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	<title>Dicoseunpo &#187; Religione</title>
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	<description>Riflessioni su un po&#039; di cose</description>
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		<title>Oggi, 17 febbraio</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 23:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[  Oggi è l’anniversario dell’auto da fe di Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma. Vorrei che fra tanti “day” che oggi si celebrano per frastornare l’opinione pubblica e aggredire consensi da qualsiasi voglia parte, questo avesse un aspetto particolare: che la libertà di pensiero e di parola sono valori che a nessuno, né [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"> <a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/giordano_bruno.jpg" title="giordano_bruno.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2012/02/giordano_bruno.thumbnail.jpg" alt="giordano_bruno.jpg" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'; color: #333333">Oggi è l’anniversario dell’auto da fe di Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma. Vorrei che fra tanti “day” che oggi si celebrano per frastornare l’opinione pubblica e aggredire consensi da qualsiasi voglia parte, questo avesse un aspetto particolare: che la libertà di pensiero e di parola sono valori che a nessuno, né in nome di Dio né in nome di altri poteri o di altri miti è permesso soffocare.</span></p>
<p><span id="more-828"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">E questo vale per gli integralisti di qualsiasi parte, religiosa, laica, nazionalistica, o in difesa di quella libertà che nell’atto stesso in cui si dice di difendere la si viola. Ed esempi di questo genere non mancano: in Italia e fuori dall’Italia.</span></p>
<p style="margin-bottom: 16pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Per ricordare il tragico evento del 17 febbraio 1600 riporto qui il paragrafo conclusivo del libro di Luigi Firpo sul Processo di Giordano Bruno, breve cronaca integrata su alcuni documenti dell’epoca:<o:p></o:p></span></p>
<p style="margin-bottom: 16pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">«In ginocchio ascoltò Bruno la sentenza, ma a lettura finita levatosi in piedi e con viso minaccioso, rivolto ai giudici esclamò: «Forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io a riceverla» Otto giorni ebbe ancora di vita nel carcere di Tor di Nona, sempre restando ostinatissimo malgrado le visite quotidiane di teologi e confortatori; poi sull’alba del giovedì 17 di febbraio la lugubre processione della Compagnia di San Giovanni Decollato rilevò il prigioniero dal carcere, dopo che sette padri di quattro ordini diversi ebbero cercato con ogni affetto e con molta dottrina, ma sempre invano, di rimuovergli dall’intelletto quei mille errori e vanità. Condotto così in Campo dei Fiori, quivi spogliato nudo e legato a un palo, sempre con la lingua in giova, per le bruttissime parole che diceva, già tra le fiamme del rogo con viso torvo e sprezzante distolse lo sguardo dall’immagine del Crocefisso che gli era mostrata e finì bruciato vivo, conscio di morire martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo a ricongiungersi all’anima dell’universo.»<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Che nessuno dimentichi. Mai!</span></p>
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		<title>22 giugno 1633: L&#8217;abiura</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 07:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[  L&#8217;abiura di Galileo Galilei il 22 giugno 1633 Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell&#8217;età mia d&#8217;anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l&#8217;eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl&#8217;occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment-->
<p class="MsoNormal"> <a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/galileo_galilei_3.jpg" title="galileo_galilei_3.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/galileo_galilei_3.thumbnail.jpg" alt="galileo_galilei_3.jpg" /></a></p>
<p class="MsoNormal">L&#8217;abiura di Galileo Galilei il 22 giugno 1633</p>
<p><span id="more-752"></span>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell&#8217;età mia d&#8217;anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l&#8217;eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl&#8217;occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l&#8217;aiuto di Dio crederò per l&#8217;avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o, per aver io, dopo d&#8217;essermi stato con precetto dall&#8217;istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d&#8217;essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l&#8217;istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d&#8217;eresia, cioè d&#8217;aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d&#8217;ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l&#8217;avvenire non dirò mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d&#8217;eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all&#8217;Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'" lang="EN-US"> </span><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Giuro anco e prometto d&#8217;adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da&#8217; sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'" lang="EN-US"> </span><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Così Dio m&#8217;aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'" lang="EN-US"> </span><span style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 13px" class="Apple-style-span">Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'" lang="EN-US">Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'" lang="EN-US"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'" lang="EN-US"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><o:p></o:p></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Oggi, 17 febbraio</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 15:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[  Oggi è l’anniversario dell’auto da fe di Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma. Vorrei che fra tanti “day” che oggi si celebrano per frastornare l’opinione pubblica e aggredire consensi da qualsiasi voglia parte, questo avesse un aspetto particolare: che la libertà di pensiero e di parola sono valori che a nessuno, né [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Lucida Grande', Verdana, Arial, sans-serif; font-size: 12px; line-height: 16px; color: #333333" class="Apple-style-span"> </span>
