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	<title>Dicoseunpo &#187; Politica</title>
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	<description>Riflessioni su un po&#039; di cose</description>
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		<title>ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI NASSIRIYA, 12 novembre 2003</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 22:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Anniversario della strage di Nassiriya. Ed è subito polemica. Giustificata? Naturalmente in democrazia ognuno ha la facoltà di esprimere il proprio pensiero e anche il proprio giudizio. Inutile ricordare che la polemica è partita da un’affermazione di una deputata del movimento 5 stelle, secondo la quale se vittime sono state i nostri soldati, vittima è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/nassiriya.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/nassiriya-150x150.jpg" alt="nassiriya" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1340" /></a></p>
<p>Anniversario della strage di Nassiriya. Ed è subito polemica. Giustificata? Naturalmente in democrazia ognuno ha la facoltà di esprimere il proprio pensiero e anche il proprio giudizio. Inutile ricordare che la polemica è partita da un’affermazione di una deputata del movimento 5 stelle, secondo la quale se vittime sono state i nostri soldati, vittima è stato anche il kamikaze che ha provocato la strage.</p>
<p><span id="more-1330"></span></p>
<p>Vorrei esprimere anch’io il mio pensiero.<br />
I nostri soldati erano in Iraq, su sollecitazione del governo americano, per sconfiggere e cacciare il governo iraqeno, cioè Saddam Hussein. Lasciamo stare le motivazioni addotte da Bush per invadere l’Iraq (detentore di mezzi di distruzione di massa, suo coinvolgimento nella strage del 2001 delle torri gemelle, etc.) che si sono rivelate tutte false. Il nostro governo, Berlusconi imperante, ha accettato l’invito degli USA e abbiamo inviato l’esercito a schierarsi contro Saddam Hussein, cioè a fare la guerra, senza mezzi termini. LA GUERRA. Contravvenendo in questo modo al dettato della nostra costituzione (art. 11) nel quale si dice che l’Italia ripudia la guerra. Non lo trascrivo tutto. È ben noto in tutta la sua interezza. La nostra presenza militare in Iraq è stato un atto anticostituzionale e la strage dei nostri militari, quelli di Nassiriya e tutti gli altri caduti è stato un assassinio deliberato dal governo Berlusconi. Questo va chiarito, altrimenti possiamo prendere la nostra costituzione e usarla come carta da giornale, come mi pare che molti vorrebbero fare, anche adesso.<br />
Altra considerazione. Se i nostri uomini sono stati mandati a fare la guerra, non credo che ci sia un ragionevole spazio per stupirsi o recriminare se l’esercito avversario lotta per difendersi e in questo ammazza quelli che sono i suoi nemici. Il kamikaze ha fatto quello la sua coscienza gli ha suggerito di fare. Ha visto un varco che gli permetteva di realizzare un’imboscata contro i suoi nemici, e se ne è servito. Allora, la seconda considerazione ci dice che assassini sono stati coloro che hanno permesso al varco di esserci, quando una giusta condotta militare dovrebbe insegnare che la sicurezza dei soldati è una dei principali doveri dei comandi. E forse sarebbe bene conoscere i loro nomi.<br />
Per finire: dobbiamo chiamare assassino anche il kamikaze, come hanno fatto in molti? Queste stesse persone che hanno giudicato “assassino” il kamikaze, hanno mai definito assassino il pilota dell’Enola Gay quando ha sganciato la bomba atomica su Hiroshima? Non mi pare, come non hanno mai chiamato assassini i generali che hanno ordinato il massacro o il presidente Truman che l’ha autorizzato.<br />
Ci fa orrore il fatto che il kamikaze abbia sacrificato la sua vita per compiere la strage? Certo, la cosa è orrenda, ma non più orrenda della guerra. Quindi, cerchiamo, nel grande cordoglio che sentiamo per la morte – inutile, oltretutto – di tanti nostri bravi soldati di avere la necessaria umanità per capire l’orrore della guerra, e di applicare senza mezzi termini l’art. 11 della nostra costituzione.</p>
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		<title>LETTERE DI CUPERLO E DI RENZI AGLI ISCRITTI AL PD PER SOLLECITARE IL LORO VOTO ALLE PRIMARIE. Novembre 2013</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Nov 2013 16:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[CUPERLO: Cara democratica, caro democratico, io non so quale candidato hai deciso di sostenere come segretario nazionale o se stai ancora valutando chi, tra noi, corrisponda meglio alla tua idea di partito. Se hai già scelto di sostenere un altro candidato, ti porgo i miei più sinceri auguri e ti ringrazio se vorrai continuare a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-1328"></span></p>
<p><strong>CUPERLO:</strong></p>
<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/img1024-700_dettaglio2_Gianni-Cuperlo-Pd-imagoeconomica.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/img1024-700_dettaglio2_Gianni-Cuperlo-Pd-imagoeconomica-150x150.jpg" alt="img1024-700_dettaglio2_Gianni-Cuperlo-Pd-imagoeconomica" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1332" /></a></p>
<p>Cara democratica, caro democratico,<br />
io non so quale candidato hai deciso di sostenere come segretario nazionale o se stai ancora valutando chi, tra noi, corrisponda meglio alla tua idea di partito. Se hai già scelto di sostenere un altro candidato, ti porgo i miei più sinceri auguri e ti ringrazio se vorrai continuare a leggere queste righe.<br />
Ho inteso questo congresso, fin dalla scelta di candidarmi, come un grande momento di libertà e di discussione, tra noi e con il mondo intorno a noi. Un congresso di svolta, che non fosse finalizzato soltanto alla scelta di un leader, ma alla <strong>ricostruzione della nostra comunità</strong>. Nel rispetto delle idee che pure possono dividerci, ma anche nella consapevolezza del molto di più che ci unisce.<br />
Ti scrivo perché voglio provare a raccontarti <strong>le mie idee per il partito e per l’Italia</strong>. Idee che nel PD sono patrimonio di molti, ma che finora non siamo riusciti a mettere in pratica. Ne <em>Il club degli incorreggibili ottimisti</em> di Jean-Michel Guenassia mi è sembrato di trovare una frase illuminante: “Quello che per loro contava nella Terra promessa non era la terra. Era la Promessa”. Diciamocelo con franchezza: <strong>non abbiamo saputo mantenere la promessa</strong>, che avevamo fatto a noi stessi e al Paese dando vita al Partito democratico, di un cambiamento di luoghi, strumenti e linguaggi della politica.<br />
È questa la ragione di fondo per cui ho deciso <strong>di candidarmi alla Segreteria del Pd</strong>. Perché per quelle idee e per quella promessa voglio battermi fino in fondo, assumendone la responsabilità in prima persona. <strong>Il Partito democratico ha bisogno di un Segretario che si dedichi, a tempo pieno, a ricostruire il legame con la società</strong> sulla base di una visione del futuro che non sia solo un programma di Governo. Questa è la politica in cui credo, in un partito che nonostante limiti ed errori rimane una speranza per l’Italia e di cui con orgoglio espongo il simbolo perché è immagine di libertà, di dignità, di comunità.<br />
<strong>È&#8217; tempo di dire con coraggio chi siamo e per chi siamo</strong>. Nostro compito è portare nel futuro l&#8217;idea di una sinistra moderna ma radicale nei suoi valori, non subalterna alle culture che hanno dominato gli ultimi decenni. Senza la sinistra non c&#8217;è il Pd e oggi solo il Pd può guidare la riscossa morale, civile, sociale del Paese. Ma ci vuole un partito forte alle spalle, perché nessun Governo da solo è in grado di cambiare l&#8217;Italia. L&#8217;illusione tecnocratica è l&#8217;altra faccia della degenerazione populista. La nostra Repubblica, provata dalla crisi più drammatica della sua storia, ritroverà la fiducia solo in un nuovo patto di cittadinanza fondato su libertà e giustizia sociale. Ecco il compito primario del PD: mettersi a servizio di una rivoluzione della dignità.<br />
<strong>Per cambiare l’Italia, però, il PD deve cambiare se stesso.</strong> Deve farlo alzando lo sguardo sull’Europa e sul mondo, portando avanti battaglie riconoscibili sul lavoro buono per giovani e donne, sulla lotta alle povertà vecchie e nuove, sulla qualità della vita dei cittadini e delle relazioni umane nei territori, per un nuovo modello di sviluppo sostenibile sul piano sociale e ambientale.<br />
Il PD deve cambiare radicalmente partendo dal suo modo di stare tra le donne e gli uomini che sceglie di rappresentare, a cui vuole dare voce e potere. Deve dotarsi a ogni livello di organismi dirigenti profondamente rinnovati, più snelli e autorevoli e al tempo stesso coinvolgere direttamente i propri iscritti nell’elaborazione dei programmi e nelle decisioni. Deve rispettare il pluralismo, ma contrastare la piaga del correntismo, privilegiando sempre passione, impegno e competenza. E deve saper guardare e attingere al molto di buono che c’è fuori di noi, aprendosi alla rete del civismo, della solidarietà, delle autonomie sociali. Promuovendo le comunità, la società che si organizza: le più solide fondamenta della speranza.<br />
