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I gigli sono appassiti.
Le cavalle pregne galoppano
nella brughiera nitrendo
all’incombere lampotonante delle nubi.

Formeranno il Governo? chiedono
attorno sfogliando l’ultime
cronache della sera.
Lo formeranno?
i gigli appassiranno ancora.
Ancora le torbide cavalle
alte nitrendo galopperanno
nella squallida brughiera
incontro alle nubi basse.

Poi interverrà l’Onorevole saccente:
fiutando le acque dell’autunno
proporrà la crisi
come un caso di coscienza.

Laetificabat iuventutem meam
e potrò dire: Introibo? Tu
occhi verdi allungati fino
alle mura di Nabucodonosor,
tu molle adagiata sul divano
tenera alla fiamma
chiusa alla speranza
appassita coi gigli 
contro la mia titubanza.
Tu, Eva, accetterai un sorso
dirai che sei stanca,
dirai: Ho vagato tutto il giorno
peri negozi del centro, in galleria,
in un cinema dalle mani attaccaticce,
a una tavola calda
respirando le caprine voci dei maschi.
Ora, qui, m’intenerisco ai gigli che si sfanno
e nel sangue ho come un nitrire di cavalle
selvatiche in cerca d’un rifugio
ove partorire in pace.

L’onorevole saccente scuote il capo
volto il dorso al caminetto
pensa se non è il caso di sciogliere
il dilemma con un compromesso.
La causa, dice, ha i suoi diritti;
un uomo è un uomo…
Ahimè, quante realtà che appaiono già nostre
si stemperano poi nella palude
dell’indecisione!
Prendete questi gigli, ad esempio, o me,
soffocato dalle nubi basse,
implorante una luce che mi assista
per il lungo viaggio nel buio, e viva.



Ennio Contini (da Viaggio nel buio, 1969)

UN GIORNO DI DICEMBRE