<p style="font-size: 1.05em"> <span style="font-size: 12px" class="Apple-style-span"><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2008/02/giordano_bruno.jpg" title="giordano_bruno.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2008/02/giordano_bruno.thumbnail.jpg" alt="giordano_bruno.jpg" /></a></span></p>
<p style="font-size: 1.05em">Oggi è l’anniversario dell’auto da fe di Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma. Vorrei che fra tanti “day” che oggi si celebrano per frastornare l’opinione pubblica e aggredire consensi da qualsiasi voglia parte, questo avesse un aspetto particolare: che la libertà di pensiero e di parola sono valori che a nessuno, né in nome di Dio né in nome di altri poteri o di altri miti è permesso soffocare.</p>
<p><span id="more-716"></span>
<p style="font-size: 1.05em">E questo vale per gli integralisti di qualsiasi parte, religiosa, laica, nazionalistica, o in difesa di quella libertà che nell’atto stesso in cui si dice di difendere la si viola. Ed esempi di questo genere non mancano: in Italia e fuori dall&#8217;Italia.</p>
<p style="font-size: 1.05em">Per ricordare il tragico evento del 17 febbraio 1600 riporto qui il paragrafo conclusivo del libro di Luigi Firpo sul Processo di Giordano Bruno, breve cronaca integrata su alcuni documenti dell’epoca:</p>
<p style="font-size: 1.05em">«In ginocchio ascoltò Bruno la sentenza, ma a lettura finita levatosi in piedi e con viso minaccioso, rivolto ai giudici esclamò: «Forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io a riceverla» Otto giorni ebbe ancora di vita nel carcere di Tor di Nona, sempre restando ostinatissimo malgrado le visite quotidiane di teologi e confortatori; poi sull’alba del giovedì 17 di febbraio la lugubre processione della Compagnia di San Giovanni Decollato rilevò il prigioniero dal carcere, dopo che sette padri di quattro ordini diversi ebbero cercato con ogni affetto e con molta dottrina, ma sempre invano, di rimuovergli dall’intelletto quei mille errori e vanità. Condotto così in Campo dei Fiori, quivi spogliato nudo e legato a un palo, sempre con la lingua in giova, per le bruttissime parole che diceva, già tra le fiamme del rogo con viso torvo e sprezzante distolse lo sguardo dall’immagine del Crocefisso che gli era mostrata e finì bruciato vivo, conscio di morire martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo a ricongiungersi all’anima dell’universo.»</p>
<p style="font-size: 1.05em">Che nessuno dimentichi. Mai!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>22 giugno 1633 &#8211; L&#8217;abiura</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 13:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Il testo dell&#8217;abiura di Galileo Galilei. «Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell&#8217;età mia d&#8217;anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l&#8217;eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl&#8217;occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2008/06/galileoarp300pix.jpg' title='galileoarp300pix.jpg'><img src='http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2008/06/galileoarp300pix.thumbnail.jpg' alt='galileoarp300pix.jpg' /></a></p>
<p><strong>Il testo dell&#8217;abiura di Galileo Galilei.</strong><br />
<span id="more-178"></span></p>
<p>«Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell&#8217;età mia d&#8217;anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l&#8217;eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl&#8217;occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l&#8217;aiuto di Dio crederò per l&#8217;avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o, per aver io, dopo d&#8217;essermi stato con precetto dall&#8217;istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d&#8217;essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l&#8217;istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d&#8217;eresia, cioè d&#8217;aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova; Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d&#8217;ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l&#8217;avvenire non dirò mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d&#8217;eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all&#8217;Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.</p>
<p>Giuro anco e prometto d&#8217;adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da&#8217; sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.</p>
<p>Così Dio m&#8217;aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.</p>
<p>Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.<br />
Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.»</p>
<p><strong>Per non dimenticare</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Vangelo apocrifo di Pietro</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 23:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[I° 1. Ma dei Giudei nessuno si lavò le mani: né Erode, né alcuno dei suoi giudici. E Pilato, visto che essi non volevano lavarsi, se ne andò. 2. Allora il re Erode comanda che il Signore sia tenuto in arresto, dicendo loro: – Tutto ciò che vi ho ordinato di fargli, fatelo. II° 3. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment-->
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>I°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">1. Ma dei Giudei nessuno si lavò le mani: né Erode, né alcuno dei suoi giudici. E Pilato, visto che essi non volevano lavarsi, se ne andò.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">2. Allora il re Erode comanda che il Signore sia tenuto in arresto, dicendo loro: – Tutto ciò che vi ho ordinato di fargli, fatelo.</span></p>
<p><span id="more-116"></span>