È un percorso difficile, ma sono certo che la nostra stagione congressuale sarà la semina di quell’alternativa – di quel nuovo centrosinistra – che dovrà candidarsi a guidare l’Italia per i prossimi anni, chiusa la parentesi delle larghe intese: la nostra prospettiva politica non può certo essere quella di un neocentrismo esplicito o camuffato.<br />
Cara democratica, caro democratico, è questo <strong>il Partito democratico per il tempo nuovo</strong> che ho in mente. <strong>Il tuo PD per il Paese di tutti</strong> è quello che ho provato a raccontare nella mozione di accompagnamento alla candidatura e nelle note che l’avevano preceduta. Sono documenti maturati negli incontri che ho avuto con molti di voi in giro per l’Italia, ne raccolgono la preoccupazione e la voglia di riscatto, la passione e il coraggio di un rinnovato impegno. In questi giorni, fino al 17 novembre, avrai la possibilità di discuterne nei circoli di tutta Italia, e di far valere la tua opinione e il tuo voto nelle assemblee per l’elezione della Convenzione congressuale. E questa discussione appassionata e sincera, se vorrai, potrai promuoverla con gli elettori e simpatizzanti costituendo i Comitati per Cuperlo Segretario direttamente dal sito www.giannicuperlo.com nell&#8217;area &#8220;Crea un Comitato&#8221;.<br />
<strong>Sabato 9 novembre, potrai seguire in diretta streaming su</strong> www.giannicuperlo.it <strong>il discorso che terrò a Milano durante l&#8217;incontro dal titolo &#8220;La bellezza della dignità&#8221;.</strong><br />
Ti prego di contattarci per ogni suggerimento o critica, ma anche per quell’incoraggiamento di cui abbiamo tutti bisogno.<br />
Infine, ti segnalo che sul mio sito www.giannicuperlo.it potrai scaricare la <strong>mozione</strong> congressuale “Per la rivoluzione della dignità”.<br />
Nell’area <strong>“Info sul voto”</strong> potrai scaricare il Fac Simile della scheda per l’elezione del Segretario nazionale che avverranno dal 7 al 17 novembre nei circoli, giorni nei quali i tesserati saranno chiamati al voto.<br />
Se vorrai essere sempre informato sulle mie dichiarazioni e le mie iniziative puoi iscriverti alla mia Newsletter o seguirmi su Facebook e Twitter.<br />
Grazie, per quello che farai e stai già facendo.<br />
<strong>Con amicizia, Gianni Cuperlo<br />
</strong></p>
<p><strong>RENZI:</strong></p>
<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/matteo_renzi.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2013/11/matteo_renzi-150x150.jpg" alt="Adesso! Matteo Renzi per le primarie del Partito Democratico" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1333" /></a></p>
<p>Scrivo questa lettera a persone i cui indirizzi sono stati forniti dalla sede nazionale del Partito Democratico. Mi scuso dunque se entro nelle caselle di posta elettronica di persone che non sempre conosco. Vorrei trasmettere però con forza, con grinta, con determinazione l&#8217;idea dell&#8217;urgenza e della possibilità.<br />
<strong>L&#8217;Italia deve cambiare.</strong><br />
<strong>Deve cambiare profondamente la burocrazia, la giustizia, il fisco, il sistema di scuola università ricerca.</strong> Solo così cresceranno le occasioni di lavoro per i nostri giovani e per chi è rimasto coinvolto – magari a cinquant&#8217;anni – in una delle tante crisi aziendali in corso. E solo così torneremo a essere degni di noi stessi. Perché la Costituzione dice che siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma in questi anni l&#8217;hanno spesso avuta vinta quelli che campano di rendita, non chi vive di lavoro.<br />
<strong>L&#8217;Italia può cambiare.</strong><br />
<strong>Non è vero che siamo spacciati, che decidono tutto in Europa, che possiamo solo seguire la tecnocrazia.</strong> Tocca a noi provarci. Tocca a noi cambiare verso. Tocca a noi: straordinaria, angosciante, magnifica responsabilità. Il destino del nostro Paese è nelle mani di chi legge questa lettera, di chi va a votare, di chi fa delle proposte. Non tutto è spacciato, anzi. Dare un&#8217;opportunità all&#8217;Italia dipende da noi.<br />
<strong>Però servono idee chiare, servono donne e uomini capaci di realizzarle.</strong> Serve la politica, insomma. In tanti dicono che dobbiamo diminuire il tasso di politica. No. C&#8217;è bisogno di più politica. Più politica, ma meno politici, meno costi e posti di un sistema che in questi anni ha moltiplicato le poltrone ma ha diminuito i voti. Troppi cittadini sono stanchi e purtroppo in Italia il primo partito è quello degli astenuti.<br />
<strong>E servono i voti degli italiani:</strong> quei voti che non abbiamo saputo prendere alle ultime elezioni. Tra di noi c&#8217;è chi dice che è meglio perdere restando pochi, che vincere aprendosi e convincendo gli altri: io credo che sia importante costruire un PD capace di vincere e di convincere. Altrimenti non facciamo politica: facciamo filosofia, sociologia, cultura ma non politica. Un Partito corre per vincere, non per partecipare: noi puntiamo alle elezioni, non alle Olimpiadi.<br />
<strong>Il Partito Democratico è oggi l&#8217;unica vera grande speranza</strong> perché questo cambiamento sia radicale, serio, profondo. Tocca a noi, nessuno si tiri indietro. Se non lo facciamo noi, nessuno lo farà al posto nostro.<br />
<strong>Mi sono candidato perché</strong> vorrei che questa comunità di donne e uomini, che questo popolo sconfitto alle ultime elezioni, che questo gruppo di cittadini provasse finalmente a vincere per cambiare finalmente l&#8217;Italia. Senza gli intrighi del passato, dove quando abbiamo vinto: abbiamo mandato a casa i nostri leader. Senza l&#8217;esasperata guerra di correnti: giudichiamo le persone sulla base delle loro idee, non della loro appartenenza a singoli gruppi interni. Ho detto più volte che questo discorso vale innanzitutto per chi si professa “renziano”: voglio che ci chiamiamo con il nome proprio di persona, non con il cognome altrui di corrente.<br />
<strong>Vengo dall&#8217;esperienza delle amministrazioni locali</strong>. Ho fatto il Presidente della Provincia per cinque anni. Poi ho smesso, perché ho detto che per me le Province andavano abolite. Ho vinto le primarie nella mia città e sono diventato Sindaco a Firenze. Si può essere d&#8217;accordo o meno sulle mie idee, ma considero un onore aver realizzato ciò che avevo promesso, dal piano strutturale zero mattoni alle pedonalizzazioni, dall&#8217;abbattimento delle liste d&#8217;attesa negli asili nido fino all&#8217;aumento dei soldi per la scuola, dall&#8217;aumento della differenziata fino al recupero di efficienza delle partecipate. Se dovessi dirlo con uno slogan direi che la mia amministrazione ha moltiplicato per due le biblioteche e ha diviso per due gli assessori: in quattro anni infatti abbiamo raddoppiato i metri quadri e gli utenti delle biblioteche e dimezzato il numero degli assessori previsti dallo Statuto. Abbiamo venduto all&#8217;asta le auto blu e abbassato l&#8217;addizionale Irpef. Sono piccole cose, lo so. Ma è solo per dire che ciò che ho promesso, poi l&#8217;ho mantenuto. Mi hanno insegnato che quando ci si candida oltre a dire: Io vorrei fare, bisogna anche dire: Io in questi anni ho fatto.<br />
<strong>Ho anche fatto tanti errori.</strong> Penso che sia più bello sbagliare e ripartire che restare alla finestra limitandosi a criticare gli altri. Ho conosciuto il sapore della sconfitta, come lo scorso anno quando ho perso il ballottaggio delle primarie contro Bersani: in quel caso ho rifiutato tutte le proposte di premio di consolazione e sono rimasto al mio posto.<br />
<strong>Oggi mi candido con una mozione titolata “L&#8217;Italia cambia verso”,</strong> che trovate sul sito www.matteorenzi.it (su cui volendo potete anche darci un sostegno di idee e economico). Lì ci sono le idee che vorremmo realizzare con il PD di domani. Per adesso difendo ovunque, anche sulla stampa e in tv, il PD di oggi. Chi in queste settimane spara nel mucchio dicendo che ci sono casi anomali nel tesseramento dovrebbe fare i nomi e i cognomi delle singole località. Altrimenti diamo l&#8217;impressione che 370 mila persone che vanno a votare sono 370 mila imbroglioni. Non è così. Se ci sono imbroglioni, si prendono e si cacciano. Ma non si fa di tutta l&#8217;erba un facio. E io difendo la dignità delle centinaia di migliaia di persone perbene che vanno a votare al congresso prima (solo i tesserati) e alle primarie dopo (tutti). Difendo in particolar modo la dignità di chi non vota per me: così deve fare il responsabile di una comunità.<br />
<strong>Se vi va, vi propongo di restare in contatto</strong>, creando un comitato o semplicemente mandandomi un email con idee e proposte (matteo@matteorenzi.it)<br />
