<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Dicoseunpo</title>
	<atom:link href="https://www.dicoseunpo.it/blog/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.dicoseunpo.it/blog</link>
	<description>Riflessioni su un po&#039; di cose</description>
	<lastBuildDate>Tue, 26 Feb 2019 18:10:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.6.1</generator>
		<item>
		<title>SHAKESPEARE: RE LEAR – DRAMMATURGIA</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/11/07/shakespeare-re-lear-drammaturgia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=shakespeare-re-lear-drammaturgia</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/11/07/shakespeare-re-lear-drammaturgia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Nov 2016 11:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=2010</guid>
		<description><![CDATA[La tragedia si svolge in quattro luoghi diversi: il palazzo reale di Britannia, la residenza del conte di Gloucester, la residenza del duca di Albany e della moglie Gonerill primogenita di Lear, e le vicinanze di Dover dove avviene lo scontro fra le armate inglesi e quelle francesi accorse in appoggio a Cordelia. La trama. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/11/King_Lear_mourns_Cordelias_death.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/11/King_Lear_mourns_Cordelias_death-150x150.jpg" alt="King_Lear_mourns_Cordelia&#039;s_death" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2015" /></a></p>
<p>La tragedia si svolge in quattro luoghi diversi: il palazzo reale di Britannia, la residenza del conte di Gloucester, la residenza del duca di Albany e della moglie Gonerill primogenita di Lear, e le vicinanze di Dover dove avviene lo scontro fra le armate inglesi e quelle francesi accorse in appoggio a Cordelia.<br />
La trama. Vi sono due trame: una principale, che consiste nel tradimento delle due sorelle maggiori che cercano di liquidare il vecchio padre spogliandolo della sua maestà, dopo che egli ha consegnato loro metà del regno e che ha disconosciuto, mandandola in esilio sposa al re di Francia, la figlia minore Cordelia privandola della sua eredità. Una seconda trama si sviluppa al di sotto della trama principale, ma finisce per intrecciarvisi. È il tradimento del figlio bastardo di Gloucester, Edmund, contro il fratello Edgard, che accusa falsamente davanti al padre di volerlo uccidere, e successivamente contro lo stesso padre, che accusa di tradimento in quanto sostenitore delle truppe francesi sbarcate a Dover. Lo fa accecare dal duca di Cornovaglia, marito di Regan, la secondogenita di Lear, appropriandosi in tal modo di tutti i suoi beni e del titolo.<br />
<span id="more-2010"></span></p>
<p>Come sviluppo drammaturgico si considerano cinque sequenze.</p>
<p><strong>Prima sequenza. (I,i – I,ii)</strong><br />
I luoghi sono il palazzo reale e la residenza dei Gloucester. In entrambi i luoghi si preparano i due tradimenti che si svilupperanno in seguito.<br />
Al palazzo reale il re distribuisce il regno alle due figlie maggiori, Gonerill e Regan, spose rispettivamente del duca d’Albania e del duca di Cornovaglia. Esse avranno tutto il potere, mentre egli si riserva solo il titolo di re, e una scorta di 100 cavalieri. Alloggerà presso le due figlie un mese a testa. La figlia minore, Cordelia, che non ha saputo esprimere con altrettanto calore delle sorelle l’amore per il padre, viene diseredata, e data in sposa al Re di Francia, che se la porta in patria. Il conte di Kent, tempra di gentiluomo fedelissimo al re, tenta di opporsi a questo situazione, ma viene mandato anche lui in esilio. Le due sorelle, ottenuto il potere si accordano per mettere sotto consegna il re.<br />
Nello stesso tempo, nella residenza di Gloucester, Edmund, il secondo genito del vecchio conte, ma bastardo di nascita, lascia credere al padre che il primogenito Edgard, figlio legittimo, voglia ucciderlo per impossessarsi dei suoi beni. Poi avverte Edgard che il padre lo sta cercando per punirlo e lo invita a fuggire e stare nascosto.</p>
<p><strong>Seconda sequenza. (I,iii – I,v)</strong><br />
Il luogo è il palazzo del duca di Albany e della moglie Gonerill. Il re sceglie di vivere il primo mese nella residenza della figlia maggiore. Gonerill fa di tutto per rendergli la vita impossibile. Lo accusa di prepotenza, invita i servitori della sua corte a trattarlo con sufficienza, cerca di licenziare 50 dei 100 cavalieri che fanno parte del suo seguito, insomma lo costringe ad andarsene. Lear reagisce duramente. Forse la sorella Regan lo tratterà meglio. Il conte di Kent, quello esiliato per aver difeso Cordelia, si traveste da servo e si dà da fare, non riconosciuto, per proteggere il suo re dalle angherie delle figlie.</p>
<p><strong>Terza sequenza. (II,i – IV,i)</strong><br />
È la più importante, quella dove i tradimenti giungono a consumazione. La drammaturgia di questa sequenza è complessa. Le scene si susseguono e i luoghi cambiano quasi come in una successione cinematografica.<br />
Da una parte abbiamo Edmund che non solo insiste nelle persecuzione al fratello, che per sfuggire alle ricerche si traveste da pazzo mendicante, ma alla fine della sequenza giunge ad accusare di tradimento il padre davanti al duca di Cornovaglia, facendolo così accecare. Nello stesso tempo il duca di Cornovaglia viene ucciso da un servo che difende il suo padrone.<br />
Intanto si porta a termine il tradimento delle due sorelle contro il padre. Questi viene privato del suo seguito e, alla fin fine, sostanzialmente cacciato dalle loro abitazioni. Lear in tal modo è costretto a vagare per l’arida steppa sotto l’infuriare degli elementi. La sua ragione ne soffre. La sua salvezza a questo punto, con l’aiuto di Kent, potrà venire solo dalla figlia Cornelia che, con l’esercito francese, è sbarcata sulla costa vicino a Dover. Un personaggio chiave che si presenta come una specie di commento alle tragiche vicende, è il “matto”, the “fool”, che vive accanto al re quasi come un alter ego, condividendo la sua demenza. Anche il conte di Gloucester, ormai accecato, è costretto a vagabondare per la brughiera, dove incontrerà Edgard, il figlio che, secondo le false accuse, avrebbe dovuto volere la sua morte e che invece lo aiuta a raggiungere la costa. Gloucester vorrebbe togliersi la vita precipitando dalle scogliere di Dover, ma il figlio con un trucco gli impedisce di suicidarsi.</p>
<p><strong>Quarta sequenza (IV,ii – IV,vi)</strong><br />
L’armata francese incombe minacciosa. La truppe inglesi dovranno sbarrare il passo. Saranno comandate dal duca di Albania e da Edmund. In questa sequenza le due sorelle vengono a contrasto, entrambe innamorate di Edmund: Regan conta sul fatto di essere vedova, Gonerill sulla possibilità di liberarsi del marito. E a tal fine, per invitarlo a sopprimere il marito, scrive una lettera a Edmund che cade nella mani di Edgard.</p>
<p><strong>Sequenza quinta (IV,vii – V,iii)</strong><br />
Siamo alle conclusioni. Re Lear, nella mani di Cornelia riacquista un po’ della perduta ragione. L’esercito inglese si prepara alla battaglia. Edgard, avverte il duca d’Albania del destino che lo aspetta facendogli leggere la lettera che la moglie ha indirizzato a Edmund.<br />
La battaglia viene vinta dagli inglesi. Cornelia e Re Lear vengono fatti prigionieri e Edmund dà ordine a un ufficiale di ucciderli. Ma il duca d’Albania, al corrente delle intenzioni dell’uomo, lo fa arrestare con l’accusa di tradimento. Edmund naturalmente respinge l’accusa e si prepara a un duello per dimostrare la sua innocenza. Al duello si presenta Edgar che sconfigge il fratellastro, e lo uccide. Contemporaneamente muoiono anche le due sorelle; Regan avvelenata da Gonerill, e Gonerill suicida non sopportando la morte di Edmund. Purtroppo, tuttavia, questi eventi impediscono il salvataggio di Cornelia, che, come da ordine di Edmund, viene uccisa. La tragedia termina con Lear che porta in braccio la figlia davanti a tutti, compiangendola e morendo disperato a sua volta sul cadavere della figlia.</p>
<p>Ho quattro diverse rappresentazioni della tragedia, tutte di alto livello. Due sono della BBC, doppiate in lingua italiana. La prima è più completa, il testo viene seguito molto fedelmente. È del 1977, e la regia è di Jonathan Miller. La seconda è stata girata successivamente, nel 1983. Protagonista è Laurence Olivier e regista Michael Elliot. Questa rappresentazione e un po’ più concentrata rispetto alla precedente, ma sempre di altissimo livello, soprattutto per l’interpretazione di Lear.<br />
Altre due rappresentazioni sono invece italiane: una, della RAI, è del 1960. Il regista è Sandro Bolchi, e il protagonista, nelle vesti di Re Lear è Salvo Randone. Il filmato manca di brillantezza, e si salva solo per un’ottima interpretazione del personaggio del re. Più complessa è invece la rappresentazione fatta al Piccolo Teatro di Milano nel 1972 con la regia di Giorgio Strehler. Il protagonista nella vesti di Re Lear è Tino Carraro. In questa rappresentazione il regista riesce a far scorrere la recitazione su un palcoscenico fisso, ricuperando pienamente, in questo modo, il carattere drammaturgico della tragedia. Forse delle cinque rappresentazioni è quella che più ha attirato la mia attenzione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/11/07/shakespeare-re-lear-drammaturgia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PAISÀ, di Roberto Rossellini (1946)</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/20/paisa-di-roberto-rossellini-1946/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=paisa-di-roberto-rossellini-1946</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/20/paisa-di-roberto-rossellini-1946/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 09:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=2004</guid>
		<description><![CDATA[Il film è in sei episodi, tutti collegati da un unico tema: la liberazione dell’Italia da parte delle armate alleate e dei partigiani negli anni dal 1943 al 1945 da sud a nord. Il primo episodio si riferisce alla sbarco in Sicilia, nel luglio del ’43. È notte. Un gruppo di sei soldati americani procede [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/10/Paisà-episodio2.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/10/Paisà-episodio2-150x150.jpg" alt="Paisà-episodio2" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-2005" /></a></p>
<p>Il film è in sei episodi, tutti collegati da un unico tema: la liberazione dell’Italia da parte delle armate alleate e dei partigiani negli anni dal 1943 al 1945 da sud a nord.<br />
<span id="more-2004"></span></p>
<p>Il primo episodio si riferisce alla sbarco in Sicilia, nel luglio del ’43. È notte. Un gruppo di sei soldati americani procede lungo strade a loro sconosciute, finché arrivano a un villaggio. Sono accolti dalla popolazione con diffidenza. Si raggruppano nella chiesa. Cercano informazioni. Sanno che i tedeschi hanno minato il suolo. Vogliono sapere dove passare. L’unica via sembra essere la strada di lava, che si dirige a nord, molto pericolosa a percorrersi di notte. Li accompagna una ragazza, Carmela. Giungono a un castello, diroccato, di cui prendono possesso. Decidono di esplorare il territorio e lasciano la ragazza nel castello assieme a Joe, che accende un fiammifero e mette in guardia un gruppo di tre tedeschi accampato poco distante. L’episodio termina con la morte di Joe, l’uccisione della ragazza da parte dei tedeschi che se ne vanno, e gli americani che, sentendo la sparatoria, rientrano nel castello e incolpano Carmela della morte del commilitone.</p>
