ASYLUM – FOLLIA, di David Mackenzie (2005)

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Il film è tratto dal romanzo Follia di Patrick McGrath, ambientato in Inghilterra nel 1959.

Una giovane coppia con un figlio, approda in un ospedale psichiatrico, dove il marito (Max Raphael, interpretato da Hugh Bonneville) è stato nominato vicedirettore. Questa sua nomina fa soffrire di gelosia uno psichiatra più anziano (Peter Cleave, interpretato da Ian McKellen), che pensava che la nomina le fosse dovuta. La moglie di Max (Stella, interpretata da Natasha Richardson) soffre malvolentieri l’ambiente delle mogli degli altri psichiatri dell’ospedale. Si innamora di un paziente (Edgar Stark, interpretato da Marton Csokas), uno scultore forse fallito, ricoverato perché ha ucciso la moglie in modo estremamente crudele.

L’amore della donna ben presto si trasforma in una violenta e incontrollabile passione. Gli incontri fra i due si fanno sempre più frequenti, finché Edgar fugge, lo scandalo dilaga e Stella lo raggiunge nel suo rifugio.

Il rapporto fra i due assume aspetti di violenza, e l’assassinio della moglie riappare come uno spettro. Stella viene ricuperata dalla polizia mobilitata, e assieme al marito, che nel frattempo è stato licenziato dall’ospedale psichiatrico, si trasferisce in una regione lontana, nel Galles.

La passione tuttavia non abbandona la donna, che vive in modo trasognato pensando all’amante. Questi con uno strattagemma riesce a sapere il nuovo indirizzo e a raggiungere la donna, ma il reincontro ha breve durata. Edgar viene catturato e ricoverato nell’ospedale in cella di isolamento. Stella vive come in trance. Durante una gita scolastica vede il figlio annegare senza fare neppure un cenno per correre in suo aiuto. La passione si è trasformata in follia. La donna viene ricoverata nello stesso ospedale psichiatrico dove aveva lavorato il marito, e messa sotto le cure di Peter, che nel frattempo è diventato il direttore. Peter, è innamorato della donna e la vuole sposare. La cura con dolcezza e amore, e Stella sembra acconsentire. Ma, alla fine, quando la sua speranza di rivedere Edgar viene delusa, la donna sale sulla torre dell’edificio e si butta nel vuoto.

Il film è bello, molto claustrofobico. La claustrofobia in parte è negli ambienti: l’ospedale psichiatrico, lo squallidissimo rifugio di Edgar a Londra, la nuova casa nel Galles. Ma la claustrofobia è soprattutto nella soffocante passione di Stella, nel suo dolore devastante, nella sua perdita di partecipazione alla vita. L’epilogo, col salto dalla torre, potrebbe essere un momento liberatorio se l’immagine finale non fosse incentrata sui tre uomini rimasti soli, in preda ai ricordi. «L’ha delusa il marito, l’ho delusa io e la deluderà anche lei» dice nell’ultima scena Edgar, nella cella di isolamento parlando con Peter.

Fotografia, montaggio danno un ritmo al film che tiene desta l’attenzione fino alla conclusione. Grandissima, come sempre, l’interpretazione di McKellen.

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