.<br />
Ivan per introdurre il racconto delle vicende che seguiranno, ci informa sul suo passato di giovane orfano affidato alle cure di una famiglia di piccoli possidenti, gli Ichmenev: Nikolaj Sergeič, la moglie Anna Andreevna, e la figlia Natal’ja Nikolaevna (Nataša). Vanja e Nataša sono coetanei, crescono assieme, e gradualmente il ragazzo si innamora della fanciulla, forse, da principio, in parte anche ricambiato.<br />
Nikolaj Sergeič è una persona onestissima e imprenditore capace. Un principe, proveniente dagli ambienti alti di Pietroburgo e divenuto proprietario di una vasta tenuta, dopo averlo conosciuto, lo apprezza e lo assume come amministratore. Questo principe, Pëtr Aleksandrovič Valkovskij, sarà poi il protagonista negativo del racconto, la causa della tragedia che ne seguirà. Ha un figlio, Aleksej Petrovič, il cui comportamento si rivela essere basato su grande immaturità associata a ingenuità. Il ragazzo adora il padre, ma non riesce ad rivestirsi della personalità di uomo del gran mondo, interessato a contrarre rapporti con personaggi di potere e ad incrementare il più possibile le proprie ricchezze. Il ragazzo trova maggior soddisfazione a passare lunghi periodi nella casa di Nikolaj, dove fa amicizia con Ivan e soprattutto con la giovane Nataša.<br />
Mentre Ivan, per ragioni di studio è costretto a vivere lontano da casa per un lungo periodo, fra Aleksej e Nataša sorge una vera e propria passione.<br />
Il giovane, sempre vittima della sua ingenuità, non nasconde al padre questo suo amore ed esprime il desiderio di sposare la fanciulla. Il padre si oppone ferocemente. Il principe è un personaggio avido e privo di scrupoli. Il suo obiettivo è quello di accumulare ricchezza, anche per superare le difficoltà di un passato di sperperi e di grandi problemi economici. Il suo obiettivo, in questa situazione, è quello di far sposare il figlio alla nipote di una contessa con la quale nel passato aveva avuto intimi rapporti. Questa nipote, Katerina Fëdorovna (Katia), è una ricca ereditiera, e il suo matrimonio con Aleksej avrebbe messo a disposizione del padre una somma ragguardevole, dell’ordine di tre milioni di rubli.<br />
Il principe Valkovskij considera la storia d’amore del figlio con Nataša, una fanciulla praticamente priva di dote, come un intrigo della famiglia Ichmenev. Si innalza così una contesa che ben presto prende vie legali con accuse di furto che il principe indirizza al suo ex amministratore. La causa si protrae al lungo, e, da una parte Nikolaj che, confidando nella propria onestà, non ha mai provveduto a conservare prove del suo operato, dall’altra il cinismo e la mancanza di scrupoli del principe, fanno pendere il verdetto a favore di quest’ultimo.<br />
In realtà Nikolaj, non solo non ha mai intrigato perché la figlia sposasse Alëša, ma addirittura si è opposto al loro amore. Ligio alle regole comportamentali dell’epoca, si dichiara contrario alla possibilità di matrimoni fra persone di rango diverso, e soprattutto trova inaudito che Nataša sposi il figlio del suo calunniatore che lo sta mandando in miseria.<br />
Nel frattempo tuttavia, l’amore fra Nataša e Alëša occupa per intero l’animo dei due giovani, e Nataša decide di uscire di casa e di andare a vivere col ragazzo, in attesa di contrarre matrimonio.<br />
La situazione comporta uno sconvolgimento della vita della famiglia Ichmenev. Il padre maledice la figlia che con questa fuga ha travolto la famiglia nel disonore. Ma se ufficialmente dal suo cuore esce la maledizione, dall’altra parte sappiamo che l’amore di padre non si sopisce e si scontra con il suo orgoglio, facendo in modo che il vecchio vada incontro a una sofferenza sempre maggiore. Anche la madre di Nataša, Anna, è in preda alla sofferenza, compressa da una parte dall’amore per il marito, che non vuole contraddire, e dall’altra dall’amore materno, che non le permette di condividere la maledizione.<br />
A questo punto entra nuovamente in gioco Ivan. Egli è sempre innamorato di Nataša, ha repulsione per Alëša, in parte anche per un sentimento di gelosia. Tuttavia il suo animo generoso e il suo amore per la fanciulla gli fanno mettere da parte la sofferenza  e si impegna e ad aiutarla nel suo sogno amoroso.<br />
Nataša non è felice. Il suo amore per Alëša è assoluto, violento, irresistibile. Non può stargli lontano, mentre il ragazzo, da parte sua, non è alieno a scappatelle e ad amorazzi, sia pure in modo fuggitivo. Nataša alla fin fine capisce che, nonostante i suoi sforzi, la relazione con Alëša non le porterà mai una vera felicità. Così il suo stato d’animo è sconvolto da un’evidente contraddizione:  da una parte felicità radiosa in presenza del giovane, e dall’altra atroce tormento durante le sue troppo frequenti e troppo prolungate assenze.<br />
Il principe Valkovskij intanto persegue in modo sempre più cinico i suoi intrighi. Fa in modo che il figlio cominci a frequentare Katerina, la nipote ereditiera della contessa, con la consapevolezza che il suo carattere infantile non sarà immune dagli stimoli amorosi della fanciulla. Il rapporto del ragazzo con Nataša si allenta sempre di più, anche se le sue profferte amorose si fanno sempre più assolute, ma nei fatti sempre meno vincolanti. Il principe giunge perfino a garantire a Nataša il proprio appoggio al suo matrimonio col figlio, apprezzando in modo palese bellezza e virtù della fanciulla, ma nello stesso tempo, nascostamente, si dà da fare per rinsaldare i legami del ragazzo con Katja, che alla fine diventerà la vera promessa sposa di Aleksej, mentre Nataša sarà abbandonata definitivamente, nonostante le ripetute profferte amorose che evaporano nel nulla.<br />
Ivan, in tutta questa vicenda funge da testimonio e nello stesso tempo di consolatore di Nataša e soprattutto cerca di ricuperare alla fanciulla la comprensione e poi il perdono del padre. In questa sua opera si trova, a un certo momento ad avere a che fare con una bambina che compare all’improvviso in casa sua. È Elena (Nelly), la nipote del vecchio di cui si parla all’inizio del romanzo, che Vanja ha incontrato e che ha visto morire sulla strada.<br />
La storia di Elena è tragica. La madre, figlia di un benestante imprenditore, Smith, fugge dalla famiglia per sposare un mascalzone e andare a vivere all’estero. Il marito, senza scrupoli di sorta, si impossessa di tutte le ricchezze della famiglia di lei, e quindi l’abbandona in miseria con una figlia, Elena, appunto. Anche la famiglia di origine, precipita nella miseria più nera. Smith maledice la figlia, e quando ella, in cerca di aiuto, torna in patria e cerca il padre, questi la misconosce e si rifiuta di incontrarla. Solo la nipotina, Elena, sembra attenuare il rigore del vecchio, e in tal modo riesce ad avere con lui un rapporto, sia pure incostante.<br />
Alla morte della madre, affetta da malattia tubercolare, Elena viene presa in carico da una maitresse, la Bubnova, che sotto la veste di un aiuto umanitario, di fatto la vuole sfruttare come giovane prostituta da offrire a clienti pedofili.<br />
Con l’aiuto di un vecchio compagno di scuola, Masloboev, Vanja riesce a sottrarre alla donna la bambina e a tenerla in casa nell’attesa di trovarle una sistemazione. La bambina, all’inizio diffidente, in seguito gli si affeziona. La diagnosi dei medici è impietosa: la bambina è sofferente di cuore e in più soffre di attacchi epilettici. La sua vita non è destinata a durare a lungo. Nelly, in tal modo finisce per entrare nelle vicende della famiglia Ichmenev. Ogni volta che Vanja si reca da Nataša, questo solleva la gelosia della bambina che gradualmente si sta innamorando del giovane. La situazione ha fine quando Nelly diventa amica di Nataša e finalmente viene accolta in casa degli Ichmenev quando Nataša, definitivamente abbandonata da Alëša, vi fa ritorno.</p>