<strong>In ogni caso vi aspetto</strong> nei seggi del partito, per gli iscritti, fino a domenica 17 novembre. E aspetto tutti domenica  8 dicembre alle primarie. Molti ironizzano sul fatto che noi facciamo le primarie, sui nostri confronti e talvolta anche sui nostri scontri. Ma noi siamo gli unici in Italia che invitano centinaia di migliaia di persone a uscire di casa e mettersi in gioco. A provarci davvero. A essere cittadini, non solo utenti. Giochiamo a carte scoperte, noi. Perché ce lo possiamo permettere: siamo un Partito Democratico, di nome e di fatto.<br />
Un sorriso.<br />
<strong>Matte</strong>o</p>
<p><strong>QUALCHE CONSIDERAZIONE MIA</strong></p>
<p>Immagino che molti, fra quelli che hanno la pazienza di leggere quello che scrivo, avranno ricevuto le lettere di Cuperlo e di Renzi che invitano a votare per loro alle primarie. Mancano ancora quelle di Civati e di Pittella, ma arriveranno.<br />
Se non fosse una cosa drammatica, sarebbe una cosa divertente. Entrambe le lettere partono dicendo che sono contro le Correnti. Beh, un po’ di dignità, vero, è possibile? Loro che sulle correnti hanno costruito le loro candidature. Meno male.<br />
Ma non importa, tutto fra brodo, dice il vecchio detto. Entrambi si danno da fare per dirci che loro vogliono un nuovo forte partito per un nuovo e più forte Paese, e rimandano ai loro (prolissi e illeggibili, almeno per una persona, come me e tantissimi altri, che nella vita ha anche altro da fare e che parla italiano e non politichese) documenti.<br />
Una cosa manca in entrambe le lettere (e credo anche nei relativi documenti): il fatto che il PD è così disastrato perché non ha un’identità. E forse, i segni di questa mancanza di identità si riscontrano in quasi ogni decisione che viene presa, o dalla direzione o dal gruppo parlamentare o da qualsiasi altra istituzione che può porsi con autorità (ma non con autorevolezza) alla base delle decisioni da prendere. Ne fa fede una interminabile, ridicola, e disastrosa nei risultati, discussione sulle regole; ne fa fede la mancanza di un benché minimo accenno allo sconcio dei 101 che hanno imposto un cambiamento di linea clandestino che ci ha portato ad allearci col pregiudicato truffatore Berlusconi; ne fa fede il fatto di essere nei fatti aggrappati a una legge elettorale oscena; ne fa fede la volontà di cambiare la Costituzione nel senso voluto dalla P2 (ancora viva e vegeta e dotata di rande potere) togliendo potere al Parlamento; ne fa fede la lite attuale (con minaccia di scissioni) sulla partecipazione o meno del PD al congresso del PSE, la forza politica europea che dovrebbe rappresentare il centro sinistra in Europa, e quindi il preteso, ma lontano dall’essere realizzato, europeismo del partito. Prodi ha detto che non voterà per le primarie. Credo che Prodi, con tutti i difetti che gli si possono attribuire, è ancora l’unico uomo politico che alle chiacchiere ha fatto seguire fatti, ed è stato l’unico che ha sconfitto, per ben due volte, il pregiudicato truffatore Berlusconi. Che il suo sia l’esempio da seguire?</p>
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		<title>SALLUSTI E L&#8217;ARTICOLO PER CUI È STATO INCRIMINATO E CONDANNATO</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2012/09/27/sallusti-e-larticolo-per-cui-e-stato-incriminato-e-condannato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sallusti-e-larticolo-per-cui-e-stato-incriminato-e-condannato</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Sep 2012 16:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=892</guid>
		<description><![CDATA[  Articolo di Alessandro Robecchi Va bene, pare che tutto il mondo “intellettuale” italiano, con tutto il milieu giornalistico in prima fila, compatto e granitico, sia in grandi ambasce per il rischio che Alessandro Sallusti, oggi direttore de Il Giornale e al tempo dei fatti di Libero, finisca in galera a seguito di una condanna [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/alessandro-sallusti.jpg" title="alessandro-sallusti.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/alessandro-sallusti.thumbnail.jpg" alt="alessandro-sallusti.jpg" /></a></p>
<p><strong>Articolo di Alessandro Robecchi</strong></p>
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<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Va bene, pare che tutto il mondo “intellettuale” italiano, con tutto il milieu giornalistico in prima fila, compatto e granitico, sia in grandi ambasce per il rischio che Alessandro Sallusti, oggi direttore de Il Giornale e al tempo dei fatti di Libero, finisca in galera a seguito di una condanna per diffamazione. E’ confortante assistere a una così poderosa levata di scudi contro la restrizione della libertà personale, e dispiace semmai che tanta compattezza non si veda in altre occasioni. Tanta gente va in galera per leggi assurde e ingiuste – come circa tremila persone accusate del bizzarro reato di “clandestinità” – eppure la notizia è Sallusti. Bene, allora vediamola bene, questa notizia, al di là delle sentenze, delle polemiche, dei meccanismi della giustizia. Proviamo insomma ad applicare il vecchio caro concetto del “vero o falso?”</span></p>
<p><span id="more-892"></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Il fatto. </span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">L’articolo querelato.</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333"> Strano che, in tutto il bailamme suscitato dal rischio che Sallusti finisca in carcere, nessuno si sia preso la briga di ripubblicare l’articolo incriminato. Anche in rete si fatica a trovare la versione completa. L’articolo (<a href="http://www.dicoseunpo.it/dicoseunpo/Scritti%20di%20interesse_files/getPDFarticolo.pdf" target="_blank">Libero, 18 febbraio 2007</a>) è firmato con lo pseudonimo di Dreyfus (quando si dice la modestia) e racconta la vicenda in altri termini. La prosa maleodorante e vergognosa – un cocktail di mistica ultracattolica e retorica fascista – non è suscettibile di querela e quindi ognuno la valuti come vuole. Ma veniamo ai fatti. La vulgata corrente di questi giorni insiste molto su una frase, questa:<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">“… ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice”<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">E’ vero. Si tratta di un’opinione. Scema, ma un’opinione. Disgustosa, ma un’opinione.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Vediamo invece le frasi che non contengono opinioni ma fatti. Falsi.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Il titolo, per esempio: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Altra frase: “Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando l’aborto coattivo”.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Ancora: “Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">E poi: “Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre?<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Ora, sarebbe bello chiedere lumi anche a Dreyfus, l’autore dell’articolo. Si dice (illazione giornalistica) che si tratti di Renato Farina, il famoso agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti che – radiato dall’Ordine dei Giornalisti – non avrebbe nemmeno potuto scrivere su un giornale il suo pezzo pieno di falsità.</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Non c’è dubbio che il caso della ragazzina torinese sia servito al misterioso Dreyfus, a Libero e al suo direttore Sallusti per soffiare quel vento mefitico di scandalo che preme costantemente per restringere le maglie della legge 194, per attaccare un diritto acquisito, per gettare fango in un ingranaggio già delicatissimo. Ma questo è, diciamo così, lo sporco lavoro della malafede, non condannabile per legge.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Condannabile per legge è, invece, scrivere e stampare notizie false. Di questo si sta parlando (anzi, purtroppo non se ne sta parlando), mentre si blatera di “reato d’opinione”.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Il reato d’opinione non c’entra niente. C’entra, invece, e molto, un giornalismo sciatto, fatto male, truffaldino, che dà notizie false per sostenere una sua tesi.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Per questo la galera vi sembra troppo? Può essere. Ma per favore, ci vengano risparmiati ulteriori piagnistei sul povero giornalista Sallusti che non può dire la sua.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">PS) Un mio vecchio maestro di giornalismo, all’Unità (sono passati secoli, ma io gli voglio ancora bene), scrutava i pezzi scritti da noi ragazzini con maniacale attenzione. Quando trovava qualcosa di querelabile ci chiamava e ci diceva: “Vuoi che ci portino via le rotative? Vuoi che ci facciano chiudere il giornale dei lavoratori?”.</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Nel fondo di oggi su Il Giornale, Sallusti lamenta con toni da dissidente minacciato di Gulag, che non intende trattare per il ritiro della querela, che ha già pagato 30.000 euro e non vuole pagarne altri 30.000. Spiccioli. Ecco. Forse “portargli via le rotative”, come diceva il mio vecchio compagno sarebbe meglio. Meglio anche della galera. Di molte cose abbiamo bisogno, ma non di un martire della libertà con la faccia di Sallusti.</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><strong>Il mio commento</strong></p>