<p class="MsoNormal"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande', 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 13px"><strong>II°</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">3. Ma era lì presente Giuseppe, l’amico di Pilato e del Signore, il quale, vedendo che stavano per crocifiggerlo, andò da Pilato e chiese il corpo del Signore per la sepoltura.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">4. E Pilato mandò da Erode a chiedere il corpo.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">5. Ed Erode disse: – Fratello Pilato, anche se nessuno lo avesse reclamato, noi lo avremmo seppellito, poiché sta per cominciare il sabato: infatti sta scritto nella Legge: «Il sole non deve calare su uno che sia stato appiccato» – E lo consegnò al popolo, il giorno prima degli Azimi, loro festa.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>III°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">6. Ed essi, preso il Signore, gli davano spintoni, correndo, e dicevano: – Trasciniamo via il figlio di Dio, ora che abbiamo potere su di lui!<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">7. Poi gli misero addosso della porpora e lo fecero sedere sul seggio del tribunale, dicendo: – Giudica con equità, Re d’Israele!<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">8. E uno di essi, portata una corona di spine, la pose sul capo del Signore.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">9. Q altri, standogli attorno, gli sputavano in viso, altri lo schiaffeggiavano sulle guance, altri lo colpivano con una canna, e alcuni lo flagellavano dicendo: – Rendiamo onore, con questi omaggi, al figlio di Dio.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>IV°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">10. Poi presero due malfattori e crocifissero in mezzo a loro il Signore. Ma egli taceva, come se non sentisse alcun dolore.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">11. E quando ebbero drizzato la croce vi scrissero sopra: «Questo è il Re d’Israele».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">12. Quindi, deposti i vestiti davanti a lui, li divisero in lotti e tirarono a sorte su di essi.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">13. Ma uno di quei malfattori li biasimò, dicendo: – Noi per i mali che abbiamo commesso, soffriamo così; ma costui, che è venuto come salvatore degli uomini, quale ingiustizia vi ha fatta?<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">14. Ed essi, adirati contro costui, diedero ordine che non venissero rotte le sue gambe, affinché morisse fra i tormenti.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>V°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">15. Era mezzogiorno, e l’oscurità ricoprì tutta la Giudea. Ed essi furono sbalorditi e temettero che il sole fosse già calato, mentre egli era ancora vivo, poiché è loro prescritto: «Il sole non deve calare su uno che sia stato appiccato».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">16. E uno di essi disse: – Dategli da bere fiele con aceto, – ed essi, fatta la miscela, gliela diedero da bere.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">17. Così compirono tutte le cose, colmando la misura delle loro colpe sopra il proprio capo.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">18. E molti si aggiravano con lanterne, credendo che fosse notte e cadevano.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">19. E il Signore gridò con gran voce, dicendo: – O forza mia, o forza mia, mi hai abbandonato! – E detto questo, fu assunto.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">20. Nel medesimo istante si squarciò la cortina del Tempio di Gerusalemme in due parti.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>VI°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">21. Allora levarono i chiodi dalle mani del Signore e lo adagiarono a terra. E tutta la terra tremò, e ne nacque una grande paura.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">22. Tosto il sole brillò e si notò che era l’ora nona.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">23. Si rallegrarono pertanto i Giudei e consegnarono il suo corpo a Giuseppe, perché lo seppellisse, dal momento che era stato testimone di tutte le buone azione che gli aveva fatto.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">24. Preso il Signore, egli lo lavò, lo avvolse in un lenzuolo e lo portò nel proprio sepolcro, chiamato «Giardino di Giuseppe».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>VII°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">25. Allora i Giudei, gli anziani e i sacerdoti, riconoscendo quanto male avevano fatto a se stessi, cominciarono a battersi il petto e a dire: – Maledizione alle nostre colpe! È sceso il giudizio e la fine per Gerusalemme!<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">26. Intanto io e i miei compagni eravamo afflitti e, feriti nell’animo, ci tenevamo nascosti: infatti eravamo ricercati da loro come malfattori e intenzionati di incendiare il Tempio.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">27. Per tutti questi motivi, digiunavamo e stavamo seduti lamentandoci e piangendo notte e giorno fino al sabato.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>VIII°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">28. Intanto si erano riuniti fra di loro gli scribi, i farisei e gli anziani, sentendo che tutto il popolo mormorava e si batteva il petto, dicendo: – Se alla sua morte sono avvenuti così grandi prodigi, vedete quanto egli era giusto!.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">29. Gli anziani presero paura e andarono da Pilato, supplicandolo e dicendo:<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">30. – Dacci dei soldati, affinché custodiamo il suo sepolcro per tre giorni, che talora i suoi discepoli non vengano a rubarlo e il popolo presupponga che egli sia risuscitato dai morti e facciano del male a noi.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">31. Pilato concedette loro Petronio e un centurione con dei soldati per far la guardia al sepolcro, e con essi gli anziani e gli scribi si recarono alla tomba.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">32. E tutti quelli che erano là, facendo rotolare una grande pietra, insieme col centurione e i soldati, la collocarono davanti all&#8217;apertura del sepolcro.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">33. Vi posero sette sigilli e, piantata là una tenda, facevano la guardia.