The man who mistook his wife for a hat, di Nyman (ascolto di CD)

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Mi sono imbattuto un po’ per caso in questa opera da camera. Naturalmente mi ha incuriosito: il suo autore è uno di quelli etichettati come “minimalisti”, cioè compositori il cui linguaggio è basato sulla ripetizione, la pulsazione costante e l’armonia consonante (definizione di Michael Steinberg). L’opera ha un organico ridotto (due violini, una viola, due violoncelli, arpa e pianoforte), solo tre personaggi (un tenore, un baritono e un soprano) ed è piuttosto breve (dura meno di un’ora).

È tratta da uno studio del dott. Oliver Sacks, un neurologo specializzato in danni alla corteccia cerebrale.

L’oggetto dello studio (reale, non frutto di invenzione) è il dott. P., stimato cantante, che ad un certo momento della sua vita ha cominciato a manifestare problemi di vista. Questi problemi non riguardano tanto l’apparato visivo, che in diversi controlli medici è ripetutamente risultato indenne, ma è l’area della corteccia cerebrale dove si formano le immagini e se ne realizza il significato che risulta danneggiata. In altre parole, in questo tipo di cecità (detta appunto cerebrale) l’oggetto viene percepito dal paziente, ma non riconosciuto come tale: appare solo come sagoma priva di significato. Detto per inciso, lesioni di questo tipo possono essere dovute d diverse cause. Nel caso studiato dal dott. Sacks si tratta di sintomi iniziali della malattia di Alzheimer.

L’opera segue il percorso diagnostico che il dott. Sacks esegue sul dott. P e si realizza in una serie di “eventi” (potremmo chiamarli test diagnostici) nel corso dei quali si manifestano via via i contorni del problema. Essa si articola in un prologo e due parti. Il prologo non è altro che la presentazione del caso fatta dal dott. Sacks.

La prima parte si svolge nello studio medico e si incentra soprattutto nella visita neurologica di routine, che risulta del tutto normale. Due eventi tuttavia nel corso di questa prima parte attirano l’attenzione del medico: il primo è che il dott. P., nel rivestirsi, ha difficoltà a riconoscere una scarpa; il secondo è l’episodio che ha dato il titolo allo studio e all’opera: nell’uscire dallo studio, l’uomo afferra la testa della moglie credendo di indossare il suo cappello. Una serie di immagini che quindi gli vengono sottoposte conferma la gravità dei disturbi visivi, tant’è che il dott. Sacks decide di continuare l’esame del paziente nel suo ambiente domestico, per entrare meglio nella logica del suo rapporto con l’ambiente di vita.

La seconda parte riguarda gli “eventi” nell’ambiente domestico, che sono più numerosi: in un evento il dott. P. canta in modo perfetto un lied di Schumann dal Diechterliebe, individua la geometria di alcuni solidi, individua carte da gioco, ma resta intrappolato davanti a fotografie dei suoi famigliari e di se stesso, si confonde davanti a una trasmissione televisiva, riesce a riconoscere una rosa solo dal profumo, non riconosce un guanto, ma fa una partita a scacchi in modo perfetto battendo il dott. Sacks; torna a confondersi quando gli si chiede di descrivere la strada dove abita. Per ultimo, il dott Sacks si rende conto che il dott. P. ha svolto una attività anche come pittore, ed esaminando i suoi quadri constata che, mentre nei quadri dipinti molto tempo prima le immagini sono ben dettagliate, nei quadri successivi i dettagli vengono via via perduti, e sostituiti da una pittura sempre più astratta, finché gli ultimi quadri perdono qualsiasi significato pittorico e si presentano solo come caos. Qui c’è una interessante discussione del dott. Sacks con la moglie del dott. P. sull’evoluzione dell’arte in senso “moderno” e sul significato dell’arte astratta, anche in rapporto all’organizzazione visiva del mondo.

 

Per finire il dott. Sacks chiede alla sig.ra Sacks come il marito, in assenza delle proprietà visive necessarie, sia in grado di gestirsi. La risposta è sorprendente: egli attribuisce ad ogni atto della quotidianità (lavarsi, vestirsi, pranzare, etc.) una melodia che canticchia seguendo una traccia preparatagli dalla moglie.

Naturalmente gli “eventi” come da me elencati appaiono molto schematici e potrebbero sembrare noiosi. In realtà nel libretto essi sono descritti con una certa vivacità e destano interesse.

Quello che durante il percorso diagnostico appare sempre più chiaro, alla fine, è la capacità del dott. P. di identificare gli aspetti e le coordinate geometriche degli oggetti, e in base a queste, se vi sono residui nella memoria, è anche in grado di riconoscerli e di rapportavici. Altrimenti l’oggetto gli appare privo di qualsiasi significato, come se non esistesse. La musica, d’altra parte, sembra un elemento in grado di fornire un’organizzazione in grado di sopperire in parte alla disorganizzazione visiva.