<p>Il romanzo è molto cupo. Le sofferenze dei personaggi sono debordanti: sono sofferenze amorose (soprattutto quelle di Nataša e di Vanja) ma anche sofferenze nell’essere vittime dello sfacelo di un mondo per bene in preda al cinismo di profittatori. Non è il gran mondo che può vantare orgoglio, ma il mondo della gente umile, che lavora, e che viene quotidianamente calpestata, distrutta, nell’onore, e perfino nella stessa possibilità di sopravvivenza. Quella di Dostoevskij è una denuncia acre, impietosa, filtrata attraverso i sentimenti umani: i sentimenti degli sfruttati e quelli degli sfruttatori, che non sono solo sentimenti relativi alla ricchezza, al denaro, ma ai rapporti umani e soprattutto all’amore, sia quello dell’uomo per la donna, sia quello famigliare, del padre e della madre per la figlia, o anche per situazioni drammatiche che coinvolgono persone innocenti a causa dell’avidità e del cinismo altrui. Il titolo <em>Umiliati e offesi</em> riproduce esattamente il clima che si respira nel romanzo.</p>
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		<title>SOTTOMISSIONE (Soumission) 2015, di Michel Houellebecq</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2015 16:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visto il tema principale del romanzo, non è un caso che il protagonista, François, sia uno studioso di Huysmans, lo scrittore francese famoso per essere l’iniziatore (?) o comunque il simbolo del decadentismo (letterario). Houellebecq, attraverso François, cerca di rispondere a una domanda che, credo, molti occidentali si stanno facendo: cosa succederebbe se, in seguito [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/02/michel-Houellebecq-644x362.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/02/michel-Houellebecq-644x362-150x150.jpg" alt="michel-Houellebecq---644x362" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1733" /></a></p>
<p>Visto il tema principale del romanzo, non è un caso che il protagonista, François, sia uno studioso di Huysmans, lo scrittore francese famoso per essere l’iniziatore (?) o comunque il simbolo del decadentismo (letterario).<br />
<span id="more-1732"></span></p>
<p>Houellebecq, attraverso François, cerca di rispondere a una domanda che, credo, molti occidentali si stanno facendo: cosa succederebbe se, in seguito a un’immigrazione sempre più estesa e una prolificazione sempre più grande, i musulmani fossero in grado di realizzare un partito politico e, attraverso alleanze di vario genere e campagne ellettorali, fossero in grado di entrare nella logica del potere. Certo, ci dice Houellebecq, non ci si deve aspettare quello che oggi sembra il pericolo maggiore legato all’islamismo, l’estendersi del terrorismo. No, certo. Un partito islamico nella prospettiva presa in considerazione sarebbe certamente una forza moderata, una specie di DC in chiave islamica.<br />
Ma la sua presenza nelle stanze del potere che influenza avrebbe sul modo di vivere degli occidentali? Nel romanzo Houellebecq immagina che l’impegno più forte il partito islamico lo impiegherebbe nell’accaparrarsi il governo della pubblica istruzione. Vorrebbe esercitare la guida sulle scuole, soprattutto quelle pubbliche, e imporrebbe una serie di regole che, senza apparire oppressive e impositive, sarebbero comunque in sostanza capaci di influenzare in senso islamico l’educazione e l’istruzione dei giovani.<br />
Si introdurrebbe, almeno nell’ambito della cultura e della vita sociale, una forma <em>soft</em> di sharia (come la definisce Houellebecq). Le donne riacquisterebbero quel ruolo di “fattrici” che, secondo la legge islamica che si appella alla legge naturale, spetterebbe loro; mentre ai maschi sarebbe riservato il ruolo di procreatori. Questo farebbe diventare normale la poligamia e nello stesso tempo le donne dovrebbero evitare di suscitare pubblicamente il desiderio (legittimo) del maschio indossando vestiti appropriati (velo, calzoni, etc.).<br />
Il sistema finirebbe per far sì che, soprattutto nell’ambito della professione dell’insegnamento scolastico e universitario, gli insegnanti finirebbero per trovare più semplice e forse anche più conveniente e, per alcuni, molti forse, più giusta la conversione all’Islam. E questo è appunto ciò che accade al protagonista.<br />
Si tratta proprio di un percorso simile al decadentismo di Huysmans: rifiuto di una difesa della cultura tradizionale che sembra non rispondere più alle esigenze interiori (ed esempio il valore della famiglia come scambio di sentimenti amorosi, oppure l’appellarsi alla storia come fonte della nostra conoscenza, o la valorizzazione della natura come strumento del progresso) e scivolare nella noia; accettazione di un modo di vivere che offre solo una serie di ritualità alle quali ci si può adeguare senza sforzo e forse anche con piacere (come la poligamia o l’uso della donna come “sottomessa”), e in tal modo riattivare, almeno in superficie, antiche e nuove amicizie. Ne è un esempio l’unica storia d’amore che percorre il racconto, quella di François con Myriam, bellissima ragazza ebrea che, intuendo i pericoli che la nuova situazione politica comporterebbe per le persone della sua religione, emigra di tutta fretta in Israele. Il rapporto amoroso si interrompe, lascia all’inizio qualche strascico nello stato d’animo del protagonista, ma poi il tutto sprofonda nella noia, non attenuabile dalla speranza di un nuovo rapporto amoroso.<br />
Il romanzo naturalmente affronta il problema posto mediante un racconto di fantapolitica. In Francia ci sono le elezioni presidenziali. Da una parte il Fronte Nazionale della Le Pen, maggioritario, di destra razzista e omofoba; dall’altro due grossi partiti: la Fratellanza Musulmana, guidata da Mohamed Ben Abbes, e il Partito Socialista. Al ballottaggio si dovranno confrontare il Fronte Nazionale e la Fratellanza musulmana che ha superato, sia pur di poco il PS. Per impedire la vittoria del Fronte Nazionale, il Partito Socialista è costretto a sostenere la Fratellanza; cosa possibile in quelle condizioni, visto il suo carattere moderato. La Fratellanza vincerà, e il suo presidente influenzerà la politica estera in funzione della creazione di un grande impero, che non sarebbe altro che la ricostruzione dell’Impero Romano in chiave islamica. Quindi si metterà in atto la ricerca di un’alleanza con tutti i paesi islamici che si affacciano sul mediterraneo (mare nostrum) in modo tale che vengano a far parte dell’Europa. Neanche a dire, che Ben Abbes, persona apparentemente moderata, ma nella sostanza dotata di estrema ambizione, tanto da paragonarsi all’imperatore romano Augusto, si vede proiettato come presidente di questa nuova grande entità geopolitica che sarà, naturalmente, a maggioranza islamica e regolamentata dalla legge coranica della sharia, sia pure nella sua versione <em>soft</em>.</p>
<p>Il libro è scritto in modo fluido; il racconto è sostenuto in modo da tener desto l’interesse del lettore; gli aspetti pornografici, relativi al rapporto di François con Myriam, sono presenti secondo lo stile di Houellebecq, senza tuttavia soffocare la scrittura. In sostanza lo definirei un buon racconto basato su un problema immaginario ma neppure troppo lontano dai timori della gente comune, sconvolta da una immigrazione sempre più estesa e da una prolificità delle famiglie musulmane di gran lunga superiore a quella delle famiglie cristiane. Viene in mente la frase: gli islamici vinceranno la guerra contro noi occidentali grazie al ventre delle loro donne.<br />
In sostanza, la valutazione complessiva del romanzo, lungi dal considerarlo un capolavoro, mi pare che manchi anche di quel surplus che lo collochino nella parte alta dei giudizi. Tre stelle, quindi, sono più che sufficienti.</p>
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		<title>IL SOSIA (Двойник), di Fëdor Dostoevskij (1845)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 15:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[È il secondo romanzo dello scrittore russo. Dopo il grande successo di Povera gente, questo ebbe un esito alquanto deludente. Personalmente, tuttavia, devo dire che non l’ho trovato inferiore al primo romanzo, anche se siamo molto lontani dal fascino dei grandi romanzi che, successivamente, hanno dato allo scrittore fama che conosciamo. La chiave di lettura [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/Dostoevskij_1863.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/Dostoevskij_1863-150x150.jpg" alt="Dostoevskij_1863" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1699" /></a></p>