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>IX°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">34. All&#8217;albeggiare del sabato, molto per tempo, giunse una grande moltitudine da Gerusalemme e dai dintorni, per vedere il sepolcro sigillato.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">35. Ma durante la notte, in cui cominciò la domenica, mentre i soldati facevano la guardia, a due a due per ogni turno, una gran voce venne dal cielo.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">36. Ed essi videro i cieli spalancarsi e due uomini scendere di là, avvolti in una grande luce, e avvicinarsi al sepolcro.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">37. E quella pietra che era stata spinta contro l&#8217;apertura, ruotando da sola, si ritirò da un lato e il sepolcro fu aperto e ambedue i giovinetti entrarono dentro.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>X°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">38. Allora quei soldati, vedendo ciò, svegliarono il centurione e gli anziani: infatti erano anche loro presenti, per fare la guardia.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">39. E mentre stanno raccontando ciò che hanno visto, di nuovo vedono uscire dal sepolcro tre uomini: due sostenevano l&#8217;altro e una croce li seguiva.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">40. La testa dei due giungeva fino al cielo, mentre quella di colui che era condotto per mano da loro oltrepassava i cieli.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">41. E udirono una voce dai cieli che diceva: – L&#8217;hai annunziato ai dormienti?<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">42. E si udì rispondere dalla croce: – Sì.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>XI°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">43. Essi pertanto si consigliavano fra loro se andare a riferire queste cose a Pilato.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">44. E mentre stavano ancora discutendo, si vedono di nuovo i cieli spalancarsi e un uomo discendere e entrare nel sepolcro.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">45. Vedendo ciò, coloro che erano presso il centurione accorsero, la notte stessa, da Pilato, abbandonando il sepolcro a cui stavano facendo la guardia, e raccontarono tutte le cose che avevano visto, grandemente agitati, e dicendo: –Veramente era figlio di Dio!<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">46. Rispondendo, disse Pilato: – Io sono innocente del sangue del figlio di Dio: siete voi che avete deciso questo!<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">47. Allora gli si avvicinarono tutti e gli chiesero e lo pregarono di dare ordine al centurione e ai soldati di non dire a nessuno ciò che avevano visto.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">48. Infatti – essi dicevano –, è preferibile per noi essere debitori della più grande colpa al cospetto di Dio che non cadere nelle mani del popolo dei Giudei ed essere lapidati.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">49. Pertanto Pilato ordinò al centurione e ai soldati di non dire nulla.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>XII°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">50. All&#8217;alba della domenica, Maria Maddalena, discepola del Signore, la quale per paura dei Giudei, poiché ardevano d&#8217;ira, non aveva compiuto, al sepolcro del Signore, le cose che sono solite compiere le donne per coloro che sono morti e che sono loro cari.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">51. Prendendo con sé le amiche andò al sepolcro, dove era stato deposto.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">52. Ma temevano che i Giudei le vedessero e dicevano: –Se il giorno in cui fu crocifisso non ci è stato possibile piangere e fare i lamenti, facciamo queste cosa almeno ora, presso il suo sepolcro!<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">53. Ma chi rimuoverà per noi anche la pietra che è collocata all&#8217;apertura del sepolcro, in modo che noi possiamo entrare e sederci presso di lui e compiere quanto si deve?<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">54. Perché la pietra è grande e noi abbiamo paura che qualcuno ci veda. E se non è possibile, deponiamo almeno vicino all&#8217;ingresso le cose che abbiamo portato in sua onoranza : piangeremo e faremo i lamenti mentre torneremo alle nostre case.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>XIII°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">55. Ma quando giunsero trovarono il sepolcro aperto e, avvicinatesi, si chinarono e videro un giovinetto seduto nel mezzo della tomba, bello e ricoperto di un abito splendente, il quale disse loro:<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">56. – Perché siete venute? Chi cercate? Forse colui che è stato crocifisso? È risuscitato e se ne è andato. E se non credete, chinatevi e osservate bene il luogo in cui giaceva: non c&#8217;è più, perché è risuscitato ed è tornato là di dove era stato mandato.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">57. Allora le donne fuggirono via spaventate.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>XIV°</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">58. Era l&#8217;ultimo giorno degli Azimi, e molti partivano per far ritorno alle loro case, essendo finita la festa.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">59. Ma noi, i dodici discepoli del Signore, piangevamo ed eravamo afflitti; e ciascuno, pieno di tristezza per quello che era accaduto, se ne andò a casa sua.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">60. Ma io, Simone Pietro, e mio fratello Andrea, prese le nostre reti, ci dirigemmo verso il mare, ed era con noi Levi, figlio di Alfeo, che il Signore…<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><strong>NOTA</strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Fino al 1887 non si conosceva il Vangelo di Pietro se non per vaghi accenni alla sua esistenza e al suo carattere eterodosso, o addirittura eretico, fatti da Origene e da Eusebio di Cesarea.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Origene ci informa che in esso si parlava di un matrimonio di Giuseppe precedente a quello di Maria. Eusebio riproduce una lettera di Serapione, che era stato vescovo di Antiochia alla fine del II secolo, in cui il Vangelo veniva definito uno scritto falsamente attribuito a Pietro, di carattere docetico, e da parte sua aggiunge che in esso «lo stile si discosta dalla maniera apostolica e il contenuto è in totale disaccordo con la vera ortodossia.»