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	<title>Dicoseunpo &#187; Teatro</title>
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	<description>Riflessioni su un po&#039; di cose</description>
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		<title>SHAKESPEARE: RE LEAR – DRAMMATURGIA</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2016 11:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[La tragedia si svolge in quattro luoghi diversi: il palazzo reale di Britannia, la residenza del conte di Gloucester, la residenza del duca di Albany e della moglie Gonerill primogenita di Lear, e le vicinanze di Dover dove avviene lo scontro fra le armate inglesi e quelle francesi accorse in appoggio a Cordelia. La trama. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/11/King_Lear_mourns_Cordelias_death.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/11/King_Lear_mourns_Cordelias_death-150x150.jpg" alt="King_Lear_mourns_Cordelia&#039;s_death" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2015" /></a></p>
<p>La tragedia si svolge in quattro luoghi diversi: il palazzo reale di Britannia, la residenza del conte di Gloucester, la residenza del duca di Albany e della moglie Gonerill primogenita di Lear, e le vicinanze di Dover dove avviene lo scontro fra le armate inglesi e quelle francesi accorse in appoggio a Cordelia.<br />
La trama. Vi sono due trame: una principale, che consiste nel tradimento delle due sorelle maggiori che cercano di liquidare il vecchio padre spogliandolo della sua maestà, dopo che egli ha consegnato loro metà del regno e che ha disconosciuto, mandandola in esilio sposa al re di Francia, la figlia minore Cordelia privandola della sua eredità. Una seconda trama si sviluppa al di sotto della trama principale, ma finisce per intrecciarvisi. È il tradimento del figlio bastardo di Gloucester, Edmund, contro il fratello Edgard, che accusa falsamente davanti al padre di volerlo uccidere, e successivamente contro lo stesso padre, che accusa di tradimento in quanto sostenitore delle truppe francesi sbarcate a Dover. Lo fa accecare dal duca di Cornovaglia, marito di Regan, la secondogenita di Lear, appropriandosi in tal modo di tutti i suoi beni e del titolo.<br />
<span id="more-2010"></span></p>
<p>Come sviluppo drammaturgico si considerano cinque sequenze.</p>
<p><strong>Prima sequenza. (I,i – I,ii)</strong><br />
I luoghi sono il palazzo reale e la residenza dei Gloucester. In entrambi i luoghi si preparano i due tradimenti che si svilupperanno in seguito.<br />
Al palazzo reale il re distribuisce il regno alle due figlie maggiori, Gonerill e Regan, spose rispettivamente del duca d’Albania e del duca di Cornovaglia. Esse avranno tutto il potere, mentre egli si riserva solo il titolo di re, e una scorta di 100 cavalieri. Alloggerà presso le due figlie un mese a testa. La figlia minore, Cordelia, che non ha saputo esprimere con altrettanto calore delle sorelle l’amore per il padre, viene diseredata, e data in sposa al Re di Francia, che se la porta in patria. Il conte di Kent, tempra di gentiluomo fedelissimo al re, tenta di opporsi a questo situazione, ma viene mandato anche lui in esilio. Le due sorelle, ottenuto il potere si accordano per mettere sotto consegna il re.<br />
Nello stesso tempo, nella residenza di Gloucester, Edmund, il secondo genito del vecchio conte, ma bastardo di nascita, lascia credere al padre che il primogenito Edgard, figlio legittimo, voglia ucciderlo per impossessarsi dei suoi beni. Poi avverte Edgard che il padre lo sta cercando per punirlo e lo invita a fuggire e stare nascosto.</p>
<p><strong>Seconda sequenza. (I,iii – I,v)</strong><br />
Il luogo è il palazzo del duca di Albany e della moglie Gonerill. Il re sceglie di vivere il primo mese nella residenza della figlia maggiore. Gonerill fa di tutto per rendergli la vita impossibile. Lo accusa di prepotenza, invita i servitori della sua corte a trattarlo con sufficienza, cerca di licenziare 50 dei 100 cavalieri che fanno parte del suo seguito, insomma lo costringe ad andarsene. Lear reagisce duramente. Forse la sorella Regan lo tratterà meglio. Il conte di Kent, quello esiliato per aver difeso Cordelia, si traveste da servo e si dà da fare, non riconosciuto, per proteggere il suo re dalle angherie delle figlie.</p>
<p><strong>Terza sequenza. (II,i – IV,i)</strong><br />
È la più importante, quella dove i tradimenti giungono a consumazione. La drammaturgia di questa sequenza è complessa. Le scene si susseguono e i luoghi cambiano quasi come in una successione cinematografica.<br />
Da una parte abbiamo Edmund che non solo insiste nelle persecuzione al fratello, che per sfuggire alle ricerche si traveste da pazzo mendicante, ma alla fine della sequenza giunge ad accusare di tradimento il padre davanti al duca di Cornovaglia, facendolo così accecare. Nello stesso tempo il duca di Cornovaglia viene ucciso da un servo che difende il suo padrone.<br />
Intanto si porta a termine il tradimento delle due sorelle contro il padre. Questi viene privato del suo seguito e, alla fin fine, sostanzialmente cacciato dalle loro abitazioni. Lear in tal modo è costretto a vagare per l’arida steppa sotto l’infuriare degli elementi. La sua ragione ne soffre. La sua salvezza a questo punto, con l’aiuto di Kent, potrà venire solo dalla figlia Cornelia che, con l’esercito francese, è sbarcata sulla costa vicino a Dover. Un personaggio chiave che si presenta come una specie di commento alle tragiche vicende, è il “matto”, the “fool”, che vive accanto al re quasi come un alter ego, condividendo la sua demenza. Anche il conte di Gloucester, ormai accecato, è costretto a vagabondare per la brughiera, dove incontrerà Edgard, il figlio che, secondo le false accuse, avrebbe dovuto volere la sua morte e che invece lo aiuta a raggiungere la costa. Gloucester vorrebbe togliersi la vita precipitando dalle scogliere di Dover, ma il figlio con un trucco gli impedisce di suicidarsi.</p>
<p><strong>Quarta sequenza (IV,ii – IV,vi)</strong><br />
L’armata francese incombe minacciosa. La truppe inglesi dovranno sbarrare il passo. Saranno comandate dal duca di Albania e da Edmund. In questa sequenza le due sorelle vengono a contrasto, entrambe innamorate di Edmund: Regan conta sul fatto di essere vedova, Gonerill sulla possibilità di liberarsi del marito. E a tal fine, per invitarlo a sopprimere il marito, scrive una lettera a Edmund che cade nella mani di Edgard.</p>
<p><strong>Sequenza quinta (IV,vii – V,iii)</strong><br />
Siamo alle conclusioni. Re Lear, nella mani di Cornelia riacquista un po’ della perduta ragione. L’esercito inglese si prepara alla battaglia. Edgard, avverte il duca d’Albania del destino che lo aspetta facendogli leggere la lettera che la moglie ha indirizzato a Edmund.<br />
La battaglia viene vinta dagli inglesi. Cornelia e Re Lear vengono fatti prigionieri e Edmund dà ordine a un ufficiale di ucciderli. Ma il duca d’Albania, al corrente delle intenzioni dell’uomo, lo fa arrestare con l’accusa di tradimento. Edmund naturalmente respinge l’accusa e si prepara a un duello per dimostrare la sua innocenza. Al duello si presenta Edgar che sconfigge il fratellastro, e lo uccide. Contemporaneamente muoiono anche le due sorelle; Regan avvelenata da Gonerill, e Gonerill suicida non sopportando la morte di Edmund. Purtroppo, tuttavia, questi eventi impediscono il salvataggio di Cornelia, che, come da ordine di Edmund, viene uccisa. La tragedia termina con Lear che porta in braccio la figlia davanti a tutti, compiangendola e morendo disperato a sua volta sul cadavere della figlia.</p>
<p>Ho quattro diverse rappresentazioni della tragedia, tutte di alto livello. Due sono della BBC, doppiate in lingua italiana. La prima è più completa, il testo viene seguito molto fedelmente. È del 1977, e la regia è di Jonathan Miller. La seconda è stata girata successivamente, nel 1983. Protagonista è Laurence Olivier e regista Michael Elliot. Questa rappresentazione e un po’ più concentrata rispetto alla precedente, ma sempre di altissimo livello, soprattutto per l’interpretazione di Lear.<br />
Altre due rappresentazioni sono invece italiane: una, della RAI, è del 1960. Il regista è Sandro Bolchi, e il protagonista, nelle vesti di Re Lear è Salvo Randone. Il filmato manca di brillantezza, e si salva solo per un’ottima interpretazione del personaggio del re. Più complessa è invece la rappresentazione fatta al Piccolo Teatro di Milano nel 1972 con la regia di Giorgio Strehler. Il protagonista nella vesti di Re Lear è Tino Carraro. In questa rappresentazione il regista riesce a far scorrere la recitazione su un palcoscenico fisso, ricuperando pienamente, in questo modo, il carattere drammaturgico della tragedia. Forse delle cinque rappresentazioni è quella che più ha attirato la mia attenzione.</p>
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		<title>SHAKESPEARE: TUTTO È BENE QUEL CHE FINISCE BENE – DRAMMATURGIA</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 10:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo inglese è All’s Well, That Ends Well. La fonte della commedia è una novella di Boccaccio: la novella 9 della terza giornata del Decamerone. Il testo lo si può trovare qui La trama, nella sue linee essenziali è la seguente: Elena, orfano di un celebre medico, è innamorata del conte di Rossiglione, Bertramo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/10/tutto_e_bene_quel_che_finisce_bene_05Y.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/10/tutto_e_bene_quel_che_finisce_bene_05Y.jpg" alt="tutto_e_bene_quel_che_finisce_bene_05Y" width="61" height="100" class="alignnone size-full wp-image-2001" /></a></p>
<p>Il titolo inglese è <em>All’s Well, That Ends Well</em>. La fonte della commedia è una novella di Boccaccio: la novella 9 della terza giornata del Decamerone. Il testo lo si può trovare <a href="http://www.dicoseunpo.it/Fiabe_e_racconti_files/DECAMERONE.pdf">qui</a><br />
<span id="more-1980"></span></p>
<p>La trama, nella sue linee essenziali è la seguente: Elena, orfano di un celebre medico, è innamorata del conte di Rossiglione, Bertramo, che tuttavia la ignora. Betramo, orfano di padre, viene adottato dal re di Francia. Il Re affetto da una fistola inguaribile viene guarito dalle arti di Elena, che gli chiede di sposare Bertramo. Le nozze avvengono contrariamente alla volontà del conte. Questi, per non consumare il matrimonio, si reca a Firenze per combattere contro i Pisani. Per far sì che ella sia realmente sua moglie dovrà sottostare a due condizioni pressoché impossibili: indossare un anello che egli porta al dito, e avere in grembo un figlio di lui. Elena sa come fare. Convince una fanciulla fiorentina, Diana, della quale il conte è innamorato ma che gli si è sempre rifiutata, di fingere di cedere, in cambio dell’anello. Poi la notte, a giacere con Bertramo sarà lei, Elena, al posto di Diana. In questo modo si realizzeranno le due condizioni: anello e figlio.</p>
<p>Drammaturgicamente la commedia si può dividere in due macrosequenze. Nella prima Elena, innamorata di Bertramo, riesce a farsi da lui sposare, ma non a consumare il matrimonio. Ha la durata di sei giorni, e viene divisa in sei microsequenze, una per giorno. Nella seconda Elena sortisce l’inganno che le permetterà di adempiere alle condizioni postele dal marito. Questa dura tre giorni, che coincidono con tre microsequenze.</p>