<p>È il secondo romanzo dello scrittore russo. Dopo il grande successo di <em>Povera gente</em>, questo ebbe un esito alquanto deludente. Personalmente, tuttavia, devo dire che non l’ho trovato inferiore al primo romanzo, anche se siamo molto lontani dal fascino dei grandi romanzi che, successivamente, hanno dato allo scrittore fama che conosciamo.<br />
<span id="more-1698"></span><br />
La chiave di lettura del romanzo è specificamente psicologica. Jakov Petrovič Goljadkin, il protagonista è un piccolo impiegato in un’amministrazione pubblica. Come avviene dovunque, soprattutto nel pubblico impiego, il problema degli impiegati è quello di far carriera, e per far questo è necessario ingraziarsi l’amicizia e l’ammirazione dei superiori. Questa la si può ottenere con il lavoro ben fatto, ma anche con la coltivazione di un rapporto se non di amicizia, di buon vicinato; in questo senso è utile un contegno di persona seria, dal comportamento onorevole e abbigliata in modo appropriato. Goljadkin si dà da fare proprio in quel senso. Egli ha avuto ottimi rapporti con il consigliere di stato Olsufil Ivanovič Berendèev, suo benefattore, e della cui figlia, Klara Olsufievna è innamorato; lavora a stretto contatto di gomito con Anton Antonovič Setočkin , suo capoufficio, e sul lavoro ha anche rapporti variabili con i colleghi, in particolare con Andrej Filippovič, il caposezione degli uffici in cui il nostro lavora.<br />
Ma la sua onorabilità sembra minata dall’azione di numerosi suoi nemici, che mettono in giro pettegolezzi e falsità su suo comportamento privato. O, perlomeno, questo è ciò che a Goljadkin appare in modo tale da compromettere la sua sicurezza. Fra le altre cose, viene messa in giro la voce di un suo degradante rapporto con una tedesca di bassa condizione sociale, Karolina Ivanovna. Ne soffrono le sue speranze di fidanzarsi con Klara Olsufievna, soprattutto per il fatto che su di lei ha messo l’occhio Andrej Filippovič, per il nipote Vladimir Semënovič. L’assillo dei nemici che lo sabotano è tale che Goljadkin sente la necessità di recarsi periodicamente da un medico, il dottor Krestjan Ivanovič. Tuttavia i rapporti non sembrano essere granché utili. Anziché ascoltare le prescrizioni che gli vengono fatte, Goljadkin, più che sulle proprie condizioni di salute, insiste sulla necessità di evitare gli agguati che gli tendono i propri nemici, sul proprio comportamento corretto e lineare che dovrebbe essere la sua principale difesa, si difende cercando di non reagire alle provocazioni che vede un po’ dappertutto.<br />
Ma le cose non sembrano marciare per il verso giusto. In occasione del compleanno di Klara, in casa di Olsufij si fa una grande ballo, dal quale Goljadkin, introdottosi senza invito, a seguito di un comportamento messo in atto per provocare quelli che riteneva essere i propri nemici, viene estromesso in malo modo.<br />
Le vicende di cui si sente vittima, e in particolare quest’ultima, particolarmente grave, lo turbano al massimo. In una delle sue camminate per le strade di una San Pietroburgo notturna, umida, fredda, avvolta nella neve, si imbatte in un personaggio che gli provoca ulteriore allarme. Esso ha la caratteristica di assomigliargli come una goccia d’acqua. Non solo, ma porta addirittura il suo nome e cognome. Questo personaggio ricompare il giorno successivo in ufficio, gentilmente accompagnato al suo stesso tavolo nientemeno che da Andrej Filippovič, che Goljadkin considera ormai il capofila dei suoi nemici.<br />
Questo nuovo Goljadkin, Goljadkin junior la chiama lo scrittore, entra brutalmente nella vita del nostro Goljadkin, in certi momenti dichiarando amicizia o addirittura chiedendo protezione; in altri momenti assumendo un comportamento irrisorio nei suoi confronti e usando nei suoi confronti toni e atteggiamenti che ne minano nel profondo l’onorabilità. In ufficio si appropria di meriti suoi; in altre occasioni si appropria addirittura di suoi oggetti, lo costringe a pagare conti al bar o al ristorante in cui egli si è ampiamente rimpinzato, mentre in nostro Goljadkin non ha quasi toccato cibo o bevanda; e infine e lo provoca in continuazione a parole, ma anche a gesti (battutine sulla spalla, pizzicotti sulla guancia, linguacce, etc.).<br />
La situazione diventa sempre più pesante. Goljadkin senior si sente investire da questo altro da sé, lo sogna, diventa il protagonista di veri e propri incubi: notturni, ma anche diurni. Non c’è alcun dubbio. Nonostante ogni tentativo del nostro di renderselo amico, di trattarlo con riguardo, il personaggio si identifica o porta in sé tutta l’ostilità dei numerosi nemici che sembrano perseguitarlo. Goljadkin lo vede far causa comune con Andrej Filippovič, lo vede adulare senza riguardo i suoi superiori, addirittura dimostrare vicinanza con Sua Eccellenza che sembra dargli incarichi riservati, laddove egli viene trattato con freddezza, noncuranza, e a volte addirittura ostilità. Si sente sempre più solo e inutilmente cerca di spiegarsi, di cercare aiuto fra i colleghi. Anche il suo servo Petruška arriva a trattarlo con sufficienza, e alla fine lo abbandonerà per cercare un nuovo padrone.<br />
L’esistenza di questo sosia nella vita di Goljadkin si fa sempre più devastante. Vista l’inutilità di colloqui con i superiori al fine di spiegare la situazione, il nostro cerca aiuto scrivendo lettere che accusano il sosia di malvagità, che spiegano quanto l’impostore si stia impadronendo dei suoi meriti sul lavoro, etc. Tuttavia le lettere gli vengono restituite o addirittura in risposta gli vengono ribadite le accuse di mancanza di serietà, di comportamento scorretto, accuse che Goljadkin non riesce a capire e tantomeno ad accettare. Gli verrà recapitata perfino una lettera di licenziamento.<br />
Nel mezzo di tutta questa tempesta sembra aprirsi un filo di luce. Goljiadkin riceve una lettera da Klara Olsufij nella quale la fanciulla dichiara di essere disperata, di essere innamorata di lui e di voler vivere con lui. Ma, sotto la pressione del malvagio Goljadkin junior, la sua famiglia vorrebbe farla sposare con Vladimir Semënovič, che invece ella odia. L’unica soluzione è quella di fuggire. Invita così il nostro Goljadkin a trovarsi pronto con una carrozza le sera stessa sotto la porta di casa e di aspettarla. Quella sera in casa Olsufij ci sarà una festa, ed ella, appena possibile, scenderà si unirà al nostro e insieme fuggiranno per vivere da innamorati in una capanna lontano da tutti.<br />
La lettera sconvolge Goljadkin. Da una parte è la conferma degli intrighi del malvagio Goljadkin junior, e del fatto che la fanciulla della quale è innamorato, ricambia il suo amore; ma dall’altra questo invito alla fuga va contro i suoi principi, che vorrebbero un rapporto fatto di serietà, con il consenso dei genitori di lei. Questo sarebbe un comportamento onorevole e a questo il nostro decide di attenersi.<br />
Il primo passo è quello di rivolgersi a Sua Eccellenza, e quindi si reca a casa sua per spiegare la situazione e ottenere un aiuto. Ma le cose non vanno nel senso desiderato. Sua Eccellenza non solo non lo riceve, ma lo tratta male, lo allontana mentre esce seguito dal codazzo di dirigenti e di adulatori fra i quali non manca il solito farabutto di Goljadkin junior. Questo è un nuovo colpo alla mente del nostro protagonista, che si trova in preda a grandissima agitazione in cerca di soluzioni sempre più fantasiose e sempre meno credibili, finché decide di affittare una carrozza e di recarsi davanti a casa Olsufij in attesa di Klara. Ma mentre aspetta nascosto dietro una catasta di legna, si rende conto che, dalle finestre illuminate, una folla di invitati sta puntando gli occhi nella sua direzione. È stato scoperto, e il Goljadkin junior scende a prelevarlo e ad accompagnarlo di sopra. Viene accolto con un senso di curiosità e di attenzione, finché nella casa arriva un nuovo personaggio, atteso da tutti: il dott. Krestjan Ivanovič. Così Goljadkin viene preso in consegna dal medico e accompagnato in una carrozza in attesa. La destinazione, fa capire lo scrittore, sarà una clinica per malattie mentali.<br />