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<p class="MsoNormal"><font size="2" face="'Lucida Grande'" color="#333333" class="Apple-style-span"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">L’articolo è scritto molto bene, molto chiaro nel ristabilire i fatti e nell’evidenziare le falsità che la stampa, ovvero il giornale Libero nel famigerato articolo, ha riportato. Che Sallusti si meriti il carcere mi pare che non vi siano dubbi, e ancor meno dubbi vi sono se si tiene presente che è difeso da Travaglio, il giornalista che strilla che la stampa di regime riporta solo opinioni e non fatti, mentre lui, Travaglio, riesce a trasformare con un colpo di bacchetta magica le SUE opinioni in fatti.<o:p></o:p></span></font></p>
<p><font size="2" face="'Lucida Grande'" color="#333333" class="Apple-style-span"></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Allora le cose sono chiare. L’articolo di Libero è pieno di falsità, non vi sono dubbi, la magistratura l’ha condannato per le falsità contenute che non solo calunniano un giudice, ma calunniano anche l’istituzione giudiziaria.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Occorre tuttavia fare alcune considerazioni: la prima è che in una democrazia compiuta i diversi poteri devono essere indipendenti l’un l’altro. In Italia non è molto vero: i vari poteri, quello legislativo (parlamento), quello amministrativo (governo), quello rappresentativo e di controllo costituzionale (la presidenza della repubblica), quello giudiziario (magistratura) si intrecciano un po’ troppo, ma tant’è. Quello che invece manca completamente di indipendenza, ed è essenziale per l’esercizio della democrazia, è quello dell’informazione (stampa, radio, TV). Questo lo sappiamo benissimo, lo abbiamo vissuto. Il presidente del Consiglio, responsabile del potere amministrativo e di Governo, Silvio Berlusconi (ora fortunatamente dimesso), è anche il proprietario di tre reti TV e di non si sa quanti giornali. Alla faccia dell&#8217;indipendenza dei poteri! Il problema è: quante falsità ogni giorno leggiamo sulla stampa? Non necessariamente rozze, volgari, insultanti come quelle del famigerato articolo, ma pur tuttavia tali da influenzare l’opinione pubblica contro qualcuno o contro qualcosa o contro addirittura un’istituzione. Si parla in continuazione di malasanità, di malagiustizia, oggi anche di malapolitica, e non si sa di quante altre mala. Ma la prima e la più grave, secondo me, delle mala è la malainformazione. Io credo che sarebbe necessario che anche all’interno di questo potere esistano controlli indipendenti. Non so come, ma dovrebbero esistere. A questo punto mi chiedo realmente se è giusto che Sallusti vada in galera, mentre tutti gli altri, che dicono altrettante falsità, magari con un linguaggio più mellifluo, stiano fuori. Sembrerebbe quasi che colpendo solo Sallusti, si assolvano tutti gli altri. Eh no!<o:p></o:p></span></p>
<p></font><font size="2" face="'Lucida Grande'" color="#333333" class="Apple-style-span"><!--EndFragment--></font>  <!--EndFragment--></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
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		<title>Perché alle primarie voterò Bersani.</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 16:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Premetto, come ho affermato in diverse occasioni, che io non sono un bersaniano. Nel 2009 alle primarie per l’elezione del segretario del partito non votai per lui. Comunque egli fu eletto, e questo per me basta a riconoscergli l’autorità necessaria. Ciò non significa che io condivida tutto quello che dice e che fa. Il diritto [&#8230;]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><font class="Apple-style-span" face="'Lucida Grande'" size="2"><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/pierluigi-bersani.jpg" title="pierluigi-bersani.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/pierluigi-bersani.thumbnail.jpg" alt="pierluigi-bersani.jpg" /></a> </font></p>
<p class="MsoNormal" style="font-family: Cambria"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Premetto, come ho affermato in diverse occasioni, che io non sono un bersaniano. Nel 2009 alle primarie per l’elezione del segretario del partito non votai per lui. Comunque egli fu eletto, e questo per me basta a riconoscergli l’autorità necessaria. Ciò non significa che io condivida tutto quello che dice e che fa. Il diritto di critica appartiene a tutti i militanti e ai seguaci del partito, ed è giusto avvalersene.</span></p>
<p><span id="more-888"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-family: Cambria"><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Anche in questa occasione, personalmente non mi sento di condividere alcune delle sue scelte, prima di tutto quella di ricorrere ad elezioni primarie per eleggere il candidato premier. Primarie di Partito o di coalizione? La cosa non è chiara. Bersani le vuole di coalizione, ma di fatto, per i temi trattati, per gli obiettivi posti dai concorrenti, per la logica stessa interna alla campagna elettorale, queste primarie si stanno rivelando uno scontro tutto interno al PD.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-family: Cambria"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Intanto la vicenda Vendola: Vendola partecipa o non partecipa? C’è chi sostiene che debba presentarsi, che chi sostiene il contrario: questo sempre all’interno del PD. Vendola si allea con Di Pietro, accusando Bersani (e ancor di più Renzi) di essere troppo attratti dalla destra. Trova invece in Di Pietro l’alleato di sinistra? La cosa è penosa, ma non riguarda il PD; riguarda Vendola. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-family: Cambria"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">La cosa che riguarda il PD, invece, è la natura dello scontro, che ormai è chiarissimo, si svolge tutto al suo interno, e che si può riassumere nel dilemma: Bersani o Renzi? Gli altri candidati hanno un sapore patetico sul quale è inutile discutere. Renzi gode di molte simpatie; alcune sue parole d’ordine, come il ricambio generazionale, la riduzione dei costi e dell’invadenza di una politica vecchia, sono condivisibili; l’uomo ha un’indubbia simpatia personale. Ma una cosa mi lascia perplesso, e mi fa propendere per Bersani: Renzi è consapevole che questa sua campagna elettorale, tutta incentrata sulla persona e sui suoi appelli, di fatto sta scatenando una divisione interna profonda nel Partito? E che questa divisione, al di là della bontà o meno delle proposte e dei programmi, sarà destinata a perpetuarsi e a dissolvere quello che fino ad oggi è stata potenziale forza, ma che si sta rivelando al contrario reale debolezza? Bersani ha sbagliato ad accettare queste primarie che non aggiungono nulla allo spessore democratico del Partito, ma Renzi, col tipo di presenza, di argomentazioni, di proposta della persona, sta distruggendo il partito. Per questo, al di là di eventuali critiche che vengono da ambienti bersaniani, troppo spesso strumentali e non sempre giustificate, non lo voterò e voterò Bersani.<o:p></o:p></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>L’ASSASSINIO DELL’AMBASCIATORE AMERICANO CHRIS STEVENS E DI ALTRI TRE DIPLOMATICI USA IN LIBIA</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Sep 2012 17:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[  L’assassinio a Bengasi dell’ambasciatore americano Chris Stevens e di altri tre diplomatici USA è stato un atto di una ferocia incredibile. Oggi sulla stampa, sulla TV e sulla radio si stanno scatenando svariate opinioni sui mandanti, sul movente, sulle conseguenze, sulle cause. Ognuno dice la sua. Tuttavia una cosa non ho notato. E allora [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><font class="Apple-style-span" color="#333333" face="'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 11px; line-height: 14px">          <!--[if gte mso 9]><xml>  <o:OfficeDocumentSettings>   <o:AllowPNG/>  </o:OfficeDocumentSettings> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml>  <w:WordDocument>   <w:Zoom>0</w:Zoom>   <w:TrackMoves>false</w:TrackMoves>   <w:TrackFormatting/>   <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone>   <w:PunctuationKerning/>   <w:DrawingGridHorizontalSpacing>18 pt</w:DrawingGridHorizontalSpacing>   <w:DrawingGridVerticalSpacing>18 pt</w:DrawingGridVerticalSpacing>   <w:DisplayHorizontalDrawingGridEvery>0</w:DisplayHorizontalDrawingGridEvery>   <w:DisplayVerticalDrawingGridEvery>0</w:DisplayVerticalDrawingGridEvery>   <w:ValidateAgainstSchemas/>   <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid>   <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent>   <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText>   <w:Compatibility>    <w:BreakWrappedTables/>    <w:DontGrowAutofit/>    <w:DontAutofitConstrainedTables/>    <w:DontVertAlignInTxbx/>   </w:Compatibility>  </w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml>  <w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="276">  </w:LatentStyles> </xml><![endif]-->  <!--[if gte mso 10]>     <style>  /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ascii-font-family:Cambria; 	mso-ascii-theme-font:minor-latin; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:minor-fareast; 	mso-hansi-font-family:Cambria; 	mso-hansi-theme-font:minor-latin;} </style>   <![endif]-->    <!--StartFragment--></span></font></p>