<p><strong>Prima macrosequenza (I,i – III,iv)</strong><br />
<em>Prima microsequenza (I,i)</em><br />
Si svolge a Rossiglione. Il conte Bertramo dovrà partire per Parigi dove sarà adottato dal Re. La madre lo benedice e intanto ci informa che ella, a sua volta, ha adottato come figlia l’orfana di un medico molto famoso, morto di recente, Elena. Questa è innamorata del conte, che tuttavia la ignora, e soffre per la sua partenza.<br />
<em>Seconda microsequenza (I,ii – I,iii)</em><br />
Il giorno successivo Bertramo arriva a Parigi. Il re di Francia è affetto da una fistola che nessun medico è riuscito a guarire. Accoglie il giovane con grandi elogi rivolti al defunto padre.<br />
Lo stesso giorno, a Rossiglione, la contessa madre di Bertramo viene informata dell’amore di Elena per il figlio. Elena, venuta a conoscenza della fistola del re, decide di partire per Parigi: ufficialmente per tentare di guarire il monarca; nei fatti, per potersi avvicinare a Bertramo, del quale non può fare a meno.<br />
<em>Terza microsequenza (II,i – II,ii)</em><br />
È passato un altro giorno. A Parigi il Re è sempre indisposto. Nega aiuti che Firenze gli chiede nella guerra contro Pisa. Elena lo convince a sottoporsi alle sue cure e, come premio per l’eventuale successo chiede che il re le faccia sposare un nobiluomo di sua scelta.<br />
A Rossiglione la Contessa segue con trepidazione le vicende di Elena e del Figlio.<br />
<em>Quarta microsequenza (II,iii – III,i)</em><br />
Il giorno successivo a Parigi il Re si presenta alla corte guarito, con accanto Elena. Elena, ovviamente, fra tutti i nobili schierati scegli di sposare Bertramo. Bertramo rifiuta, ma il re lo impone e innalza Elena agli onori della nobiltà. Le nozze vengono celebrate, ma Bertramo non consuma il matrimonio e parte per Firenze, per fare la guerra contro Pisa. Lo accompagna un losco individuo che gli fa da consigliere, Parolles (i critici lo considerano un personaggio della stessa risma di Falstaff e dei suoi rapporti con Enrico V nelle altre tragedie shakespeariane).<br />
Intanto a Firenze il duca si lamenta con i nobili francesi che il Re di Francia gli abbia negato l’aiuto richiesto.<br />
<em>Quinta microsequenza (III,ii – III,iii)</em><br />
È passato un altro giorno. A Rossiglione la Contessa madre riceve una lettera dal figlio, che la informa delle nozze, e della non consumazione del matrimonio. Le invia Elena, con la quale non intende convivere. Per realizzare il matrimonio, Bertramo pone alla moglie due condizioni impossibili: che ella abbia al dito l’anello dal quale egli non si separerà mai, e che abbia in grembo un suo figlio. In conclusione, scrive Bertramo: «finché non avrò più moglie, non ho nulla in Francia». Elena, viste le condizioni impostele, decide di partire. Questo permetterà a Bertramo di tornare in patria.<br />
Nello stesso giorno Bertamo arriva a Firenze, dove il duca lo mette a capo della cavalleria.<br />
<em>Sesta microsequenza (III,iv)</em><br />
A Rossiglione la Contessa madre riceve una lettera da Elena, con la quale le comunica di essersene andata e di richiamare il figlio, visto che il motivo della sua assenza non c’è più. La Contessa è sconvolta dalla lettera, manda un messaggio per richiamare il figlio, e nel contempo spera che Elena ritorni anche lei, in modo da ricostruire la famiglia.</p>
<p><strong>Seconda macrosequenza (III,v – V,iii)</strong><br />
<em>Prima microsequenza (III,v – IV,iv)</em><br />
Siamo a Firenze. Elena alloggia presso una vedova discendente da una nobile famiglia, il Capuleti, ora in condizioni di miseria. Elena scopre che Bertramo, comandante della cavalleria fiorentina e ammirato guerriero, è attratto da Diana, la figlia della vedova, e vorrebbe farla sua. Diana, ovviamente, difendendo il suo onore di vergine, lo respinge. Forse Elena può adempiere alle condizioni impostele dal marito. Nella giornata avranno luogo due inganni. Il primo è un inganno d’amore, derivato dal Boccaccio. Elena di nascosto si sostituirà a Diana, la quale fingerà di cedere alle profferte del conte in cambio dell’anello. Il secondo: Parolle, il perfido consigliere di Bertramo cadrà nella trappola tesagli da due nobili francesi amici del conte, e dimostrerà di non essere né valoroso né fedele.<br />
A Bertramo nel frattempo viene comunicato che Elena è morta. Il dolore l’ha uccisa nel convento dove si è ritirata. Questo fatto lo convince a tornare a Rossiglione, abbandonando così Diana.<br />
<em>Seconda microsequenza (IV,v – V,i)</em><br />
Si viene a sapere che il Re si reca a Rossiglione per trovare Bertramo e dargli in sposa la figlia del nobile Lafeu. Cosa possibile, data la presunta morte di Elena.<br />
<em>Terza microsequenza (V,ii – V,iii)</em><br />
Il re, giunto a Rossiglione, riceve Bertramo. Questi, come impegno per le nozze, dona alla figlia di Lafeu un anello che ha al dito. Il re riconosce l’anello, quello che egli diede a Elena quando lo guarì dalla fistola. Bertramo nega, ma viene ulteriormente contraddetto dalla madre. In quel mentre arriva Diana, che accusa il giovane di averle tolta la verginità e di averle promesso le nozze. E conferma di essere stata lei a donare al conte l’anello in questione. La situazione è critica. Lafeu nega la figlia in matrimonio a Bertramo, e il re pretende di sapere come Diana sia venuta in possesso di quell’anello, che avrebbe dovuto essere al dito di Elena. Tutto si risolve con l’ingresso di Elena, che dimostra di avere soddisfatto le due condizioni che il conte gli aveva posto per la consumazione del matrimonio: al dito porta l’anello di Bertramo e in grembo suo figlio. Bertramo capisce l’amore che la giovane donna gli porta, e l’intelligenza con la quale lo ha dimostrato, e finalmente l’accetta come sua sposa.</p>
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		<title>SHAKESPEARE: COME VI PIACE – DRAMMATURGIA</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 16:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[La fonte del lavoro è il romanzo di uno scrittore inglese, Thomas Lodge, scritto nel 1586-87, che ebbe all’epoca notevole successo. Il titolo: Rosalynde. Euphues golden legacie: found after his death in his Cell at Silexedra. Bequeathed to Philautus sonnes noursed up with theis father in England. Fetch from the Canaries. La commedia si svolge [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/Rosalinda-Ganimede.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/Rosalinda-Ganimede-150x150.jpg" alt="Rosalinda-Ganimede" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1941" /></a></p>
<p>La fonte del lavoro è il romanzo di uno scrittore inglese, Thomas Lodge, scritto nel 1586-87, che ebbe all’epoca notevole successo. Il titolo: <em>Rosalynde. Euphues golden legacie: found after his death in his Cell at Silexedra. Bequeathed to Philautus sonnes noursed up with theis father in England. Fetch from the Canaries.</em><br />
La commedia si svolge in due parti: che corrispondono al contrasto fra due diversi modi di essere. Da una parte il mondo cortigiano, che si esprime nei sotterfugi, nei conflitti e nell’apparenza e ambientato nella Corte; dall’altra il mondo arcadico ambientato nella Selva di Arden dove fioriscono gli amori, l’amicizia, la sincerità.<br />
<span id="more-1940"></span></p>
<p><strong>Prima sequenza (I,i – III,i)</strong><br />
Drammaturgicamente, la prima parte si presenta come un’unica sequenza drammatica, divisa in tre giorni. È dominata dall’ambiente di Corte e dal mondo dell’apparenza e dell’ambiguità.<br />
<em><strong>Prima giornata (II,ii – II,iv)</strong></em><br />
Nella prima giornata si manifesta il contrasto fra i figli di Rolando de Bois, Orlando l’ultimo genito, che si sente sfruttato dal figlio maggiore Oliviero il quale a suo volta lo odia. Orlando, anche su istigazione del fratello, sfida alla lotta il potente e invitto Charles, lottatore del re, e inopinatamente lo sconfigge.<br />
Sempre nella prima giornata veniamo a sapere che il duca attualmente regnante, Federico, è il fratello minore del duca legittimo, da lui spodestato. I due fratelli hanno una figlia ciascuno, Rosalinda il duca spodestato, e Celia il duca Federico. Le due cugine si amano e non possono vivere separatamente. Contrasti: il duca Federico caccia da Corte sia Orlando sia Rosalinda. Rosalinda e Celia decidono di fuggire assieme e assumono un travestimento. Rosalinda da ragazzo col nome di Ganimede. Celia assumerà il nome di Aliena.<br />
<em>Interludio (II,i)</em><br />
Nella foresta il duca deposto e i nobili che l’hanno seguito, cantano canzoni agresti e parlano di Jacques e della sua malinconia.</strong><br />
<em><strong>Seconda giornata (II,ii – II,iv)</strong></em><br />
Il duca è arrabbiatissimo per la fuga della figlia e ordina di cercarla; Orlando, per evitare grossi guai col fratello, fugge da casa col vecchio servitore Adamo; le due fanciulle, Rosalinda –Ganimede e Celia-Aliena, giungono stremate nella foresta di Arden accompagnate dal clown Paragone, e vengono ospitate nella capanna del vecchio pastore Corvino, dove prendono alloggio.<br />
<em>Interludio (II,v)</em><br />
Jacques stimola i colleghi a cantare e egli stesso per ridere compone una poesiola.<br />
<em><strong>Terza giornata (II,vi – III,i)</strong></em><br />
La giornata è dominata dalla corte in esilio, dalle loro canzoni, da Jacques e dalle sue disquisizione parafilosofiche, e finalmente dall’arrivo di Orlando e Adamo, stremati, che vengono accolti.</p>
<p><strong>Seconda sequenza (III,ii – IV,i)</strong><br />
In contrasto con la prima sequenza, dove odio, inimicizie, fughe, espulsioni la fanno da padroni, in questa fioriscono gli amori: quello di Orlando e Rosalinda, di Silvio e Febe, di Paragone e Audrey. L’ambiente è ormai definitivamente quello arcadico della foresta di Arden. Orlando gira per la foresta apponendo biglietti agli alberi in cui esalta le doti di Rosalinda; Rosalinda-Ganimede vede i biglietti, capisce che sono diretti a lei e da Celia apprende che l’autore ne è Orlando. Si intreccia una forma di amore nel quale Orlando fa la corte a Ganimede come se fosse Rosalinda, e Rosalinda-Ganimede l’incoraggia senza svelarsi. Paragone e Jacques discutono di filosofia. Jacques invita Paragone ad attendere e di valutare i rischi del matrimonio prima di sposare Audrey. Silvio dichiara il suo amore per Febe, la quale tuttavia lo respinge. A sua volta si innamora di Ganimede credendolo un uomo.<br />
<em>Interludio (IV,ii)</em><br />
Nobili vestiti da boscaioli che cantano canzoni</p>
<p><strong>Terza Sequenza (IV,iii – V,iv)</strong><br />
In questa sequenza, tutte le situazioni in sospeso troveranno la loro soluzione in quattro matrimoni. Oliviero, scacciato da Corte fa pace col fratello Orlando e si innamora, ricambiato, di Celia. Ganimede, prima di uscir di scena, annuncia a tutti, re deposto e nobili, che Orlando finalmente potrà incontrare l’amata Rosalinda e sposarla. Infatti poco dopo Rosalinda nella sua vera veste e Celia, anch’ella tornata nelle vesti di principessa, accompagnati da Imene, incontreranno Orlando e Oliviero e si celebreranno le rispettive nozze. Accanto a queste saranno celebrate anche le nozze fra Silvio e Febe (delusa dal fatto che non può amare Ganimede, rivelatasi una donna, e quindi rassegnata a sposare Silvio), e di Paragone con Audrey. Nel finale si apprende che il duca Federico, pentito dal danno fatto al fratello maggiore, se ne è andato in convento, lasciando così via libera al suo ritorno a Corte. </p>
