BENVENUTO A «DI COSE UN PO’»

 
 

SUL SAN MICHELE

 

ULTIMI INSERIMENTI

DATAROOM:

POETI

QUADRI: WILLIAM DOBSON (14/03/2019)

QUADRI: JOHANNES VERMEER (18/03/2019)

QUADRI: EDWARD HOPPER (18/03/2019)

QUADRI: AUGUSTE RODIN (8/04/2019)

QUADRI: CAMILLE CLAUDEL (9/04/2019)

QUADRI: PIERO GUCCIONE

(25/4/2019)

QUADRI: PAOLA FOPPIANI (27/05/2019)

QUADRI: HILMA AF KLINT (22/6/2019)

Ho detto ai soldati: «Per oggi riposo,

Per oggi aspettatemi qui.»

E ho preso la strada del monte: 

Sito grigio, sito sassoso. 

Lo chiamano monte, così, 

Perché fu tremendo il salire. 

Non c’era vento a lambire 

La fronte,

Ma la mitraglia passava di qui.

Grigia terra, deserto salire 

Al culmine

E riscendere della pietraia, 

Grigio d’erbacce e di ghiaia, 

Pietre infrante, rottami, travi, 

Come cose finite dal fulmine: 

Il mio passo vi cerca la strada. 

Son colmi gli scavi

Delle trincere

Rivoltate e sommerse. 

Non vedo che schiere 

Nel cielo di nuvole perse 

Tetre, nere,

Passare, col vento, di là, 

Come una gente che vada 

Verso l’eternità.

Morti, compagni morti 

su l’ascesa della collina, 

So come fu, come sarà: 

Saliva lenta la china: 

Scendeva a saette, scendeva 

Terribilmente l’oscurità. 

Morti, compagni morti, 

So come fu, come sarà:

Le nuvole passano il muto 

Cielo. Ha taciuto

La battaglia. Tace coi morti 

Il monte

Senza suono, senza terribilità.

Cerco nel monte i morti 

Ma i lor visi li cela la terra

Gli occhi nel termine assorti 

le facce indurite

Dal martellar della guerra 

Facce di gioventù,

Occhi fermi, cari visi,

Nel mondo non ci son più.

Gli sguardi a lontano e i sorrisi, 

Dall’anima non salgono più. 

Nel monte li mangia la terra 

I compagni; la guerra

E’ passata più là.

E sento il cannone che batte; 

che batte, che non ristà.

Vorrei parlarvi ed andare

Compatti dietro il cannone 

Veder le granate a smontare 

Pezzo per pezzo le corone 

Delle trincere

Sopra i colli bruciati.

Avervi compagni, beati

Di giovinezza e d’orgoglio. 

All’assalto delle trincere 

E lungi dal soglio

Dell’opera prese

Altri monti vedere

Altre schiere

Avverse

Altri cieli senza confine 

Altro ridente paese.

Non vedo che un velo 

Di nuvole perse

Tetre, nere,

Andare col vento nel cielo.

Il soffio dolce e forte

Nel sonno, nella fatica 

Soffio della rorida vita 

Nel tronco robusto,

È spento. La mano riposa 

Senza carne sopra le dita; 

La gamba non è dolorosa 

D’alcuna ferita.

Riposa la fronte

Sopra l’orbite vuote

Nel buio della terra

E tace il monte

Che vi rinserra.

E inutilmente, o sepolti, 

Ricordo e ripenso

E smarrito ogni senso 

Nei vostri cuori,

I vostri sogni e i sorrisi 

E i dolori

Nel vento dissolti

Morirono là,

Dove segue la vetta

La china; verso il cannone

Che batte e batte, che non ristà.

Carlo Emilio Gadda (Gaddus, 4 luglio 1917)