<p>Il secondo episodio del settembre 1943: sbarco a Salerno e liberazione di Napoli. Il porto della città è diventato un centro logistico per la distribuzione di materiale militare. Le strade sono piene di saltimbanchi, acrobati, giocolieri che, con i loro spettacoli, attirano l’attenzione dei soldati; e sono piene anche di bambini, privi di genitori, che rubacchiano qua e là, e soprattutto si comprano e si vendono fra loro i soldati americani, soprattutto quelli ubriachi, per estorcere un po’ di soldi. Pasquale compra un soldato afro-americano ubriaco, e con lui se ne va in giro per le strade della città, dove ai lati si ammassano macerie. Vanno a vedere uno spettacolo di Pupi, e Joe, prendendo sul serio la lotta fra i pupazzi, sale sul palco e si mette a tirar pugni. I due chiacchierano, uno in inglese e l’altro in napoletano, ovviamente senza capirsi, finché Pasquale, quando Joe a causa dell’ubriacatura si addormenta, gli ruba le scarpe. Joe, che è un milite della Polizia Militare, lo cerca, lo rintraccia, e lo costringe a restituire il mal tolto. Ma le scarpe non ci sono. Occorre andare nel quartiere dov’è l’abitazione dello scugnizzo: un quartiere di estrema miseria, con casa fatiscenti, molte distrutte dalla guerra o non si sa da che cosa. Pasquale non ha più i genitori, morti sotto le bombe. Joe rinuncia al recupero delle scarpe.</p>
<p>Col terzo episodio siamo a Roma. Dopo la lunga battaglia di Cassino, il 22 febbraio 1944 c’è lo sbarco alleato ad Anzio. Il 4 giugno gli alleati entrano nella città accolti dalla folla con grande entusiasmo. Nei mesi successivi i soldati americani fraternizzano con la popolazione e soprattutto con le ragazze. Frequentazione di prostitute. Una di loro sfugge a una retata della polizia, e incontra un giovane soldato, di bell’aspetto, alquanto ubriaco. Lo porta in camera, e parlando, scopre che quel soldato, proprio il giorno dell’arrivo a Roma degli alleati, è stato quello che sceso da un carro armato, aveva avuto un simpatico rapporto con lei, che ancora non si era data alla prostituzione. Anche il soldato si ricordava di quell’episodio, ma non aveva identificato la donna lì presente con quella di quel primo incontro. Il soldato si addormenta, e la ragazza gli lascia un biglietto col suo indirizzo di casa, sperando di poterlo reincontrare in un&#8217;altra condizione. Ma il soldato, il mattino dopo, parte.</p>
<p>Quarto episodio.  Inizio di agosto. Le truppe alleate arrivano a Firenze. Nella zona a sud c’è un ospedale militare americano dove vengono accolti partigiani feriti. Fra le infermiere c’è Harriet, che è stata fidanzata di un certo Guido, ora più noto come capopartigiano col nome di Lupo. Viene a sapere che l’uomo, col suo gruppo, combatte a Nord dell’Arno, parte di Firenze ancora in mano ai nazifascisti, e che forse è stato ferito. Assieme a Massimo, altro giovane la cui famiglia è rimasta intrappolata a nord del fiume, decidono di attraversare l’Arno. La cosa è molto difficile, perché l’Arno rappresenta il fronte, dove le sparatorie si susseguono, e tutti i ponti sono stati fatti saltare. L’unica via percorribile è la galleria degli Uffizi, che i tedeschi ignorano. I due la percorrono, arrivano in una zona che i Partigiani sono riusciti a liberare, e qui Harriet viene a sapere che Guido è stato ucciso in combattimento.</p>
<p>Quinto episodio. La linea gotica. Il convento di Savignano di Romagna è stato liberato. I frati ricevono tre militari americani che sono anche cappellani di tre religioni differenti: uno è cattolico, uno protestante e uno di religione ebraica. Quando i frati vengono a sapere che due dei cappellani non sono cattolici, si dimostrano molto preoccupati, per le loro anime, dicono. Si rivolgono al cappellano cattolico per sapere quanto si sia impegnato a riportare le due anime sulle retta strada. Il cappellano cattolico all’inizio reagisce, spiegando che non fa parte delle sua coscienza l’intromettersi nelle convinzioni religiose altrui. Poi capisce che il modo giusto è quello non di entrare in conflitto, ma di ammirare la devozione dei frati che li ospitano, accettando, se non altro, il clima di pace e meditazione che essi hanno loro offerto.</p>
<p>Sesto episodio. Il Po, alle foci. Siamo nell’inverno del 1944. I tedeschi sono schierati su una riva. Hanno ucciso un partigiano e lo hanno legato a un galleggiante con una scritta ingiuriosa e lo affidano alla corrente in modo che tutti vedano. Un partigiano, nascosto fra i canneti sale su una barca e va a ricuperare il corpo, sfidando la reazione nemica. Si apre una battaglia fluviale fra i partigiani, rinforzati da un gruppo di paracadutisti americani, e i tedeschi. Questi non esitano a massacrare la popolazione civile che vive in povere case lungo il fiume. Alla fine comunque hanno la meglio. Partigiani e americani fatti prigionieri saranno uccisi, buttandoli in acqua con le mani legate.<br />
Sono gli ultimi episodi di una guerra crudele. Con la primavera del ’45 la guerra ha fine con la sconfitta dei nazifascisti.</p>
<p>Il film, più che soffermarsi sulla retorica militarista e sugli scontri dai quali truppe alleate e partigiani escono vittoriosi, si sofferma soprattutto sui rapporti fra le truppe alleate liberatrici e la popolazione locale di liberati. Ogni episodio ci mostra diversi modi di rapportarsi, sottolineando la miseria e la povertà della popolazione, e il comportamento civile delle truppe dell’esercito dei liberatori. Il tutto descritto con realismo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/20/paisa-di-roberto-rossellini-1946/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SHAKESPEARE: TUTTO È BENE QUEL CHE FINISCE BENE – DRAMMATURGIA</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/10/shakespeare-tutto-e-bene-qual-che-finisce-bene-drammaturgia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=shakespeare-tutto-e-bene-qual-che-finisce-bene-drammaturgia</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/10/shakespeare-tutto-e-bene-qual-che-finisce-bene-drammaturgia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 10:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=1980</guid>
		<description><![CDATA[Il titolo inglese è All’s Well, That Ends Well. La fonte della commedia è una novella di Boccaccio: la novella 9 della terza giornata del Decamerone. Il testo lo si può trovare qui La trama, nella sue linee essenziali è la seguente: Elena, orfano di un celebre medico, è innamorata del conte di Rossiglione, Bertramo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/10/tutto_e_bene_quel_che_finisce_bene_05Y.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/10/tutto_e_bene_quel_che_finisce_bene_05Y.jpg" alt="tutto_e_bene_quel_che_finisce_bene_05Y" width="61" height="100" class="alignnone size-full wp-image-2001" /></a></p>
<p>Il titolo inglese è <em>All’s Well, That Ends Well</em>. La fonte della commedia è una novella di Boccaccio: la novella 9 della terza giornata del Decamerone. Il testo lo si può trovare <a href="http://www.dicoseunpo.it/Fiabe_e_racconti_files/DECAMERONE.pdf">qui</a><br />
<span id="more-1980"></span></p>
<p>La trama, nella sue linee essenziali è la seguente: Elena, orfano di un celebre medico, è innamorata del conte di Rossiglione, Bertramo, che tuttavia la ignora. Betramo, orfano di padre, viene adottato dal re di Francia. Il Re affetto da una fistola inguaribile viene guarito dalle arti di Elena, che gli chiede di sposare Bertramo. Le nozze avvengono contrariamente alla volontà del conte. Questi, per non consumare il matrimonio, si reca a Firenze per combattere contro i Pisani. Per far sì che ella sia realmente sua moglie dovrà sottostare a due condizioni pressoché impossibili: indossare un anello che egli porta al dito, e avere in grembo un figlio di lui. Elena sa come fare. Convince una fanciulla fiorentina, Diana, della quale il conte è innamorato ma che gli si è sempre rifiutata, di fingere di cedere, in cambio dell’anello. Poi la notte, a giacere con Bertramo sarà lei, Elena, al posto di Diana. In questo modo si realizzeranno le due condizioni: anello e figlio.</p>
<p>Drammaturgicamente la commedia si può dividere in due macrosequenze. Nella prima Elena, innamorata di Bertramo, riesce a farsi da lui sposare, ma non a consumare il matrimonio. Ha la durata di sei giorni, e viene divisa in sei microsequenze, una per giorno. Nella seconda Elena sortisce l’inganno che le permetterà di adempiere alle condizioni postele dal marito. Questa dura tre giorni, che coincidono con tre microsequenze.</p>
<p><strong>Prima macrosequenza (I,i – III,iv)</strong><br />
<em>Prima microsequenza (I,i)</em><br />
Si svolge a Rossiglione. Il conte Bertramo dovrà partire per Parigi dove sarà adottato dal Re. La madre lo benedice e intanto ci informa che ella, a sua volta, ha adottato come figlia l’orfana di un medico molto famoso, morto di recente, Elena. Questa è innamorata del conte, che tuttavia la ignora, e soffre per la sua partenza.<br />
<em>Seconda microsequenza (I,ii – I,iii)</em><br />
Il giorno successivo Bertramo arriva a Parigi. Il re di Francia è affetto da una fistola che nessun medico è riuscito a guarire. Accoglie il giovane con grandi elogi rivolti al defunto padre.<br />
Lo stesso giorno, a Rossiglione, la contessa madre di Bertramo viene informata dell’amore di Elena per il figlio. Elena, venuta a conoscenza della fistola del re, decide di partire per Parigi: ufficialmente per tentare di guarire il monarca; nei fatti, per potersi avvicinare a Bertramo, del quale non può fare a meno.<br />
<em>Terza microsequenza (II,i – II,ii)</em><br />
È passato un altro giorno. A Parigi il Re è sempre indisposto. Nega aiuti che Firenze gli chiede nella guerra contro Pisa. Elena lo convince a sottoporsi alle sue cure e, come premio per l’eventuale successo chiede che il re le faccia sposare un nobiluomo di sua scelta.<br />
A Rossiglione la Contessa segue con trepidazione le vicende di Elena e del Figlio.<br />
<em>Quarta microsequenza (II,iii – III,i)</em><br />
Il giorno successivo a Parigi il Re si presenta alla corte guarito, con accanto Elena. Elena, ovviamente, fra tutti i nobili schierati scegli di sposare Bertramo. Bertramo rifiuta, ma il re lo impone e innalza Elena agli onori della nobiltà. Le nozze vengono celebrate, ma Bertramo non consuma il matrimonio e parte per Firenze, per fare la guerra contro Pisa. Lo accompagna un losco individuo che gli fa da consigliere, Parolles (i critici lo considerano un personaggio della stessa risma di Falstaff e dei suoi rapporti con Enrico V nelle altre tragedie shakespeariane).<br />
Intanto a Firenze il duca si lamenta con i nobili francesi che il Re di Francia gli abbia negato l’aiuto richiesto.<br />
<em>Quinta microsequenza (III,ii – III,iii)</em><br />
È passato un altro giorno. A Rossiglione la Contessa madre riceve una lettera dal figlio, che la informa delle nozze, e della non consumazione del matrimonio. Le invia Elena, con la quale non intende convivere. Per realizzare il matrimonio, Bertramo pone alla moglie due condizioni impossibili: che ella abbia al dito l’anello dal quale egli non si separerà mai, e che abbia in grembo un suo figlio. In conclusione, scrive Bertramo: «finché non avrò più moglie, non ho nulla in Francia». Elena, viste le condizioni impostele, decide di partire. Questo permetterà a Bertramo di tornare in patria.<br />
Nello stesso giorno Bertamo arriva a Firenze, dove il duca lo mette a capo della cavalleria.<br />
<em>Sesta microsequenza (III,iv)</em><br />
A Rossiglione la Contessa madre riceve una lettera da Elena, con la quale le comunica di essersene andata e di richiamare il figlio, visto che il motivo della sua assenza non c’è più. La Contessa è sconvolta dalla lettera, manda un messaggio per richiamare il figlio, e nel contempo spera che Elena ritorni anche lei, in modo da ricostruire la famiglia.</p>