<p>Della commedia ho solo l’edizione della BBC, che è, effettivamente, molto ben fatta, sia come recita degli attori, che come ambientazione nella Corte e nella foresta di Arden.</p>
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		<title>SHAKESPEARE: AMLETO – DRAMMATURGIA</title>
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		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/05/19/shakespeare-amleto-drammaturgia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 May 2016 16:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Macrosequenza A (atto I) Prima sequenza Bastioni del Castello. Orazio vede lo spettro del padre di Amleto (I,i la prima notte) Sala della corte. Amleto è triste. Il re e la madre lo sforzano ad accettare la morte del padre. Orazio e gli altri informano Amleto delle visione. Polonio saluta laerte che perte per Parigi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/05/CfSZBmVUUAED3Yt.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/05/CfSZBmVUUAED3Yt-150x150.jpg" alt="CfSZBmVUUAED3Yt" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1920" /></a></p>
<p><strong>Macrosequenza A (atto I)</strong><br />
<em><strong>Prima sequenza</strong></em><br />
Bastioni del Castello. Orazio vede lo spettro del padre di Amleto <em>(I,i la prima notte)</em><br />
Sala della corte. Amleto è triste. Il re e la madre lo sforzano ad accettare la morte del padre. Orazio e gli altri informano Amleto delle visione. Polonio saluta laerte che perte per Parigi e mette in guardia Ofelia a non lasciarsi prendere dalle frasi d’amore di Amleto <em>(I,ii – I,iii il giorno successivo)</em><br />
Bastioni del Castello Amleto incontra lo spettro del padre che gli spiega come egli sia stato ucciso dalla zio, ora sul trono e come la madre abbia ceduta alla sua lussuria. <em>(I,iv – I,v la seconda notte)</em><br />
<span id="more-1895"></span></p>
<p><strong>Macrosequenza B (atti II – IV,iv)</strong><br />
<em><strong>Seconda sequenza</strong></em><br />
<em>(II.i Qualche giorno dopo, mattino)</em> Interno della Corte- Stanze di Polonio. Polonio invita Rinaldo a seguire Laerte in Francia e indagare sul suo operato. Ofelia lamenta col padre che Amleto con lei si è comportato male, da pazzo. Eppure lei non gli ha fatto niente, solamente non ha risposto, come suggeritole dal padre, alle numerose lettere d’amore che Amleto le ha scritto. Polonio immagina che la pazzia dimostrata da Amleto possa essere quella di un amore non corrisposto.<br />
<em>(II,ii Corte, sala delle udienze, stesso giorno)</em> – Il re riceve Rosencrantz e Guildenstern, amici di Amleto e li incarica di fare la spia sul comportamento del principe. Polonio rassicura il re sulle intenzioni del re di Norvegia, e spiega il perché della pazzia di Amleto. Incontro di Amleto con Polonio. Amleto, con fare da uomo pazzo dileggia Polonio, convincendolo vieppiù della propria pazzia.<br />
Amleto incontra Rosencrantz e Guildenstern e ne capisce le funzioni di spie. I due annunciano l’arrivo di una compagnia di attori che arrivano assieme a Polonio. Amleto vuole vedere una loro prova e ne rimane convinto. Chiede se faranno uno spettacolo la sera seguente, <em>L’assassinio di Gonzago</em> e li avverte che egli di suo pugno aggiungerà qualche battuta. Rimasto solo Amleto spiega che è sua intenzione far recitare qualche cosa che assomigli all’assassinio del padre e verificare ciò che lo spettro gli ha detto guardando la reazione dello zio alla messa in scena.<br />
<em><strong>Terza sequenza</strong></em><br />
<em>(III,i il giorno dopo)</em> Rosencrantz e Guildenstern riferiscono ai sovrani del comportamento di Amleto per loro incomprensibile. Polonio e il re vogliono che Amleto incontri Ofelia e da lì si capisca se la sua follia è dovuta alla rottura con la fanciulla. Essere o non essere. L’incontro fra i due mostra il netto distacco: Amleto è ora lontanissimo da Ofelia, e le parla in modo da respingerla. Il re, a differenza di Polonio, non crede che la pazzia di Amleto si prodotto della fine di un amore.<br />
<em>(III,ii stesso giorno più avanti)</em> Amleto istruisce gli attori. Prima che inizi la rappresentazione Amleto invita Orazio a osservare le reazioni del re. Viene dagli attori ricostruito sulla scena l’assassinio del re da parte del fratello e l’incesto della vedova con l’assassino. Il re in sala esplode ed esce precipitosamente seguito da tutta la corte. Amleto è desiderato dalla regina che vuole che vada in camera sua.<br />
<em>(III,iii più tardi ancora)</em> I re si accorda con i due amici-spia per inviare Amleto in Inghilterra, e intanto si accorda con Polonio che penetri nella stanza della regina e, nascosto, ascolti il colloquio di Amleto con la madre. Il re approva, ma è preso dai rimorsi. Amleto lo sorprende mentre prega, ma non lo vuole uccidere in quel momento, dato che la sua anima pentita potrebbe non essere travolta all’inferno.<br />
<em>(III,iv sera inoltrata)</em> Incontro di Amleto con la madre, uccisione di Polonio e discorso di Amleto alla madre, dalla quale si fa promettere di non giacere più con l’assassino di suo padre. Compare lo spettro del re assassinato. Amleto comunica alla regina che gli è stato imposto il viaggio in Inghilterra.<br />
<em>(IV, i – IV, iv sempre la stessa notte fino a mattina)</em> Il re incarica Rosencrantz e Guildenstern di cercare Amleto e il cadavere di Polonio. Amleto si rifiuta di rivelarlo. Si fanno i preparativi per il viaggio di Amleto in Inghilterra. Sarà accompagnato da Rosencrantz e Guildenstern, che in una lettera chiederanno al re d’Inghilterra di uccidere Amleto. Fortebraccio e il suo esercito devono passare per la Danimarca e conquistare un piccolo pezzo di Polonia.</p>
<p><strong>Macrosequenza C (Atti IV,v – V)</strong><br />
<em><strong>Quarta sequenza</strong></em><br />
<em>(IV,v – IV,vii diversi giorni dopo, interno della reggia)</em>  Ofelia è impazzita. È ricevuta dalla regina. Laerte sbarca a Elsinore con un gruppo di dissidenti, e vuole vendicarsi sul re per la morte di Polonio e per la perdita della ragione di Ofelia. Il re riesce a convincere Laerte che la causa di tutto è Amleto, che è stata inviato in Inghilterra dove verrà ucciso. Ma intanto Amleto ha informato Orazio di avere scoperto il trucco, di essere sbarcato e di essere in procinto di far ritorno a Elsinore. Coloro che l’accompagnavano, Rosencrantz e Guildenstern, saranno uccisi al posto suo. Il re viene informato di questa nuova situazione, e con Laerte si accorda di indurlo a partecipare a un duello con il figlio di Polonio. Il fioretto di Laerte sarà intinto in una veleno mortale, in modo che basti una scalfittura per provocare la morte. In caso di fallimento di questo tentativo, il re preparerà una coppa, pure contenente un veleno mortale, dalla Quale Amleto, assetato per il duello, dovrà bere.<br />
La regina informa che Ofelia è annegata come conseguenza della sua pazzia. Verranno celebrati i suoi funerali.<br />
<em><strong>Quinta sequenza</strong></em><br />
<em>(V,i il giorno successivo al mattino, al cimitero)</em> Amleto e Orazio entrano, mentre due becchini scavano la tomba per Ofelia. Considerazioni da Amleto sulla vita davanti a teschi che vengono dissotterrati dai becchini, in particolare sul teschio di Yorick, il buffone della sua infanzia. All’arrivo del corteo funebre, Amleto confessa il suo amore per la fanciulla morta e l’abbraccia. Laerte lo aggredisce, considerandolo colpevole della sua morte. I due vengono separati e rappacificati.<br />
<em>(V,ii Lo stesso giorno pomeriggio, nella reggia)</em> Amleto racconta a Orazio le avventure del viaggio in Inghilterra. Viene invitato dal re per un amichevole duello al fioretto con Laerte. La corte è riunita per guardare i contendenti. Al primo assalto Amleto si dimostra più bravo di Laerte. In un secondo assalto Laerte impugna il fioretto avvelenato: nello scambio Amleto capisce la natura dell’agguato, ed entrambi finiscono per essere feriti dalla punta avvelenata, mentre la regina beve dalla coppa. Laerte confessa ad Amleto l’agguato ordito dal re che è l’unico vero colpevole. Prima la regina e poi Laerte muoiono, mentre lo stesso Amleto, prima di morire a sua volta, uccide il re con la spada. Quando tutto è finito, arriva Fortebraccio dalla guerra contro la Polonia, e, vedendo il massacro, organizza gli onori funebri per Amleto.</p>
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		<title>SHAKESPEARE: IL MERCANTE DI VENEZIA &#8211; DRAMMATURGIA</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2016 22:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Protasi (Atto I scena 1-2) Presentazione dei personaggi Venezia Bassanio è innamorato di Porzia e vuole andare a Belmonte per farle la corte. Ma è poverissimo, privo di sostanze e pieno di debiti. Antonio, ricco mercante con navi un po’ dovunque si offre di aiutarlo finanziariamente. Con bassanio fanno la loro apparizione comuni amici (Lorenzo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/05/Shylock.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/05/Shylock-150x150.jpg" alt="Shylock" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1893" /></a></p>
<p><strong>Protasi (Atto I scena 1-2)</strong><br />
Presentazione dei personaggi<br />
<em><strong>Venezia</strong></em><br />
Bassanio è innamorato di Porzia e vuole andare a Belmonte per farle la corte. Ma è poverissimo, privo di sostanze e pieno di debiti. Antonio, ricco mercante con navi un po’ dovunque si offre di aiutarlo finanziariamente. Con bassanio fanno la loro apparizione comuni amici (Lorenzo, Geaziano, Solanio e Salerio)<br />
<em><strong>Belmonte</strong></em><br />
Porzia, regina, rivela a Nerissa, sua ancella, che il padre, prima di morire le ha ordinato di prendere come sposo l’uomo che saprà scegliere lo scrigno giusto dei tre che gli saranno presentati: uno d’oro, uno d’argento e uno di piombo. Nobili personaggi provenienti da ogni dove non si sottopongono alla sfide e se ne vanno. Ne sta arrivando uno dal Marocco.<br />
<span id="more-1892"></span></p>
<p><strong>Prima sequenza (Atto I scena 3 e Atto II)</strong><br />
Dura due giorni.<br />
<em><strong>Il primo giorno a Venezia</strong></em><br />
Antonio non ha immediatamente disponibili i 3.000 fiorini occorrenti a Bassanio. Si offre come garante per un prestito dall’usuraio ebreo Shylock. Il tempo sono tre mesi e la posta, in caso di mancata restituzione, una libbra di carne che Shylock prenderà su Antonio nel luogo che egli sceglierà.<br />
Intanto Lancillotto (clown e servitore dell’ebreo) vuole lasciare il padrone per diventare servo di Bassanio. Bassanio si prepara a imbarcarsi per Belmonte. Gli amici stanno preparando una mascherata per la sera a casa di Bassanio per festeggiarne la partenza. Anche Shylock è invitato, anche se ci va mal volentieri. È contento che Lancillotto lo lasci per andare a servire Bassanio. Intanto la figlia Jessica è d’accordo anch’essa di fuggire assieme a Leonardo che la passerà a prendere prima della cena da Bassanio. Jessica ruba gioielli e soldi al padre.<br />
<em><strong>Il primo giorno a Belmonte</strong></em><br />
Il marocchino si presenta a Porzia e accetta di sottoporsi al rischio dei tre scrigni. La scelta avverrà alla sera, e il marocchino sceglierà lo scrigno d’oro, ovviamente sbagliando. Ser ne va.<br />