Il libro procede speditamente nel racconto, facendoci entrare nei pensieri e nella mentalità del protagonista, e rivelando l’ambiguità del suo comportamento e delle sue convinzioni che alla fine si rivelano essere quella di un malato mentale. Il sosia non può essere dunque che l’altro da sé, quello malato che finisce per assorbire completamente il sé originale. L’ambiguità dalla quale tutto il racconto è pervasa, a mio avviso, rende la vicenda interessante e ben raccontata.</p>
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		<title>POVERA GENTE (Бедные люди) di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, 1846</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2014 17:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[È il primo romanzo di Dostoevskij. Fu molto apprezzato dai maggiori critici e scrittori letterari russi dell’epoca, fra cui Nekrasov e Belinskij, ma suscitò anche molte polemiche. Siamo negli anni Quaranta del XIX secolo, periodo in cui la letteratura russa era dominata da due grandi scrittori: Puškin e Gogol. Naturalmente il sorgere di un nuovo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/09/Image_dost_011.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/09/Image_dost_011-150x150.jpg" alt="Image_dost_01" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1644" /></a></p>
<p>È il primo romanzo di Dostoevskij. Fu molto apprezzato dai maggiori critici e scrittori letterari russi dell’epoca, fra cui Nekrasov e Belinskij, ma suscitò anche molte polemiche. Siamo negli anni Quaranta del XIX secolo, periodo in cui la letteratura russa era dominata da due grandi scrittori: Puškin e Gogol. Naturalmente il sorgere di un nuovo scrittore, sia pure controverso, non poteva non sollevare un confronto con i due.<br />
<span id="more-1639"></span><br />
Il romanzo è in forma epistolare. Due personaggi, i protagonisti Varvara Aleksjejevna e Makar Djevuskin abitano due camere le cui finestre, che si affacciano su un cortile, sono situate dirimpetto. Varvara è una fanciulla di una ventina d’anni, poverissima, con alle spalle una storia di grandi sofferenze. Makar è un piccolo impiegato di una quarantina d’anni.<br />
Fin dalle prime lettere emerge il carattere dei due protagonisti. Makar si rivela persona molto dolce, innamorato della fanciulla, alla quale si rivolge con grande tenerezza usando il termine di passerottino. Varvara non contraccambia l’amore se non con una sorta di affetto quale si può avere nei confronti di un amico che si prodiga per te, che ti aiuta, che ti offre la sua amicizia e, sia pure pudicamente, ti fa capire che ti ama.<br />
Il romanzo si sviluppa attraverso lo scambio epistolare. Veniamo a conoscere il passato dei due protagonisti, i loro interessi, le loro attività passate e presenti, i loro rapporti con il mondo esterno e con le persone che in un modo o nell’altro popolano o hanno popolato i loro mondi.<br />
La storia di Varvara Aleksjejevna è quella di una fanciulla che, cresciuta in uno stato di agiatezza (il padre era amministratore delle terre di un nobile), a causa di vicende familiari negative, va incontro a una situazione di degrado e di povertà crescenti, spintavi anche da una parente malvagia, Anna Fjodorovna, che si vorrebbe approfittare di lei sfruttandola. Alla fine Varvara riesce a svincolarsi e a vivere da sola, mantenendosi con piccoli lavori che sembrano appena sufficienti a permetterle un tenore di vita ai limiti del possibile. In questo l’amicizia e la dedizione di Makar si dimostrano indispensabili.<br />
Makar è un piccolo impiegato, che compie il suo lavoro di copista in modo dignitoso, con uno stipendio ridotto al minimo. Parte del suo stipendio lo destina ad aiutare Varvara, a fargli piccoli doni che la ragazza vorrebbe rifiutare, conoscendo gli sforzi dell’amico. Il rimanente dello stipendio non è neppure sufficiente per dotarsi di un vestito decente e buone calzature, con le quali andare al lavoro. Tutto questo lo mette in balia degli scherzi e delle derisioni dei colleghi.<br />
Sia Varvara che Makar appartengono a quel genere di persone che potremmo definire “povera gente”. La povertà è certamente uno stato oppressivo, rende difficile contrarre rapporti di amicizia, sottopone le persone a possibili tentativi di sfruttamento, ma non impedisce ai due protagonisti della storia di esprimere il loro desiderio di cultura, di comprensione del prossimo, di apprezzamento della natura.<br />
Negli scambi epistolari si parla di libri che i due si scambiano, dei giudizi che danno alle loro letture; si parla delle persone con le quali hanno a che fare, delle necessità impellenti che riguardano la sopravvivenza quotidiana. Si raccontano fatti accaduti nel passato e cose che accadono nel presente. Prendono vita in  questo modo vari personaggi che contribuiscono a creare il mondo presente nel romanzo.<br />
Le lettere di Makar, ci rivelano è una persona di grandissima bontà, amante della natura, e nel contempo estremamente desideroso di cultura. Ne è riprova la sua amicizia con uno scrittore, in realtà modesto, che vive nella stessa casa, Ratazjaev, del quale adora i romanzi. Consiglia Varvara di leggerli, e nelle lettere le trascrive alcuni brani. È evidente, dai brevi passaggi riprodotti che si tratta di autentiche banalità (forma indiretta con la quale Dostoevkij esprime feroci critiche a certi romanzieri contemporanei). Il suo interesse principale è per Puškin e per i libri che Varvara gli fa avere, in particolare I racconti di Bjelkin e il mastro di posta. Anche Gogol del quale ha letto Il cappotto, lo attira molto, ma non è esente da critiche. Di fatto il personaggio Makar richiama sotto certi aspetti proprio il protagonista della novella di Gogol, Akakij Akakjevič, dal quale tuttavia lo differenzia il carattere. Akakij è un carattere chiuso, attento soprattutto alla propria persona e alle sue necessità. Al contrario Makar, come si è visto e come appare continuamente nelle sue lettere è una persona attenta alle miserie di chi lo circonda, pronta a darsi da fare per aiutare, anche con proprio danno, i grandi bisognosi. Un esempio sotto certi aspetti commuovente è il suo rapporto con la famiglia Gorskov, famiglia in gravissime condizioni di miseria che vive nella sua stessa casa, per la quale Makar arriva a privarsi delle sue ultime copeke, pur di riuscire ad alleviare sia pure minimamente le loro disperate condizioni. La famiglia comparirà più volte nelle lettere di Makar, nelle quali si parla anche della tragica morte del figlio maggiore, dove tutta la tragedia è descritta non nelle grida, ma nel profondamente doloroso silenzio. Sappiamo alla fine che il vecchio Gorskov riuscirà ad uscire dal ghetto della miseria vincendo la causa contro un suo debitore, il quale dovrà restituire all’uomo soldi e onore, ma che, forse a causa dell’emozione, perderà la vita.<br />
Il rapporto di Makar con Varvara ha una valenza anche economica: ci sono pochi soldi e i due si dividono il poco che c’è. Ma ci sono occasioni in cui il denaro non è assolutamente sufficiente. Varvara si lamenta che Makar si privi del necessario, ma anch’essa non sa che cosa fare per sopravvivere.<br />
Ad un certo momento Makar è costretto a ricorrere a prestiti, che tuttavia non riesce ad ottenere a causa della sue miserevoli condizioni. Non ci sono garanzie che possano convincere gli usurai a prestare la cifra necessaria. Tutto sembra precipitare, quando la fortuna, all’ultimo momento, aiuta il nostro eroe. A causa di un errore di trascrittura viene chiamato dal capo ufficio, Sua Eccellenza. Si presenta agitatissimo, con i vestiti ormai consunti, quasi a brandelli. Sua Eccellenza, ricevute assicurazione sul lodevole impegno dell’impiegato, anziché punirlo è mosso a pietà e gli regala 100 rubli, cifra che, finalmente risolverà tutti i suoi problemi, almeno quelli del momento.<br />
