BENVENUTO A «DI COSE UN PO’»

 

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        Stretto tra le braccia di Morfeo

là dove l’oblio tesse la sua tela

avvolto da un sonno oblioso, in un sogno

che prima o poi verrà gettato

nel fiume dell’oblio. Sale di mare

dal sonno mi scuote, cammino

lungo il bagnasciuga guardo

e sento il mare,

attimo per attimo tessitore

della mia e dell’altrui speranza.


Lascio grandi impronte nella sabbia,

sabbia poco scabra, il sole

ormai è alle spalle, le onde

arrivano alla mia impronta,

la colmano d’acqua, ne rodono

le estremità e la cancellano.

Vado avanti calpestando

la mia impronta: la guardo; sento

il mosaico della mia (in)sicurezza

sbriciolarsi ai miei piedi.


Nuoto ancora per stare a galla

e non affondare nel fiume dell’oblio,

sogna figlio di Ipno, tu

che segui e segni la mia traccia,

so che vivrò,

non per morire ma per sentire la vita,

acqua stagnante ancora trattiene

attimi di felicità poco assaporati,

dal ricordo di correnti fredde.


Corri menestrello viandante,

la primavera è alle porte,

ritornerò al mare, sul fiume

oblioso perenne inverno,

ed io sul ghiaccio

inciderò la mia impronta,

e la ricalcherò nel tempo

con i colori dell’arcobaleno.


                                 Federico Faccioli

Il fiume dell’oblio

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