<em><strong>Il secondo giorno a Venezia</strong></em><br />
Solanio e Salerio riferiscono che Bassanio è partito. Ma si viene a sapere del naufragio di una delle navi di Antonio. Brutto segno.<br />
<em><strong>Il secondo giorno a Belmonte</strong></em><br />
Il principe d’Aragona si sottopone alla scelta degli scrigni e sceglie, sbagliando lo scrigno d’argento. Parte. Viene annunciato l’arrivo di Bassanio.</p>
<p><strong>Seconda sequenza (Atto III)</strong><br />
Dura due giorni<br />
<em><strong>Il primo giorno a Venezia</strong></em><br />
Shylock viene a sapere da una parte della fuga della figlia e del fatto che gli ha rubato gioielli e soldi; dall’altra che Antonio è andato in bancarotta a causa del naufragio della sue diverse navi. Fa cercare la figlia e si prepara a riscuotere la penale da Antonio chiedendo aiuto a un altro ebreo, Tubal.<br />
<em><strong>Il primo giorno a Belmonte</strong></em><br />
Bassanio vuole fare la scelta, mentre Przia lo prega di non rischiare subito, di rinviare e stare un po’ di tempo con lei. Bassanio fa la scelta subito e sceglie lo scrigno giusto. Così potrà sposare Porzia. Anche il suo compagno graziano, che l’ha accompagnato da Belmonte, potrà sposarsi con la fantesca di Porzia, Nerissa, della quale è innamorato. E infine giungono  Lorenzo con Jessica e Salerio con una lettera di Antonio a Bassanio: l’amico lo informa del fatto che dovrà pagare la penale e gli chiede di venirlo a salutare prima della morte. Bassanio, Graziano e Lorenzo, subito dopo le nozze il mattino dopo partiranno per Venezia a trovare l’amico Antonio.<br />
<em><strong>Il secondo giorno a Venezia</strong></em><br />
Antonio viene arrestato e inutilmente chiede a Shylock di graziarlo.<br />
<em><strong>Il secondo giorno a Belmonte</strong></em><br />
Porzia e Nerissa, rimaste sole, predispongono un piano per andare a Venezia travestite e in questo modo aiutare Antonio. Incaricano Lorenzo di sovrintendere la casa in loro assenza. Lancillotto avverte Jessica che, essendo ebrea non avrà salvezza nella vita eterna. Ma Jessica ha fede in Lorenzo che l’ha fatta diventare cristiana.</p>
<p><strong>Terza sequenza (Atti IV e V)</strong><br />
<em><strong>Venezia (atto IV)</strong></em><br />
Il tribunale. Presiede il Doge. Presenti tutti i protagonisti. Shylock pretende che sia applicata la penale, e non accetta alcuna cifra di risarcimento. Giunge da Padova il giurista convocato da Doge. Non è altri che Porzia mascherata da avvocato, la quale dà ragione a Shylock in quanto ad applicazione della legge, ma, sempre in base all’applicazione letterale della legge, come pretende l’ebreo, questi dovrà lasciare il 50% dei suoi beni ad Antonio e il 50% allo Stato di Venezia. Sulla sua vita, messa a rischio dal suo comportamento, il Doge ha facoltà di amnistia, che applica. Grande gioia da parte di Antonio, Bassanio, Graziano e gli altri. Porzia, sempre travestita, richiede come segno di riconoscenza da Graziano, l’anello che ella gli ha donato il giorno delle nozze facendogli giurare di non darlo mai via. Graziano finisce per accettare.<br />
<em><strong>Belmonte (Atto V)</strong></em><br />
A Belmonte Lorenzo e Jessica partecipano del loro amore. Arrivano prima Porzia con la sua Ancella, poi arriva Bassanio, con Graziano, Antonio e altri. La festa del ritrovo di tutti è interrotta dalla constatazione che Bassanio ha ceduto l’anello che non avrebbe mai dovuto cedere. Ma alla fine Porzia svela il mistero e tutti vanno a tavola, con la nuova notizia che le navi di Antonio non sono affatto naufragate, ma hanno portato a termine il loro prezioso carico. </p>
<p>La trama del Mercante di Venezia, scritto quasi certamente nel 1597, deriva dalla prima novella della IV giornata tratta dal Pecorone di Ser Giovanni Fiorentino.<br />
Nella novella vi sono personaggi del tutto simili a quelli della commedia shakespeariana e che hanno avventure molto simili. Giannetto protagonista della novella, nella commedia viene incarnato da Bassanio, messer Arnaldo da Antonio, il Giudeo a Maestri da Shylock, e la gentildonna della quale si innamora Giannetto da Porzia. Anche nella novella ci sarà la richiesta di un prestito da parte di Messer Arnaldo al Giudeo, anche qui la penale da pagare imposta dal Giudeo sarà una libbra di carne, anche qui il Giudeo non sente ragioni e vuole che la penale sia pagata per intero, e anche qui la vicenda sarà risolta a danno del Giudeo dalla gentildonna travestita da giudice.<br />
Naturalmente le vicende derivate dalla novella vengono arricchite nella commedia shakespeariana con altri particolari. Nella commedia emerge una ideologia antisemitica al cui centro c’è il personaggio di Shylock. Lo scontro fra Antonio e Shylock incarna lo scontro fra cristiani ed ebrei, laddove i primi disprezzano senza mezze misure i secondi, e i secondi si rivalgono con un odio profondissimo verso i primi. L’immagine di Shylock prodotta nella Commedia è odiosa, e incarna i motivi del disprezzo che nei suoi riguardi dimostra Antonio; ma in Shakespeare l’antisemitismo non è pregiudiziale, e tutto sommato le reazioni di Shylock al disprezzo manifestano una loro logica.<br />
L’antisemitismo della commedia sembra essere collegato a un episodio che in quel periodo aveva coinvolto la società inglese: la condanna a morte di Rodrigo Lopez, medico portoghese di origine ebrea (ma convertito al cristianesimo), che aveva avuto in cura la stessa regina di Inghilterra Elisabetta, e che era stato accusato e condannato a morte nel 1594, per avere complottato di avvelenarla. Di fatto, questo è l’unico lavoro teatrale di Shakespeare in cui l’antisemitismo rappresenta un substrato ideologico.</p>
<p>Personalmente ho 4 rappresentazioni della commedia in forma teatrale e registrate per la TV, e una in film. Delle quattro rappresentazioni in forma teatrale tre, una è della RAI diretta da Mario Ferrero nel 1955 (Shylock è interpretato da Memo Benassi), una seconda è ancora della RAI del 1979 diretta da Gianfranco de Bosio, e una è della BBC del 1980 diretta da Jack Gold. Queste svolgono la commedia in modo pressoché integrale, rispettando tempi e luoghi, secondo la drammaturgia ricostruita sopra. Entrambe, per gli ambienti e i costumi, sono ambientate alla fine del XVI secolo e alternano le localizzazioni a Venezia e a Belmonte. Un’altra rappresentazione, inglese, diretta da Jonathan Miller, del 1974, (Shylock è interpretato da Laurence Olivier) è ambientata alla fine del XIX secolo, e ricostruisce nei tempi la commedia shakespeariana, tuttavia tagliando alcune parti riducendo di quasi un’ora la durata della rappresentazione e riformulando la successione dei tempi in modo da rendere il discorso più fluido. Le netta separazione fra Venezia e Belmonte, caratteristica della Commedia e delle tra due rappresentazioni qui non si avverte più di tanto.<br />
Il film, del 2004, è del regista britannico Michael Radford, interpretato da Al Pacino, nella parte di Shylock, Jeremy Irons nella parte di Antonio e da Joseph Fiennes nella parte di Bassanio. Lynn Collis è Porzia e Zuleikha Robinson è Jessica. Il film ripercorre in modo più movimentato le vicende della commedia, rispettando tuttavia le due ambientazioni, Venezia e Belmonte. I dialoghi sono praticamente gli stessi di Shakespeare, anche se in parte tagliati. L’antisemitismo della commedia, incentrato sul comportamento di Shylock, è messo in evidenza all’inizio come clima vigente, alla fine del XVI secolo, a Venezia mediante scritte che appaiono sullo schermo e flash illustrativi che mostrano le ostilità dei cristiani nei confronti degli ebrei. Il giudizio che può essere dato sul film non mi sembra il massimo. Tre stelle su cinque mi sembrano sufficienti.</p>
<p>Delle diverse forme che ho descritto, quella che mi ha più interessato è quella della RAI del 1955, diretta da Mario Ferrero, e questo per la partecipazione di Memo Benassi come Shylock. La sua interpretazione mi è parsa intensa, il suo odio nei confronti del cristiano cha l’ha maltrattato molto reale, il suo stringere al petto il rotolo che contiene la convenzione di cui pretende giustamente l’applicazione manifesta un desiderio di vendetta che non ha alternative. Buona, anche se, secondo me, meno avvincente di quella di Benassi, è l’interpretazione di Shylock fatta da Laurence Olivier nella rappresentazione della BBC del 1974 diretta da Jonathan Miller. Senza caratteristiche particolari mi è parsa quella cinematografica di Al Pacino.</p>
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		<title>ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE (Murder in the Cathedral), di Thomas Stearns Eliot, 1935</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 00:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Eliot mette in scena l’epilogo delle vicende che hanno opposto Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, e Enrico II re di Inghilterra. Siamo nel 1170, dicembre. Thomas Becket, che in passato era stato grande amico e consigliere del re il quale lo aveva nominato suo cancelliere, dopo la sua ascesa alla carica di arcivescovo, primate di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/Thomas_Becket_Murder.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/Thomas_Becket_Murder-150x150.jpg" alt="Thomas_Becket_Murder" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1865" /></a></p>
<p>Eliot mette in scena l’epilogo delle vicende che hanno opposto Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, e Enrico II re di Inghilterra. Siamo nel 1170, dicembre. Thomas Becket, che in passato era stato grande amico e consigliere del re il quale lo aveva nominato suo cancelliere, dopo la sua ascesa alla carica di arcivescovo, primate di Inghilterra, si trovò a prendere le distanze dal monarca. La materia del contendere era il conflitto fra il potere ecclesiastico e quello civile.<br />
<span id="more-1855"></span><br />
Becket sosteneva la superiorità della legge divina su quella promulgata ed esercitata dall’organizzazione dello stato, che aveva nel re il punto più elevato e nella nobiltà il punto di forza. Il contrasto costrinse Becket all’esilio in Francia, dove trovò protezione e amicizia nel re di Francia Luigi VII e alleanza con il papa Alessandro III. Dopo un lungo periodo di contrasti che coinvolsero anche i due regni e il papato, alla fine, proprio nel 1170, dopo sette anni, tanto è durato l’esilio dell’arcivescovo, si raggiunse un accordo con la possibilità di Thomas di rientrare in Inghilterra e riprendere il suo ruolo.<br />
Il lavoro teatrale inizia proprio al momento dell’arrivo di Thomas a Canterbury. Nell’edizione diretta da Costa Giovangigli per la RAI nel 1966 nel c’è un breve prologo, inserito dal regista, nel quale un sacerdote informa brevemente gli spettatori sull’antefatto.</p>
<p>All’inizio del dramma un coro di donne lamenta che l’arrivo dell’arcivescovo sia foriero di disgrazie. La sua assenza dal suolo inglese, era coincisa con un periodo di pace e sicurezza. La povera gente poteva adempiere alle proprie attività senza timori. “Contente – cantano le donne – se nessuno si cura di noi”. L’arrivo dell’arcivescovo, si teme, riaprirà i conflitti, allontanerà la pace, porterà con sé la paura.<br />