<p><strong>Seconda macrosequenza (III,v – V,iii)</strong><br />
<em>Prima microsequenza (III,v – IV,iv)</em><br />
Siamo a Firenze. Elena alloggia presso una vedova discendente da una nobile famiglia, il Capuleti, ora in condizioni di miseria. Elena scopre che Bertramo, comandante della cavalleria fiorentina e ammirato guerriero, è attratto da Diana, la figlia della vedova, e vorrebbe farla sua. Diana, ovviamente, difendendo il suo onore di vergine, lo respinge. Forse Elena può adempiere alle condizioni impostele dal marito. Nella giornata avranno luogo due inganni. Il primo è un inganno d’amore, derivato dal Boccaccio. Elena di nascosto si sostituirà a Diana, la quale fingerà di cedere alle profferte del conte in cambio dell’anello. Il secondo: Parolle, il perfido consigliere di Bertramo cadrà nella trappola tesagli da due nobili francesi amici del conte, e dimostrerà di non essere né valoroso né fedele.<br />
A Bertramo nel frattempo viene comunicato che Elena è morta. Il dolore l’ha uccisa nel convento dove si è ritirata. Questo fatto lo convince a tornare a Rossiglione, abbandonando così Diana.<br />
<em>Seconda microsequenza (IV,v – V,i)</em><br />
Si viene a sapere che il Re si reca a Rossiglione per trovare Bertramo e dargli in sposa la figlia del nobile Lafeu. Cosa possibile, data la presunta morte di Elena.<br />
<em>Terza microsequenza (V,ii – V,iii)</em><br />
Il re, giunto a Rossiglione, riceve Bertramo. Questi, come impegno per le nozze, dona alla figlia di Lafeu un anello che ha al dito. Il re riconosce l’anello, quello che egli diede a Elena quando lo guarì dalla fistola. Bertramo nega, ma viene ulteriormente contraddetto dalla madre. In quel mentre arriva Diana, che accusa il giovane di averle tolta la verginità e di averle promesso le nozze. E conferma di essere stata lei a donare al conte l’anello in questione. La situazione è critica. Lafeu nega la figlia in matrimonio a Bertramo, e il re pretende di sapere come Diana sia venuta in possesso di quell’anello, che avrebbe dovuto essere al dito di Elena. Tutto si risolve con l’ingresso di Elena, che dimostra di avere soddisfatto le due condizioni che il conte gli aveva posto per la consumazione del matrimonio: al dito porta l’anello di Bertramo e in grembo suo figlio. Bertramo capisce l’amore che la giovane donna gli porta, e l’intelligenza con la quale lo ha dimostrato, e finalmente l’accetta come sua sposa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/10/shakespeare-tutto-e-bene-qual-che-finisce-bene-drammaturgia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ROMA CITTÀ APERTA, di Roberto Rossellini (1945)</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/02/roma-citta-aperta-di-roberto-rossellini-1945/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=roma-citta-aperta-di-roberto-rossellini-1945</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/02/roma-citta-aperta-di-roberto-rossellini-1945/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Oct 2016 15:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=1959</guid>
		<description><![CDATA[Siamo nel 1944, Roma è occupata dalle truppe naziste, che percorrono le vie dalla città accompagnati da canti militari. Le SS sono alla ricerca di esponenti della lotta partigiana. Un gruppo bussa alla porta di un’abitazione. Cercano l’ingegner Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), il quale tuttavia, avendo osservato l’arrivo della camionetta, fugge attraverso i tetti. Mentre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/Roma_città_aperta_corsaPina.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/Roma_città_aperta_corsaPina-150x150.jpg" alt="Roma_città_aperta_corsaPina" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1972" /></a></p>
<p>Siamo nel 1944, Roma è occupata dalle truppe naziste, che percorrono le vie dalla città accompagnati da canti militari. Le SS sono alla ricerca di esponenti della lotta partigiana. Un gruppo bussa alla porta di un’abitazione. Cercano l’ingegner Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), il quale tuttavia, avendo osservato l’arrivo della camionetta, fugge attraverso i tetti.<br />
<span id="more-1959"></span><br />
Mentre il gruppo di SS esamina la casa, una telefonata dell’amante dell’ingegnere, Marina Mari (Maria Michi), viene intercettata, ma senza esito. Un colloquio fra il maggiore Fritz Bergman (Harry Feist) e il questore rivela la vera natura dell’ingegnere fuggiasco, militante comunista e uno dei capi della giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale. Il suo nome è Luigi Ferrari.<br />
A Roma c’è la fame. La gente affamata assalta i forni. Fra la gente che assalta i forni c’è anche Pina (Anna Magnani), una popolana che tornando a casa trova sul pianerottolo proprio Giorgio Manfredi che cerca Francesco (Francesco Grandjacquet), il tipografo che stampa il giornale clandestino della resistenza. Si scoprono così alcuni rapporti personali che saranno determinanti per lo sviluppo della storia. Francesco è il fidanzato di Pina, e a sua volta Lauretta (Carla Rovere), sorella di Pina che fa la ballerina a teatro, è amica fraterna di Marina, l’amante di Giorgio.<br />
L’ingegnere, sfuggito alle SS, si fermerà per qualche tempo in casa di Francesco. Ha un impegno importante da compiere: deve trovare il modo di far arrivare a una banda di partigiani schierati sui monti attorno a Roma un ingente finanziamento da parte delle truppe alleate. Per questo si serve del parroco di San Clemente, Don Pietro Pellegrini (Aldo Fabrizi), prete sempre disposto a dare una mano ai combattenti della Resistenza. Così Don Pietro si reca alla tipografia nella quale lavora Francesco, riceve la somma sotto l’aspetto di libri le cui pagine sono formate dalle banconote, e si fa spiegare come venire a contatto con il gruppo di partigiani cui la somma è destinata. Lo farà nelle ore serali, quando è in atto il coprifuoco. Prima di recarsi al luogo dell’appuntamento, passa da casa e incontra Pina che, prima del matrimonio programmato per il giorno dopo, vuole confessarsi. Inoltre, nella stessa circostanza, viene a chiedere protezione un soldato austriaco che, contrario alla guerra e all’ideologia nazista, intende disertare.<br />
La serata passa così: Don Pietro si reca al posto dell’appuntamento e consegna i libri-danaro; Francesco rientra a casa; la famiglia si riunisce per la cena, ma manca il piccolo Marcello, figlio di Pina. I diversi bambini del caseggiato si sono riuniti e sotto la guida di un loro piccolo capo, Romoletto, e hanno fatto esplodere una bomba sotto un vagone ferroviario. Dopo il botto tutti rientrano di corsa, ma vengono puniti dai loro genitori. Pina e Lauretta litigano; Lauretta vuole andarsene di casa; Pina e Francesco in intimità parlano del loro matrimonio che ci sarà il giorno dopo, e pensano a un futuro di libertà dopo aver sconfitto il nazifascismo.<br />
La scena si sposta nel camerino di Marina nel teatro dove la donna lavora. Ella è drogata. Prima di entrare in scena è molto nervosa, sull’orlo della disperazione. La droga è finita. Per fortuna nel camerino entra una elegantissima signora, Ingrid (Giovanna Galletti), che le è grande amica e che le procura la droga. Tutto sembra così risolversi, ma la dipendenza dalla droga, e quindi da Ingrid, rimane. Ingrid è una spia delle SS, agli ordini del maggiore Bergman. Proprio in quelle ore si viene a sapere che l’ingegnere Giorgio Manfredi, in realtà è Luigi Ferrari, un comunista molto note alle questure, più volte condannato e più volte fuggito. Sulla base delle nuove informazioni, si può organizzare la sua cattura. Il maggiore sa, sulla base di una documentazione fotografica, che Martina è la sua amante. Così incarica Ingrid di lavorarsi Martina per riuscire a mettere le mani sull’uomo.</p>
<p>Il mattino dopo, mentre ci sono i preparativi per il matrimonio di Francesco e Pina, la casa, in seguito all’esplosione della notte, viene circondata da un rastrellamento delle SS. Tutte le donne vengono allineate sulla strada mentre la polizia cerca gli uomini che vengono arrestati e caricati su un camion che li porterà in Germania, fra pianti di disperazione di mogli e madri.  Il problema è rappresentato da Romoletto che, barricato in una stanza vorrebbe compiere un atto di resistenza, e in tal modo provocare una strage. Don Pietro viene avvertito dai ragazzi e con una scusa plausibile sale nella casa e neutralizza la minaccia, bloccando le intenzioni dell’incosciente ragazzino. Anche Francesco viene catturato, proprio sotto gli occhi di Pina. Ella è sconvolta, e insegue, chiamandolo in preda alla disperazione, il camion dove è stato caricato il fidanzato. Ciò le costa la vita: colpita da una fucilata di un soldato SS, cade nel mezzo della strada. Questa è la scena emblematica del film e il culmine dell’interpretazione di Anna Magnani.<br />
I camion con i prigionieri però vanno poco lontano. Lungo la strada un gruppo partigiano tende un’imboscata, uccide i nazifascisti e libera i giovani arrestati.<br />
Alla sera Giorgio e Francesco incontrano Marina che li invita a passare la notte a casa sua. Francesco sta male, ha la febbre, necessita di aspirina. Giorgio la trova in camera di Marina, dove tuttavia scopre che la fanciulla è drogata. I due litigano. Marina confessa di avere avuto altri amanti e di poter condurre la vita che conduce grazie a questa sua libertà di costumi. Giorgio capisce con chi ha a che fare e decide di porre fine al loro rapporto. Marina allora contatta ancora Ingrid, e le rivela che Giorgio e Francesco il giorno dopo si recheranno alla chiesa parrocchiale per poi, accompagnati da Don Pietro, nascondersi in un convento.<br />
A causa delle informazioni di Marina, il mattino successivo Don Pietro e i tre fuggiaschi vengono intercettati e arrestati. L’unico che si salva è Francesco, attardato a salutare Marcello, il figlio di Pina, al quale egli ha deciso di fare da padre.</p>
<p>Il prete, Giorgio e l’austriaco disertore vengono condotti davanti al maggiore delle SS. Lì, comincia l’interrogatorio. Giorgio, alias Luigi Ferrari, non parla e quindi viene sottoposto a tortura. Visto che Giorgio tace, si prova con Don Pietro. Per lui la tortura non è fisica , è psicologia, e gli vengono mostrate le torture fisiche esercitate su Giorgio. Ma anche Don Pietro non parla.<br />
Marina è premiata per aver fatto la spia e da Ingrid ottiene la droga e anche una costosa pelliccia. Ma, costretta a guardare quello che sta succedendo ai due uomini traditi, sviene. Ingrid le riprende la pelliccia.<br />
Alla fine, a causa delle torture, Giorgio muore senza avere parlato, e Don Pietro viene fucilato nel cortile della caserma mentre i suoi bambini, quelli che giocavano nel cortile della parrocchia, guardano sgomenti al di là della rete. Sarà questa la generazione che risolleverà le sorti del Paese dopo la sconfitta del nazifascismo.<br />
Il film è condotto con grande realismo. Addirittura i tedeschi parlano fra di loro nella loro lingua, senza alcun sottotitolo. Ma non ce ne è bisogno, si capisce benissimo tutto.</p>
<p>Da questo film prende vita quello stile che per diversi anni prenderà piede nella cinematografia italiana, il neo-realismo, di cui Rossellini sarà considerato un po’ il fondatore, e al quale aderiranno diversi grandi registi attivi in Italia attorno agli anni Cinquanta e Sessanta. In questo film si è inoltre rivelata la grandezza di Anna Magnani come attrice.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/10/02/roma-citta-aperta-di-roberto-rossellini-1945/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>MOOLAADÉ di Ousmane Sembène (2004)</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/09/30/moolaade-di-ousmane-sembene-2004/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=moolaade-di-ousmane-sembene-2004</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/09/30/moolaade-di-ousmane-sembene-2004/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 10:32:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=1943</guid>
