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I BIMBI

 

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Quasi più non vivo coi bimbi.
Quasi, li ignoro.
E quelli ch'erano bimbi con me
perdon le chiome o imbiancano, han già le lunghe barbe.
E molti bimbi fecero.
Io, bimbi, no. I miei fratelli, pure,
son orfani di figli. Stagna il mio sangue
come gora fra sassi alti, nel continuo torrente della vita.

Amo, senza invidiarli, i bimbi.
Io non so se m'amino. Uno s'appressa
al pianoforte ov'io suono Danze Macabre sovente.
E mi guarda come si guarderebbe un Dio. Un'altra
(bella come l'amore che non s'incontra)
mi siede sulle ginocchia, quando scrivo,
e mi domanda - Tu scrivi alla Madonna?

Innocenze. Son figli
di stranieri. Nulla so
de' lor sangui, de' lor sogni: donde vengano,
chi li aspetti.
Entrano dalla mia porta aperta sempre.
E se ne vanno con qualche chicca in bocca.
Certo han le madri giovani. Ed io le fuggo
per non dar loro fratelli adulterini.
Lui m'ha chiamato - Zio! - ieri.
Lei, domani, può chiamarmi - Nonno! -
Sentono che son vecchio.
E, in fondo, già mi burlano
per tale. Se mi vedessero cadere nel fango, in istrada,
sarebbe un'altra risata, come pel vecchio Parini.
Ed io m'avrei quel tema per un'altra Ode.
Tutto ciò è un poco triste.
Ma non bisogna uccidersi, per questo. Anche i bimbi
diventano vecchi, a giorno a giorno.


Paolo Buzzi (da “Poesie scelte”, Ceschina, Milano 1961)