<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">In base a queste testimonianze si supponeva che fosse un’opera abbastanza antica e che, per essere attribuita al primo discepolo di Gesù, rappresentasse la tradizione più strettamente vicina al nucleo dei protocristiani giudaicizzanti, della corrente «petrista».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Ma il ritrovamento, avvenuto appunto nell’inverno 1886-87 ad Akhmîm (antica Panopolis) nell’Alto Egitto, del frammento qui riprodotto, ha modificato queste ipotesi.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Il carattere docetico risulta del tutto inesistente o appena vagamente riconoscibile in un solo punto (IV,10: «Ma egli taceva come se non sentisse alcun dolore»). ma soprattutto l’intonazione decisamente antisemitica del frammento fa escludere che il Vangelo potesse rappresentare la tradizione di Pietro o almeno della corrente che da lui prendeva nome.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Desta stupore, pertanto, che qualche studioso sostenga ancora che il Vangelo di Pietro può aver ben tratto direttamente ispirazione dall’ambiente apostolico e che si assegni la sua composizione agli anni attorno al 150, prendendo come determinante la testimonianza di Serapione (vissuto verso il 200) e il fatto che nel Vangelo di Pietro non si trovino tracce del Vangelo di Giovanni, la cui composizione è appunto di poco anteriore al 150.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">In realtà, oltre alle numerose citazioni fatte dal Vangelo di Pietro di passi dei sinottici che hanno anche un corrispondente in Giovanni, vi sono in esso non meno di cinque o sei espressioni chiaramente e indubitabilmente desunte dal quarto Vangelo. Inoltre la imprecisa conoscenza del mondo palestinese, e soprattutto l’odio apertamente dimostrato per il popolo giudeo, sono prova che l’autore dell’apocrifo era ben lontano dai luoghi e dai tempi di cui vuol far credere di essere stato testimone.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Il Vangelo di Pietro, almeno per quanto ci è dato arguire dall’unico frammento in nostro possesso, è invero «un tardo sviluppo del materiale tradizionale dei quattro vangeli canonici». Anzi, direi di più, che esso è poco più di un centone composto con espressioni desunte indifferentemente da l’uno o dall’altro dei Vangeli canonici, senza particolari motivi dottrinali che giustifichino la scelta. I ritocchi e le aggiunte servono soltanto, nell’intenzione dell’autore, a convalidare e a colorire meglio il racconto canonico. Tali, per esempio, il particolare degli Ebrei che trascinano Gesù e lo prendono a spintoni (III,6) prima di dileggiarlo e di coronarlo di spine; il particolare della gente che si aggira stupita nell’oscuramento avvenuto alla morte di Gesù (V, 18); l’afflizione e il digiuno degli Apostoli per la morte del maestro, ecc.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Unici spunti veramente contrastanti con la tradizione canonica: l’assunzione di Gesù all’atto della morte (V, 19), sebbene si possa anche supporre che l’autore abbia impropriamente usato il termine nel senso di «la sua anima fu accolta in cielo» (infatti, dopo, ci fa assistere ancora alla resurrezione); l’apparizione di Gesù all’atto di risorgere (X, 39-40), simile a una figura gigantesca che con il capo oltrepassava i cieli; ciò che però può anche essere soltanto un ingenuo elemento apologetico di glorificazione del Signore.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">La riabilitazione di Pilato (si giungerà fino alla sua santificazione!) era già stata introdotta nei Vangeli canonici per non offendere la suscettibilità del popolo romano. Tuttavia i quattro evangelisti non avevano potuto eliminare del tutto la verità storica o almeno la veridicità, e alcuni particolari denunciano il maldestro rattoppo (per esempio il dileggio del Sinedrio a Gesù, che ricalca quello dei soldati romani). Ma il nostro autore elimina disinvoltamente tutto ciò che può tornare offensivo per in Romani e lo attribuisce al popolo ebraico.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Il disprezzo e l’odio per gli Ebrei trapelano da ogni capitolo del Vangelo di Pietro: Erode è il responsabile della condanna e consegna Gesù nelle mani del popolo, che ne fa dileggio e poi lo crocifigge; i soldati romani intervengono solo, dietro richiesta degli «anziani» ebrei, per rinforzare la guardia del sepolcro, che fanno essi stessi, e dopo la resurrezione essi giungono a dire che «è preferibile essere debitori della più grande colpa al cospetto di Dio che cadere nelle mani del popolo dei Giudei».<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Subito dopo la scoperta Archeologica di Akhmîm, il testo del Vangelo di Pietro è stato pubblicato da U: Bouriant in “Mémoires publiés par les membres de la mission archéologique française au Caire”, t. IX, Paris 1892.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Marcello Craveri. Introduzione al Vangelo di Pietro, da “I vangeli apocrifi” a cura dello stesso, con Prefazione di Dario Fo, e un saggio di Geno Pampaloni, Einaudi, 1990.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'">Due annotazioni aggiuntive: Il frammento del Vangelo di Pietro è stato trovato ad Akhmîm nella tomba di un monaco. La lingua in cui è stato scritto è il greco.</span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Lucida Grande'"><o:p></o:p></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Il battesimo di Magdi Allam</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 21:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>

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		<description><![CDATA[Con squilli di trombe, telefoto, telefilmati, articoli in prima pagina e rulli di tamburo Magdi Allam, dichiarato il più famoso mussulmano d’Italia, il giorno di Pasqua si è fatto battezzare, cresimare, confessare, comunicare dal papa e si dichiara con orgoglio convertito alla fede cristiana. A nessuno è lecito entrare nelle motivazioni che sorreggono la fede [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2008/03/battesimo.jpg' title='battesimo.jpg'><img src='http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2008/03/battesimo.thumbnail.jpg' alt='battesimo.jpg' /></a></p>