<p><span style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span"><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/ed2eb939-b7cc-4b86-abc0-108ff40598a0-460.jpg" title="ed2eb939-b7cc-4b86-abc0-108ff40598a0-460.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/ed2eb939-b7cc-4b86-abc0-108ff40598a0-460.thumbnail.jpg" alt="ed2eb939-b7cc-4b86-abc0-108ff40598a0-460.jpg" /></a></span><font class="Apple-style-span" color="#333333"> </font></p>
<p><span style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">L’assassinio a Bengasi dell’ambasciatore americano Chris Stevens e di altri tre diplomatici USA è stato un atto di una ferocia incredibile. Oggi sulla stampa, sulla TV e sulla radio si stanno scatenando svariate opinioni sui mandanti, sul movente, sulle conseguenze, sulle cause. Ognuno dice la sua. Tuttavia una cosa non ho notato. E allora la dirò io, tanto per aggiungere una voce a un coro stonatissimo di opinioni.</span></p>
<p><span id="more-882"></span></p>
<p style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif" class="MsoNormal"><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px">Mi limiterò a constatare una coincidenza: Jimmy Carter, presidente democratico dal 1977 al 1981, fautore della pace in medio-oriente (fu opera sua l’accordo Egitto-Israele del 1979), si trovò a dover far fronte nel ’79-80 a una crisi gravissima, quella di 52 ostaggi americani catturati in Iran e rimasti prigionieri per tutto il 1980, anno in cui si dovevano svolgere le elezioni presidenziali. Carter tentò invano di liberarli. Non vi riuscì né con la diplomazia, né con la forza (in quella occasione le truppe americane subirono una sconfitta clamorosa, si spararono addosso, si abbatterono alcuni propri elicotteri, insomma di tutto e di più. Fu solo un caso di inefficienza? O qualcuno all’interno delle Forze Armate favorì il verificarsi di questo disastro?). Le elezioni andarono come andarono. Carter fu disastrosamente sconfitto da Ronald Regan, repubblicano. Il processo di pace iniziato da Carter si arrestò. Oggi siamo alla vigilia di elezioni presidenziali. Il candidato democratico è Obama. In Libia viene assassinato l’ambasciatore americano. Il mondo, e ancor prima gli USA, si aspettano una risposta. Dall’esito di questa risposta potrebbe dipendere l’esito delle elezioni di novembre, e già se ne parla. Si tratta di una semplice coincidenza?</span></p>
<p><span style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Comunque non mi si chieda che cosa può essere alla base di questa coincidenza. Sappiamo che, per quanto riguarda l&#8217;11 settembre o l&#8217;assassinio di Kennedy ci sono state molte interpretazioni che si discostano dalle verità ufficiali. Forse che sì. forse che no. Non sono in grado di avere una posizione personale. Ma la coincidenza sugli eventi negativi che hanno preceduto le elezioni presidenziali ai tempi di Carter e ora a quelli di Obama mi pare che sia oggettiva, al di là di possibili interpretazioni. Potrei fare un’ipotesi, che tuttavia lascia il tempo che trova: Carter aveva fatto fare un importante passo avanti verso la pace fra Arabi e mondo occidentale (la pace Israele-Egitto) Se rieletto, probabilmente avrebbe continuato sulla stessa strada. Regan invece l’ha bloccata e, anzi, ha acuito il conflitto. Sappiamo una cosa per certo: che in larghi strati dell&#8217;opinione pubblica israeliana (e fra molti ebrei americani) la ricerca della pace non è gradita, così come non è gradita in molti settori arabi, integralisti o no. Quindi avrebbe potuto essere interesse di queste aree la caduta di Carter. Le stesse forze, contrarie al raggiungimento di una pace in medio oriente, mi pare che stiano emergendo anche ora: sia da parte israeliana, sia da parte dei settori arabi. Il video blasfemo (l’insospettabile Ilary Clinton lo giudica un film disgustoso e riprovevole, e rivendica l’estraneità degli Stati Uniti alla sua produzione) è opera di Sam Bacile, ebreo americano e per sua stessa ammissione finanziato da altri ebrei americani di cui non si consce l&#8217;identità; ed è stato diffuso proprio ora, alla vigilia delle elezioni presidenziali, nelle quali il candidato democratico è ancora Obama, che non ha mai nascosto il suo interesse per la pace in medio-oriente e le sue critiche alla politica di Benjamin Netanyahu. È possibile che la diffusione di questo filmato abbia a che fare con l&#8217;interesse a contrastare la rielezione di Obama? Certamente coloro che hanno promosso la sua diffusione non possono non aver previsto una grande reazione da parte del mondo islamico. E nella confusione di una reazione di massa, forse qualcuno poteva sperare in, o addirittura provocare, interventi violenti atti a ottenere conseguenze catastrofiche (come di fatti è avvenuto con l&#8217;assassinio dei diplomatici USA) che avrebbero danneggiato Obama? Questo non vuol dire che sicuramente Obama sarà sconfitto. Auguriamoci di no. Obama è un presidente che ha dimostrato grandi capacità e saprà reagire opportunamente. Ma il dubbio che lo scopo della diffusione del film sia quello, non mi sembra uno dubbio peregrino. Ci sono troppi settori che hanno interesse a non raggiungere una pace fra Israele e palestinesi e quindi fra arabi e americani!</span><span style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif" class="Apple-style-span"> </span></p>
<p><span style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span"></span></p>
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		<title>MAGISTRATURA E POLITICA</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 17:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  In questi giorni c’è un nuovo idolo televisivo: Antonio Ingroia. Non c’è talk-show politico (e magari anche non politico) in cui non sia presente. Alla festa del Fatto quotidiano gli sono state consegnate 150.000 firme di sostegno alla sua azione. Provo a fare qualche riflessione. Prima di tutto ritornerei per l’ennesima volta sul significato [&#8230;]]]></description>
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<p class="MsoNormal"> <a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/ingroia_0-jpg-crop_display.jpg" title="ingroia_0-jpg-crop_display.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/ingroia_0-jpg-crop_display.thumbnail.jpg" alt="ingroia_0-jpg-crop_display.jpg" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">In questi giorni c’è un nuovo idolo televisivo: Antonio Ingroia. Non c’è talk-show politico (e magari anche non politico) in cui non sia presente. Alla festa del Fatto quotidiano gli sono state consegnate 150.000 firme di sostegno alla sua azione. Provo a fare qualche riflessione. </span></p>
<p><span id="more-880"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Prima di tutto ritornerei per l’ennesima volta sul significato del termine “Democrazia”. Ho sempre sostenuto, e sostengo ancora che il nocciolo duro della democrazia sta nell’indipendenza dei poteri delle Stato. Il Parlamento, che ha il potere di legiferare e che è eletto dalla popolazione (dovrebbe, almeno). Il Governo, che amministra e che è eletto dal Parlamento. Il Presidente della Repubblica, come garante dell’unità nazionale e del rispetto della costituzione ed è eletto secondo criteri particolari, dalle camere riunite e dalle Regioni. La Magistratura, come potere di amministrare la giustizia perseguito attraverso l’applicazione delle leggi. I magistrati vengono arruolati non sulla base di elezioni popolari, ma sulla base della conoscenza del diritto e delle leggi. In Italia la Magistratura come istituzione comprende la magistratura inquirente e quella giudicante.