D’altro avviso sono i preti, che, dopo sette anni, vedono terminare la lunga assenza del loro superiore. Finalmente l’imperio del re e della nobiltà avrà termine, e la Chiesa riprenderà il suo ruolo nella società. Ma, si chiedono i preti, quale sarà il rapporto dell’arcivescovo con il re? Si sa che il ritorno di Thomas è stato reso possibile da un accordo fra Enrico II e Luigi VII, ma quale sarà ora il rapporto di Thomas con il re?<br />
Il Messaggero, che annuncia l’arrivo dell’arcivescovo, parla di una cosa rabberciata. La pace fra il re di Francia e il re d’Inghilterra non sembra aver coinvolto Thomas, che torna “con orgoglio e con dolore e proclama i suoi diritti per intero”.<br />
Ciò crea ulteriore sgomento fra le donne, ma i preti le sgridano. L’arcivescovo, tornando, restituirà alla Chiesa il suo ruolo e tutti coloro che vivono al suo interno, ne saranno compartecipi. La ruota, ora ferma, riprenderà a girare.<br />
Thomas, entrando in scena, tuttavia, giustifica il timore espresso dalle donne, e profetizza che, perché la Chiesa ricopra nuovamente il suo ruolo, vi sarà molto da lavorare e soprattutto molto da soffrire.<br />
A questo punto compaiono i tentatori.<br />
Il primo tentatore ricorda a Tommaso la piacevole vita che si faceva ai tempi del suo cancellierato, quando egli godeva dell’amicizia del re, e quando aveva a disposizione tutte le ricchezze di cui aveva bisogno. In quel tempo non si dimostrava particolarmente severo nei confronti dei peccatori. Occorre riconquistare l’amicizia del sovrano, approfittarne per poter riappropriarsi dei piaceri terreni che l’amicizia del re gli consentiva. La risposta di Thomas è categorica. Non serve a nulla rievocare il passato. Il tempo scorre e ciò che è stato è stato. Non si potrà rievocarlo una seconda volta. Il tentatore, insoddisfatto se ne va.<br />
Compare il secondo tentatore. Questi ricorda a Thomas il potere che aveva come cancelliere. La sua nomina ad arcivescovo lo indusse ad abbandonare la carica e il potere che ne derivava, per dedicarsi esclusivamente alla vita spirituale. Questo è stato un errore, poiché il potere è presente, mentre la santità è postuma. Occorre ritornare al potere, e alla domanda di Thomas di come ottenerlo, il tentatore risponde: occorre una certa sottomissione, e questa, ovviamente deve essere nei confronti del re. Solo subordinandosi al re potrà aver ragione dei baroni che, nel contesto attuale hanno ricuperato il lor potere. Thomas non accetta: il potere temporale può certamente influire sul benessere della gente e sull’ordine costituito, ma ora egli ha il potere che proviene dalla Chiesa, un potere superiore a quello temporale. Agisce in nome del papa per la salvezza delle anime. Dovrebbe inchinarsi al re per passare da un potere superiore a uno inferiore? Questo non lo farà. Il secondo tentatore esce e viene sostituito dal terzo.<br />
Il terzo tentatore approva l’intransigenza di Thomas. A differenza del secondo, sollecita Thomas a mantenere l’opposizione al re e, per avere maggior forza, ad allearsi con gli esponenti della nobiltà, che dall’autoritarismo centrale del re si sentono danneggiati. “I re non sopportano altro potere oltre il proprio. La Chiesa e il popolo hanno buone ragioni contro il trono”. Thomas risponde che egli non è contro il re e certamente non si fida di chi vuole distruggerlo. Se egli non può fidarsi del Re “ha una ragione in più per confidare in nessun altro che Dio”.<br />
Oltre i tre tentatori attesi, ce n’è un altro, il quarto. Il tema posto da questo tentatore è di più difficile soluzione. Egli mette sul piatto la gloria della santità. Approva senza mezzi termini la condotta di Thomas. Non può fidarsi del Re. Il re si è fidato di Thomas facendolo cancelliere. Si è sentito tradito e un re non può fidarsi due volte della stessa persona, quindi è inutile cercarne l’amicizia. Non può allearsi con i baroni, i quali pensano solo al loro profitto e sono spesso in lotta fra loro. La via giusta quindi è quella intrapresa. In sostanza, gli dice, “tu hai le chiavi del cielo e dell’inferno, hai il potere di sciogliere e legare&#8230; Tu che possiedi questo potere, mantienilo”. Ma Thomas si rende conto che tutto questo non porta da nessuna parte. La ruota gira, le cose sono destinate a dissolversi, questo potere finisce per essere un potere temporale. Non è certo quello che Dio vuole. Allora il tentatore gli pone l’ultimo grande problema: questo potere gli dice, se perseguito, porta al martirio, che è la gloria eterna. I troni cadono, la gloria della santità è il vero premio. Thomas capisce che se questa visone, che sente al suo interno come un desiderio, dovesse prevalere, non sarebbe un adempimento alla volontà di Dio, ma solo la ricerca di un proprio interesse, sia pur di alto livello. Respinge pertanto il tentatore e le sue proposte.<br />
Il destino di Thomas si va così definendo. Abbandonati i piaceri dell’esistenza, il senso del potere terreno, e respinto anche l’ultimo tradimento, quello di “compiere l’azione giusta per la ragione sbagliata”, resterà per Thomas un percorso di sofferenza e di morte. Il fine di questo percorso è la gloria di Dio, e il prezzo sarà pagato non solo da lui, ma anche dal popolo. Il coro delle donne si lamenta di paura, ne paventa i disastri e teme addirittura che Dio, che ha pur sempre dato loro una speranza e uno scopo, le abbandoni alla ferocia degli uomini.</p>
<p>È Natale. L’arcivescovo recita le funzioni e fa un discorso al popolo.<br />
Nel discorso viene portata alla luce l’esistenza dei due sentimenti contrastanti che albergano nell’animo dell’uomo giusto: la gioia e il dolore. Proprio a Natale questi due sentimenti trovano composizione: la gioia per l’anniversario della nascita del redentore, e il dolore per il suo sacrificio che si rinnova nell’ambito della Messa. Così gioia e dolore si realizzano anche nel giorno successivo, quello di Santo Stefano, il primo martire. Dolore per la sua morte, gioia per la consapevolezza che egli gode della vista di Dio nei cieli. E così sarà per tutti i martiri, che continueranno a esserci. Perché Cristo disse all’uomo. Vi porto la pace. Ma la sua pace non è quella terrena, la pace fra le nazioni che non si fanno guerra, la pace degli uomini che vivono in ben pasciute famiglie. Cristo disse esplicitamente che la sua pace non è la pace che dà il mondo; ma la pace che Egli ci dà la si raggiunge con la santità e anche col martirio, e che ci conduce nel regno di Dio.</p>
<p>Si giunge così al quarto giorno dopo Natale, il 29 dicembre. A Canterbury arrivano quattro cavalieri. Vogliono parlare con l’arcivescovo in nome del re. I frati li accolgono con gentilezza, ma i quattro cavalieri sono molti irritati e determinati. Appena sono davanti a Thomas lo accusano di aver tradito la fiducia che il re aveva posto in lui, e gli rinfacciano la sua umile origine. La risposta di Thomas è aspra: non siete venuti per portarmi un messaggio del re, ma per insultarmi e bestemmiare. Io non risponderò. Se c’è un’accusa del re nei miei confronti – ribadisce – io mi discolperò pubblicamente. I cavalieri vogliono che egli si discolpi “qui ed ora”, senza attendere un processo pubblico. E gli elencano quelli che essi giudicano i suoi misfatti: in primo luogo quello di non avere espresso gratitudine al re per essere stato riaccolto in Patria dopo sette anni di volontario allontanamento e dopo essere stato reintegrato nel suo titolo. Non solo, ma di avere fomentato discordie e avere denigrato il re presso il re di Francia e presso il papa. E come seconda e grave accusa gli viene contestato di avere scomunicato i vescovi che hanno convalidato l’incoronazione del figlio del re. Thomas nega la prima accusa, nel senso di essersi sempre dimostrato un suddito fedele, a parte il suo stato nella Chiesa; e per quanto riguarda la seconda accusa, la scomunica proviene dal papa, ed egli ne è stato solo uno strumento. I cavalieri non si placano e gli intimano di lasciare l’Isola in nome del re. Thomas rifiuta. È stato sette anni lontano dal suo popolo, e niente, neppure la morte, ora potrà impedirgli di stargli vicino. I cavalieri escono proferendo minacce sul suo conto.<br />
I preti si rendono conto della serietà della situazione e impongono a Thomas di rifugiarsi. Si trasferiscono all’interno della Cattedrale dove Thomas si dedicherà alle sacre funzioni. I frati sbarrano la porta del tempio, ma Thomas ordina loro di riaprirle. I cavalieri spingono per entrare, e una volta aperte le porte, si precipitano all’altare, dove Thomas è inginocchiato, e dopo aver urlato ancora una volta le note accuse, non ricevendo risposta, trafiggono l’arcivescovo con le spade.<br />
Il coro delle donne piange l’assassinio e la morte del sua arcivescovo.<br />
Usciti sulla piazza, i cavalieri si rivolgono al popolo. Sanno che il popolo avrà pietà per l’arcivescovo e disprezzerà loro che in quattro, armati, hanno ucciso un uomo disarmato. Parleranno per giustificare la loro azione e per dimostrarne la necessità.<br />
Gli argomenti, svolti da ciascuno dei quattro cavalieri.<br />
Primo: in questa azione i quattro cavalieri non hanno guadagnato nulla. Il re Enrico, dovrà comportarsi in merito come impongono le circostanze del governo. Certamente li sconfesserà, ed essi finiranno per pagare duramente questo atto, fatto per il bene della Patria, con l’esilio.<br />
Secondo: lo scopo del re e quello dell’arcivescovo. Lo scopo del re è quello di governare il paese; quello dell’arcivescovo di governare gli interessi della Chiesa, anche contro gli interessi del Paese. In condizioni normali questo avrebbe comportato un processo all’arcivescovo e la condanna a morte per tradimento. Nelle condizioni eccezionali in cui il Paese sta vivendo, questo passaggio si è rivelato impossibile e è stato giocoforza ricorrere alla violenza.<br />
Terzo: chi ha ucciso l’arcivescovo? L’arcivescovo stesso, con i suoi atti ha dimostrato di volere essere ucciso: non è fuggito, quando avrebbe potuto farlo; ha aperto le porte della chiesa quando i suoi sacerdoti le avevano chiuse per proteggerlo; non ha lasciato il tempo a noi, esaltati dall’asperità del contrasto, il tempo di far sbollire l’ira. Di fatto, con i suoi atti ha dimostrato di volere la morte. La risposta alla domanda quindi non può essere che quella di Suicidio per infermità mentale.<br />
Il dramma termina con canti da parte dei preti e del coro delle donne in cui si esprima gloria nel confronti di Dio della santità che contribuisce alla redenzione dell’uomo.</p>
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		<title>COCKTAIL PARTY,  di Thomas Stearns Eliot, 1949</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2016 23:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/01/MTIwNjA4NjMzODAzOTMzMTk2.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/01/MTIwNjA4NjMzODAzOTMzMTk2-150x150.jpg" alt="MTIwNjA4NjMzODAzOTMzMTk2" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1848" /></a></p>
<p>Londra. In casa Chambelayne si sta dando il cocktail party settimanale, un rito da sempre voluto da Lavinia, moglie di Edoardo. Ma questa volta Lavinia non c’è. Gli ospiti si chiedono, e soprattutto chiedono a Edoardo, il motivo dell’assenza. In realtà, si verrà poi a sapere, Lavinia ha semplicemente lasciato Edoardo con un biglietto di poche righe. Gli ospiti, a uno a uno se ne vanno. Ne resta uno solo che non fa parte degli invitati.<br />
<span id="more-1849"></span><br />