		<description><![CDATA[Il film del regista senegalese ha vinto al festival di Cannes del 2004 Cannes la palma d’oro per Un certain regard. Il racconto si svolge in un villaggio del Burkina Fasu di nome Djerisso. Il villaggio è governato da un gruppo di anziani guidati da un capo-villaggio. Il loro compito è quello di far osservare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/MoolaadeÃÅ2.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/MoolaadeÃÅ2.jpg" alt="MoolaadeÃÅ2" width="150" height="212" class="alignnone size-full wp-image-1969" /></a></p>
<p>Il film del regista senegalese ha vinto al festival di Cannes del 2004 Cannes la palma d’oro per <em>Un certain regard</em>.<br />
Il racconto si svolge in un villaggio del Burkina Fasu di nome Djerisso. Il villaggio è governato da un gruppo di anziani guidati da un capo-villaggio. Il loro compito è quello di far osservare le antiche tradizioni agli abitanti. In diverse capanne collocate attorno a uno spiazzo e a una Moschea centrale, vivono le famiglie, tutte da tempo convertite alla fede islamica. In molte delle famiglie gli uomini possiedono più di una moglie. La vita scorre tranquilla, le donne si adoperano nelle faccende domestiche, e alla custodia dei piccoli.<br />
<span id="more-1943"></span></p>
<p>La tranquillità viene improvvisamente interrotta da quattro bambine che, terrorizzate, si raggruppano attorno a una delle donne, una certa Collè Gallo Ardo Sy. È la seconda moglie di Ciré Bathily, fratello minore di uno degli anziani. Cosa è successo? Le quattro bambine più altre due, sono scappate rifiutandosi di sottostare al rito iniziatico della infibulazione. Questo rifiuto non è ammissibile, è una violazione di una antica tradizione alla quale tutti gli abitanti del villaggio devono sottostare. Le madri della bambine, accompagnate dalle <em>salindane</em>, si presentano davanti a Collè e chiedono che le bambine vengano riconsegnate per essere sottoposte al rito. Collè rifiuta. Ella ha una figlia, Amsatou. A suo tempo ha rifiutato di sottoporla all’infibulazione, dato che due figlie precedenti erano morte a cause del sanguinoso rito. Per impedire il riaffidamento delle bambine alle <em>salindane</em>, Collé invoca un’antica tradizione, il <em>moolaadé</em>, cioè una specie di diritto di asilo che non può essere violato, pena terribili sciagure per chi lo facesse.<br />
Si scontrano così due diverse tradizioni alle quali sono soggetti gli abitanti del villaggio, e che sono considerate inviolabili. Da una parte l’infibulazione, che dovrebbe rendere le donne purificate e tali quindi da poter contrarre matrimonio. Le donne non sottoposte all’infibulazione vengono considerate impure, definite <em>bilakoro</em> e nessun uomo, per nessun motivo, si azzarderebbe mai a sposarle. Dall’altra parte il <em>moolaadé</em>, una parola che, quando pronunciata, ha un’efficacia insormontabile, rappresentata in modo visibile da una corda tesa davanti all’ingresso dell’abitazione. Solo chi ha pronunciato il <em>moolaadé</em> può pronunciare la parola che vi mette termine.<br />
Il contrasto è un grave problema e si rende necessario il raduno degli anziani, sollecitato dalle <em>salindane</em>, che sono impegnate a sottoporre le quattro fuggitive al rito della purificazione. La discussione è accanita; si passano in rassegna le antiche tradizioni, si capisce che il ricorso al <em>moolaadé</em> in questa circostanza mette a repentaglio l’equilibrio del villaggio, basato sull’osservanza della fede islamica arricchita dalle tradizioni millenarie. L’oggetto delle rimostranze è, ovviamente, Collè che è ricorsa al <em>moolaadè</em>, e le si chiede ripetutamente di togliere la parola maledetta. Ma alla fine le <em>salindane</em> sono costrette ad abbandonare il campo. Dato che le ragazze fuggite sono sei e quelle protette dal <em>moolaadè</em> sono quattro, non resta loro che trovare le altre due, che tuttavia sono scomparse.<br />
Collé viene isolata. Gli uomini, e soprattutto gli anziani, la allontanano. Ma le donne, all’inizio scettiche, gradualmente, a cominciare dalla prima moglie di Ciré e poi anche dalla terza, guardano a Collè con interesse. In questo sembra avere una certa influenza anche l’ascolto della radio. Gli uomini cominciano a temere che si stia realizzando fra le donne l’esigenza di una maggior libertà. Da una parte la resistenza di Collè, dall’altra l’ascolto della radio che trasmette musica, canti ma anche notizie dal resto del mondo. Quasi tutte le donne ne hanno una. Ebbene, gli anziani decidono che le radio vengano tutte sequestrate e accumulate nello spiazzo davanti alla moschea, dove, nonostante le proteste delle donne, verranno date alle fiamme.<br />
Nel villaggio vi sono due uomini che hanno perso la mentalità del luogo: uno viene chiamato “mercenario”. È un ex militare, che ha un banchetto dove vende diversa merce: dal pane a vestiti, caramelle, dolcetti e altro. Ha fama di essere un donnaiolo. Verremo a sapere che non è un vero mercenario, ma un ex-militare che, per essersi ribellato a soprusi dei suoi superiori è stato radiato dall’esercito e ridotto allo stato borghese.<br />
L’altro uomo che si è allontanato dalla mentalità del luogo è Ibrahima Doukouré, figlio del capo del villaggio. Egli torna da un lungo soggiorno in Francia dove è venuto a contatto, e in parte ha anche appreso, con il modo di vita occidentale. Vuole portare il progresso nel villaggio e ha con sé un apparecchio televisivo, simbolo e strumento del progresso. Ibrahima era stato considerato il promesso sposo di Amsatou, la figlia di Collè, e lui l’avrebbe molto volentieri sposata, dato che è una bella ragazza di almeno 18 anni. Ma la vicenda delle sei fuggiasche ha reso le cose più complicate. Amsatou è una <em>bilakoro</em> e il capo del villaggio vieta al figlio di sposarla. Gli procura lui una moglie adatta, una nipote di appena 11 anni. Ibrahima si assoggetta, ma il mercenario accusa di pedofilia lui e il padre. Il Mercenario, che fino a quel momento non aveva preso posizione nella diatriba, comincia a schierarsi con Collé.<br />
La situazione precipita.<br />
Le due bambine fuggite all’infibulazione assieme alle altre quattro, ma non protette dal <em>moolaadé</em>, si sono suicidate buttandosi nel pozzo.<br />
Il marito di Collé si vede costretto, dal fratello maggiore e dagli anziani, a esercitare la sua autorità sulla moglie, costringendola a pronunciare la famosa parola che libererebbe le bambine dal <em>moolaadé</em>, e permettendone così l’infibulazione. La costrizione verrà portata all’estremo, mediante frustate date in pubblico. Collé sviene. Gli uomini guardano indifferenti, quasi compiaciuti, ma le donne del villaggio, già arrabbiate per la questione delle radio, si schierano attorno a lei, mentre il mercenario, che ha assistito alla fustigazione, preso da grande rabbia, blocca la mano di Ciré. Questo gli costerà la vita.<br />
Intanto, approfittando della confusione, la madre di una della quattro bambine, Diatou, riesce a convincere la piccola a scavalcare la corda del <em>moolaadé</em>. Irriguardosa dai suoi pianti, la porta alle <em>salindane</em> per l’infibulazione. Diatou muore durante il rito.<br />
La morte di Diatou sconvolge Collé che decide di pronunciare la parola che scioglie il <em>moolaadé</em>.<br />
Ora la lotta delle donne contro l’infibulazione diventa aperta. La madre di Diatou si dispera, e le madri delle altre tre bambine, assieme alle altre donne del villagio, capiscono il dramma che è scaturito da un rito che si dimostra barbaro, e si schierano tutte contro l’infibulazione. Tutte assieme si recano dalla <em>salindane</em> e le costringono a cedere i coltelli con i quali tagliano i genitali delle fanciulle. Mai più infibulazione! E lo gridano davanti agli anziani schierati e agli uomini che li circondano. Ciré è pentito di aver frustato la moglie e insulta il fratello che l’aveva costretto. Gli uomini sono paurosi: bruciano le radio, uccidono il mercenario, ma le donne, gridano, sono più valorose degli uomini. È questa una loro vittoria, che celebrano con grande allegria, canti e danze. Ibrahima, finalmente trova il coraggio, si ribella al padre, si alza e va verso Amsatou, che, pur essendo <em>bilakoro</em>, sarà comunque sua sposa.<br />
Il messaggio importante del film, a mio avviso, è che la liberazione delle donne, non può e non deve essere frutto di “esportazione” della cultura e del femminismo occidentale, ma deve nascere dalla consapevolezza delle donne dei loro problemi e della possibilità, partendo da questi di imporre all’altro sesso il rispetto dovuto a loro come esseri umani.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/09/30/moolaade-di-ousmane-sembene-2004/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SHAKESPEARE: COME VI PIACE – DRAMMATURGIA</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/09/28/come-vi-piace-drammaturgia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=come-vi-piace-drammaturgia</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/09/28/come-vi-piace-drammaturgia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 16:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=1940</guid>
		<description><![CDATA[La fonte del lavoro è il romanzo di uno scrittore inglese, Thomas Lodge, scritto nel 1586-87, che ebbe all’epoca notevole successo. Il titolo: Rosalynde. Euphues golden legacie: found after his death in his Cell at Silexedra. Bequeathed to Philautus sonnes noursed up with theis father in England. Fetch from the Canaries. La commedia si svolge [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/Rosalinda-Ganimede.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/09/Rosalinda-Ganimede-150x150.jpg" alt="Rosalinda-Ganimede" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1941" /></a></p>
<p>La fonte del lavoro è il romanzo di uno scrittore inglese, Thomas Lodge, scritto nel 1586-87, che ebbe all’epoca notevole successo. Il titolo: <em>Rosalynde. Euphues golden legacie: found after his death in his Cell at Silexedra. Bequeathed to Philautus sonnes noursed up with theis father in England. Fetch from the Canaries.</em><br />
La commedia si svolge in due parti: che corrispondono al contrasto fra due diversi modi di essere. Da una parte il mondo cortigiano, che si esprime nei sotterfugi, nei conflitti e nell’apparenza e ambientato nella Corte; dall’altra il mondo arcadico ambientato nella Selva di Arden dove fioriscono gli amori, l’amicizia, la sincerità.<br />
<span id="more-1940"></span></p>
<p><strong>Prima sequenza (I,i – III,i)</strong><br />
Drammaturgicamente, la prima parte si presenta come un’unica sequenza drammatica, divisa in tre giorni. È dominata dall’ambiente di Corte e dal mondo dell’apparenza e dell’ambiguità.<br />
<em><strong>Prima giornata (II,ii – II,iv)</strong></em><br />
Nella prima giornata si manifesta il contrasto fra i figli di Rolando de Bois, Orlando l’ultimo genito, che si sente sfruttato dal figlio maggiore Oliviero il quale a suo volta lo odia. Orlando, anche su istigazione del fratello, sfida alla lotta il potente e invitto Charles, lottatore del re, e inopinatamente lo sconfigge.<br />