</span><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span"><span>  </span></span><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Questi 4 poteri dello Stato sono indipendenti l’uno dall’altro, e fanno tutti capo alla Costituzione. In altri Paesi la magistratura inquirente è separata da quella giudicante, e viene eletta dalla popolazione. Questo lascia qualche dubbio (non solo a me) sulla sua indipendenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Ora quello che mi lascia perplesso è il comportamento di questo Ingroia: si comporta da politico, cioè si avvantaggia dell’appoggio popolare per le inchieste che sta facendo per fini certo nobilissimi, ma che poco hanno a che fare con la Giustizia, e molto di più con la lotta politica. Il potere di un magistrato è quello di parlare per provvedimenti. Se parla esprimendo giudizi su questo o su quello pubblicamente, si comporta come quei politici che ricercano l’appoggio popolare per ottenere voti alle elezioni. Ho la sensazione che stiamo assistendo a una confusione dei poteri, quindi a un restringimento della sostanza democratica. E in questo, occorre dirlo, si stanno schierando diverse forze, a partire da quelle che si coagulano attorno al giornale di Gomez-Travaglio. Non è un caso che proprio quel giornale abbia promosso la raccolta di firme a favore di un indagine eseguita da alcuni magistrati, fra cui, appunto, Ingroia. Cioè, sarebbe un fatto democratico che la gente si schieri a favore di un’indagine, o meglio ancora, a favore di un magistrato con nome e cognome e che il magistrato se ne faccia un merito? E l’indipendenza dei poteri dove sta? Che la gente si esprima, va benissimo; che ci siano forze che la invitano ad esprimersi sull’opera di un magistrato, un po’ meno; che ci sia un magistrato che accetta e se ne fa un merito, per nulla. Questo magistrato non parla più per provvedimenti (il suo potere costituzionale) ma parla da politico, da candidato al parlamento. Si dimetta da magistrato. Magari farà come hanno fatto tanti altri: sfruttare il favore della gente che si è conquistato con le indagini, e usarlo ai fini di farsi eleggere al parlamento. Di Pietro, se non mi sbaglio, ha fatto così. Falcone e Borsellino hanno fatto in modo diverso: stando al loro posto hanno condotto indagini contro la mafia che hanno portato a numerose e importanti condanne. E con loro ugualmente hanno fatto molti altri magistrati, nel silenzio delle procure, senza mirare a incarichi politici, e senza scappare. E Ingroia, a parte lo scappare in Guatemala, che cosa ha fatto? Quali importanti condanne di mafiosi sono scaturite dalle sue indagini? Immagino che le 150 mila firme vengano da persone che conoscono in profondità il suo operato, e lo giudicano favorevolmente, sapendo nome e cognome dei mafiosi colpiti e condannati. Poiché io non conosco questi fatti, visto che la maggior parte dei giornali non ne parla, non ho firmato. Ma non avrei firmato neanche se ne avessi avuto conoscenze. Come non firmo messaggi di appoggio ai singoli magistrati che fanno indagini su omicidi, stupri, rapine etc. che ogni giorno avvengono e che i magistrati silenziosamente cercano di risolvere portando a condanna i colpevoli. Immagino che questi magistrati facciano il loro dovere, come possono e per quanto possono, magari chi più e chi meno bene. La mia fiducia in loro non è altro che una estensione della mia fiducia nella Magistratura come Istituzione della Stato e nell’indipendenza dei suoi poteri. Perché questo è il nocciolo della democrazia</span><!--EndFragment--></p>
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		<title>9 SETTEMBRE data funesta per il nostro paese</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2012 22:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[  Oggi 9 settembre è una data funesta per la nostra Patria e per i nostri soldati. Dopo che il 25 luglio del 1943 Vittorio Emanuele III aveva deposto Mussolini e nominato un governo presieduto dal maresciallo Badoglio, decise di chiedere l’armistizio alle potenze alleate contro le quali avevamo fino allora combattuto come alleati della [&#8230;]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 6pt" class="MsoNormal"> <a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/img_1124x.jpg" title="img_1124x.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/img_1124x.thumbnail.jpg" alt="img_1124x.jpg" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 6pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Oggi 9 settembre è una data funesta per la nostra Patria e per i nostri soldati. Dopo che il 25 luglio del 1943 Vittorio Emanuele III aveva deposto Mussolini e nominato un governo presieduto dal maresciallo Badoglio, decise di chiedere l’armistizio alle potenze alleate contro le quali avevamo fino allora combattuto come alleati della Germania di Hitler, e che erano già penetrate in parte del nostro territorio. L’armistizio fu accettato e venne firmato a Cassibile il 3 settembre 1943 dal generale Castellano in rappresentanza di Badoglio per l’Italia e da </span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Walter Bedell Smith in rappresentanza del genera Eisenhower</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"> per le forze alleate.</span></p>
<p><span id="more-875"></span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt" class="MsoNormal"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px">L’armistizio così firmato avrebbe dovuto distaccare l’Italia dalla alleanza con la Germania e far cessare tutte le ostilità da parte dei nostri soldati contro gli eserciti angloamericani. L’armistizio (di fatto una resa incondizionata) venne reso noto e applicato l’8 settembre, con un comunicato radio letto dallo stesso generale Badoglio:</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">«</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"> <em>Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell&#8217;intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale </em></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eisenhower"><em><span style="color: windowtext; text-decoration: none">Eisenhower</span></em></a></span><em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">La richiesta è stata accolta.</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt" class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"> </span><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">»</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">L’armistizio venne così comunicato senza alcun piano che potesse mettere in sicurezza i soldati del nostro esercito. I re, con tutto lo stato maggiore fuggì vigliaccamente su una piccola corvetta, il Baionetta, dal porto di Ortona, per approdare a Brindisi. Il 9 settembre i nazisti, che, consapevoli dell’imminente armistizio, avevano già predisposto un piano militare, invasero l’Italia, attaccarono ogni nucleo armato bell’esercito italiano disperso per il mare Mediterraneo, fecero migliaia di morti e centinaia di migliaia di deportati.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Anche Piacenza venne invasa, e il tentativo di difesa da parte dei soldati italiani, come in tutte le altre città, non ebbe successo e lasciò sul terreno numerosi morti militari e civili.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">L’ANPI si occupò di rintracciare i nomi dei caduti in modo da poter dedicare a questi nostri eroi <a href="http://www.dicoseunpo.it/dicoseunpo/9%20settembre.html" target="_blank">una lapide che ne ricordasse il sacrificio</a>. È giusto che oggi, anniversario della loro morte, si faccia in modo che i Piacentini possano avere un momento di tenero ricordo guardano i loro nomi incisi sul bronzo. Uno solo non ha nome, e lo potremmo considerare il milite ignoto di Piacenza.<o:p></o:p></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Interviste. Amos Oz, Tra amici</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Aug 2012 15:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonella Barina Il grande scrittore israeliano, che ha vissuto per di più di 30 anni nelle comunità di lavoro, di fronte alla crisi propone il suo paradosso (ma lo è davvero?) in un libro e al Festival di Massenzio. Arad (Israele). “Se mi guardo intorno, in Israele come in Italia, mi sento circondato di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 22px"><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/08/amos-oz.jpg" title="amos-oz.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/08/amos-oz.thumbnail.jpg" alt="amos-oz.jpg" /></a></span></p>
