BENVENUTO A «DI COSE UN PO’»

 
 

FERNANDO

 

ULTIMI INSERIMENTI

DATAROOM:

POETI

QUADRI: AMEDEO BOCCHI (28/7/2018)

QUADRI: ADOLFO WILDT (22/8/2018)

QUADRI: ÉMILE FRIANT (29/8/2018)

QUADRI: SILVESTRO LEGA

(18/9/2018)

QUADRI: FELICE CASORATI (25/09/2018)

QUADRI: ALFONSO MAFFINI (19/10/2018)

SCRITTI: SCRITTI DELL’ANTICO EGITTO (4/11/2018)

Perché un vecchio come lo zio Fernando,

arrivato a novantasei anni, dal suo letto

in cima al paese urli e chiami mamma.

Perché prima di lui tanti, scappati di casa

e carponi risaliti sulla strada che portava

alla casa dell’infanzia, senza ascoltare consigli.

Del come ci sia questo spazio intermedio

tra la vita e la morte in cui si cancella tutto il tempo,

e si stia inermi come neonati nelle braccia di chi ci ha amato.

Come se la vita non fosse accaduta.

Come se costruirsi una personalità, fosse,

all’improvviso, un tempo perso, perché in verità

non volevamo che sostare e chiedere conforto.

Adesso ci fa compagnia il grido cadenzato,

quasi di ora in ora, dello zio, che si spinge giù dall’alto,

sui tetti delle case più in basso e ci contiene:

é come un dio del tempo, un Re che dal suo castello

col suo grido di dolore tenga in scacco il villaggio.

Fuori stanno calmi i boschi nella notte,

e adesso che anche loro vanno a dormire

noi di via della Penna, di via della Chiesa

rimaniamo sovrastatati dalla morte - ma così

tra una figlia e una moglie, così stretto come potrai cadere via?

Mai nessuno nella vita si sarà sentito tanto al sicuro.

Del perché adesso mentre stavo scrivendo di te,

sei morto, alle nove del mattino, alla fine di luglio.

Non c’è più nessun padrone nel castello

tutta la favola della vita al confine con la morte

e della tua mente sospinta all’indietro

che batteva il tempo per tutti noi, è finita.

Mi ricordo di te a ottant’anni nella vigna

appoggiato al bastone, col solito sguardo da bambino

varcavi in lungo e in largo i tuoi confini,

ti godevi la giornata che a quell’ora ancora ti portava

dove erano le cose tue più care. Di quella fierezza

non ho più avuto notizia né mi è capitato altre volte

di conoscere così bene il senso della parola appartenere,

così come tu appartenevi a quella vista,

con la figura di tua madre ancora tiepida nel petto.

Perché ci sia questa magia dell’uomo che cammina,

in un tempo che a dispetto di molti, non si ferma, non finisce,

e si assottiglia per arrivare a domani.

Alba Donati (Da Idillio con cagnolino, 2013)