Sempre nella prima giornata veniamo a sapere che il duca attualmente regnante, Federico, è il fratello minore del duca legittimo, da lui spodestato. I due fratelli hanno una figlia ciascuno, Rosalinda il duca spodestato, e Celia il duca Federico. Le due cugine si amano e non possono vivere separatamente. Contrasti: il duca Federico caccia da Corte sia Orlando sia Rosalinda. Rosalinda e Celia decidono di fuggire assieme e assumono un travestimento. Rosalinda da ragazzo col nome di Ganimede. Celia assumerà il nome di Aliena.<br />
<em>Interludio (II,i)</em><br />
Nella foresta il duca deposto e i nobili che l’hanno seguito, cantano canzoni agresti e parlano di Jacques e della sua malinconia.</strong><br />
<em><strong>Seconda giornata (II,ii – II,iv)</strong></em><br />
Il duca è arrabbiatissimo per la fuga della figlia e ordina di cercarla; Orlando, per evitare grossi guai col fratello, fugge da casa col vecchio servitore Adamo; le due fanciulle, Rosalinda –Ganimede e Celia-Aliena, giungono stremate nella foresta di Arden accompagnate dal clown Paragone, e vengono ospitate nella capanna del vecchio pastore Corvino, dove prendono alloggio.<br />
<em>Interludio (II,v)</em><br />
Jacques stimola i colleghi a cantare e egli stesso per ridere compone una poesiola.<br />
<em><strong>Terza giornata (II,vi – III,i)</strong></em><br />
La giornata è dominata dalla corte in esilio, dalle loro canzoni, da Jacques e dalle sue disquisizione parafilosofiche, e finalmente dall’arrivo di Orlando e Adamo, stremati, che vengono accolti.</p>
<p><strong>Seconda sequenza (III,ii – IV,i)</strong><br />
In contrasto con la prima sequenza, dove odio, inimicizie, fughe, espulsioni la fanno da padroni, in questa fioriscono gli amori: quello di Orlando e Rosalinda, di Silvio e Febe, di Paragone e Audrey. L’ambiente è ormai definitivamente quello arcadico della foresta di Arden. Orlando gira per la foresta apponendo biglietti agli alberi in cui esalta le doti di Rosalinda; Rosalinda-Ganimede vede i biglietti, capisce che sono diretti a lei e da Celia apprende che l’autore ne è Orlando. Si intreccia una forma di amore nel quale Orlando fa la corte a Ganimede come se fosse Rosalinda, e Rosalinda-Ganimede l’incoraggia senza svelarsi. Paragone e Jacques discutono di filosofia. Jacques invita Paragone ad attendere e di valutare i rischi del matrimonio prima di sposare Audrey. Silvio dichiara il suo amore per Febe, la quale tuttavia lo respinge. A sua volta si innamora di Ganimede credendolo un uomo.<br />
<em>Interludio (IV,ii)</em><br />
Nobili vestiti da boscaioli che cantano canzoni</p>
<p><strong>Terza Sequenza (IV,iii – V,iv)</strong><br />
In questa sequenza, tutte le situazioni in sospeso troveranno la loro soluzione in quattro matrimoni. Oliviero, scacciato da Corte fa pace col fratello Orlando e si innamora, ricambiato, di Celia. Ganimede, prima di uscir di scena, annuncia a tutti, re deposto e nobili, che Orlando finalmente potrà incontrare l’amata Rosalinda e sposarla. Infatti poco dopo Rosalinda nella sua vera veste e Celia, anch’ella tornata nelle vesti di principessa, accompagnati da Imene, incontreranno Orlando e Oliviero e si celebreranno le rispettive nozze. Accanto a queste saranno celebrate anche le nozze fra Silvio e Febe (delusa dal fatto che non può amare Ganimede, rivelatasi una donna, e quindi rassegnata a sposare Silvio), e di Paragone con Audrey. Nel finale si apprende che il duca Federico, pentito dal danno fatto al fratello maggiore, se ne è andato in convento, lasciando così via libera al suo ritorno a Corte. </p>
<p>Della commedia ho solo l’edizione della BBC, che è, effettivamente, molto ben fatta, sia come recita degli attori, che come ambientazione nella Corte e nella foresta di Arden.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/09/28/come-vi-piace-drammaturgia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SHAKESPEARE: AMLETO – DRAMMATURGIA</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/05/19/shakespeare-amleto-drammaturgia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=shakespeare-amleto-drammaturgia</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/05/19/shakespeare-amleto-drammaturgia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 May 2016 16:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=1895</guid>
		<description><![CDATA[Macrosequenza A (atto I) Prima sequenza Bastioni del Castello. Orazio vede lo spettro del padre di Amleto (I,i la prima notte) Sala della corte. Amleto è triste. Il re e la madre lo sforzano ad accettare la morte del padre. Orazio e gli altri informano Amleto delle visione. Polonio saluta laerte che perte per Parigi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/05/CfSZBmVUUAED3Yt.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/05/CfSZBmVUUAED3Yt-150x150.jpg" alt="CfSZBmVUUAED3Yt" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1920" /></a></p>
<p><strong>Macrosequenza A (atto I)</strong><br />
<em><strong>Prima sequenza</strong></em><br />
Bastioni del Castello. Orazio vede lo spettro del padre di Amleto <em>(I,i la prima notte)</em><br />
Sala della corte. Amleto è triste. Il re e la madre lo sforzano ad accettare la morte del padre. Orazio e gli altri informano Amleto delle visione. Polonio saluta laerte che perte per Parigi e mette in guardia Ofelia a non lasciarsi prendere dalle frasi d’amore di Amleto <em>(I,ii – I,iii il giorno successivo)</em><br />
Bastioni del Castello Amleto incontra lo spettro del padre che gli spiega come egli sia stato ucciso dalla zio, ora sul trono e come la madre abbia ceduta alla sua lussuria. <em>(I,iv – I,v la seconda notte)</em><br />
<span id="more-1895"></span></p>
<p><strong>Macrosequenza B (atti II – IV,iv)</strong><br />
<em><strong>Seconda sequenza</strong></em><br />
<em>(II.i Qualche giorno dopo, mattino)</em> Interno della Corte- Stanze di Polonio. Polonio invita Rinaldo a seguire Laerte in Francia e indagare sul suo operato. Ofelia lamenta col padre che Amleto con lei si è comportato male, da pazzo. Eppure lei non gli ha fatto niente, solamente non ha risposto, come suggeritole dal padre, alle numerose lettere d’amore che Amleto le ha scritto. Polonio immagina che la pazzia dimostrata da Amleto possa essere quella di un amore non corrisposto.<br />
<em>(II,ii Corte, sala delle udienze, stesso giorno)</em> – Il re riceve Rosencrantz e Guildenstern, amici di Amleto e li incarica di fare la spia sul comportamento del principe. Polonio rassicura il re sulle intenzioni del re di Norvegia, e spiega il perché della pazzia di Amleto. Incontro di Amleto con Polonio. Amleto, con fare da uomo pazzo dileggia Polonio, convincendolo vieppiù della propria pazzia.<br />
Amleto incontra Rosencrantz e Guildenstern e ne capisce le funzioni di spie. I due annunciano l’arrivo di una compagnia di attori che arrivano assieme a Polonio. Amleto vuole vedere una loro prova e ne rimane convinto. Chiede se faranno uno spettacolo la sera seguente, <em>L’assassinio di Gonzago</em> e li avverte che egli di suo pugno aggiungerà qualche battuta. Rimasto solo Amleto spiega che è sua intenzione far recitare qualche cosa che assomigli all’assassinio del padre e verificare ciò che lo spettro gli ha detto guardando la reazione dello zio alla messa in scena.<br />
<em><strong>Terza sequenza</strong></em><br />
<em>(III,i il giorno dopo)</em> Rosencrantz e Guildenstern riferiscono ai sovrani del comportamento di Amleto per loro incomprensibile. Polonio e il re vogliono che Amleto incontri Ofelia e da lì si capisca se la sua follia è dovuta alla rottura con la fanciulla. Essere o non essere. L’incontro fra i due mostra il netto distacco: Amleto è ora lontanissimo da Ofelia, e le parla in modo da respingerla. Il re, a differenza di Polonio, non crede che la pazzia di Amleto si prodotto della fine di un amore.<br />
<em>(III,ii stesso giorno più avanti)</em> Amleto istruisce gli attori. Prima che inizi la rappresentazione Amleto invita Orazio a osservare le reazioni del re. Viene dagli attori ricostruito sulla scena l’assassinio del re da parte del fratello e l’incesto della vedova con l’assassino. Il re in sala esplode ed esce precipitosamente seguito da tutta la corte. Amleto è desiderato dalla regina che vuole che vada in camera sua.<br />
<em>(III,iii più tardi ancora)</em> I re si accorda con i due amici-spia per inviare Amleto in Inghilterra, e intanto si accorda con Polonio che penetri nella stanza della regina e, nascosto, ascolti il colloquio di Amleto con la madre. Il re approva, ma è preso dai rimorsi. Amleto lo sorprende mentre prega, ma non lo vuole uccidere in quel momento, dato che la sua anima pentita potrebbe non essere travolta all’inferno.<br />
<em>(III,iv sera inoltrata)</em> Incontro di Amleto con la madre, uccisione di Polonio e discorso di Amleto alla madre, dalla quale si fa promettere di non giacere più con l’assassino di suo padre. Compare lo spettro del re assassinato. Amleto comunica alla regina che gli è stato imposto il viaggio in Inghilterra.<br />
<em>(IV, i – IV, iv sempre la stessa notte fino a mattina)</em> Il re incarica Rosencrantz e Guildenstern di cercare Amleto e il cadavere di Polonio. Amleto si rifiuta di rivelarlo. Si fanno i preparativi per il viaggio di Amleto in Inghilterra. Sarà accompagnato da Rosencrantz e Guildenstern, che in una lettera chiederanno al re d’Inghilterra di uccidere Amleto. Fortebraccio e il suo esercito devono passare per la Danimarca e conquistare un piccolo pezzo di Polonia.</p>
<p><strong>Macrosequenza C (Atti IV,v – V)</strong><br />
<em><strong>Quarta sequenza</strong></em><br />
<em>(IV,v – IV,vii diversi giorni dopo, interno della reggia)</em>  Ofelia è impazzita. È ricevuta dalla regina. Laerte sbarca a Elsinore con un gruppo di dissidenti, e vuole vendicarsi sul re per la morte di Polonio e per la perdita della ragione di Ofelia. Il re riesce a convincere Laerte che la causa di tutto è Amleto, che è stata inviato in Inghilterra dove verrà ucciso. Ma intanto Amleto ha informato Orazio di avere scoperto il trucco, di essere sbarcato e di essere in procinto di far ritorno a Elsinore. Coloro che l’accompagnavano, Rosencrantz e Guildenstern, saranno uccisi al posto suo. Il re viene informato di questa nuova situazione, e con Laerte si accorda di indurlo a partecipare a un duello con il figlio di Polonio. Il fioretto di Laerte sarà intinto in una veleno mortale, in modo che basti una scalfittura per provocare la morte. In caso di fallimento di questo tentativo, il re preparerà una coppa, pure contenente un veleno mortale, dalla Quale Amleto, assetato per il duello, dovrà bere.<br />
La regina informa che Ofelia è annegata come conseguenza della sua pazzia. Verranno celebrati i suoi funerali.<br />
<em><strong>Quinta sequenza</strong></em><br />
<em>(V,i il giorno successivo al mattino, al cimitero)</em> Amleto e Orazio entrano, mentre due becchini scavano la tomba per Ofelia. Considerazioni da Amleto sulla vita davanti a teschi che vengono dissotterrati dai becchini, in particolare sul teschio di Yorick, il buffone della sua infanzia. All’arrivo del corteo funebre, Amleto confessa il suo amore per la fanciulla morta e l’abbraccia. Laerte lo aggredisce, considerandolo colpevole della sua morte. I due vengono separati e rappacificati.<br />