Anche negli scritti di Varvara si manifestano episodi di vita. Attraverso un diario, che la fanciulla fa avere a Makar, veniamo a conoscenza delle sue vicende passate. Da una stagione felice nel corso dell’infanzia, la fanciulla viene a trovarsi quasi improvvisamente, per le disavventure e poi per la morte del padre, in una situazione tragica. Assieme alla madre viene ospitata da una sedicente lontana parente, Anna Fjodorovna, che vorrebbe approfittare dell’avvenenza della fanciulla per trarne profitto. In questo triste e angosciante periodo Varvara conosce un giovane studente, Pokrovskij, anch’esso poverissimo, che vive facendo l’istruttore nella casa della Fjodorovna. Fra il giovane e Varvara sorge ben presto una reciproca amicizia che ha breve durata per la precoce morte del giovane. Una figura particolarmente interessante è quella del vecchio padre del giovane, la cui vita di stenti non gli impedisce di esprimere con ogni possibile mezzo a sua disposizione, l’amore per il figlio. Ne è soprattutto la riprova del regalo che Varvara e il padre fanno al giovane Pokrovskij in occasione del suo ultimo compleanno: tutta la collezione degli scritti di Puškin, da lui tanto desiderata, e che esaurisce le modestissimi disponibilità finanziarie dei due. Alla fine, mentre il vecchio segue il feretro del figlio per il cimitero, nelle sua tasche, fra le sue braccia, sono raccolti i volumi della sua biblioteca, come ultimo ricordo del suo amato figlio.<br />
Varvara è poi costretta a fuggire dalle rapaci attenzioni della Fjodorovna, che la vorrebbe offrire come oggetto sessuale a un suo ricco conoscente, un certo Bykov. Ed è proprio a seguito della sua fuga e del suo rifugio nella casa di Tamara, che Varvara ha modo di conoscere Makar, e di fare con lui una tenera amicizia. Ma la vita esercita pressione sulla fanciulla, la quale cerca una via d’uscita che le consenta una indipendenza e una libertà da possibili intrighi a suo danno. Si dedica così alla ricerca di impiego come istitutrice presso famiglie e quindi alla possibile necessità di trasferimento in altre abitazioni. La cosa getta nella disperazione Makar, che insiste perché il sodalizio fra loro due prosegua con aiuti reciproci che fino ad allora hanno consentito, anche se non sempre, una vita dignitosa.<br />
Alla fine, tuttavia, le speranze di Makar trovano un ostacolo insormontabile. Bykov, il ricco signore che, nei piani di Anna Fjodorovna, avrebbe dovuto sfruttare la bellezza di Varvara per il proprio piacere, alla fine capisce l’intrigo di cui la fanciulla sarebbe stata vittima, si ribella alle mire della donna, e chiede alla fanciulla di diventare sua sposa. A questo punto Varvara, fa un po’ di conti, e capisce che quella è una credibile e non irrinunciabile soluzione a tutti i suoi problemi. Comunica la cosa a Makar, il quale, dopo una prima, disperata resistenza, capisce che non può più opporsi. Varvara sposerà Bykov e partirà con lui, con la certezza che, alla morte di questo, diventerà la sua erede universale. A Makar non resterà che fare una mesta visita alla camera dove Varvara aveva trascorso il felice periodo della sua amicizia, e raccogliere tre oggetti legati al ricordo di lei: un libro di Puškin, Il mastro di posta, una lettera indirizzata a lui, iniziata ma non completata, e il telaio con il quale la fanciulla cercava di guadagnare le poche copeke che le consentissero di sopravvivere.<br />
I libro è molto bello. I personaggi ne escono con grande vitalità, sia i protagonisti, sia i personaggi di contorno. La vicenda è leggera, fa perno su un rapporto asimmetrico (l’amore di lui per la fanciulla, e l’affetto della fanciulla per lui), e termina con un lieto fine che proprio lieto non è. La povera gente, a volte può risolvere i propri problemi, ma sempre a qualche prezzo che finisce per escludere una vera felicità.</p>
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		<title>IL GIARDINO DELL’EDEN (The Garden of Eden) di Ernest Hemingway, postumo, 1987)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2014 19:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Romanzo inedito, iniziato da Hemingway nel 1946, ripreso in diverse occasioni nel corso della sua vita, ma alla fine abbandonato. Ne è rimasto un manoscritto molto esteso, in parte anche dattiloscritto. Il manoscritto è stato pubblicato dopo la morte dello scrittore dalla vedova Mary, che lo ha sfrondato e ne ha fatto delle modifiche sostanziali. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/09/b14c29c89a0fbfeb4b7a6717ad6cf01fce43dacc.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/09/b14c29c89a0fbfeb4b7a6717ad6cf01fce43dacc-150x150.jpg" alt="b14c29c89a0fbfeb4b7a6717ad6cf01fce43dacc" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1632" /></a></p>
<p>Romanzo inedito, iniziato da Hemingway nel 1946, ripreso in diverse occasioni nel corso della sua vita, ma alla fine abbandonato. Ne è rimasto un manoscritto molto esteso, in parte anche dattiloscritto. Il manoscritto è stato pubblicato dopo la morte dello scrittore dalla vedova Mary, che lo ha sfrondato e ne ha fatto delle modifiche sostanziali.<br />
Nella presentazione, tuttavia, si afferma che nulla è stato aggiunto al testo dello scrittore, mentre sarebbero state soppresse solo quelle parti che apparivano ripetitive o sovrabbondanti e che non aggiungevano nulla alla vicenda. In realtà, se confrontiamo il contenuto del romanzo pubblicato e la narrazione che ne fa Kenneth S. Lynn, che ha avuto modo di leggere il manoscritto nella sua integralità, si vede che le differenze sono di non piccolo conto, ed entrano nel cuore stesso del romanzo.</p>
<p><span id="more-1605"></span><br />
Nel romanzo pubblicato vi sono 4 parti. I protagonisti sono una coppia di giovani sposi, David e Catherine Bourne, in viaggio di nozze.<br />
Nella prima parte siamo a Le Grau du Roi, in Provenza, sul golfo di Aigues-Mortes. La coppia vive un rapporto, fatto prevalentemente di dialoghi che esprimono intenso reciproco amore, di baci, di abbracci, di effusione erotiche, che si ripetono nella camera da letto, o al bar, o al ristorante o sulla spiaggia. Hemingway ama soffermarsi su particolari e in particolare sull’aspetto fisico soprattutto della donna (colore dei capelli, colore della pelle sempre più abbronzata, vestiti indossati o assenza di vestiti, etc.). Frequenti sono le soste e gli incontri al bar, e si nota un marcato gusto dello scrittore di soffermarsi sui i vari tipi di bevanda che di volta in volta vengono assunti dai protagonisti o da chi li accompagna (drink di ogni tipo, spesso ghiacciati, forti, etc). I pasti al ristorante o sulla spiaggia e i vari cibi che vi vengono serviti in genere sono espressioni della cucina locale, e soprattutto del gusto dei personaggi, etc. Queste attenzioni si ripetono e si prolungano per tutta la durata del libro, e, occorre dire che alla fine risultano alquanto noiose, mentre aggiungono poco o nulla alle vicende della storia.<br />
Sempre nella prima parte, oltre agli aspetti amorosi del rapporto, ci sono anche quelli della vita di mare: lo scrittore ci descrive la lotta di David con un grosso pesce, un branzino, che richiama, pur rimanendo a un livello decisamente inferiore, la memorabile lotta col delfino descritta in Il vecchio e il mare, e quella presente in un altro romanzo inedito, le Isole nella Corrente, di David uno dei figli del protagonista Thomas Hudson.<br />
