BENVENUTO A «DI COSE UN PO’»

 
 

AL PRIMO SENNO

Canzone prima

 

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Madrigale I

Illustra, o Primo Senno, il senno mio,

tu che inspiri il sapere all'universo,

come dal Primo Amore

e dal Primo Valore

vien ogni possa e voglia: tu il mio verso

fa di te degno e del mio gran desio.

Che se Necessitate

influsso è di Possanza

e di Amor Armonia,

da te dipende il Fato e l'ordinanza.

Tu reggi Amor, guidi la Potestate

ed ogni ierarchia,

tu, giudice ed autor di veritate.

Madrigale II

Era il Senno degli enti da principio,

ed era appresso Dio, era Dio stesso

sì come era il Potere

e l'Amor, che tre vere

preminenze dell'essere io confesso,

degli enti tutti un interno principio,

onde ogni parte e tutto

puote, ed ama, e conosce

essere ed operare;

segue le gioie e fugge dall'angosce;

strugge il nemico, per non esser strutto,

e 'l simil fa cercare:

dal che fu il mondo in ordine ridutto.

Madrigale III

Autor dell'universo e di sue parti

fu il Senno, a cui natura è quasi figlia,

l'arte nostra è nipote,

che fa quel che far puote,

l'idee mirando, che la madre piglia

dall'avo, che d'un'arte fe' tante arti.

Però sé sente ed ama

per essenza e per atto

ogn'ente, e l'altre cose,

in quanto sente sé mutato, e fatto

quelle per accidente. Indi odia e brama

chi a male o ben l'espose.

Talché il mutarsi in noi saper si chiama.

Madrigale IV

Ma non del tutto, ché sarìa morire

in sé e farsi altro, come legno fuoco.

Ma di poca mutanza

si nota, per sembianza,

che il resto è, addoppiando molto o poco.

Dunque saper discorso è del patire.

Ma lo Senno Primero,

che tutte cose feo,

tutte è insieme, e fue:

né, per saperle, in lor si muta Deo,

s'egli era quelle già in esser più vero.

Tu, inventor, l'opre tue

sai, non impari; e Dio è primo ingegniero.

Madrigale V

Come le piante al suolo, i pesci all'acque,

le fiere all'aria e li splendori al sole

han sì continovate

le vite, che, staccate,

sì svanisce il vigor, riman la mole:

così al Senno Primo unito nacque,

come è bisogno e quanto

per conservarsi, ogn'ente

con più o manco luce;

e, da lui svélto, ignora, muore e mente:

né si annullando e variando manto,

quel che può, si riduce,

come ogni caldo al sole, al Senno santo.

Tommaso Campanella (Poesie Filosofiche, 1590-1600)