<p><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 22px"><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/08/amos-oz.jpg" title="amos-oz.jpg"></a></span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 22px"></span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 22px">di Antonella Barina</span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 22px"></span></p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">Il grande scrittore israeliano, che ha vissuto per di più di 30 anni nelle comunità di lavoro, di fronte alla crisi propone il suo paradosso (ma lo è davvero?) in un libro e al Festival di Massenzio.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><span id="more-855"></span></p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">Arad (Israele). “<em>Se mi guardo intorno, in Israele come in Italia, mi sento circondato di gente che lavora oltre il necessario, per accumulare più denaro di quel che le serve, acquistare cose che non desidera davvero, far colpo su persone che non le piacciono affatto</em>“. Amos Oz parla lentamente, ritagliando scampoli di pensiero, a lungo meditati. “<em>Ora però la crisi economica comincia a minare questo modello tutto denaro, competizione, arrivismo. Qualcuno inizia a cercare una nuova via tra bolscevismo disumano e capitalismo darwinista. Perché non riproporre allora la formula del kibbutz, in una versione più soft e tollerante del passato? Penso a piccole cellule sociali improntate sulla solidarietà. Per alcuni funzionerebbe”</em>.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">Aveva 13 anni Amos nel ’52, quando perse tragicamente la madre, che si suicidò; 15 quando andò a guidare trattori in un kibbutz – vita nei campi ed eguaglianza: la proprietà privata era tabù – per ribellarsi al mondo intellettuale e di destra di suo padre, bibliotecario erudito, studioso poliglotta. E Amos, che un tempo, da bambino, aveva sognato di diventare un libro (non uno scrittore, proprio un libro, perché i libri sopravvivono sempre in qualche modo allo sterminio), rimase nel kibbutz Hulda più di trent’anni, cambiando il suo cognome da Klausner in Oz, che in ebraico vuol dire Forza, e lì si sposò e allevò tre figli.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">Oggi Oz è uno dei massimi scrittori viventi, tra gli intellettuali più rispettati di Israele, eppure non ha perso l’aspetto archetipico del pioniere: camicia a scacchi, mani possenti, volto abbronzato che sembra sempre strizzare gli occhi chiari contro il sole. Ora i suoi libri sono tradotti in 41 lingue, ma lui conserva lo stile sobrio del kibbutz, di quando non possedeva nemmeno un libretto d’assegni. E anche se dall’86 vive ad Arad, cittadina del deserto sorta cinquant’anni fa dal nulla intorno a un centro commerciale, la sua è una casetta spartana, con giardino brullo, studio nel seminterrato. Poi libri, libri, ancora libri: ordinatissimi, come le frasi dei suoi romanzi; consunti dal gran uso, come le sue poltrone scomode e lise; strumenti di lavoro, come la vecchia scrivania e il portatile obsoleto.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">“<em>Non rinnego un solo momento della mia vita nel kibbutz, che è stata la migliore università possibile. In una comunità di trecento persone, di cui si sapeva ogni segreto, ho imparato più cose sulla natura umana che se avessi fatto dieci volte il giro del mondo. Il kibbutz è una sorta di laboratorio dove tutto è concentrato: amore, morte, solitudine, nostalgia, desiderio, desolazione. E mi dà lo spunto per raccontare l’umanità: quel continuo tendere gli uni verso gli altri – come le celebri dita di Dio e di Adamo nella Cappella Sistina – senza mai riuscire a toccarsi. È dal kibbutz che attinge la mia scrittura</em>“.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">E lì ritorna il suo ultimo libro, notevole come sempre, in uscita con Feltrinelli, nell’ottima traduzione di Elena Loewenthal. Tra amici: destini che si intersecano nel microcosmo di un kibbutz anni Cinquanta, anime scrutate con occhi malinconici e saggi. Sempre il 7 giugno, Oz sarà al Festival delle Letterature di Massenzio, a Roma, dove dividerà la serata con Erri De Luca e leggerà un brano del nuovo libro: “<em>Il capitolo dedicato a un vecchio calzolaio pacifista, anarchico, socialista, vegetariano, un uomo che racchiude in sé tutte le ambizioni di trasformare il mondo”</em>. Mentre il 10, a Cagliari, parteciperà al Festival Leggendo Metropolitano, dove parlerà del tempo presente e del suo rapporto con la letteratura (www.prohairesis.com).</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Lei, Oz, propone il kibbutz come un’alternativa all’individualismo sfrenato, eppure nei suoi romanzi fustiga quell’ambiente soffocante. Come luogo di inaspettata solitudine, ad esempio.<br />
</strong>“<em>I padri fondatori di quel modello di società avevano ambizioni monumentali, irrealistiche: pensavano di poter cambiare la natura umana di colpo, eliminare la solitudine con la vita comunitaria, cancellare crudeltà, avidità, egoismo con l’eguaglianza. Un sogno meraviglioso che – va detto a loro merito – tentarono senza gulag e polizia. Che venne meno perché il loro sguardo fissava solo le stelle”.</em></p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Un naufragio lento, ma inesorabile.<br />
</strong>“<em>Una mutazione, più che un fallimento. Il kibbutz è cambiato molto rispetto al passato. Padri e madri fondatori erano severissimi, come se organizzassero un esercito senza ufficiali. Oggi il kibbutz è meno duro, accetta entro certi limiti la proprietà privata, quindi è meno egualitario. Ma i suoi abitanti continuano a dividersi la responsabilità verso i disabili, gli anziani, chi è in difficoltà. Nel racconto che leggo a Massenzio, il vecchio calzolaio malato ha sempre qualcuno che gli fa compagnia. In una grande città morirebbe solo come un cane”.<br />
</em><br />
<strong>Il kibbutz sperimentò la parità della donna, ma a scapito della sua femminilità…<br />
</strong>“<em>Lo ammetto. Ai miei tempi una ragazza poteva andare a letto con un uomo diverso ogni sera, ma bastava un rossetto perché venisse espulsa come borghese depravata. D’altra parte aveva le stesse opportunità di studio, lavoro, salario degli uomini, molto prima che nel resto della società”</em>.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Perché ha lasciato il kibbutz?<br />
</strong><em>“Mio figlio soffriva d’asma e aveva bisogno del clima secco di Arad”.<br />
</em></p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Cittadina insignificante. Perché continua a vivere qui?<br />
</strong>“<em>Per il deserto. Ogni mattina alle cinque, quando è ancora buio, mi incammino tra rocce e sabbia. Da solo, nel silenzio più profondo, osservo il sorgere del sole. Il deserto rappresenta quel che è eterno contro ciò che è provvisorio. Mi è indispensabile per scrivere”.</em></p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Cosa sta scrivendo ora?<br />
</strong>“<em>Preferisco non parlarne: esporre la gravidanza ai raggi X non fa bene al bambino”</em>.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Si mette al computer appena torna dal deserto?<br />
</strong>“<em>Prima ascolto il giornale radio delle sei: se sento un politico dire “mai” o “per sempre”, so che le pietre là fuori stanno ridendo di lui”</em>.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Il tema del giorno è l’escalation nucleare iraniana.<br />
</strong>“<em>Fa paura. Il regime brutale di Ahmadinejad vuole cancellare Israele dalla faccia della terra. E questa politica d’annientamento, unita al possesso di armi atomiche, è una combinazione pericolosissima. Tutti gli israeliani la pensano così. Quel che ci divide fifty-fifty è il da farsi. C’è chi invoca un attacco preventivo. Io sono contrario. Perché ormai l’Iran sa fabbricare la bomba atomica: distruggeremmo le loro installazioni, non il loro know-how, e forniremmo scuse in più al loro odio. Non solo: tra poco quasi tutti i Paesi avranno mezzi di distruzione di massa, nucleari, chimici o biologici. Cosa faremo allora? Li bombarderemo tutti?”.<br />
</em><br />
<strong>Il tempo stringe, però: i falchi ritengono di dover attaccare entro l’estate, se no è troppo tardi.<br />
</strong>“<em>Per questo il mondo intero dovrebbe intervenire al più presto. Con un blocco navale all’Iran”.<br />
</em><br />
<strong>Cosa pensa che succederà?<br />
</strong>“<em>Mi chiede di essere profeta in terra di profeti: c’è troppa competizione nel campo”</em>.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Neanche sulle rivolte arabe vuole intravedere un futuro?<br />
</strong>“<em>Penso che ogni Paese prenderà una direzione diversa. Ma il comune denominatore è che il fondamentalismo sembra rafforzarsi sempre più. Pessima notizia per Israele, che tuttavia non può far nulla per evitarlo. Ha fatto bene il governo a non immischiarsi”</em>.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>E sulla questione palestinese?<br />
</strong>“<em>Il processo di pace ristagna. Prevale uno status quo malato, in cui i palestinesi continuano a vivere sotto il dominio israeliano. E non può durare, bisogna arrivare a un compromesso: dividere il territorio in due Stati. Perché non ci sono alternative: cinque milioni e mezzo di ebrei israeliani e più di quattro milioni di arabi palestinesi non hanno altro luogo dove andare. Né possono trasformarsi in un’unica famiglia felice”.<br />
</em></p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><strong>Netanyahu non sembra la persona giusta per i compromessi.<br />