Nella seconda parte troviamo la coppia sulla costa spagnola. David è uno scrittore, e negli intervalli fra le effusioni amorose con Catherine si dedica a scrivere un romanzo sulla storia del loro viaggio e delle loro avventure. Anche in questa seconda parte le effusioni amorose della coppia ricalcano ciò che abbiamo già visto nella prima parte, con lunghe chiacchierate in cui i due si scambiano parole e gesti d’amore. Poi stesse descrizioni: vestiti di lei, bevande, cibi, etc. In un viaggio a Madrid i due vanno a visitare il museo del Prado. In questa parte il rapporto fra i due ha una nuova intensità. Catherine vuole dare un impulso più ardito ai loro scambi amorosi e decide, con l’aiuto del parrucchiere, di trasformarsi in un maschietto, per offrire una variante erotica. La variante si estende ulteriormente quando David subisce analoghe modificazioni in modo da presentarsi come femminuccia. Questo scambio viene accettato con entusiasmo dai due, dando vita a un rapporto ardito e inconsueto nei racconti dello scrittore.<br />
La terza parte vede la coppia nuovamente sulla costa provenzale, nei pressi di La Napoule. I rapporti fra i due proseguono come si sono mostrati nelle prime due parti. Ma in questa situazione la coppia incontra una terza fanciulla, Marita. Ben presto si forma un trio. Prima Catherine contrae un’audace amicizia con la ragazza, poi questa ardita amicizia si trasferisce su David, e il rapporto a tre porta a situazioni imbarazzanti. David è coinvolto più del previsto. Interrompe il libro che descrive la storia della coppia e si dedica a racconti che richiamano alla memoria la sua infanzia al seguito del padre, in Africa, alla caccia di elefanti. Questi racconti sembrano essere una forma di dedica a Marita, in contrasto col romanzo interrotto che aveva come elemento protagonista il rapporto con Catherine. Si creano fratture fra i tre. Catherine si convince che l’amore di David per Marita non sia più qualche cosa di aggiuntivo all’amore per lei, ma di sostitutivo. La sua irritazione diventa sempre più palese finché arriva a bruciare i racconti, e a salvare solo il romanzo che la riguardava. David sprofonda nello sconforto.<br />
Nella quarta parte Catherine abbandona la convivenza e se ne va, mentre David e Marita riprendono un rapporto amoroso e David cerca di ricostruire, migliorandoli, i racconti bruciati da Catherine, come anche cerca di ricostruire ciò che in precedenza aveva vissuto con Catherine.<br />
Il libro, tutto sommato, non ha un nucleo narrativo forte. Le vicende sono quelle della evoluzione di una relazione di coppia che trova alti e bassi, inizia, come può finire per motivi che non hanno nulla di drammatico. Anche l’arditezza della forma di rapporto, prima nelle trasformazioni dei due, poi addirittura nel rapporto a tre, non alimenta l’interesse. Gli scambi amorosi sono abbastanza ripetitivi, nelle descrizioni e nelle espressioni verbali, anche se, occorre confessarlo, in alcuni momenti le descrizioni riescono a creare una non indifferente tensione erotica.<br />
Il libro, pur non essendo autobiografico, richiama la parte essenziale della vita amorosa di Hemingway: il suo rapporto con Hadley Richardson, e poi quello con Pauline Pfeiffer che, in un primo tempo, convive con quello di Hadley, e che poi lo soppianta. Anche la perdita dell’intera produzione di racconti da parte di Hadley, viene richiamata dall’episodio del rogo provocato da Catherine.</p>
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		<title>ISOLE NELLA CORRENTE (Islands in the Stream), di Ernest Hemingway (postumo, 1970)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2014 20:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Romanzo inedito. Si compone di quattro episodi, o romanzi che dir si voglia. Solo il quarto, Il vecchio e il mare (1948) è stato pubblicato. Gli altri tre sono rimasti alla stato di manoscritto: Bimini, Cuba e In mare, e sono stati pubblicati dalla vedova Mary in associazione con Charles Scribner Jr. Sui risultati delle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/05/ernest-hemingway.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/05/ernest-hemingway-150x150.jpg" alt="ernest-hemingway" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1593" /></a></p>
<p>Romanzo inedito. Si compone di quattro episodi, o romanzi che dir si voglia. Solo il quarto, <em>Il vecchio e il mare</em> (1948) è stato pubblicato. Gli altri tre sono rimasti alla stato di manoscritto: <em>Bimini</em>, <em>Cuba</em> e <em>In mare</em>, e sono stati pubblicati dalla vedova Mary in associazione con Charles Scribner Jr.<br />
Sui risultati delle pubblicazioni da parte della vedova, vi sono state molte contestazioni. Non è da tutti accettata l’affermazione della curatrice che sia stato pubblicato solo materiale di Hemingway, e che i tagli riguardassero solo ripetizioni o frammenti non inseribili nel contesto. Nessuno oggi è in grado di sapere con certezza ciò che Hemingway avrebbe tagliato e ciò che lo scrittore avrebbe considerato indispensabile far apparire.</p>
<p><span id="more-1591"></span></p>
<p><strong><em>Bimini</em></strong>.<br />
È il primo dei romanzi.<br />
Bimini è una piccola isola fra le Bahamas e la costa atlantica della Florida. È costeggiata dalla corrente del golfo che nel percorrere le acque dell’Atlantico verso nord, assume un intenso color blu che la distingue dalle acque circostanti. In fiume che scorre in mezzo alle acque dell’oceano.<br />
Thomas Hudson, un pittore celebre, con alle spalle una vita avventurosa, possiede una casa su una alta roccia prospiciente il mare. Ha avuto due matrimoni infelici e finiti con la separazione. Dal primo ha avuto un figlio, Thomas Junior; dal secondo altri due figli, David e Andrew. Tutti e tre i figli vivono con la seconda moglie, che a difficoltà lascia che essi si incontrino col padre. Per una serie di coincidenze, dopo Natale, i figli potranno venire a Bimini per cinque settimane. Questo fa la gioia di Thomas che li attende con impazienza.<br />
Il giorno prima dell’arrivo dei figli, giunge all’isola anche Roges, uno scrittore d’incerto successo, molto amico di Thomas, che certamente resterà anch’egli a dormire nella casa di Tom.<br />
Il tempo di attesa dell’arrivo dei ragazzi viene scandito dai soliti incontri nei bar, dove si chiacchiera, si bene, si ride, si canta, e magari perché no, si fanno fuochi d’artificio, e si incontra altra gente venuta all’isola per turismo. Con un gruppo di queste persone si viene a un diverbio e successivamente viene provocata una rissa molto pesante nella quale Roger, persona calma ma anche decisa, fisicamente molto ben messa, insultato oltre la sua capacità di sopportazione, arriva a un vero e proprio incontro di pugilato in stile hemingwayano con il capo di queste persone e lo malmena parecchio, tanto che si finisce per correre un serio rischio quando questi, con la faccia segnata dal pestaggio, imbraccia il fucile.<br />
Tutto, fortunatamente finisce in niente.<br />
I ragazzi arrivano, e Hemingway ce li descrive nelle loro caratteristiche. Tom il maggiore si presenta come una persona posata, riflessiva, padrona dei propri istinti e capace di intraprendere col padre un rapporto di amicizia. David il secondo è un tipo studioso, del fisico abbastanza mingherlino e poco incline agli esercizi atletici, che risultano fuori della sua mentalità. Il più piccolo, Andrew, al contrario, ha un fisico sportivo e un comportamento ribelle: ama interferire col comportamento dei grandi, a volte anche in modo insistente.<br />
I tre ragazzi trovano felicità a vivere in quell’isola, in riva al mare, dove passano ore sulla spiaggia a parlare e a prendere il sole, oppure si tuffano e amano esplorare il fondo marino e cacciare con i pesci che si aggirano, o ancora andare sulla barca per compiere tragitti in mare.<br />
Assieme a loro c’è anche Roger, prodigo di consigli e spesso controparte nelle discussioni.<br />
Fra le discussioni prevalgono i ricordi delle loro vite quando erano ancora una famiglia unita e vivevano in Francia, a Parigi. Vi sono ricordi soprattutto relativi agli amici scrittori, fra questi Joyce, l’autore di Ulisse, libro che Tom junior ha letto, pur non capendoci molto, e altri scrittori come Maddox Ford e Ezra Pound, poco amati da Joyce; e pittori, fra cui Pascin stimatissimo amico conosciuto durante la permanenza di Hemingway a Parigi, che si è lasciato travolgere dall’alcol e che si è ucciso impiccandosi. Se ne tratta ampiamente nel romanzo (sempre di Hemingway, anch’esso inedito) Festa mobile. Altri argomenti di discussione sono le donne che hanno fatto parte della vita passata sia di Thomas, sia di Roger e della loro influenza sulle scelte e sul possibile successo del pittore e della scrittore.<br />