La presenza dell’ospite misterioso spinge Edoardo a parlare. È proprio a lui confessa che la moglie l’ha abbandonato. L’ospite capisce che l’abbandono da parte della moglie, nella realtà, sembra essere frutto della volontà di Edoardo, e così l’interpreta. Ma Edoardo si ritrae. Se prima desiderava che la moglie se ne andasse, ora vorrebbe il suo ritorno. La moglie ritornerà, gli comunica l’ospite con fare misterioso. Tornerà il giorno successivo, e Edoardo dovrà aspettarla in casa. L’ospite, tuttavia, gli chiede di non accennare alla sua presenza e della sua predizione.<br />
Uscito l’ospite, avvengono due fatti che sconvolgono i rapporti di Edoardo con le realtà. Il primo è la scoperta che Pietro, uno dei frequentatori dei cocktail, è innamorato di Celia, anch’asse del gruppo di amici dei Chambelayne. Pietro è disperato, perché non è riuscito a convincere la ragazza e chiede a Edoardo di aiutarlo. Pietro lavora come attore e vorrebbe fare il regista; questa passione lo ha avvicinato a Celia, anch’essa interessata a questo tipo di attività.<br />
Il secondo è l’arrivo di Celia. Ella è l’amante di Edoardo, e di lui intensamente innamorata. Fra i due sembra che si sia instaurato un rapporto per una futura convivenza. Il fatto che Lavinia abbia lasciato Edoardo è proprio l’evento atteso. Ma Edoardo, proprio in seguito alla discussione avuta con l’ospite sconosciuto, non sembra più interessato. Il ritorno della moglie è, a questo punto inevitabile, e Celia si rende conto che il rapporto con Edoardo è finito. Quello che sembrava essere un amore, si rivela non esserlo. Non lo è più ora, e probabilmente non lo è mai stato. Celia si rende conto di avere commesso un errore, di avere costruito una speranza di vita su un sentimento che si è rivelato inesistente. Inesistente in Edoardo, che, evidentemente, ha cercato nella donna solo una fuga da un matrimonio che non lo interessava più; inesistente in lei, che avendo creduto nell’amore di Edoardo, si era lasciata investire da un sentimento rivelatosi effimero.<br />
Il ritorno di Lavinia, come predetto, avviene il giorno successivo. Fra i due coniugi si apre una discussione nella quale emergono i veri sentimenti che li uniscono e nello stesso tempo li dividono. Edoardo si dimostra essere una persona che non ha nulla a cuore se non l’apprezzamento di se stesso. Questo comporta uno scarso interesse nei riguardi della moglie e dei suoi problemi. Lavinia si dimostra essere una donna che non può accettare di non essere al centro dell’attenzione del marito, e agisce in modo da costringerlo a seguire obiettivi e a costruirsi un’esistenza che a lui non interessa affatto, ma che non può non seguire. Quello che ne risulta è un senso di solitudine che finisce per investire entrambi i coniugi. Forse la soluzione potrebbe essere affrontata in un colloquio con uno psichiatra.<br />
Lo psichiatra, si scoprirà poi, è proprio l’ospite misterioso con il quale si era confidato Edoardo: Sir Hernry Harcourt Reilly.<br />
Nel secondo atto vediamo Edoardo entrare nel suo studio. Il problema che emerge riguarda la sua autostima, che le recenti vicende che ha dovuto affrontare e le considerazioni che ne sono seguite hanno fatto precipitare. Come ricuperarla? Sir Henry decide di metterlo a confronto con la moglie, che viene così introdotta nello studio, dove c’è il marito. Il rapporto fra i due viene chiarito dalla consapevolezza che entrambi i coniugi avevano un amante, e che per entrambi la relazione si è dovuta interrompere. Edoardo, come si è visto aveva come amante Celia, e la rottura ha messo in evidenza la sua sostanziale incapacità di amare, che è sostanzialmente ciò che ha da sempre incrinato anche il rapporto con la moglie. Lavinia aveva come amante Pietro, che l’ha abbandonata per andare in America e seguire la propria carriera cinematografica. In questo caso il problema emerso nella donna è quello di essere convinta dell’impossibilità di essere amata. E questo si è dimostrato valido nei confronti di Pietro, come anche nei confronti del marito.<br />
L’unica via da seguire si è dimostrata quella di tornare assieme consapevoli, di imparare a portare sulla coscienza i pesi di ciò che il loro comportamento ha creato negli altri: fare buon viso a cattiva sorte.<br />
E una di quelli che ha dovuto subirne il peso, è proprio Celia. Celia diventa cliente di Sir Henry. Il rapporto prima e l’abbandono poi di Edoardo ha rimesso in discussione le sue convinzioni e la sua stessa vita e sente il bisogno di esternare.<br />
Due problemi: il primo è un senso di solitudine, non tanto legato all’abbandono da parte di Edoardo, quanto alla consapevolezza che la relazione non ci sia mai stata. L’altro è il senso del peccato. Lo avverte come un vuoto, come se avesse bisogno di un’espiazione. Di fatto questa è la solitudine.<br />
Come conseguenza, le si aprono due strade, la informa lo psichiatra: una è il ricupero della cosiddetta “normalità”, pur senza affidarsi all’intensità dei sentimenti, che rimarranno solo sullo sfondo; l’altro è far proprio il senso del peccato ed uscirne come essere solitario ma in grado di capire se stessa e i propri sentimenti come centro di rapporti umani. Celia sceglierà la seconda e partirà per un viaggio lungo e difficile.<br />
Intanto Edoardo e Lavinia hanno trovato l’accordo. Un modo per tornare a una vita priva di sentimenti. Il legame sarà rappresentato non tanto dall’aver saputo del tradimento reciproco, ma dall’aver saputo che che l’altro ne ha compreso la causa.<br />
Nell’ultimo atto sono passati due anni. La vita riprende la propria normalità. E nella normalità ci sono i cocktail.<br />
In attesa che arrivino gli invitati i coniugi Chambelayne si scambiano affettuosità mentre arrivano gli amici di sempre: Julia, Sandro, e, a sorpresa, Pietro che sta lavorando a un film. Non c’è, invece, Celia. Peter chiede di lei e si viene a sapere che è morta. Pietro racconta i particolari. Per ragioni di lavoro, ha fatto un viaggio in un’isola selvaggia dell’oceano Pacifico. L’isola, colonia inglese, è abitata da selvaggi; in piccola parte convertiti al cristianesimo, nella maggioranza di religione idolatra. Fra idolatri e cristiani c’è sempre tensione, spesso si verificano ammazzamenti. A causa di una pestilenza che provoca numerose morti, Celia, che dopo l’incontro con lo psichiatra, si è arruolata in una associazione di infermiere che operano come volontarie nel terzo mondo, è trasferita proprio in quell’isola, e si dedica, assieme altre due suore, alla cura degli indigeni convertiti al cristianesimo, affetti dalla malattia epidemica. In uno dei tanti scontri fra idolatri e cristiani, anche il villaggio dove opera Celia, viene attaccato. Celia viene catturata, e gli idolatri la torturano e la crocifiggono vicino a un termitaio assicurandole una morte atroce.<br />
Il racconto lascia tutti inorriditi, mentre l’arrivo dello psichiatra spiega le motivazioni della scelta di Celia. In realtà, essa non avendo trovato quello che conta, cioè l’amore, nei rapporti umani di coppia, l’ha cercato in una forma di altruismo che non poteva, alla fine che portarla alla morte che ha trovato.<br />
La ricerca di Eliot nei meandri dell’animo umano, del rapporto fra sentimenti e scelta di vita non sempre è convincente e chiara. Gli eventi narrati mettono in risalto come la solitudine sia comunque un principio al quale non ci si può sottrarre, e che le possibilità di vincerla si accompagna al senso di responsabilità per le scelte del prossimo, sia esso una persona che ci vive vicino, sia esso una persona che ha condizionato la nostra vita o i nostri sentimenti nel passato. Alla fine la scelta si pone fra una vita il cui l’amore è solo l’espressione di una convivenza, e quella in cui l’amore è una forma di donazione del proprio essere a un fine superiore, senza che a questo fine sia possibile attribuire una forma umana, ma solo un desiderio di spiritualità che condizione un distacco dalla vita stessa.</p>
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		<title>NATALE IN CASA CUPIELLO, di Eduardo De Filippo, 1934</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2015 10:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Luca Cupiello, napoletano puro sangue, è il capo di una famiglia che comprende la moglie, Concetta, un figlio, Tommasino, un fratello, Pasquale e, possiamo aggiungere Ninuccia, figlia sposata con Nicola Percuoto. Atto primo Siamo alla vigilia di Natale, in camera da letto. Luca ha la passione del Presepio, e ne sta costruendo uno con grande [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/Eduardo_De_Filippo.gif"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/Eduardo_De_Filippo-150x150.gif" alt="Eduardo_De_Filippo" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1840" /></a></p>
<p>Luca Cupiello, napoletano puro sangue, è il capo di una famiglia che comprende la moglie, Concetta, un figlio, Tommasino, un fratello, Pasquale e, possiamo aggiungere Ninuccia, figlia sposata con Nicola Percuoto.<br />
<span id="more-1838"></span><br />
<strong>Atto primo</strong><br />
Siamo alla vigilia di Natale, in camera da letto. Luca ha la passione del Presepio, e ne sta costruendo uno con grande impegno. La cosa non piace né alla moglie, che la considera una passione infantile, né a Tommasino che lo disprezza.<br />
In casa emergono le solite liti. Tommasino si rivela essere un ragazzo privo di iniziativa, sfaticato e Luca lo rimprovera in continuazione; Concetta lo vezzeggia come un figlioletto e al risveglio gli prepara la zuppa di latte e pane; Luca sgrida Concetta che non educa bene il figlio e soprattutto che non sa fare il caffè; Pasquale odia Tommasino e lo accusa di avergli rubato le scarpe e il cappotto; Tommasino si giustifica dicendo che, nel corso della sua recente malattia, il medico avrebbe pronosticato la sua morte in breve periodo, e che quindi né scarpe né cappotto gli sarebbero più serviti. E così, discussioni a non finire.<br />
A un certo momento, con grande disperazione, arriva Ninuccia. Ha litigato un’ennesima volta col marito, del quale non è innamorata e che ha sposato su istigazione del padre. Ninuccia vorrebbe concludere il matrimonio andandosene, anche perché è innamorata di un certo Vittorio Elia col quale andrebbe a vivere. Anzi, ha scritto al marito una lettera nella quale confessa le sue intenzioni. La madre legge la lettera e, disperata, cerca di impedire che venga consegnata. La strappa di mano alla figlia, provocando un’esplosione d’ira della donna che porta alla rottura di soprammobili e del presepio che il padre sta costruendo. Disperazione di Luca e soprattutto di Concetta, che perde i sensi.<br />
A questo punto tutti mettono da parte i loro screzi e corrono attorno alla donna svenuta. Occorre farla rinvenire. Viene portato dell’aceto che le viene fatto annusare. La donna si riprende, e approfitta per chiedere alla figlia di giurare di non spedire la lettera. Ninuccia, spaventata per il pericolo corso dalla madre, giura.<br />
Arriva il marito Nicola, o Nicolino, come viene chiamato in famiglia. Naturalmente tutti gli si fanno sotto. Luca gli chiede i motivi dello screzio con la moglie, ma non ne emerge uno specifico. Sono i soliti dissapori fra moglie e marito. Intanto è ora di preparare il pranzo di Natale. I Cupiello vorrebbero un pasto leggero, ma Nicolino non è d’accordo. Egli è un uomo molto benestante e intende far sì che il pranzo di Natale sia ricco e nutriente e si impegna a fare acquisti adeguati. Luca intanto si dedica a ripulire la camera da letto invasa dai cocci provocati dall’ira di Ninuccia. Vede in terra la lettera incriminata, crede che sia di Nicola e, prima che questi esca, gliela consegna.<br />
