BENVENUTO A «DI COSE UN PO’»

 
 

TORTURE

 

ULTIMI INSERIMENTI

DATAROOM:

POETI

QUADRI: LEONARDO DUDREVILLE (11/01/2019)

QUADRI: PIERO MARUSSIG (21/1/2019)

QUADRI: GEORGE GROSZ (2/02/2019)

QUADRI: GIAN EMILIO MALERBA (7/02/2019)

QUADRI: UBALDO OPPI (7/02/2019)

QUADRI: LAURENCE LOWRY (10/02/2019)

QUADRI: GETTY BISAGNI

(15/2/2019)

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture, di tutto ciò si tiene conto.

Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano, e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.

Nulla è cambiato.
C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo ne risponde
era, è e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.

Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso,
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.

Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’animula vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.


Wisława Szymborska (Traduzione di Pietro Marchesani)

Testo originale polacco