<em>(V,ii Lo stesso giorno pomeriggio, nella reggia)</em> Amleto racconta a Orazio le avventure del viaggio in Inghilterra. Viene invitato dal re per un amichevole duello al fioretto con Laerte. La corte è riunita per guardare i contendenti. Al primo assalto Amleto si dimostra più bravo di Laerte. In un secondo assalto Laerte impugna il fioretto avvelenato: nello scambio Amleto capisce la natura dell’agguato, ed entrambi finiscono per essere feriti dalla punta avvelenata, mentre la regina beve dalla coppa. Laerte confessa ad Amleto l’agguato ordito dal re che è l’unico vero colpevole. Prima la regina e poi Laerte muoiono, mentre lo stesso Amleto, prima di morire a sua volta, uccide il re con la spada. Quando tutto è finito, arriva Fortebraccio dalla guerra contro la Polonia, e, vedendo il massacro, organizza gli onori funebri per Amleto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/05/19/shakespeare-amleto-drammaturgia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SHAKESPEARE: IL MERCANTE DI VENEZIA &#8211; DRAMMATURGIA</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/05/15/il-mercante-di-venezia-drammaturgia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-mercante-di-venezia-drammaturgia</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/05/15/il-mercante-di-venezia-drammaturgia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 May 2016 22:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=1892</guid>
		<description><![CDATA[Protasi (Atto I scena 1-2) Presentazione dei personaggi Venezia Bassanio è innamorato di Porzia e vuole andare a Belmonte per farle la corte. Ma è poverissimo, privo di sostanze e pieno di debiti. Antonio, ricco mercante con navi un po’ dovunque si offre di aiutarlo finanziariamente. Con bassanio fanno la loro apparizione comuni amici (Lorenzo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/05/Shylock.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/05/Shylock-150x150.jpg" alt="Shylock" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1893" /></a></p>
<p><strong>Protasi (Atto I scena 1-2)</strong><br />
Presentazione dei personaggi<br />
<em><strong>Venezia</strong></em><br />
Bassanio è innamorato di Porzia e vuole andare a Belmonte per farle la corte. Ma è poverissimo, privo di sostanze e pieno di debiti. Antonio, ricco mercante con navi un po’ dovunque si offre di aiutarlo finanziariamente. Con bassanio fanno la loro apparizione comuni amici (Lorenzo, Geaziano, Solanio e Salerio)<br />
<em><strong>Belmonte</strong></em><br />
Porzia, regina, rivela a Nerissa, sua ancella, che il padre, prima di morire le ha ordinato di prendere come sposo l’uomo che saprà scegliere lo scrigno giusto dei tre che gli saranno presentati: uno d’oro, uno d’argento e uno di piombo. Nobili personaggi provenienti da ogni dove non si sottopongono alla sfide e se ne vanno. Ne sta arrivando uno dal Marocco.<br />
<span id="more-1892"></span></p>
<p><strong>Prima sequenza (Atto I scena 3 e Atto II)</strong><br />
Dura due giorni.<br />
<em><strong>Il primo giorno a Venezia</strong></em><br />
Antonio non ha immediatamente disponibili i 3.000 fiorini occorrenti a Bassanio. Si offre come garante per un prestito dall’usuraio ebreo Shylock. Il tempo sono tre mesi e la posta, in caso di mancata restituzione, una libbra di carne che Shylock prenderà su Antonio nel luogo che egli sceglierà.<br />
Intanto Lancillotto (clown e servitore dell’ebreo) vuole lasciare il padrone per diventare servo di Bassanio. Bassanio si prepara a imbarcarsi per Belmonte. Gli amici stanno preparando una mascherata per la sera a casa di Bassanio per festeggiarne la partenza. Anche Shylock è invitato, anche se ci va mal volentieri. È contento che Lancillotto lo lasci per andare a servire Bassanio. Intanto la figlia Jessica è d’accordo anch’essa di fuggire assieme a Leonardo che la passerà a prendere prima della cena da Bassanio. Jessica ruba gioielli e soldi al padre.<br />
<em><strong>Il primo giorno a Belmonte</strong></em><br />
Il marocchino si presenta a Porzia e accetta di sottoporsi al rischio dei tre scrigni. La scelta avverrà alla sera, e il marocchino sceglierà lo scrigno d’oro, ovviamente sbagliando. Ser ne va.<br />
<em><strong>Il secondo giorno a Venezia</strong></em><br />
Solanio e Salerio riferiscono che Bassanio è partito. Ma si viene a sapere del naufragio di una delle navi di Antonio. Brutto segno.<br />
<em><strong>Il secondo giorno a Belmonte</strong></em><br />
Il principe d’Aragona si sottopone alla scelta degli scrigni e sceglie, sbagliando lo scrigno d’argento. Parte. Viene annunciato l’arrivo di Bassanio.</p>
<p><strong>Seconda sequenza (Atto III)</strong><br />
Dura due giorni<br />
<em><strong>Il primo giorno a Venezia</strong></em><br />
Shylock viene a sapere da una parte della fuga della figlia e del fatto che gli ha rubato gioielli e soldi; dall’altra che Antonio è andato in bancarotta a causa del naufragio della sue diverse navi. Fa cercare la figlia e si prepara a riscuotere la penale da Antonio chiedendo aiuto a un altro ebreo, Tubal.<br />
<em><strong>Il primo giorno a Belmonte</strong></em><br />
Bassanio vuole fare la scelta, mentre Przia lo prega di non rischiare subito, di rinviare e stare un po’ di tempo con lei. Bassanio fa la scelta subito e sceglie lo scrigno giusto. Così potrà sposare Porzia. Anche il suo compagno graziano, che l’ha accompagnato da Belmonte, potrà sposarsi con la fantesca di Porzia, Nerissa, della quale è innamorato. E infine giungono  Lorenzo con Jessica e Salerio con una lettera di Antonio a Bassanio: l’amico lo informa del fatto che dovrà pagare la penale e gli chiede di venirlo a salutare prima della morte. Bassanio, Graziano e Lorenzo, subito dopo le nozze il mattino dopo partiranno per Venezia a trovare l’amico Antonio.<br />
<em><strong>Il secondo giorno a Venezia</strong></em><br />
Antonio viene arrestato e inutilmente chiede a Shylock di graziarlo.<br />
<em><strong>Il secondo giorno a Belmonte</strong></em><br />
Porzia e Nerissa, rimaste sole, predispongono un piano per andare a Venezia travestite e in questo modo aiutare Antonio. Incaricano Lorenzo di sovrintendere la casa in loro assenza. Lancillotto avverte Jessica che, essendo ebrea non avrà salvezza nella vita eterna. Ma Jessica ha fede in Lorenzo che l’ha fatta diventare cristiana.</p>
<p><strong>Terza sequenza (Atti IV e V)</strong><br />
<em><strong>Venezia (atto IV)</strong></em><br />
Il tribunale. Presiede il Doge. Presenti tutti i protagonisti. Shylock pretende che sia applicata la penale, e non accetta alcuna cifra di risarcimento. Giunge da Padova il giurista convocato da Doge. Non è altri che Porzia mascherata da avvocato, la quale dà ragione a Shylock in quanto ad applicazione della legge, ma, sempre in base all’applicazione letterale della legge, come pretende l’ebreo, questi dovrà lasciare il 50% dei suoi beni ad Antonio e il 50% allo Stato di Venezia. Sulla sua vita, messa a rischio dal suo comportamento, il Doge ha facoltà di amnistia, che applica. Grande gioia da parte di Antonio, Bassanio, Graziano e gli altri. Porzia, sempre travestita, richiede come segno di riconoscenza da Graziano, l’anello che ella gli ha donato il giorno delle nozze facendogli giurare di non darlo mai via. Graziano finisce per accettare.<br />
<em><strong>Belmonte (Atto V)</strong></em><br />
A Belmonte Lorenzo e Jessica partecipano del loro amore. Arrivano prima Porzia con la sua Ancella, poi arriva Bassanio, con Graziano, Antonio e altri. La festa del ritrovo di tutti è interrotta dalla constatazione che Bassanio ha ceduto l’anello che non avrebbe mai dovuto cedere. Ma alla fine Porzia svela il mistero e tutti vanno a tavola, con la nuova notizia che le navi di Antonio non sono affatto naufragate, ma hanno portato a termine il loro prezioso carico. </p>
<p>La trama del Mercante di Venezia, scritto quasi certamente nel 1597, deriva dalla prima novella della IV giornata tratta dal Pecorone di Ser Giovanni Fiorentino.<br />
Nella novella vi sono personaggi del tutto simili a quelli della commedia shakespeariana e che hanno avventure molto simili. Giannetto protagonista della novella, nella commedia viene incarnato da Bassanio, messer Arnaldo da Antonio, il Giudeo a Maestri da Shylock, e la gentildonna della quale si innamora Giannetto da Porzia. Anche nella novella ci sarà la richiesta di un prestito da parte di Messer Arnaldo al Giudeo, anche qui la penale da pagare imposta dal Giudeo sarà una libbra di carne, anche qui il Giudeo non sente ragioni e vuole che la penale sia pagata per intero, e anche qui la vicenda sarà risolta a danno del Giudeo dalla gentildonna travestita da giudice.<br />
Naturalmente le vicende derivate dalla novella vengono arricchite nella commedia shakespeariana con altri particolari. Nella commedia emerge una ideologia antisemitica al cui centro c’è il personaggio di Shylock. Lo scontro fra Antonio e Shylock incarna lo scontro fra cristiani ed ebrei, laddove i primi disprezzano senza mezze misure i secondi, e i secondi si rivalgono con un odio profondissimo verso i primi. L’immagine di Shylock prodotta nella Commedia è odiosa, e incarna i motivi del disprezzo che nei suoi riguardi dimostra Antonio; ma in Shakespeare l’antisemitismo non è pregiudiziale, e tutto sommato le reazioni di Shylock al disprezzo manifestano una loro logica.<br />
L’antisemitismo della commedia sembra essere collegato a un episodio che in quel periodo aveva coinvolto la società inglese: la condanna a morte di Rodrigo Lopez, medico portoghese di origine ebrea (ma convertito al cristianesimo), che aveva avuto in cura la stessa regina di Inghilterra Elisabetta, e che era stato accusato e condannato a morte nel 1594, per avere complottato di avvelenarla. Di fatto, questo è l’unico lavoro teatrale di Shakespeare in cui l’antisemitismo rappresenta un substrato ideologico.</p>
<p>Personalmente ho 4 rappresentazioni della commedia in forma teatrale e registrate per la TV, e una in film. Delle quattro rappresentazioni in forma teatrale tre, una è della RAI diretta da Mario Ferrero nel 1955 (Shylock è interpretato da Memo Benassi), una seconda è ancora della RAI del 1979 diretta da Gianfranco de Bosio, e una è della BBC del 1980 diretta da Jack Gold. Queste svolgono la commedia in modo pressoché integrale, rispettando tempi e luoghi, secondo la drammaturgia ricostruita sopra. Entrambe, per gli ambienti e i costumi, sono ambientate alla fine del XVI secolo e alternano le localizzazioni a Venezia e a Belmonte. Un’altra rappresentazione, inglese, diretta da Jonathan Miller, del 1974, (Shylock è interpretato da Laurence Olivier) è ambientata alla fine del XIX secolo, e ricostruisce nei tempi la commedia shakespeariana, tuttavia tagliando alcune parti riducendo di quasi un’ora la durata della rappresentazione e riformulando la successione dei tempi in modo da rendere il discorso più fluido. Le netta separazione fra Venezia e Belmonte, caratteristica della Commedia e delle tra due rappresentazioni qui non si avverte più di tanto.<br />
Il film, del 2004, è del regista britannico Michael Radford, interpretato da Al Pacino, nella parte di Shylock, Jeremy Irons nella parte di Antonio e da Joseph Fiennes nella parte di Bassanio. Lynn Collis è Porzia e Zuleikha Robinson è Jessica. Il film ripercorre in modo più movimentato le vicende della commedia, rispettando tuttavia le due ambientazioni, Venezia e Belmonte. I dialoghi sono praticamente gli stessi di Shakespeare, anche se in parte tagliati. L’antisemitismo della commedia, incentrato sul comportamento di Shylock, è messo in evidenza all’inizio come clima vigente, alla fine del XVI secolo, a Venezia mediante scritte che appaiono sullo schermo e flash illustrativi che mostrano le ostilità dei cristiani nei confronti degli ebrei. Il giudizio che può essere dato sul film non mi sembra il massimo. Tre stelle su cinque mi sembrano sufficienti.</p>