Le conclusioni del dott. Sacks è che non vi sono possibilità di guarire una simile affezione, e che l’unico consiglio che egli può dare è quello di affidarsi alla musica per riuscire a dare un senso a questo suo mondo.

La drammaturgia.

Si tratta di una sequenza di eventi, un po’ alla maniera di Fluxus. Gli eventi sono collegati l’uno all’altro, ma sono autonomi, ovvero hanno una espressione musicale propria, un po’ come dei numeri chiusi. Fra gli eventi a volte si trovano le riflessioni del dott. Sacks che si staccano dagli eventi, ma che possono fungere da collegamento.

Inoltre nel corso dell’opera vi sono anche delle vere e proprie arie.

La musica.

Essa è basata sulla struttura ad eventi. Il prologo è parlato, e accompagnato da una serie di accordi del pianoforte. Questi accordi rappresentano la base delle successive variazioni che accompagnano gli eventi.

Il linguaggio è quello che viene definito minimalista. In ogni evento vi è un tipo di musica propulsiva che ripete continuamente, in modo variato, la serie di accordi. Anche le voci seguono questa logica, dando luogo ad una scansione quasi (o senza quasi) ossessiva. In ogni evento cambia il modo di variare la serie di accordi, cambia il ritmo, cambia il colore orchestrale. All’inizio il discorso musicale appare ben organizzato e chiaro alla percezione. Durante le riflessioni del dott. S. sull’esito dei test, la propulsione rallenta e la musica sembra seguire il corso dei pensieri.

Mano a mano che l’opera procede, le variazioni che accompagnano il canto tendono a intrecciarsi nel corso dei vari eventi, disarticolando il tipo di organizzazione iniziale. Questo sembra accompagnare la consapevolezza sempre crescente, da parte dell’ascoltatore, della disorganizzazione visiva che via via emerge dai test, e quindi del mondo come percepito. Nyman stesso, nel suo articolo di analisi allegato al CD, manifesta proprio l’intenzione di trasferire nel mondo dei suoni quello che lo spettatore giunge gradualmente a comprendere della disorganizzazione del mondo visivo del dott. P. Non che compaiano dissonanze, o timbri strani: solamente, le variazioni risultano meno stabili e tendono a modificarsi all’interno dello stesso “evento”. Questo mi è sembrato molto interessante, e degno di attenzione.

Nell’ambito di questa struttura generale dell’opera trovano posto episodi cantabili. Qui la melodia prevale sul ritmo propulsivo dell’accompagnamento, dando luogo a episodi notevolmente belli, almeno per me. Si tratta di vere arie, come “Ich grolle nicht” con accompagnamento di pianoforte solo, dal Diechterliebe di Schumann, e, sempre da Schumann, “I see a river”, e inoltre “O rose thou art sick” tratta da Britten su versi di Blake; oppure di un vero e proprio terzetto “From our end”, ancora tratto da un lied di Schumann; o anche l’aria finale del dott. S. “I cannot tell you”, o l’aria di Mrs. P. in tre parti, proprio all’inizio, che accompagna la visita neurologica di routine, e che si può interpretare come una specie di contrappunto alle recite del neurologo sugli organi esaminati.

A proposito degli impresiti da Schumann, sappiamo che il dott. P. riesce ad organizzare il proprio mondo, visivamente disorganizzato, attraverso la musica, per la quale ha un orecchio e una sensibilità pressoché intatte. E Nyman immagina che sia proprio la musica di Schumann a rappresentare il centro di questa organizzazione. Negli episodi in cui il dott. P. ad esempio mangia, o si riveste, o comunque compie un atto di vita quotidiana, egli canticchia una qualche melodia, come se ciò fosse una guida al suo comportamento. Nyman spiega che queste melodie sono tratte da lieder di Schumann, ovviamente stilizzate al fine di sottolinearne la funzione organizzatrice che esse assumono nelle diverse circostanze.

Il finale è molto bello. L’aria con la quale il dott. S. confessa di non saper spiegare il motivo della anomalia, e dice al paziente: “My only prescription is more music! More music!” è un canto disteso accompagnato da tutti gli strumenti, con gli archi che descrivono brevi scale ascendenti, e da un lungo vocalizzo del soprano. L’aria passa senza soluzione di continuità nell’epilogo parlato, accompagnato solo dal pianoforte, e poi in una chiusa puramente strumentale alla quale si unisce il vocalizzo del tenore, che termina con una nota in sospeso, come in sospeso sono gli ultimi versi :“But… when de music… stopped, so he did…

Che dire di più? (ma ho già detto anche troppo) Che si tratta di un’opera interessante, a tratti anche con episodi belli. Tuttavia dopo aver ripetutamente ascoltato quest’opera ho voluto riascoltare Nixon in China. Ecco, mi è sembrato di fare un salto infinito. Adams è un vero genio.

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