<strong>Atto secondo</strong><br />
È il giorno di Natale. Siamo nella sala da pranzo. La tavola è apparecchiata. Si attendono gli ospiti per dare inizio al pranzo. Arriva Pasquale, come sempre irritato contro Tommasino, che accusa di avergli rubato 5 lire. Arriva anche Tommasino, accompagnato da Vittorio Elia, un giovane che egli presenta come suo amico, e che in realtà, come sappiamo, è l’uomo di cui Ninuccia è innamorata. Mentre Tommasino e Pasquale escono per andare a cercare le cinque lire scomparse, Concetta si rende conto del pericolo. Per il pranzo sono attesi Ninuccia e il marito, e la presenza di Vittorio potrebbe scatenare la tragedia. È chiaro che Nicola, a causa dell’involontario errore di Luca, ha letto la lettera di Ninuccia e sa tutto sulla infedeltà della moglie. La reazione di Concetta è quindi quella di cercare di allontanare il prima possibile il giovanotto. Ma l’arrivo di Luca blocca tutto. A Luca il ragazzo, che gli viene presentato come l’amico di Tommasino, piace; è elegante, di bell’aspetto. Comincia a conversare con lui, gli mostra il presepio, e quando viene a sapere che Vittorio passerà il Natale in trattoria, lo invita a restare. Vittorio non vorrebbe, ma Luca insiste, nonostante i gestacci della moglie, terrorizzata all’idea.<br />
E infatti, poco dopo arrivano Ninuccia e Nicola ai quali Luca presenta l’amico di Nicolino. Quando Nicola sente il nome del giovanotto lì presente, si alza la barriera. Dopo una richiesta di chiarimenti segue il gelo fra le due persone.<br />
Intanto rientrano Pasquale e Nicolino, ancora infuriati l’uno contro l’altro. Luca chiede a Nicolino di leggere davanti a tutti la letterina che ha scritto per la madre in occasione del Natale, cosa che appunto, sia pure fra le solite discussioni, avviene. Poi i tre si appartano per organizzare i regali che hanno preparato per Concetta: un ombrello nuovo da parte di Luca e una borsetta in similpelle da parte di Pasquale. E lo faranno recitando poesie vestiti da babbi Natale.<br />
Mentre questo avviene, Concetta che era in cucina, esce disperata. L’anguilla che doveva cucinare è scappata e ha messo a soqquadro la cucita. Tutti corrono ad aiutarla, compreso Nicola. Ninuccia e Vittorio restano da soli, e si chiariscono: sono innamorati l’uno dell’altra e si baciano. Proprio in quel momento rientra Nicola, che vede tutto e sfida a duello Vittorio. Ninuccia urla disperata mentre Luca, Pasquale e Tommasino, cantando canzoni natalizie, recano i doni a Concetta.<br />
<strong>Atto terzo</strong><br />
Luca ha saputo che Nicola ha lasciato la moglie ed è partito, forse per Roma. Questo gli ha provocato un ictus cerebrale, e ora, semiparalizzato giace sul letto, farfugliando parole mal comprensibili, fra le quali si sente frequentemente il nome Nicolino, come un’invocazione.<br />
Nella camera da letto, amici e amiche di famiglia vegliano sul malato e portano aiuto a Concetta, distrutta dagli eventi. Anche Ninuccia è nella stanza, oppressa da un terribile senso di colpa, sta vicino al padre, dandogli piccoli baci sulla fronte e sulla guancia. Anche Tommasino si dà da fare ed esce per spedire telegrammi a Nicola, con la preghiera di ritornare. Ma Luca non sembra riconoscere né la moglie né il figli. Il suo pensiero è sempre rivolto al genero.<br />
Gli amici chiacchierano, vogliono sapere, propongono rimedi. Finalmente arriva il dottore. Visita il malato, e conclude che le cose stanno andando meglio, almeno così dice ai familiari; ma a Pasquale rivela che l’uomo ha le ore contate.<br />
Mentre nella camera da letto avvengono questi fatti, si presenta Vittorio. Ha saputo dell’accidente capitato a Luca, e si sente in colpa. Vorrebbe salutarlo un’ultima volta. Supplica Concetta di lasciarlo entrare. Sono tre giorni che vaga davanti a casa in stato di prostrazione. Si avvicina al letto. Luca lo scambia per Nicolino e si rasserena. Chiama la figlia, prende le mani dei due le unisce e li invita a giurare di non lasciarsi più. Mentre avviene questa scena patetica, arriva veramente Nicolino, forse ancora disposto a ricucire il rapporto con la moglie. Ma la vista dei due che si tengono la mano quasi fossero benedetti da Luca, va su tutte le furie, a mala pena trattenuto e portato fuori dai presenti.<br />
Luca non si accorge di nulla. Ora è felice. Secondo lui, la figlia si è riappacificata con Nicolino, e ora si lascia andare a pensieri elevati. Chiama vicino a sé Tommasino e gli chiede un’ultima volta: ti piace il presepio? Questa volta Tommasino non ha più il coraggio di dire di No, come aveva sempre fatto, e superando il nodo di pianto che gli stringe la gola, riesce solamente a dire Sì.</p>
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		<title>L’ISPETTORE GENERALE (Revizor), di Nikolaj Vasil’evič Gogol’, 1836</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2015 17:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[In un paesino della vasta Russia arriva una notizia che mette in subbuglio tutti i notabili, a partire dal Podestà: è in arrivo l’Ispettore Generale, che ha il compito di controllare che tutte le istituzioni comunali funzionino al meglio. Naturalmente, si sa, non funzionano affatto, anzi, ci sono infiniti episodi di corruzione che coinvolgono Podestà, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/N.Gogol_by_F.Moller_1840_Tretyakov_gallery.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/12/N.Gogol_by_F.Moller_1840_Tretyakov_gallery-150x150.jpg" alt="N.Gogol_by_F.Moller_(1840,_Tretyakov_gallery)" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1825" /></a></p>
<p>In un paesino della vasta Russia arriva una notizia che mette in subbuglio tutti i notabili, a partire dal Podestà: è in arrivo l’Ispettore Generale, che ha il compito di controllare che tutte le istituzioni comunali funzionino al meglio. Naturalmente, si sa, non funzionano affatto, anzi, ci sono infiniti episodi di corruzione che coinvolgono Podestà, giudice del tribunale, preside dell’ufficio scolastico, direttore degli ospizi civili, ma anche, l’impiegato della poste e via via tutti gli altri funzionari pubblici. Occorre quindi correre ai ripari, per evitare di essere accusati e incorrere in punizioni.<br />
<span id="more-1823"></span><br />
Un esame fatto da ognuno di loro sull’attività di cui è responsabile, mette in luce le cose che dovrebbero essere corrette e mostrarne al meglio la funzionalità. Per esempio, il responsabile degli ospizi civili, deve fare in modo che le corsie dell’ospedale siano pulite e i malati siano pochi di numero: questo dimostrerà che i malati nell’ospedale guariscono rapidamente, e che l’uso di medicine è limitato al minimo. Anche nelle scuole occorrono interventi riparatori. Ad esempio l’insegnante di storia sembra troppo preso dall’entusiasmo quando parla di Alessandro Magno, e sbatte a terra le seggiole, rischiando di romperle. Occorre avvertirlo affinché moderi i toni. Il giudice alleva negli uffici branchi di oche. Allevare quegli animali va benissimo, ma non negli uffici pubblici, dove creano disordine e fanno danni. Poi ama troppo la caccia, e questo suo amore lascia troppe tracce negli uffici.<br />
Comunque il pensiero dominante è: perché il ministero fa arrivare un ispettore proprio nel loro paesello? Forse qualcuno ha sporto denunce? Il Podestà, a questo punto, si rivolge all’ufficiale postale: sarebbe opportuno che egli guardasse dentro la posta per scoprire eventuali denunce e denunzianti. Poi, prima di inviarle a destinazione, le reincollerà. Ma questo, l’ufficiale postale confessa, lo ha sempre fatto.<br />
Al culmine della discussione arrivano due personaggi, due possidenti, che sembrano essere gemelli, anche dal nome: Dobcinskij e Bobcinskij. I due riferiscono che hanno osservato la presenza di uno sconosciuto dall’aspetto cittadino, che alloggia nell’hotel da alcuni giorni, che non esce mai, che ordina tutto a credito senza pagare, e che sembra osservare tutto con attenzione. Il suo nome è Chlestakov. È evidente che potrebbe trattarsi proprio dell’ispettore generale preannunciato.<br />
Podestà e notabili si agitano moltissimo. Il podestà chiama dipendenti del Comune e dà loro disposizioni affinché mostrino una città pulita, dove ferva attività edilizia, dove ogni cosa dia la sensazione di un’attività frenetica, etc. Quindi ci si decide di recarsi all’Hotel per verificare che cosa stia succedendo.<br />
Rimangono la moglie del Podestà, che si dimostra essere una donna piacente e soprattutto ansiosa di piacere, e la figlia, ancora minorenne, a sua volta disposta a cominciare una vita indipendente, sotto certi aspetti in concorrenza con la madre.<br />
Nell’hotel questo giovane vive in una stanza. Proviene dalla città. È un giovane gaudente, ama viaggiare con lusso, è appassionato al gioco e recentemente ha perso tutto contro un ufficiale che l’ha letteralmente ripulito. Ora non ha più soldi e cerca di mantenersi a credito. Purtroppo per lui il gestore dell’hotel non vuole sentire ragioni. Vuole che il giovane saldi i debiti, altrimenti si rifiuta di fargli avere altri pasti. Il suo servo, Osip, che gli fa un po’ da tutore, lo esorta a lasciar tutto e a tornare a casa, dove il padre potrà risarcirlo dei soldi persi. Mentre è in corso la discussione, arriva il Podestà. Immediatamente questi si convince di essere davanti al temuto ispettore generale in incognito, e subito si dà da fare per riverirlo. Ordina al gestore di trattarlo con tutti i riguardi e poi, visto il miserevole stato della stanza in cui il giovane alloggia, lo invita a casa sua dove troverà ospitalità sopraffina. Naturalmente le dimensioni della casa del Podestà non consentirebbero a un’ospitalità sontuosa, ma la natura dell’ospite è tale, per cui si faranno tutti i sacrifici necessari.<br />
Intanto, a casa del Podestà, la moglie Anna e la figlia Maria discutono animatamente fra loro. Argomento: l’Ispettore Generale. Finalmente arriva Dobcinskij che le avverte dell’ospitalità in cui il Podestà si è impegnato. Occorre quindi provvedere, mettere ordine nella casa e fare gli acquisti necessari.<br />
Nel frattempo il Podestà ha portato in giro per la città Chlestakov, mostrandogli che le cose vanno bene dappertutto e, soprattutto, portandolo a mangiare agli Ospizi Civili, dove viene consumato un pranzo sontuoso.<br />
Alla fine ci si ritrova tutti a casa del Podestà. Chlestakov ascolta con interesse tutto quello che i vari notabili gli propinano, e gradualmente si rende conto che lo stanno scambiando per un’altra persona. Decide quindi di approfittarne. Fa la corte alla moglie del Podestà che non esita ad accoglierla, mentre anche la figlia sembra mettersi in concorrenza. Si beve, ci si diverte, si ride, si scherza finché il giovane si sente un po’ stanco Per riposarsi un po’, entra nella camera che è stata allestita per lui.<br />
I notabili ora hanno un problema. Come riuscire a far schierare dalla propria parte l’Ispettore. Il mezzo più efficace dovrebbe essere quello di offrirgli dei soldi. Dai discorsi fatti in precedenza si è capito che il giovane è all’asciutto, e ne ha assoluto bisogno di essere foraggiato. Questa sembrerebbe la via più sicura, ma, ovviamente si ha paura che, davanti a offerte esplicite, l’Ispettore si offenda, e si ottenga l’effetto opposto a quello che si vorrebbe.<br />