<p>Delle diverse forme che ho descritto, quella che mi ha più interessato è quella della RAI del 1955, diretta da Mario Ferrero, e questo per la partecipazione di Memo Benassi come Shylock. La sua interpretazione mi è parsa intensa, il suo odio nei confronti del cristiano cha l’ha maltrattato molto reale, il suo stringere al petto il rotolo che contiene la convenzione di cui pretende giustamente l’applicazione manifesta un desiderio di vendetta che non ha alternative. Buona, anche se, secondo me, meno avvincente di quella di Benassi, è l’interpretazione di Shylock fatta da Laurence Olivier nella rappresentazione della BBC del 1974 diretta da Jonathan Miller. Senza caratteristiche particolari mi è parsa quella cinematografica di Al Pacino.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/05/15/il-mercante-di-venezia-drammaturgia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA TERRA TREMA, di Luchino Visconti (1948)</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/02/07/la-terra-trema-di-luchino-visconti-1948/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-terra-trema-di-luchino-visconti-1948</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/02/07/la-terra-trema-di-luchino-visconti-1948/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2016 22:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=1858</guid>
		<description><![CDATA[È il secondo film di Luchino Visconti. Come in Ossessione, anche in La terra trema, l’ambientazione è veristica. Siamo in un paese della costa ionica della Sicilia, Aci Trezza, in provincia di Catania. È un paese di pescatori, di povera gente che vive per l’attività quotidiana della pesca. La pesca è la fonte della loro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/1342913693_7.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/1342913693_7-150x150.jpg" alt="1342913693_7" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1877" /></a></p>
<p>È il secondo film di Luchino Visconti. Come in <em>Ossessione</em>, anche in <em>La terra trema</em>, l’ambientazione è veristica. Siamo in un paese della costa ionica della Sicilia, Aci Trezza, in provincia di Catania. È un paese di pescatori, di povera gente che vive per l’attività quotidiana della pesca. La pesca è la fonte della loro vita, ma si tratta di una vita grama. Sulla costa i pescatori, che approdano con le loro barche all’alba, dopo una notte di intenso e affaticante lavoro, sono attesi dai grossisti, ai quali sono costretti a vendere il pesce appena pescato. Il ricavo è misero. I grossisti approfittano, lo comprano a prezzi miserabili per rivenderlo sul mercato e così arricchirsi a spese dei pescatori.<br />
<span id="more-1858"></span><br />
Visconti costruisce il film in bianco e nero, facendolo interpretare da veri pescatori; il linguaggio parlato è un dialetto siciliano a volte anche molto stretto e di non facile comprensione.<br />
Il modello del film è il romanzo di Verga <em>I Malavoglia</em>. Nella trama ci sono molti aspetti in comune, e in entrambi i casi i protagonisti sono una famiglia patriarcale di pescatori: la famiglia dei Toscano, detti i Malavoglia, nel romanzo; la famiglia Valastro nel film. Le famiglie si trovano ad affrontare gravi avversità e la disgregazione dell’unità familiare che ne consegue a causa della perdita della loro barca distrutta nel corso di una tempesta marina.<br />
La differenza fra il romanzo e il film è soprattutto nell’impostazione: nei <em>Malavoglia</em> lo sviluppo della trama trova motivazione nei conflitti che l’irruzione del mondo moderno provoca nell’ambito del mondo rurale siciliano; in <em>La terra trema</em> l’impostazione è soprattutto politica: lo sfruttamento del lavoro umano e la ribellione; la lotta degli sfruttati, lotta nella quale gli sfruttati sono costretti a pagare un prezzo altissimo.</p>
<p>Il film ha come ambientazione il piccolo paese di Aci Trezza, la sua costa, i faraglioni che la fronteggiano, la riva del mare dove approdano le barche dei pescatori, le piccole e strette straduzze che percorrono il borgo, le colate laviche che col loro percorso interrompono il paesaggio, e poi gli abitanti, in massima parte pescatori, con i loro abiti sdruciti, il berretto in testa, gli stivali ai piedi, le reti da pesca arrotolate sulla schiena mentre rientrano, oppure seduti per terra a ricucirne gli strappi.<br />
In questo ambiente, splendidamente descritto, vero, vivo, incontriamo la famiglia dei Valastro. Come tutti, gli uomini hanno passato la notte in mare a pescare, a tirare le reti e a riempire la barca di pesce. C’è il nonno, c’è ‘Ntoni, un po’ il capofamiglia da quando il padre è morto in mare, ci sono i fratelli più giovani. Al ritorno, assieme agli altri pescatori, devono contrattare con i grossisti. Il prezzo offerto è basso, appena sufficiente a vivere una giornata, ma ogni tentativo di ottenere un aumento si spegne davanti all’intransigenza dei compratori. I pescatori più anziani sopportano, ma i giovani si sentono umiliati e cercano di ribellarsi, si rifiutano di cedere, si viene alla mani, ma alla fine non c’è nulla da fare. ‘Ntoni, fra tutti è il più determinato, in una delle risse di cui è protagonista, viene denunciato dai grossisti, viene arrestato e condannato al carcere. La prigionia, fortunatamente dura poco: la denuncia viene ritirata e ‘Ntoni torna a casa.<br />
La vita riprende. ‘Ntoni è innamorato, ricambiato da una fanciulla, Nadia, e dopo la pesca corre a salutarla e a passare con lei la mattinata. La sorella Mara è anch’essa innamorata, di un muratore, Vanni, col quale parla stando alla finestra. L’altra sorella, Lucia, è ancora giovanissima, molto bella e attira le attenzioni del maresciallo dei carabinieri che cerca, inutilmente, di farle la corte. Gli altri, i giovincelli e i bambini più piccoli sono accuditi dalla madre e dalle due ragazze.<br />
Si riprende a lavorare, ma nella mente di ‘Ntoni nasce un’idea. Se i grossisti si arricchiscono col loro lavoro, perché invece di lavorare per i grossisti non si comincia a lavorare per se stessi? L’idea fa strada. Se ne parla in giro. Se ne parla soprattutto all’interno della famiglia: ‘Ntoni ne discute col nonno, con i fratelli, Cola, Alfio e gli altri, ma anche con la madre, Maria, e con le due sorelle più giovani. La decisione è presa. Il capitale necessario lo si otterrà mettendo un’ipoteca sulla vecchia casa di famiglia. Ci si veste in modo dignitoso, si prende la corriera e si fa un viaggio fino al capoluogo. Si spera che anche altri trovino il coraggio di fare la stessa scelta, ma purtroppo gli altri pescatori, timorosi, non lo seguono. Non importa, andranno da soli. È una giornata storica. Il giorno successivo sarà il primo della nuova attività. I grossisti vedono di malocchio questa iniziativa. Sanno che ‘Ntoni è un bravissimo pescatore, e le sue pesche sono sempre abbondanti e hanno procurato loro ingenti guadagni. La sua uscita di scena li danneggerà, e augurano a ‘Ntoni di non farcela.<br />
L’impresa di ‘Ntoni nasce sotto buoni auspici. Proprio il primo giorno di pesca ci si imbatte in grossissimo passaggio di acciughe. La pesca è ricchissima. Si riempiono bidoni e bidoni. Si acquista il sale per la conservazione, cominciano le spese, comunque le cose vanno avanti. Non ci si può fermare. Una notte il tempo è minaccioso, ma la situazione economica non consente tregue. Si va in mare ugualmente. Si scatena la tempesta. Al mattino la barca dei Valastro non fa ritorno.<br />
C’è disperazione nei volti delle donne Valastro e anche nei colleghi. Si teme il peggio. Fortunatamente ‘Ntoni e gli altri riescono a tornare ad Aci Trezza, rimorchiati, ma la tempesta ha distrutto la barca, con tutto quello che conteneva. Tutto il lavoro, le prospettive, le possibilità se ne vanno in fumo. È la miseria.<br />
Per ‘Ntoni è dura. È costretto a cercare lavoro come lavorante a giornata, lui che era padrone della sua barca. Ma nessuno lo vuole assumere. I grossisti lo beffeggiano, e lo isolano. ‘Ntoni si sente abbandonato. Anche la fidanzata non si fa più vedere. La sorella Mara è costretta a lasciarsi con Vanni. Lucia non troverà certo marito in quelle condizioni, mentre il maresciallo dei carabinieri si fa più pressante con regali di vario genere. Sappiamo che cederà.<br />
La fame comincia a farsi sentire. Vengono venduti a prezzi stracciati tutti i bidoni di acciughe, ma anche questo non basta a sfamare la famiglia, e soprattutto non ci sono i soldi per riscattare l’ipoteca. La banca è inesorabile. La vecchia casa di famiglia, quella che è stata loro per generazioni viene sequestrata e passerà ad altri proprietari. Ormai tutto è finito. Il nonno, totalmente invalido è portato all’ospizio; ‘Ntoni passa le serate a ubriacarsi assieme ad altri cialtroni; Cola si guarda attorno senza prospettive; incontra uno straniero, e si fa arruolare assieme a un altro gruppo di giovani. Il suo destino sarà di entrare nella malavita organizzata. Lucia se ne andrà di casa e farà la prostituta nel capoluogo. Mara riuscirà a mantenere un po’ di orgoglio e si dedicherà a quello che rimane della famiglia. Per ‘Ntoni e i bambini l’unica possibilità di sopravvivenza è quella di accettare la vergogna di passare al servizio di grossisti.<br />
Visconti ha prodotto un capolavoro. Il tema principale della storia è quello di una rivolta individuale che si arresta davanti a una società classista. Il discorso polito-sociale si innesta in un ambiente che più veristico non potrebbe essere. Gli attori, pur non essedo professionisti, riescono a vivere e far vivere quella società di persone sfruttate, sempre in lotta con la miseria, e con gli sfruttatori. Il linguaggio parlato, il siciliano, non è facile da comprendere, ma lo sviluppo degli eventi è talmente chiaro che il film è perfettamente comprensibile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/02/07/la-terra-trema-di-luchino-visconti-1948/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE (Murder in the Cathedral), di Thomas Stearns Eliot, 1935</title>
		<link>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/02/01/assassinio-nella-cattedrale-murder-in-the-cathedral-di-thomas-stearns-eliot-1935/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=assassinio-nella-cattedrale-murder-in-the-cathedral-di-thomas-stearns-eliot-1935</link>
		<comments>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/02/01/assassinio-nella-cattedrale-murder-in-the-cathedral-di-thomas-stearns-eliot-1935/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 00:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=1855</guid>
		<description><![CDATA[Eliot mette in scena l’epilogo delle vicende che hanno opposto Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, e Enrico II re di Inghilterra. Siamo nel 1170, dicembre. Thomas Becket, che in passato era stato grande amico e consigliere del re il quale lo aveva nominato suo cancelliere, dopo la sua ascesa alla carica di arcivescovo, primate di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/Thomas_Becket_Murder.jpg"><img src="http://www.dicoseunpo.it/blog/wp-content/uploads/2016/02/Thomas_Becket_Murder-150x150.jpg" alt="Thomas_Becket_Murder" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-1865" /></a></p>
<p>Eliot mette in scena l’epilogo delle vicende che hanno opposto Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, e Enrico II re di Inghilterra. Siamo nel 1170, dicembre. Thomas Becket, che in passato era stato grande amico e consigliere del re il quale lo aveva nominato suo cancelliere, dopo la sua ascesa alla carica di arcivescovo, primate di Inghilterra, si trovò a prendere le distanze dal monarca. La materia del contendere era il conflitto fra il potere ecclesiastico e quello civile.<br />
<span id="more-1855"></span><br />
Becket sosteneva la superiorità della legge divina su quella promulgata ed esercitata dall’organizzazione dello stato, che aveva nel re il punto più elevato e nella nobiltà il punto di forza. Il contrasto costrinse Becket all’esilio in Francia, dove trovò protezione e amicizia nel re di Francia Luigi VII e alleanza con il papa Alessandro III. Dopo un lungo periodo di contrasti che coinvolsero anche i due regni e il papato, alla fine, proprio nel 1170, dopo sette anni, tanto è durato l’esilio dell’arcivescovo, si raggiunse un accordo con la possibilità di Thomas di rientrare in Inghilterra e riprendere il suo ruolo.<br />
