IL DIAVOLO NELLA CATTEDRALE, di Frank Schätzing

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Si tratta di una specie di giallo ambientato storicamente. La trama si svolge a Colonia in periodo medioevale. Città del Sacro Romano Impero, ha la caratteristica di sorgere sul corso del basso Reno. Questo le permette di essere un centro commerciale molto attivo e sede di un ricco e variegato artigianato.  Le vicende narrate si svolgono nel giro di pochi giorni, dal 10 al 14 settembre 1260. Il potere nella città è dominato da un arcivescovo astuto e potente, Konrad von Hochstaden, salito alla carica nel 1238. Tuttavia Colonia è una città sostanzialmente autonoma, che mal tollera un potere monocratico, per cui la sua storia è caratterizzata da continui scontri, con alterne fortune, fra il potere arcivescovile e, da una parte i nobili, che si vedono usurpati i loro privilegi, dall’altra i cittadini, i più accaniti difensori dell’indipendenza.

Il tempo nel quale è ambientato il romanzo sono cinque giorni cruciali di questi scontri. I protagonisti del giallo sono comuni cittadini di Colonia che si trovano improvvisamente invischiati in turbinose vicende. Il tutto origina con la morte del maestro Gerhard Morart, che il 11 settembre precipita dalle impalcature della costruenda cattedrale.

Gerhard Morart è l’architetto che ha ideato e progettato questa cattedrale, il più grande e solenne monumento della cristianità, fortemente voluta dall’arcivescovo Konrad Hochstaden, che ne ha anche posto la prima pietra nel 1248, e ne ha dato l’avvio alla costruzione. Della sua morte è testimone inatteso un giovane ladruncolo chiamato Jacop la Volpe. Egli vede il maestro precipitare, e si rende conto che non si tratta di un incidente. Infatti ha visto, dietro il maestro, comparire una grande ombra, un uomo gigantesco che, con ogni evidenza, l’ha spinto nel vuoto.

In realtà la morte di Gerhard è stata un omicidio, e il suo assassino è un nobile scozzese, Urquhart, personalità misteriosa, dotato di una incredibile forza fisica e morale, ma anche di un inspiegabile insensibilità e cinismo. Di ritorno dalle crociate, in questa circostanza è stato assoldato da un gruppo di nobili, capitanati dagli Overstolz, e in particolare da Johann il più anziano, e Mathias il più aggressivo. Questo gruppo di nobili sta organizzando un complotto, e Gerhard viene soppresso perché, al corrente dell’intrigo, potrebbe divulgarlo e quindi farlo fallire. È essenziale che la morte del maestro appaia agli occhi dell’opinione pubblica un incidente, come appunto potrebbe essere interpretata la caduta delle impalcature della costruenda cattedrale.

L’assunto sul quale si svolge la trama del romanzo è che si scopre che all’assassinio di Gerhard era presente un testimone, che non solo ha visto la spinta che ha provocato la caduta, ma ha anche raccolto le ultime parole del moribondo. E ovvio che il gruppo dei congiurati è costretto eliminare anche Jacop la Volpe prima che racconti in giro la sua testimonianza, e di questo si deve occupare ancora una volta Urquhart.

Il romanzo segue così le peripezie della giovane Volpe, abbastanza astuta da sfuggire a molte delle trappole che gli vengono tese; ne racconta gli incontri, gli appoggi e le amicizie che riceve da personaggi come il tintore Goddert von Weiden, sua figlia Richmodis, e il medico, filosofo, saggio e studioso Jaspar Rodenkirken, che in questo modo svolgono la funzione di coprotagonisti; e racconta anche le peripezie dei congiurati, i loro contrasti, le loro preoccupazioni,

Nel corso degli eventi, più o meno intricati, nasce nella mente di Jacop la Volpe e i suoi amici il sospetto che si stia organizzando un complotto da parte dei nobili per ripristinare il loro potere a danno dei cittadini “plebei” ai quali i nostri protagonisti appartengono. Da qui si impongono le ricerche approfondite e rischiose che essi svolgono e che condurranno a una soluzione, più o meno accettabile, dei misteri che si intrecciano nel corso della narrazione.

 

Il libro, nella lettura non mi ha entusiasmato: in certi momenti appare anche alquanto noioso. È dettagliatissimo nei particolari: dalla descrizione delle strade della vecchia Colonia, agli abiti dei personaggi, al loro aspetto generale, alle loro azioni. E, come sempre accade le descrizioni eccessive finiscono per causare una certa lentezza nello sviluppo dei fatti. Si pensi che in quasi 450 pagine si narrano gli eventi di 4-5 giorni.

Inoltre, accanto al racconto degli eventi si fanno molti riferimenti alla politica del tempo: le pressioni del papato per far diventare Colonia una città arcivescovile, le lotte dei diversi arcivescovi che si sono succeduti a volte contro lo stesso papa a favore dell’imperatore, a volte inversamente, che poi non rappresenta altro che l’eterno scontro fra Guelfi e Ghibellini. Questa parte, che potrebbe chiarire molti degli aspetti della storia medioevale, del ruolo delle città, soprattutto dopo l’anno mille, quando in tutta Europa si è andato sviluppando la spinta all’urbanesimo e la progressiva decadenza del potere feudale, in realtà mi è parsa piuttosto confusa, soffocata dalle esigenze di portare avanti la trama del giallo.

Per finire vale la pena di citare il protagonista muto del romanzo: il duomo di Colonia, la grande struttura che avrebbe dovuto essere completata del corso del secolo, ma che per le difficoltà del progetto, per i contrasti politici, e per carenze realizzative, è rimasta incompiuta per molti secoli. In realtà, le uniche strutture completate al tempo del romanzo era la navata centrale e il coro. Proprio dalle impalcature del coro era precipitato il maestro Gerhard, e proprio sotto il  pavimento della navata centrale, come da suo desiderio, è stato sepolto, alla sua morte l’anno successivo, l’arcivescovo Konrad von Hochstaden.

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