</strong><em>“Non pensavo che De Gaulle fosse l’uomo adatto a tirare la Francia fuori dall’Algeria. Né che Churchill fosse quello che avrebbe smantellato l’Impero Britannico… Chissà. Sta di fatto che ora Israele, piccola più o meno come la Sicilia, fa parlare di sé quasi fosse grande come la Cina”</em>.</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><a href="http://bibliotecadisraele.wordpress.com/2012/06/06/interviste-amos-oz-tra-amici-il-venerdi-01062012/" target="_blank">Da: La Biblioteca di Israele, 6 giugno 2012</a></p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 1em; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; padding: 0px"><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Credo opportuno, a fronte dell’interessante intervista di Amos Oz qui sopra riportata, registrare <a href="http://www.corriere.it/esteri/12_agosto_15/israele-piano-segreto-guerra-iran_34d0a048-e6e3-11e1-aa6d-129c31caec0a.shtml" target="_blank">l’ articolo comparso oggi sul Corriere della Sera</a>, con la notizia che Israele sta preparando piani militari per attaccare l’Iran, dando per scontato che il processo di Pace con i Palestinesi sia ormai definitivamente interrotto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Che Israele abbia bisogno di sicurezza, è un dato di fatto ineccepibile. Ma che ormai, per il governo Netanjahu la sicurezza dello stato di Israele debba affidata alle armi anziché a un processo che miri al raggiungimento di una pace rispettosa dei diritti del popolo israeliano e di quello palestinese mi pare che sia un dato di fatto che emerge in modo sempre più evidente. Mi pare altresì doveroso sottolineare che una sicurezza ottenuta con l’impiego delle armi non sarà mai una sicurezza, non importa quanto potente sia l’esercito che vorrebbe ottenerla.</span></p>
<ul style="list-style-type: none; list-style-position: initial; list-style-image: initial; border-width: initial; border-color: initial; background-image: none; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: initial; text-indent: 0px; zoom: 1; border-style: none; padding: 0px !important; margin: 0px">
<li class="share-facebook" style="margin-top: 0px !important; margin-right: 5px !important; margin-bottom: 5px !important; margin-left: 0px !important; display: block; background-image: none; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: initial; list-style-type: none; list-style-position: initial; list-style-image: initial; border-width: initial; border-color: initial; text-indent: 0px; float: left; border-style: none; padding: 0px !important"><a href="http://bibliotecadisraele.wordpress.com/2012/06/06/interviste-amos-oz-tra-amici-il-venerdi-01062012/?share=facebook&amp;nb=1" rel="nofollow" class="share-facebook sd-button share-icon" title="Condividi su Facebook" id="sharing-facebook-3366" style="text-decoration: none; color: #772124; font-style: normal; font-weight: normal; display: inline-block; background-image: -webkit-linear-gradient(top, rgb(247, 247, 247) 0%, rgb(239, 239, 239) 100%); background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: initial; border-top-left-radius: 3px 3px; border-top-right-radius: 3px 3px; border-bottom-right-radius: 3px 3px; border-bottom-left-radius: 3px 3px; box-shadow: #ffffff 0px 1px 0px inset; line-height: 1; font-size: 12px; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; border-width: 1px !important; border-color: #dddddd !important; border-style: solid !important; padding: 0px; margin: 0px"></a></li>
</ul>
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		<title>22 giugno 1633: L’abiura di Galileo Galilei</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2012 17:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; L’abiura di Galileo Galilei il 22 giugno 1633 &#160; Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell’età mia d’anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l’eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl’occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande', Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 16px"><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/06/galileoarp300pix.jpg" title="galileoarp300pix.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/06/galileoarp300pix.thumbnail.jpg" alt="galileoarp300pix.jpg" /></a></span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande', Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 16px"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-size: 1.05em">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="font-size: 1.05em">L’abiura di Galileo Galilei il 22 giugno 1633</p>
<p><span id="more-842"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-size: 1.05em">&nbsp;</p>
<p style="font-size: 1.05em"><span id="more-752"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-size: 1.05em"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande'">Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell’età mia d’anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l’eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl’occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o, per aver io, dopo d’essermi stato con precetto dall’istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d’essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l’istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d’ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d’eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-size: 1.05em"><span lang="EN-US" style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"> </span><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px">Giuro anco e prometto d’adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da’ sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-size: 1.05em"><span lang="EN-US" style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"> </span><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px">Così Dio m’aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-size: 1.05em"><span lang="EN-US" style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"> </span><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px">Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="font-size: 1.05em"><span lang="EN-US" style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.</span></p>
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		<title>Il rapporto tra politica e giustizia. Editoriale di Emanuele Macaluso su “Il nuovo Riformista” del 22/7/2011</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 16:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[  Emanuele Macaluso termina il suo editoriale  con queste parole, riferendosi in particolare all&#8217;inchiesta della magistratura su Penati: “Nel PD certi fenomeni, già sanzionati dalla magistratura, certi comportamenti politico-elettorali-scorretti da parte di esponenti del partito, che origine e spiegazione hanno? Quali sono le regole che vigono nella vita interna e nel rapporto con la società? [&#8230;]]]></description>
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<p class="MsoNormal"> <a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/1231155506.jpg" title="1231155506.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/1231155506.thumbnail.jpg" alt="1231155506.jpg" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px">Emanuele Macaluso termina il suo editoriale  con queste parole, riferendosi in particolare all&#8217;inchiesta della magistratura su Penati: “Nel PD certi fenomeni, già sanzionati dalla magistratura, certi comportamenti politico-elettorali-scorretti da parte di esponenti del partito, che origine e spiegazione hanno? Quali sono le regole che vigono nella vita interna e nel rapporto con la società? La reazione di Penati è formalmente corretta, ma politicamente reticente. Insomma, se il PD non guarda a questi fenomeni con le lenti della politica, sbaglia. Ci sono fatti giudiziari che hanno una rilevanza politica, solo politica. Se non si interviene in questa direzione, ancora una volta il rapporto tra politica e giustizia si deforma. Ma, come negli anni Novanta, per responsabilità primaria della politica.”</span></p>
<p class="MsoNormal"> <span style="color: #333333; font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Mi pare che quello che dice Macaluso debba essere letto in questo modo: fermo restando che il giudizio su Penati dal punto di vista giudiziario è quello che si deve ad ogni indagato, cioè “innocente” fino ad emissione di una condanna definitiva, gli eventi che gli girano attorno (corruzione, concussione, finanziamento illecito in concomitanza con cariche pubbliche coperte da uomini del PD, etc.) devono essere indagati, chiariti, portati a conoscenza dell&#8217;opinione pubblica dagli stessi organi dirigenti del partito. Schierarsi dietro “passi indietro” o garantismi indirizzati alle responsabilità di singole persone è sbagliato, non è ammissibile. Il Partito chiarisca, e porti alla luce, e se emergono illegalità, esprima condanna senza mezzi termini, se non alla persona indagata, almeno ai fatti e all&#8217;eventuale coinvolgimento di dirigenti del partito. Questo anche per rispetto agli elettori e ai militanti.</span></p>
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