Il lavoro teatrale inizia proprio al momento dell’arrivo di Thomas a Canterbury. Nell’edizione diretta da Costa Giovangigli per la RAI nel 1966 nel c’è un breve prologo, inserito dal regista, nel quale un sacerdote informa brevemente gli spettatori sull’antefatto.</p>
<p>All’inizio del dramma un coro di donne lamenta che l’arrivo dell’arcivescovo sia foriero di disgrazie. La sua assenza dal suolo inglese, era coincisa con un periodo di pace e sicurezza. La povera gente poteva adempiere alle proprie attività senza timori. “Contente – cantano le donne – se nessuno si cura di noi”. L’arrivo dell’arcivescovo, si teme, riaprirà i conflitti, allontanerà la pace, porterà con sé la paura.<br />
D’altro avviso sono i preti, che, dopo sette anni, vedono terminare la lunga assenza del loro superiore. Finalmente l’imperio del re e della nobiltà avrà termine, e la Chiesa riprenderà il suo ruolo nella società. Ma, si chiedono i preti, quale sarà il rapporto dell’arcivescovo con il re? Si sa che il ritorno di Thomas è stato reso possibile da un accordo fra Enrico II e Luigi VII, ma quale sarà ora il rapporto di Thomas con il re?<br />
Il Messaggero, che annuncia l’arrivo dell’arcivescovo, parla di una cosa rabberciata. La pace fra il re di Francia e il re d’Inghilterra non sembra aver coinvolto Thomas, che torna “con orgoglio e con dolore e proclama i suoi diritti per intero”.<br />
Ciò crea ulteriore sgomento fra le donne, ma i preti le sgridano. L’arcivescovo, tornando, restituirà alla Chiesa il suo ruolo e tutti coloro che vivono al suo interno, ne saranno compartecipi. La ruota, ora ferma, riprenderà a girare.<br />
Thomas, entrando in scena, tuttavia, giustifica il timore espresso dalle donne, e profetizza che, perché la Chiesa ricopra nuovamente il suo ruolo, vi sarà molto da lavorare e soprattutto molto da soffrire.<br />
A questo punto compaiono i tentatori.<br />
Il primo tentatore ricorda a Tommaso la piacevole vita che si faceva ai tempi del suo cancellierato, quando egli godeva dell’amicizia del re, e quando aveva a disposizione tutte le ricchezze di cui aveva bisogno. In quel tempo non si dimostrava particolarmente severo nei confronti dei peccatori. Occorre riconquistare l’amicizia del sovrano, approfittarne per poter riappropriarsi dei piaceri terreni che l’amicizia del re gli consentiva. La risposta di Thomas è categorica. Non serve a nulla rievocare il passato. Il tempo scorre e ciò che è stato è stato. Non si potrà rievocarlo una seconda volta. Il tentatore, insoddisfatto se ne va.<br />
Compare il secondo tentatore. Questi ricorda a Thomas il potere che aveva come cancelliere. La sua nomina ad arcivescovo lo indusse ad abbandonare la carica e il potere che ne derivava, per dedicarsi esclusivamente alla vita spirituale. Questo è stato un errore, poiché il potere è presente, mentre la santità è postuma. Occorre ritornare al potere, e alla domanda di Thomas di come ottenerlo, il tentatore risponde: occorre una certa sottomissione, e questa, ovviamente deve essere nei confronti del re. Solo subordinandosi al re potrà aver ragione dei baroni che, nel contesto attuale hanno ricuperato il lor potere. Thomas non accetta: il potere temporale può certamente influire sul benessere della gente e sull’ordine costituito, ma ora egli ha il potere che proviene dalla Chiesa, un potere superiore a quello temporale. Agisce in nome del papa per la salvezza delle anime. Dovrebbe inchinarsi al re per passare da un potere superiore a uno inferiore? Questo non lo farà. Il secondo tentatore esce e viene sostituito dal terzo.<br />
Il terzo tentatore approva l’intransigenza di Thomas. A differenza del secondo, sollecita Thomas a mantenere l’opposizione al re e, per avere maggior forza, ad allearsi con gli esponenti della nobiltà, che dall’autoritarismo centrale del re si sentono danneggiati. “I re non sopportano altro potere oltre il proprio. La Chiesa e il popolo hanno buone ragioni contro il trono”. Thomas risponde che egli non è contro il re e certamente non si fida di chi vuole distruggerlo. Se egli non può fidarsi del Re “ha una ragione in più per confidare in nessun altro che Dio”.<br />
Oltre i tre tentatori attesi, ce n’è un altro, il quarto. Il tema posto da questo tentatore è di più difficile soluzione. Egli mette sul piatto la gloria della santità. Approva senza mezzi termini la condotta di Thomas. Non può fidarsi del Re. Il re si è fidato di Thomas facendolo cancelliere. Si è sentito tradito e un re non può fidarsi due volte della stessa persona, quindi è inutile cercarne l’amicizia. Non può allearsi con i baroni, i quali pensano solo al loro profitto e sono spesso in lotta fra loro. La via giusta quindi è quella intrapresa. In sostanza, gli dice, “tu hai le chiavi del cielo e dell’inferno, hai il potere di sciogliere e legare&#8230; Tu che possiedi questo potere, mantienilo”. Ma Thomas si rende conto che tutto questo non porta da nessuna parte. La ruota gira, le cose sono destinate a dissolversi, questo potere finisce per essere un potere temporale. Non è certo quello che Dio vuole. Allora il tentatore gli pone l’ultimo grande problema: questo potere gli dice, se perseguito, porta al martirio, che è la gloria eterna. I troni cadono, la gloria della santità è il vero premio. Thomas capisce che se questa visone, che sente al suo interno come un desiderio, dovesse prevalere, non sarebbe un adempimento alla volontà di Dio, ma solo la ricerca di un proprio interesse, sia pur di alto livello. Respinge pertanto il tentatore e le sue proposte.<br />
Il destino di Thomas si va così definendo. Abbandonati i piaceri dell’esistenza, il senso del potere terreno, e respinto anche l’ultimo tradimento, quello di “compiere l’azione giusta per la ragione sbagliata”, resterà per Thomas un percorso di sofferenza e di morte. Il fine di questo percorso è la gloria di Dio, e il prezzo sarà pagato non solo da lui, ma anche dal popolo. Il coro delle donne si lamenta di paura, ne paventa i disastri e teme addirittura che Dio, che ha pur sempre dato loro una speranza e uno scopo, le abbandoni alla ferocia degli uomini.</p>
<p>È Natale. L’arcivescovo recita le funzioni e fa un discorso al popolo.<br />
Nel discorso viene portata alla luce l’esistenza dei due sentimenti contrastanti che albergano nell’animo dell’uomo giusto: la gioia e il dolore. Proprio a Natale questi due sentimenti trovano composizione: la gioia per l’anniversario della nascita del redentore, e il dolore per il suo sacrificio che si rinnova nell’ambito della Messa. Così gioia e dolore si realizzano anche nel giorno successivo, quello di Santo Stefano, il primo martire. Dolore per la sua morte, gioia per la consapevolezza che egli gode della vista di Dio nei cieli. E così sarà per tutti i martiri, che continueranno a esserci. Perché Cristo disse all’uomo. Vi porto la pace. Ma la sua pace non è quella terrena, la pace fra le nazioni che non si fanno guerra, la pace degli uomini che vivono in ben pasciute famiglie. Cristo disse esplicitamente che la sua pace non è la pace che dà il mondo; ma la pace che Egli ci dà la si raggiunge con la santità e anche col martirio, e che ci conduce nel regno di Dio.</p>
<p>Si giunge così al quarto giorno dopo Natale, il 29 dicembre. A Canterbury arrivano quattro cavalieri. Vogliono parlare con l’arcivescovo in nome del re. I frati li accolgono con gentilezza, ma i quattro cavalieri sono molti irritati e determinati. Appena sono davanti a Thomas lo accusano di aver tradito la fiducia che il re aveva posto in lui, e gli rinfacciano la sua umile origine. La risposta di Thomas è aspra: non siete venuti per portarmi un messaggio del re, ma per insultarmi e bestemmiare. Io non risponderò. Se c’è un’accusa del re nei miei confronti – ribadisce – io mi discolperò pubblicamente. I cavalieri vogliono che egli si discolpi “qui ed ora”, senza attendere un processo pubblico. E gli elencano quelli che essi giudicano i suoi misfatti: in primo luogo quello di non avere espresso gratitudine al re per essere stato riaccolto in Patria dopo sette anni di volontario allontanamento e dopo essere stato reintegrato nel suo titolo. Non solo, ma di avere fomentato discordie e avere denigrato il re presso il re di Francia e presso il papa. E come seconda e grave accusa gli viene contestato di avere scomunicato i vescovi che hanno convalidato l’incoronazione del figlio del re. Thomas nega la prima accusa, nel senso di essersi sempre dimostrato un suddito fedele, a parte il suo stato nella Chiesa; e per quanto riguarda la seconda accusa, la scomunica proviene dal papa, ed egli ne è stato solo uno strumento. I cavalieri non si placano e gli intimano di lasciare l’Isola in nome del re. Thomas rifiuta. È stato sette anni lontano dal suo popolo, e niente, neppure la morte, ora potrà impedirgli di stargli vicino. I cavalieri escono proferendo minacce sul suo conto.<br />
I preti si rendono conto della serietà della situazione e impongono a Thomas di rifugiarsi. Si trasferiscono all’interno della Cattedrale dove Thomas si dedicherà alle sacre funzioni. I frati sbarrano la porta del tempio, ma Thomas ordina loro di riaprirle. I cavalieri spingono per entrare, e una volta aperte le porte, si precipitano all’altare, dove Thomas è inginocchiato, e dopo aver urlato ancora una volta le note accuse, non ricevendo risposta, trafiggono l’arcivescovo con le spade.<br />
Il coro delle donne piange l’assassinio e la morte del sua arcivescovo.<br />
Usciti sulla piazza, i cavalieri si rivolgono al popolo. Sanno che il popolo avrà pietà per l’arcivescovo e disprezzerà loro che in quattro, armati, hanno ucciso un uomo disarmato. Parleranno per giustificare la loro azione e per dimostrarne la necessità.<br />
Gli argomenti, svolti da ciascuno dei quattro cavalieri.<br />
Primo: in questa azione i quattro cavalieri non hanno guadagnato nulla. Il re Enrico, dovrà comportarsi in merito come impongono le circostanze del governo. Certamente li sconfesserà, ed essi finiranno per pagare duramente questo atto, fatto per il bene della Patria, con l’esilio.<br />
Secondo: lo scopo del re e quello dell’arcivescovo. Lo scopo del re è quello di governare il paese; quello dell’arcivescovo di governare gli interessi della Chiesa, anche contro gli interessi del Paese. In condizioni normali questo avrebbe comportato un processo all’arcivescovo e la condanna a morte per tradimento. Nelle condizioni eccezionali in cui il Paese sta vivendo, questo passaggio si è rivelato impossibile e è stato giocoforza ricorrere alla violenza.<br />
Terzo: chi ha ucciso l’arcivescovo? L’arcivescovo stesso, con i suoi atti ha dimostrato di volere essere ucciso: non è fuggito, quando avrebbe potuto farlo; ha aperto le porte della chiesa quando i suoi sacerdoti le avevano chiuse per proteggerlo; non ha lasciato il tempo a noi, esaltati dall’asperità del contrasto, il tempo di far sbollire l’ira. Di fatto, con i suoi atti ha dimostrato di volere la morte. La risposta alla domanda quindi non può essere che quella di Suicidio per infermità mentale.<br />
Il dramma termina con canti da parte dei preti e del coro delle donne in cui si esprima gloria nel confronti di Dio della santità che contribuisce alla redenzione dell’uomo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dicoseunpo.it/blog/2016/02/01/assassinio-nella-cattedrale-murder-in-the-cathedral-di-thomas-stearns-eliot-1935/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