Oltre alle chiacchiere e alle nostalgie, i giovani di dilettano di pesca subacquea, e in una delle immersioni, David riesca a catturare una grossa cernia il cui sangue, che si diffonde nell’acqua, attira uno squalo che mette in pericolo la vita dal ragazzo. David viene salvato dal cuoco Eddy, personaggio che assume aspetti di rilievo nel romanzo, che imbraccia il mitra e con alcune raffiche uccide lo squalo, un pesce martello dalle dimensioni eccezionali.<br />
Infine c’è un lungo episodio che riguarda la pesca d’altura al pesce spada. Con la loro barca, il Pilar, si avventurano nella corrente, e proprio David, riesce ad agganciare un grosso pesce, e con esso ingaggia una battaglia lunga e dura, al termine della quale tuttavia, il pesce riesce a fuggire con grande delusione del ragazzo. La lunga (e prolissa) descrizione dell’episodio diventa quasi un simbolo dei rapporti che intercorrono fra gli adulti esperti e il giovane orgoglioso che li ascolta. Alle spalle di David, stanno infatti Roger e soprattutto Eddy, che lo consigliano, lo sostengono, lo incoraggiano. Lo scacco finale finisce di essere così un esempio di come la vita, in qualunque modo la si affronti, può rispondere o meno alle aspettative, ma che questo non è mai una criterio sufficiente per decretare un fallimento.<br />
Il romanzo si conclude con la partenza dei Roger e dei ragazzi. Pochi giorni dopo la loro partenza Thomas riceve un cablogramma nel quale si comunica la morte di David, Anrew e la madre in un incidente stradale, e quindi si affretta a partire per rendere l’estremo saluto.</p>
<p><strong><em>Cuba</em></strong><br />
Siamo all’inizio dell’intervento americano nella seconda guerra mondiale. Sottomarini tedeschi scorrazzano per l’oceano Atlantico, spingendosi fino al golfo del Messico. Thomas Hudson vive a Cuba con la sua grossa barca, il Pilar. L’ambasciata americana, con il consenso dell’alleato governo cubano, gli ha assegnato l’incarico di perlustrare le coste dello stretto fra la Cuba e la Florida e segnalare la presenza di eventuali navi nemiche. Il compito deve tuttavia essere segreto, in quanto Thomas Hudson non è un militare, e la sua presenza nelle vicende belliche è contraria alla convenzione di Ginevra.<br />
Il romanzo inizia con la tragica notizia da poco pervenuta al pittore della morte del figlio Tom sul fronte di guerra. Era pilota e il suo aereo è stato abbattuto nel corso di un’azione.<br />
Tutto il romanzo è imperniato su questa vicenda che pesa terribilmente nell’animo del protagonista. Egli non cerca conforto, non ne parla, non vuole che questa tragedia esca dal profondo del suo animo, dove ristagna come un macigno. L’unica sua apparente consolazione sono i gatti e i cani che vivono nella finca con lui; e i ricordi dei suoi momenti felici, tutti ricordi che fanno rivivere i rapporti familiari che via via sono andati spezzandosi. Anche in questa occasione Thomas è sposato, ma la moglie non appare mai, e neppure viene nominata.<br />
Tom, rientrato all&#8217;Avana dopo una crociera di servizio fatta con il mare in tempesta, deve recarsi a riferire all’ambasciata americana. L’atmosfera cupa del suo animo, lo accompagna nei ricordi della sua vita passata, che affiorano come tante isole di felicità transitoria: soprattutto i rapporti con le numerose donne che hanno costellato la sua vita. Fra gli altri, quello con una principessa nel corso di un viaggio per nave attraverso il Mar Rosso, fino alle coste dell’Africa un rapporto di passione; oppure quelli con le donne di Cuba, soprattutto prostitute, che allo scoppio della guerra se ne sono dovute partire lasciando l’isola deserta; o il rapporto con Honest Lill, una prostituta non più giovanissima, ma di grandi sentimenti, con la quale Tom in passato ha trascorse ore deliziose. Con lei, nel bar dove fa gara a bere assieme agli amici e agli uomini della sua barca, rivive il passato raccontando storie d’amore, in giro per il mondo, a contatto con le realtà più disparate, come l’incontro a Hong Kong con tre prostitute cinesi di una bellezza folgorante, procurategli da un miliardario poi morto fucilato dal regime, etc. La morte del figlio grava su Tom e sul suo comportamento. Gli amici lo capiscono, cercano di farlo parlare, di aiutarlo, di condividere il dolore. Ma il dolore, questo dolore, non è condivisibile. Tom non ne vuole parlare. Alla fine arriva la madre di Tom junior, una donna che era stata sua moglie e dalla quale poi si è separato. Tom è ancora innamorato di lei, e anch’ella lo ama. Ma la ripresa del rapporto non può essere che occasionale. Le loro vite seguono strade diverse. Quello che in quel momento sembra poterle unire, anche se solo  momentaneamente, è il dolore profondo per la morte del figlio. La donna, che fino a quel momento non ne era a conoscenza, viene informata da Tom, che lo fa, da una parte cercando di evitare traumi alla donna, dall’altro informandola in modo brusco, quasi violento lasciando fuoriuscire il proprio dolore. Dopo una giornata di rinnovata intimità le loro vite si separano. Tom deve riprendere il servizio e lascia la donna nella sua villa Finca, dandole tutto il tempo di prepararsi e partire per il suo destino di attrice.</p>
<p><strong><em>In mare.</em></strong><br />
Il protagonista è sempre Thomas Hudson a capo della sua barca, il Pilar e dei suoi uomini. Un sottomarino nazista è stato avvistato e colpito dall’aviazione americana. L’equipaggio in parte si è salvato ed è sbarcato su una delle piccole isole che costeggiano la costa settentrionale di Cuba. Si tratta di rintracciarli e di farli prigionieri. Ma i tedeschi non accettano. Vogliono salvarsi, tornare in patria. Massacrano gli abitanti di un villaggio per impadronirsi delle loro barche. Si spostano in continuazione, nel tentativo di sfuggire alla caccia che fanno loro gli americvani, fino a trovare qualche imbarcazione non ostile che li riporti in Germania. L’inseguimento da parte del Pilar è continuo, ma deve avvenire nel massimo segreto. Cuba non è ancora in guerra, e comunque Thomas non è un militare, e i civili non possono partecipare allo scontro bellico, le convenzioni internazionali non lo consentono. Quindi tutto avviene in segreto, fra le difficoltà varie di navigare fra un isolotto e l’altro in un mare dalle profondità ineguali, modificate dalle alte e basse maree.<br />
I tedeschi sembrano molte esperti e sfuggono a ogni tentativo di aggancio. Ogni tanto lasciano sul terreno un ferito grave o un morto. Alla fine gli uomini del Pilar riescono a intercettare le loro barche e a stringerli d’assedio in uno degli isolotti. Si scatena una battaglia nella quale Thomas Hudson viene colpito, e probabilmente ucciso dal fuoco nemico.</p>
<p>I tre romanzi sono abbastanza noiosi da leggere. Probabilmente Hemingway non li ha pubblicati ritenendo di dover intervenire ancora, o comunque non ritenendoli all’altezza dei suoi scritti pubblicati.<br />
Nel primo dei tre romanzi l’atmosfera del ritrovo famigliare, padre e i suoi tre figli, dovrebbe essere alla base del racconto. Solo che non c’è racconto. Ci sono molte conversazioni, e piccoli episodi abbastanza scontati. Anche la parte che dovrebbe essere più coinvolgete, la lotta di David col pesce spada e tirata per le lunghe, non ha niente a che vedere con quella molto più vigorosa che viene descritta in Il vecchio e il mare. Nel caso di Bimini la preoccupazione di Hemingway sembra essere catturata dal tentativo di descrivere l’evoluzione di David che sta intraprendendo la via per diventare uomo. E questo finisce per soffocare l’emozione della lotta dell’uomo con pesce, o forse meglio ancora, del pesce con l’uomo. Cosa che invece è il perno sul quale gira tutto il racconto de <em>Il vecchio e il mare</em>.<br />