Tuttavia ci provano. Quando il giovanotto dopo il pisolino esce dalla camera a lui assegnata, tutti si dispongono a offrirgli del danaro. Con loro grande meraviglia e gioia, non solo l’interessato non si offende, ma gradisce moltissimo e lo intende come un prestito che, dice invariabilmente, restituirà non appena possibile.<br />
Osip capisce che il tutto è il frutto di un equivoco che potrebbe essere scoperto da un momento all’altro con conseguenze disastrose, ma Chlestakov si sta divertendo troppo e vuole ancora qualche ora di svago. Decide pertanto di descrivere a un amico giornalista, affinché possa scrivere un articolo di satira per il suo giornale, l’avventura che gli sta capitando. Consegna la lettera a Osip che dovrà correre a spedirla per via postale.<br />
L’avventura prosegue con l’arrivo dei commercianti, che vengono in fila a lamentarsi, e a denunciare le malefatte dei Podestà ai loro danni, con la speranza di essere ascoltati e ripagati. Usciti i commercianti, l’arrivo di Anna e di Maria è un’occasione per riprendere la corte alle due donne. Anna è disponibilissima, ma l’arrivo del Podestà interrompe l’incipiente idillio, che viene dirottato verso Maria, con tanto di promessa di matrimonio. La cosa, del tutto inaspettata, crea una stato di agitazione prima e di euforia dopo: il Podestà prevede di diventare suocero di un personaggio molto potente di San Pietroburgo, che ha accesso alle famiglie di più elevata nobiltà e di maggior potere. Questo significa per lui possibilità di promozione ai più alti livelli della società, ottenere addirittura il grado di generale. Chlestakov promette tutto, ma deve anche avvertire che, per ragioni di lavoro, deve partire immediatamente. Tornerà il giorno successivo.<br />
In casa del Podestà si fa festa. Arrivano tutti. Anche i commercianti, che, avendo saputo della parentela che il Podestà acquisirà e del suo nuovo prevedibile enorme potere, non possono far altro che scusarsi per le denunce fatte, e subire le dovute ritorsioni.<br />
Mentre la festa è al suo culmine, arriva l’impiegato postale che, come sempre non esita a leggere le lettere che gli vengono consegnate. Ha letto la lettera di Chlestakov al giornalista suo amico e svela ai presenti l’inganno in cui si sono cacciati. La festa viene bruscamente interrotta. Il Podestà e la moglie si sentono ingannati e disperati, la figlia è in lacrime. Mentre la situazione peggiora, e tutti fanno mostra di andarsene, arriva un drammatico avvertimento: dall’Hotel giunge un messaggero che invita immantinente tutti i notabili a presentarsi davanti all’Ispettore Generale, questa volta quello vero, per rispondere alle domande che verranno loro fatte. Così nella più nera disperazione si chiude la divertentissima e ferocissima commedia di Gogol, che colpisce con una satira nera la corruzione della burocrazia e della società russa.<br />
La messa in scena di Damiano Michieletto è brillante, gli attori recitano molto bene, soprattutto l’interprete della parte del Podestà, che potrebbe essere benissimo il sindaco di una cittadina italiana, tale è il suo comportamento autoritario da una parte e servile dall’altra. Anche l’interprete di Anna rende molto bene l’ambiguità di un personaggio femminile che conosce bene il valore che viene racchiuso fra le sue gambe. Forse un po’ più opaco è l’interprete del personaggio di Chlestakov. Nella norma tutti gli altri personaggi che riescono a ricostruire una società di piccola corruzione, caratteristica dei piccoli funzionari che sfruttano il loro piccolo potere per piccoli aggiustamenti del loro modo di vivere.</p>
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		<title>TRE SORELLE (Tri Sestry) di Anton Pavlovič Čechov, 1901</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2015 10:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Russia. Fine del XIX secolo. Dopo l’uccisione dello zar Alessandro II, la società va rapidamente e profondamente cambiando. Nei piccoli centri della campagna russa, emerge una piccola borghesia dedita alle professioni, che sostituisce la nobiltà, ormai o decaduta o trasferitasi nei grandi centri come Mosca o San Pietroburgo. Proprio in uno di questi piccoli centri [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/Anton_Cechov_1.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/Anton_Cechov_1-150x150.jpg" alt="Anton_Cechov_1" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1810" /></a></p>
<p>Russia. Fine del XIX secolo. Dopo l’uccisione dello zar Alessandro II, la società va rapidamente e profondamente cambiando. Nei piccoli centri della campagna russa, emerge una piccola borghesia dedita alle professioni, che sostituisce la nobiltà, ormai o decaduta o trasferitasi nei grandi centri come Mosca o San Pietroburgo.<br />
<span id="more-1806"></span><br />
Proprio in uno di questi piccoli centri è ambientato il lavoro di Čechov. Tre sorelle, Maša, Ol’ga e Irina, figlie del generale Prozorov, che comandava la brigata militare di stanza in quel luogo, morto l’anno precedente, sono le protagoniste del dramma, accanto a un fratello, Andrej. Vivono in una casa di discreta eleganza, e sono circondate da amici appartenenti alla loro classe, soprattutto ufficiali.<br />
Delle tre, Maša è la primogenita. È sposata, abbastanza infelicemente, a dire il vero, con Fëdor Kulygin, insegnante nel locale ginnasio. La secondogenita, Ol’ga è a sua volta insegnante, mentre la terzogenita, Irina è nubile, una bella ragazza, si presume in attesa di marito che, nel frattempo, amerebbe essere impegnata in un lavoro produttivo. Attualmente è impiegata alle poste, un lavoro che le interessa pochissimo. Andrej è fidanzato con una giovane borghesuccia di bassa estrazione, Nataša, che ben presto diventerà sua moglie.<br />
Tutte e tre le sorelle non tardano a mostrare la loro infelicità, o comunque la loro noia. La vita brillante, cui erano abituate quando il padre era in vita, è ora svanita. Le giornate trascorrono senza novità di rilievo, e i visitatori, gli ufficiali in forza alla brigata comandata a suo tempo dal padre, si riuniscono solo per giocare a carte, bere, chiacchierare, a volte cenare. La speranza che anima le sorelle è di ritornare a Mosca, la città dove sono nate e dove hanno trascorso un’infanzia felice, in una società di nobili e brillante. Anche il fratello Andrej sogna di ottenere una cattedra all’Università di Mosca. Tutto questo sembra essere circoscritto ai loro sogni. Nulla si verifica che possa far pensare a una realizzazione delle loro speranze.<br />
Fra gli ufficiali che frequentano la casa, una persona particolarmente vivace e intelligente, col grado di tenente, è il barone Nikolàj Tuzenbach; con lui, un altro personaggio è l’ufficiale medico Ivan Čebutykin: ambiguo, bevitore, cinico, non si esime dall’esprimere il proprio pensiero anche se ciò può essere offensivo per i circostanti e per le padrone di casa. Altri ufficiali che frequentano l‘ambiente sono il capitano Solënyj, e i sottotenenti Fedotik e Rodè. A servizio nella casa ci sono il vecchio Ferapònt e l’ottantenne balia Anfisa.<br />
Una prima novità che si verifica nell’ambiente è l’arrivo del nuovo comandante della brigata, il tenente colonnello Aleksandr Veršinin. Si tratta di un personaggio di notevole personalità, galante la sua parte con le signore, soprattutto con Maša, sposato con una donna psicologicamente molto fragile (ha tentato più volte il suicidio per tenersi stretto il marito) e con due figlie che soffrono di questa situazione e vanno perciò protette. Anche Veršinin entrerà a far parte dei frequentatori di casa Prozorov.<br />
Il secondo atto ci porta avanti di diversi mesi. Andrej si è sposato con Nataša, che appare subito come una persona priva di sensibilità e soprattutto con la vocazione a fare da padrona. Ha già un figlio la cui salute strumentalizza per dare ordini a destra e a manca, irritando le tre sorelle, che la disprezzano. Nel frattempo si vengono a formare delle attrazioni di natura amorosa: Veršinin nei confronti di Maša, che è sempre più annoiata dal marito; e Tuzenbach nel confronti di Irina. Ma Irina non si sente attratta da Tuzenbach, che è di brutto aspetto, tanto più brutto quanto, avendo dato le dimissioni da ufficiale, ora veste in borghese. A chi la invita ad accogliere un’eventuale proposta di matrimonio, risponde negativamente. Innamorato di Irina è anche il capitano Solënyj, il cui carattere è tale da non accettare un eventuale rifiuto da parte della fanciulla, e si dichiara pronto ad uccidere un eventuale suo rivale.<br />
Nel terzo atto, un incendio mette sotto sopra la cittadina. Tutti lavorano per spegnerlo con grande impegno. Speranze e delusioni si alternano nel gruppo. Ol’ga fa carriera nella scuola e diventa direttrice, facendo stretta amicizia con il collega Kulygin, che è sempre più innamorato della moglie. Ma Maša ormai non lo ama più, e contraccambia invece l’amore per Veršinin, che tuttavia non può liberarsi della propria moglie, la quale tenta ancora una volta il suicidio. Irina visto svanire il suo sogno di tornare a Mosca, alla fine accoglie i consigli delle sorelle e accetta la mano del barone Tuzenbach, che la porterà lontano dalla cittadina, dove potrà finalmente trovare un posto d’insegnante e smettere il noiosissimo e improducente lavoro all’ufficio postale. Andrej non ottiene la cattedra all’università di Mosca, ma in compenso viene assunto come socio del consorzio, posto del quale si vanta con le sorelle, che gli rinfacciano il fallimento della sua vita. Andrej, affetto dal vizio del gioco, è riuscito a sperperare tutte le proprie ricchezze, e ha accumulato così tanti debiti da essere costretto a ipotecare la casa, cosa che ha fatto all’insaputa delle sorelle, di fatto defraudandole. Peccato, tuttavia, che la moglie, Nataša, è diventata l’amante del presidente del consorzio Protopopov, e che tutta la cittadina è al corrente della tresca.<br />
Alla fine, nell’ultimo atto, la brigata di stanza nella cittadina viene trasferita in Polonia. Gli ufficiali partiranno per la nuova destinazione. La cittadina si svuoterà. Amori nati sul posto, come quello fra Maša e Veršinin metteranno la parola fine. Maša tornerà con Kulygin che la seguirà dovunque lei voglia andare. Ol’ga continuerà a fare la direttrice e vivrà in una casa tutta sua. Irina dovrebbe sposare Tuzenbach e partire per l’Italia, ma questo non avviene. Il giorno precedente vi era stato un litigio fra Tuzenbach e il capitano Solënyj, che è finito con una sfida a duello, nel quale Tuzenbach resterà ucciso. Irina non potrà più sposarsi, ma non rinuncerà a partire. Andrej rimarrà nella casa con la moglie.<br />
Il dramma teatrale finisce con questi addii. Čechov descrive con grande delicatezza, ma anche con grande efficacia, eventi che hanno portato allo sfaldamento di una società dominata prevalentemente da un regime di tipo feudale, e al fiorire di una società dominata dai valori di una borghesia produttiva. I caratteri sono molto ben delineati e in questa edizione, per la regia di Claudio Fino, si impongono per la loro identità le tre sorelle interpretate rispettivamente da Elena Zareschi, Lilla Brignone e Valeria Valeri, il comportamento desolante di Andrej, interpretato da Enrico Maria Salerno, e fra i personaggi minori, l’ufficiale medico, interpretato da Salvo Randone, con notevole espressione del cinismo proprio di questo personaggio.</p>
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