<p>Con squilli di trombe, telefoto, telefilmati, articoli in prima pagina e rulli di tamburo Magdi Allam, dichiarato il più famoso mussulmano d’Italia, il giorno di Pasqua si è fatto battezzare, cresimare, confessare, comunicare dal papa e si dichiara con orgoglio convertito alla fede cristiana.<br />
<span id="more-113"></span></p>
<p>A nessuno è lecito entrare nelle motivazioni che sorreggono la fede di chicchessia in qualsivoglia religione; e tantomeno nella motivazioni del passaggio da una religione all’altra. Però forse qualche cosa da dire in questo caso c’è. Non certo sul percorso spirituale (si presume che sia un vero percorso) ma sul suo epilogo e sul come è stato presentato pubblicamente.<br />
Nelle religione cui l’Allam (che ha scelto il nome di Cristiano) ha ritenuto di convertirsi, c’è un documento da tutti, cristiani e no, ritenuto un po’ il centro della morale che Cristo ha voluto insegnare agli uomini: ed è il discorso della Montagna (Matteo, cap. 5-7). Sono certo che Cristiano Allam lo abbia letto più volte, e forse anche in parte capito. Ma certamente o si è dimenticato, o ha sottovalutato o non ha affatto capito quello che recitano i versetti 1-6 del cap. 6.<br />
Li riporto:</p>
<p>“Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.<br />
Quando pregate non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nelle tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, ti ricompenserà.”</p>
<p>Ecco: quanto è rimasto di questo passaggio del Discorso della Montagna nell’episodio del battesimo di Magdi Cristiano Allam? Quanto un fatto profondamente spirituale come una conversione è stato usato a fini politici? E, pazienza Magdi Cristiano Allam, la coscienza è sua, e solo suo è il rapporto che ha stabilito o intende stabilire col Padre suo che lo vede nel segreto, ma quanti hanno aderito al, o magari sollecitato l’uso politico della sua conversione? Il papa, questo alfiere di un cristianesimo come verità assoluta, non ha esitato a compiere quanto di meno religioso e più terreno si è materializzato in questa cerimonia; e dietro di lui tutta la corte celeste di una religione che sembra sempre più ignorare gli insegnamenti di Gesù Cristo e sempre più valorizzare il proprio potere.</p>
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		<title>La mia esperienza in un catecumenato</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 21:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Su invito di un amico ho deciso di frequentare un percorso di conoscenza e approfondimento di temi religiosi promosso da una comunità persone di fede cristiana cattolica. Questo percorso viene definito “catecumenato” in quanto si richiama al costume delle comunità cristiane, prima dell’editto di Costantino, di far precedere l’ingresso di un nuovo credente nella comunità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Su invito di un amico ho deciso di frequentare un percorso di conoscenza e approfondimento di temi religiosi promosso da una comunità persone di fede cristiana cattolica.<br />
Questo percorso viene definito “catecumenato” in quanto si richiama al costume delle comunità cristiane, prima dell’editto di Costantino, di far precedere l’ingresso di un nuovo credente nella comunità ecclesiale da un percorso informativo e formativo solo al termine del quale veniva compiuto il rito sacramentale del battesimo.<br />
<span id="more-111"></span></p>
<p>Essendo al corrente del fatto che io non sono credente, diverse persone si sono chieste, e mi hanno chiesto, le ragioni di questa mia frequentazione. Le ragioni derivano dal mio interesse a conoscere il modo in cui persone responsabili vivono i contenuti e i dettami della fede, e quindi cercare di capire meglio il rapporto fra legge morale e fede.</p>
<p>Gli incontri sono iniziati a metà gennaio, sono proseguiti e ritmo bisettimanale e si sono conclusi con una convivenza della durata di due giorni il 9 marzo.</p>
<p>Il tema introdotto come fondamentale è la consapevolezza dell’amore di Dio. L’espressione più alta dell’amore che Dio ha per l’uomo è stata quella di fare incarnare il proprio figlio, che, assumendosi sulle proprie spalle i peccati dell’uomo, si è immolato sulla croce e quindi risuscitato, in tal modo sconfiggendo la morte rappresentata dal peccato.<br />
L’amore di Dio è sempre presente ed è rivolto a tutti, giusti e peccatori. Per sentirlo, bisogna accoglierlo.</p>
<p>La sacra scrittura descrivendoci le vicende della storia del popolo ebraico e i suoi rapporti con Dio, ci configura in ogni momento la natura del rapporto dell’uomo con la divinità. Abramo ha ricevuto il figlio che desiderava e la terra promessa perché, pur essendo politeista e quindi non conoscendo Dio, ne ha avvertito la voce e ne ha seguito l’invito; Mosè, sempre accogliendo l’invito e le promesse di Dio ha portato il suo popolo alla libertà; Dio ha punito il popolo di Israele quando, nel deserto ha diffidato di lui. Analogamente l’affidarsi a Dio o l’allontanarsi da lui con diffidenza nella vita quotidiana, ci premia o ci punisce. La microstoria di ciascuno di noi trova specchio e proiezione nella macrostoria descritta nella Sacra Scrittura.</p>
<p>Dato che Dio ama l’uomo, l’uomo deve amare Dio con tutto il suo cuore, con tutto il suo spirito e con tutte le sue forze; e, essendo fatto a sua immagine, deve amare il prossimo suo. L’amore verso il prossimo deve essere totalizzante, come lo è quello di Dio, che ha mandato il proprio figlio a sacrificarsi sulla croce (amore nella dimensione della croce). L’amore per il prossimo in queste dimensioni tuttavia non appartiene alla natura dell’uomo e può essere realizzato solo con l’aiuto di Dio (ad esempio l’amore per il nemico che ti ferisce, etc.)</p>
<p>La fede si basa sostanzialmente su un tripode: la parola, la liturgia, la comunità. La Parola è la parola di Dio, quale ci consegnano le sacre scritture, certamente, ma è anche lo stesso Dio e lo stesso suo figlio attraverso i loro insegnamenti che le Sacre Scritture trasmettono; la liturgia è l’insieme di atti che rappresentano il memoriale, cioè la riproduzione quotidiana, concreta, vivente nell’uomo, dell’espressione dell’amore di Dio fino al sacrificio del figlio sulla Croce; la comunità è la possibilità di ricevere l’amore di Dio come condivisione, e non come atto isolato e quindi egoistico. La comunità maggiore è la Chiesa, al cui interno ogni uomo trova gli strumenti che lo mettono in condizione di accettare l’amore di Dio e farsene partecipe.</p>