Nel secondo romanzo l’atmosfera che dovrebbe essere alla base è il dolore per la morte del figlio, appresa subito prima di tornare alla base di l’Avana dopo un’operazione di perlustrazione fatta con la propria barca. Ma anche qui l’atmosfera viene diluita nella descrizione dei gatti che dovrebbero essere una forma di approdo dello stato d’animo, ma che non mi pare che svolgano in modo evidente questa funzione. E parimenti, i ricordi, soprattutto quelli di eventi amorosi del passato non destano particolari emozioni. Come abbastanza inutile mi pare la conclusione dell’incontro di Tom con la donna dalla quale ha avuto il figlio Tom, e delle rievocazioni dei loro momenti felici che apparentemente sembrerebbero volersi rinnovare.<br />
Il terzo romanzo è una noiosissima descrizione dell’inseguimento dell’equipaggio tedesco, nella quale abbondano gli aspetti tecnici della navigazione in un mare ristretto e difficile quale è quello fra gli isolotti che costeggiano la cosate settentrionale di Cuba. Il finale con la battaglia e la morte (forse) di Tom non aggiunge interesse.<br />
La scrittura è quella caratteristica di Hemingway. I dialoghi stringati mettono a confronto diretto gli stati d’animo. L’alcol, il whisky, la birra, il Tom Collins e soprattutto il Daiquiri (senza zucchero, specifica Tom) la fanno da padroni al bar, sulla barca, o per le strade dell’Avana.</p>
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		<title>UN’ESTATE PERICOLOSA (The Dangerous Summer), di Ernest Hemingway (postumo, 1985)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 16:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si tratta di un romanzo parzialmente inedito. L’ultimo romanzo di Hemingway: ricordiamo che Hemingway è morto nel 1961, in luglio, e che già da quell’anno era in preda a una violenta psicosi che è stata quella che l’ha portato alla morte. Il romanzo si trova sulla falsariga di un altro romanzo dello scrittore, scritto nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/hemingway2.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2014/04/hemingway2-150x150.jpg" alt="hemingway2" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1541" /></a></p>
<p>Si tratta di un romanzo parzialmente inedito. L’ultimo romanzo di Hemingway: ricordiamo che Hemingway è morto nel 1961, in luglio, e che già da quell’anno era in preda a una violenta psicosi che è stata quella che l’ha portato alla morte.<br />
Il romanzo si trova sulla falsariga di un altro romanzo dello scrittore, scritto nel 1932, Morte nel pomeriggio. Come è noto Hemingway amava moltissimo la Spagna, nella quale si recò a più riprese durante la sua vita, e amava soprattutto le corride, delle quali era anche un riconosciuto esperto nel giudicare il lavoro dei toreri. In Morte nel pomeriggio traccia un po’ la storia della corrida, ricostruisce il lavoro dei più grandi toreri fino al 1930, analizza tutte le componenti della corrida. In Una estate pericolosa ci racconta dei suoi ritorni in quella terra dopo il 1953, anno in cui conobbe Antonio Ordoñez, figlio di Cajetano, del quale divenne amico e soprattutto grande ammiratore.</p>
<p><span id="more-1540"></span><br />
Il libro si sofferma in particolare sul 1959, l’estate nella quale ebbe particolarmente rilievo, e successo, lo scontro, prima a distanza, e quindi anche sull’arena fra lo stesso Antonio Ordoñez e quello che fino a quel momento era considerato il più grande matador del mondo. Luis Miguel Dominguin.<br />
Il libro è decisamente noioso, almeno per quanto riguarda il contenuto: è un po’ il racconto dei trasferimenti dello scrittore da una città all’altra per essere presente a corride nelle quali era protagonista l’amico matador. Si raccontano le sue imprese, e si valuta il suo lavoro sul toro, esaltandolo. Naturalmente la scrittura è quella classica di Hemingway, sobria, vivace, intensamente realistica, legata ad atti ed eventi, che, in un modo o nell’altro, catturano l’attenzione del lettore, e ne aiutano l’immaginazione a ricostruire personaggi al di fuori e all’interno dell’arena, e a esser presente nei loro rapporti con la realtà: la realtà della vita quotidiana, delle bevute nei bar, dei pranzi in ristoranti, nella camere d’albergo, nel lunghi viaggi di trasferimento; e la realtà della lotta dell’uomo contro il toro.<br />
La corrida. L’uso della capa, la faena con la muleta, l’intervento dei picadores, gli ordini del matador, e soprattutto la sua capacità di dominare il toro sono gli aspetti che più richiamano l’attenzione dello scrittore. E in questi momenti, l’esaltazione è tutta per Antonio Ordoñez, per la sua capacità di trasformare un toro timido, o vigliacco, o perplesso, in un toro combattivo, in grado di caricare in linea retta e permettere al matador di compiere i passi più difficili e pericolosi, e finire poi con una estocada perfetta.<br />
Questo suo competente amore per la corride gli fruttò la richiesta di collaborazioni a giornali; ma i progetti sfumarono, a causa della sua eccessiva partigianeria nei confronti di Ordoñez. Del suo avversario Dominguin ne parla bene, ma la sua importanza rimane sempre in secondo piano rispetto a quella del cognato.<br />
nella descrizione degli incontri diretti fra i due, Hemingway si diffonde soprattutto a quelli di Valencia e di Malaga. Quella di Valencia fu una corrida con tre matador e due tori cadauno: Antonio Ordoñez, Luis Miguel Dominguin e Gregorio Sanchez. Quella di Malaga fu un mano a mano diretto fra i due toreri, con tre tori a testa.<br />
Naturalmente per Hemingway, il vincitore fu sempre Antonio.<br />
Sulla corrida di Valencia devo fare un’intrusione personale. Nell’estate del 1959, assieme al mio amico Luciano Pastore Celentano, a bordo della mia Topolino C (allora avevo 24 anni e stavo finendo l’università) facemmo una lunga vacanza in Spagna. A Barcellona, alla mensa universitaria, incontrammo due studenti spagnoli, Paco e Manolo, con i quali facemmo amicizia, e che caricammo sul nostro “coche pequeño”. L’obiettivo era fare un ampio giro della Spagna, scendendo lungo la costa mediterranea fino ad Alicante, risalire poi a Madrid e quindi, verso nord: Palencia, Burgos, San Sebastiano (dove oltretutto fui operato di appendicite nell’ospedale della Cruz Roja). Durante questo giro, ci fu una sosta proprio a Valencia, presso amici, e con loro si andò a vedere una corrida. Ebbene, con mia sorpresa, scopro che si trattò proprio della corrida narrata da Hemingway (ricordo perfettamente i nome dei tre toreri) e ricordo anche il particolare (riportato dalla scrittore), che Dominguin, nel secondo toro, al momento della estocada, per alcune volte (tre o quattro, se non ricordo male) colpì l’osso non riuscendo a far penetrare la spada nel corpo del toro, e uccise l’animale col descabello. È stato per me abbastanza emozionante, leggendo il libro, constatare che quel pomeriggio, proprio in quell’arena era presente anche il grade scrittore americano, che guardava le stesse cose che stavo guardando anche io. Naturalmente allora lo ignoravo, ovviamente, dato che non c’era nulla che indicasse la cosa.<br />
L’estate del 1959 fu effettivamente un estate pericolosa. I due toreri cognati furono feriti in più di un’occasione. Ordonez fu ferito due volte, la prima in luglio. La ferita non gli impedì di riprendere l’attività qualche settimana dopo. Poi in agosto fu ferito a un piede.<br />
Nel mano a mano di Malaga, Dominguin fu colpito dal toro, ma senza essere ferito. Riuscì ad alzarsi, a finire la faena e a uccidere il toro. Per lui le cose andarono meno bene a Blbao, verso la fine dell’estate, quando subì una ferita importante. A seguito di quella ferita, egli fu costretto ad abbandonare per quell’anno le corride. Dominguin si ritirò in modo quasi definitivo nel 1961. Fece un breve rientro del 1971 al 1973, e quindi si ritirò definitivamente. Ma questa è un’altra storia.</p>
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