<p>Assieme a questi insegnamenti di base, le catechesi hanno approfondito molti degli aspetti della Parola (la parola, come tale, dai libri sacri, deve essere proclamata, e non letta silenziosamente: qui si comprende ad esempio come la parola, la liturgia e la comunità formino un vero tripode): nell’ultima catechesi è stato proclamato il discorso della Montagna, riportato in Matteo, i cui contenuti non devono essere intesi come leggi (la Legge è sempre quella consegnata da Dio a Mosè), ma come inviti a comportamento che realizzi il vero amore per il prossimo e quindi la via della salvezza. Far propri i contenuti del discorso della Montagna è possibile solo se si richiede e si accetta l’aiuto di Dio.<br />
Le catechesi hanno approfondito aspetti della liturgia, soprattutto dell’Eucaristia, che è il momento in cui viviamo in noi stessi (memoriale) la cena della Pasqua in cui Cristo ha offerto il suo corpo e il suo sangue nelle vesti del pane e del vino per la liberazione dell’uomo dal peccato (memoriale a sua volta della liberazione degli Ebrei dalla schiavitù) e ha parlato della nuova alleanza.<br />
E infine gli aspetti della comunità sono culminati nei due giorni di convivenza, nei quali le catechesi hanno assunto un aspetto più legato ai fattori della vita quotidiana.</p>
<p>Nel corso delle catechesi, vi sono state due celebrazioni: una penitenziale, basata sulla confessione e sulla penitenza; una eucaristica, basata sul memoriale della messa e la comunione. In entrambe le celebrazioni vi è stata la proclamazione della parola di Dio, la parte liturgica vera e propria e la parte finale come agape, nella quale veniva festeggiata in comunità la celebrazione.</p>
<p>Riflessioni che mi sono state suggerite da questo lungo e approfondito incontro.</p>
<p>Ho premesso che le riflessioni non mi sono state suggerite dai contenuti delle catechesi: io non sono credente e quindi non ho gli strumenti per entrare nella discussione che riguarda la natura del rapporto dell’uomo con Dio. Anzi, spero che nell’esporre brevemente il loro contenuto non abbia commesso imprecisioni o peggio ancora errori.<br />
Mi ha interessato moltissimo invece conoscere il modo in cui persone responsabili vivono i contenuti e i dettami della fede, e quindi cercare di capire meglio il rapporto fra legge morale (imperativo categorico?) e fede.</p>
<p>Vi sono aspetti che ho ritenuto positivi e aspetti che ho ritenuto negativi.<br />
Fra gli aspetti positivi devo mettere in primo piano l’invito a vivere la fede in comunità. Il parlarsi reciproco, la ricerca fatta in comune, l’esperienza degli incontri con Dio comunicati agli altri, insomma tutto ciò che tende a valorizzare il prossimo come parte di sé da accogliere e non come altro da rifuggire è un valore che nella società attuale si sta sempre più perdendo, e il cui ricupero, secondo me è fondamentale se si vuole aprire a quella che Kant definisce la legge morale dentro di noi. Oggi la società, attraverso la televisione, attraverso gli strumenti di riproduzione musicale, attraversi i giochi elettronici, anche attraverso l’uso distorto e paranoide del computer, come anche attraverso mezzi di comunicazione sempre più rapidi, o attraverso una cultura che esalta l’egoismo, tende allontanare gli uomini gli uni dagli altri, ad isolarli, e quindi a far crescere in misura sempre maggiore la diffidenza verso l’altro, e addirittura la repulsione verso il diverso. Il risultato è che quando si formano le comunità, troppo spesso esse si costruiscono su progetti di violenza, come già avviene largamente nel mondo dei tifosi del calcio, ma ormai anche in molte altre aree della società. O in alternativa, anche laddove manchi la violenza fisica, si formano comunità cementate da condivisione di ideologie integraliste che tendono ad isolarsi e rifiutare tutti coloro che la pensano in modo differente.</p>
<p>Un secondo aspetto positivo mi è sembrato il fatto che il rapporto fra Dio e l’uomo è l’unico autentico rapporto oggetto della fede. In pratica non si è mai parlato del ruolo dei Santi come oggetto di devozione; e ugualmente non si è mai parlato della Madonna, se non come la madre di Cristo, che si è sottomessa all’annunciazione (così come Abramo ha accettato gli inviti di Dio) proveniente da Dio, e che ha vissuto l’immenso dolore di madre nel momento del sacrificio di Cristo, e che è rimasta sola ai piedi della croce a piangere il figlio, mentre tutti gli altri, apostoli compresi, avevano abbandonato il campo. Ma non si è mai fatto cenno alla possibilità-necessità di pregare la Madonna, e men che meno i Santi, come intercessori per ottenere la grazia da Dio. Il rapporto fra uomo e Dio è diretto e unico, e non è mediabile da nulla se non dalla propria volontà di abbandonarvisi.<br />
Analogamente non si è mai parlato dei miracoli come prova di santità. Gli unici miracoli di cui si è parlato sono quelli di Cristo, non tanto e non solo come prove della sua divinità, ma soprattutto come strumenti di rafforzamento della sua predicazione e del suo insegnamento.</p>
<p>Infine l’aspetto positivo riguarda la valorizzazione del discorso della Montagna. Il discorso della Montagna, nella mia interpretazione, è il punto di riferimento di tutto l’insegnamento di Cristo, poi ampliato e testimoniato dalla predicazione evangelica.<br />
Il discorso della Montagna non sostituisce la Legge, che rimane quella che è; ma la completa (dice Gesù). Ovvero tutto il discorso attraverso numerosissimi ammaestramenti, tende nella sostanza ad far emergere nell’uomo la legge morale che ha dentro di sé, storicamente oscurata da una cultura di violenza, di discriminazione che aveva nell’accettazione dello schiavismo come fatto “naturale” il nucleo più significativo. Di qui l’importanza storica del Discorso che rappresenta un punto di svolta nella storia dell’umanità.</p>
<p>Gli aspetti di riflessione negativa derivano soprattutto dalla definizione dell’uomo come essere sostanzialmente debole e incapace di fare il bene, che pure vorrebbe fare, senza l’aiuto di Dio. Ciò sta ad indicare che l’aspetto che io ritengo più importante dell’essere uomo, la legge morale che è dentro di lui, è insufficiente di per sé a perseguire il bene. Io non posso condividere questa posizione. Anche se è ammissibile che in generale il comportamento dell’uomo, quale lo si verifica nell’esperienza quotidiana, raramente è immune da un egoismo di fondo, e anche nelle situazioni più favorevoli, laddove si sia costretti a fare una scelta fra bene e male, il male esercita un’attrazione (vedi le tentazioni di Cristo nel deserto da parte del demonio) per sfuggire alla quale è necessario effettuare uno sforzo. Tuttavia io ritengo che questo sforzo può essere esercitato a partire dalle proprie convinzioni laddove la conoscenza della legge morale sia ben chiara e convinta. Nella storia così come nella vita quotidiana vi sono numerosi esempi di questo genere, giunti fino al sacrificio personale in persone non sempre credenti in Dio. Ma anche al di là degli atti di eroismo, l’esperienza quotidiana ci dice che la scelta fra il bene e il male può essere frequentemente risolta a favore del bene. E io credo che sia giustificato l’orgoglio nell’uomo di poter fare il bene attraverso il riconoscimento della legge morale che è in sé, senza ricorrere a mediazioni o aiuti esterni.</p>
<p>Il secondi punto di riflessione negativa è l’esistenza del concetto di “peccato”. L’uso del termine “peccato” presuppone un atto giudicato non in base al giudizio soggettivo di chi lo commette (bene o male), e neppure in base alle conseguenze (positive o negative) che l’atto ha nei confronti del prossimo. Il concetto di “peccato” tende a dare valore all’atto in sé.<br />
Certamente, in linea di massima, è condivisibile che la violazione della Legge, cioè dei Comandamenti, sia un atto giudicabile come male. È del tutto ovvio però affermare che i Comandamenti rappresentano delle direttive, e non possono essere interpretati alla lettera. Ma, sia che essi siano d’origine divina, come sostengono i credenti, o che siano la traduzione in forma elementare della legge morale che è dentro l’uomo, la loro interpretazione non può sfuggire alla cultura dominante della società, e soprattutto alle due terminazioni fra le quali è collocato l’atto: l’intenzione di chi lo compie e lo conseguenze di chi lo subisce.<br />
Tradurre tutto questo in una casistica nella quali i vari atti assumono un valore di bene o male in quanto tali mi sembra profondamente sbagliato. Si potrebbero fare alcuni esempi: fra tutti quello più grottesco riguarda il giudizio sul rapporto uomo donna e sul rapporto sessuale, condannato come male e quindi come “peccato” anche se è assente in chi lo commette la intenzione o la consapevolezza di far male e se manca il danno in chi lo riceve. Ma al di là di questo esempio il concetto di “peccato” viene attribuito anche ad altri atti senza che vi sia corrispondenza fra l’intenzione di fare del male e la conseguenza.<br />
In sostanza anche sotto questo profilo sembra quasi che questo finisca per deresponsabilizzare l’uomo, delegando il tutto a un giudizio esterno, che dovrebbe essere di Dio, ma in sostanza si rivela essere della Chiesa, visto anche le oscillazioni che si osservano nella concezione stessa dell’atto da giudicare. Basti pensare al giudizio variabile che si dà al V° comandamento, non ammazzare: non solo ammazzare è lecito quando si tratti di legittima difesa (questo è ammesso anche dalla legge morale propria dell’uomo), ma quante volte la Chiesa ha benedetto o addirittura organizzato eserciti per fare guerre, quante volte ha ammesso o compiuto la pena di morte su persone giudicate ree; anche oggi la Chiesa non ha espresso un giudizio totalmente negativo sulla pena di morte, limitandosi ad una raccomandazione.</p>
<p>Questo è quanto mi è sembrato di stimolo alla riflessione in questi giorni di catecumenato, e il frutto delle mie riflessioni.</p>
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		<title>Oggi, 17 febbraio</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 11:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2008/02/giordano_bruno.jpg' title='giordano_bruno.jpg'><img src='http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2008/02/giordano_bruno.thumbnail.jpg' alt='giordano_bruno.jpg' /></a></p>
<p>Oggi è l&#8217;anniversario dell&#8217;auto da fe di Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma. Vorrei che fra tanti “day” che oggi si celebrano per frastornare l&#8217;opinione pubblica e aggredire consensi da qualsiasi voglia parte, questo avesse un aspetto particolare: che la libertà di pensiero e di parola sono valori che a nessuno, né in nome di Dio né in nome di altri poteri o di altri miti è permesso soffocare.<br />
<span id="more-98"></span></p>
<p>E questo vale per gli integralisti di qualsiasi parte, religiosa, laica, nazionalitica (vedi l&#8217;indipendenza del Kossovo per avere mano libera per fare pulizia etnica della minoranza serba), o in difesa di quella libertà che nell&#8217;atto stesso in cui si dice di difendere la si viola (Guantanamo insegni una volta per tutte!)</p>
<p>Per ricordare il tragico evento del 17 febbraio 1600 riporto qui il paragrafo conclusivo del libro di Luigi Firpo sul Processo di Giordano Bruno, breve cronaca integrata su alcuni documenti dell&#8217;epoca:</p>
<p>«In ginocchio ascoltò Bruno la sentenza, ma a lettura finita levatosi in piedi e con viso minaccioso, rivolto ai giudici esclamò: «Forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io a riceverla» Otto giorni ebbe ancora di vita nel carcere di Tor di Nona, sempre restando ostinatissimo malgrado le visite quotidiane di teologi e confortatori; poi sull&#8217;alba del giovedì 17 di febbraio la lugubre processione della Compagnia di San Giovanni Decollato rilevò il prigioniero dal carcere, dopo che sette padri di quattro ordini diversi ebbero cercato con ogni affetto e con molta dottrina, ma sempre invano, di rimuovergli dall&#8217;intelletto quei mille errori e vanità. Condotto così in Campo dei Fiori, quivi spogliato nudo e legato a un palo, sempre con la lingua in giova, per le bruttissime parole che diceva, già tra le fiamme del rogo con viso torvo e sprezzante distolse lo sguardo dall&#8217;immagine del Crocefisso che gli era mostrata e finì bruciato vivo, conscio di morire martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo a ricongiungersi all&#8217;anima dell&#8217;universo.»</p>
<p>Che nessuno dimentichi. Mai!</p>
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